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Trotskismo e fronte popolare in Sri Lanka

[Intervento di Nicola Sighinolfi al seminario nazionale di formazione “Le cause oggettive e soggettive della degenerazione della Quarta Internazionale” (Milano, 14 dicembre 2025).]

La storia del movimento operaio e del movimento comunista in Sri Lanka nasconde molte preziose lezioni. La storia del Lanka Sama Samaja Party (LSSP) è in un certo modo unica nella storia dei partiti della Quarta internazionale per nascita, composizione e sviluppo. Per un lungo periodo è stato il partito più grande e con maggior influenza sul proprio paese del movimento trotskista e questo ha molto a che vedere con le origini della classe operaia dello Sri Lanka, dello stesso partito e della sua adesione alla Quarta Internazionale.

Quella dello Sri Lanka è una storia di colonizzazione, di difficile sviluppo di una borghesia debole e parassitaria, di contadini e masse di proletariato agricolo e di minoranze oppresse, in altre parole è una storia in cui i temi fondamentali della teoria della rivoluzione permanente sono tutti sul piatto.

Lo Sri Lanka ha attraversato per secoli diverse dominazioni coloniali, nel 1505 inizia il dominio portoghese, sostituito da quello olandese nel 1660. Questi sono secoli di conversioni forzate al cattolicesimo, a cui seguono le persecuzioni degli olandesi protestanti e una tassazione brutale verso i nativi. Infine nel 1802 il trattato di Amiens consegna l’isola all’impero britannico.

Il capitalismo si sviluppa in Sri Lanka con la forza degli investimenti britannici che trasformano l’economia di sussistenza dell’isola in un’economia di piantagioni spostando il centro delle attività dalla cannella al caffè. Nel 1841 viene fondata la Banca di Ceylon. Il capitalismo si rivela agli abitanti dell’isola in tutta la sua brutalità con l’esproprio delle terre dei contadini per fare spazio alle piantagioni e immiserendo una enorme porzione della popolazione. Dalle regioni meridionali dell’India vengono inoltre spostati decine di migliaia di indiani tamil per lavorare nelle neonate piantagioni. I tamil sono ancora oggi circa il 18% della popolazione dello Sri Lanka. Dal 1983 al 2009 si è combattuta una brutale guerra civile tra la minoranza tamil e la maggioranza singalese, con intervento anche dell’esercito indiano tra il 1987 e il 1990. Il precipitare dello Sri Lanka nella guerra civile ha dimostrato in negativo che sul piano capitalistico nell’epoca imperialistica non possono essere risolte le questioni irrisolte lasciate in eredità dall’epoca precedente, come il caso delle questioni nazionali. Vedremo a breve come questo avrà a che fare anche con la storia dell’LSSP.

Tornando allo sviluppo dello Sri Lanka, a Colombo e nelle altre aree urbanizzate e parallelamente allo sviluppo delle piantagioni, si andavano creando da un lato una borghesia locale molto fragile che nasceva nei contratti, nelle rendite dei lavori per l’amministrazione coloniale e nel pubblico servizio e dall’altro un proletariato delle infrastrutture necessarie all’economia delle piantagioni, nei porti, nella costruzione e manutenzione delle strade, nelle ferrovie.

Nel 1848, sulla scia della crisi economica in Europa e del conseguente crollo del caffè, si verificò una rivolta contadina in tutti i distretti kandiani, le regioni dell’entroterra singalese. Il movimento rappresentò la reazione della popolazione contadina alla sua brutale espropriazione. Esso rivelò che la classe feudale ereditaria aveva già cessato di esistere come forza storica indipendente: a differenza della precedente rivolta del 1818, nel 1848 gli elementi feudali non ebbero un ruolo dirigente. I residui di questa classe furono infatti utilizzati dai britannici come strumento dell’amministrazione imperialista nelle zone rurali. Tale ruolo fu caratterizzato da piccola corruzione e oppressione di tipo medievale. Attraverso il sistema dei capivillaggio, essi furono impiegati per svolgere i compiti più servili dell’amministrazione imperialista, un ruolo contraddistinto da un gangsterismo sfrenato nei confronti di una popolazione contadina disarmata. Nel corso dell’Ottocento, con l’esportazione dei prodotti delle piantagioni verso il mercato mondiale, lo Sri Lanka entrò nell’economia globale.

La borghesia dello Sri Lanka era particolarmente fragile anche quando crebbe numericamente e tipicamente è rimasta parassitaria e subordinata all’imperialismo inglese. Le prime espressioni politiche di questa borghesia avanzavano timide richieste rappresentative e non costituirono un vero e proprio movimento di liberazione nazionale. La lotta per l’indipendenza si sviluppò invece tra i ranghi del movimento operaio ed in modo del tutto particolare.

Trotskij spiega che i paesi coloniali o semicoloniali, pur nella loro arretratezza, sono parte del mondo dominato dall’imperialismo. In questo senso si parla di sviluppo diseguale e combinato, con aspetti arcaici che sopravvivono e si combinano a quelli più moderni, sia sul piano economico, che tecnico, che culturale e di conseguenza anche sul piano delle rivendicazioni politiche. Nelle lotte di questi paesi le parole d’ordine democratiche, come l’indipendenza nazionale, si combinano necessariamente con la lotta per il socialismo.

Nel Programma di transizione, Trotskij spiega che in queste lotte: “E’ costretto a combinare la lotta per gli obiettivi più elementari di indipendenza nazionale e di democrazia borghese con la lotta socialista contro l’imperialismo mondiale. Le rivendicazioni democratiche, le rivendicazioni transitorie e le rivendicazioni della rivoluzione socialista non sono divise nella lotta da epoche storiche, ma discendono direttamente le une dalle altre. Il proletariato cinese aveva appena cominciato a costruire i sindacati e già si vedeva costretto a pensare ai soviet.” (1) Questo elemento dialettico della natura diseguale e combinata dello sviluppo è una caratteristica propria della storia dello Sri Lanka.

Le divisioni tra il popolo singalese e quello tamil ebbero origine con l’imperialismo britannico. Sebbene nella società dello Sri Lanka esistessero già in precedenza alcune divisioni, sono da respingere tutte le ricostruzioni fantasiose di cui sono pieni articoli e studi politici sul tema che fanno risalire le divisioni al passato ancestrale. Come detto gli inglesi introdussero un numero crescente di tamil provenienti dall’India meridionale per lavorare come manodopera nelle piantagioni. All’inizio del XX secolo, quando la Gran Bretagna iniziò a concedere alla colonia forme più ampie di “autogoverno”, favorì un minuscolo settore della minoranza tamil. Sebbene la maggior parte dei tamil continuasse a lavorare nelle piantagioni, ciò contribuì ad alienare la maggioranza singalese, che stava iniziando a costituire la parte principale della classe operaia urbana dello Sri Lanka. Si trattava di una pratica collaudata della Gran Bretagna e di altre potenze imperialiste europee: seminare divisioni all’interno della popolazione indigena (di solito su base etnica), concedendo benefici e privilegi ad alcuni e non ad altri.

Dopo che nel proletariato urbano si erano iniziati a sviluppare i primi movimenti sindacali nei primi 20 anni del ‘900, è negli anni ’30 che avviene nel paese una vera e propria svolta. Il discredito che il sedicente partito laburista dello Sri Lanka aveva avuto alla fine degli anni ’20 lasciava il vuoto della rappresentanza politica della classe operaia da riempire. Le prime elezioni a Ceylon si tennero nel 1931 sotto la supervisione britannica. Fu eletto un nuovo governo composto da singalesi delle classi superiori; pur chiedendo una maggiore autonomia dalla Gran Bretagna, essi non avanzarono esplicitamente la richiesta di indipendenza. Una piccola minoranza di singalesi, in particolare a Colombo, si stava arricchendo e iniziava a formare una classe capitalista indigena, ma la stragrande maggioranza della popolazione, sia singalese sia tamil, rimaneva confinata al lavoro nelle piantagioni o come operai industriali nell’economia dello Sri Lanka in via di sviluppo.

Dal fenomeno delle Leghe della gioventù, organizzazioni giovanili a carattere indipendentista, emerse uno strato di giovani studenti che avevano potuto viaggiare in Europa e nel Nord America ed erano venuti in contatto con le idee del marxismo. Nel Dicembre del 1935 venne fondato il Lanka Sama Samaja Party, cioè il partito dell’eguaglianza sociale singalese, si trattava di un partito della classe operaia in cui avevano confluito idee e forze militanti molto eterogenee e che presentava un programma avanzato i cui primi punti erano la completa indipendenza dal dominio britannico, la nazionalizzazione dei mezzi di produzione, distribuzione e scambio e l’abolizione di ogni disuguaglianza derivante da razza, casta, religione e sesso. L’LSSP emerse dunque come il partito della classe operaia singalese che lottava per l’indipendenza nazionale con un programma socialista. L’LSSP dunque non nasce né come partito comunista, in lotta contro i riformisti nei partiti socialisti, né come partito bolscevico-leninista in lotta contro la stalinizzazione dei partiti comunisti, come avvenuto per molti dei gruppi che componevano la Quarta internazionale. Non nasce dunque come partito di quadri o d’avanguardia.

Negli anni prima della guerra, il partito lavorò a lungo per consolidare i propri ranghi nel proletariato cittadino e tra i braccianti agricoli, costruendosi tra i lavoratori qualificati di Colombo e tra i lavoratori delle piantagioni del tè, numericamente la componente principale del proletariato in Sri Lanka.

Un evento significativo per descrivere il radicamento del partito nella classe è la vicenda legata ad un giovane angloaustraliano di nome Bracegirdle, venuto in Sri Lanka per fare l’apprendistato come piantatore, che dopo aver visto le condizioni disumane di lavoro dei braccianti entrò in contatto con l’LSSP, offrendo il suo aiuto al movimento. Parlò inizialmente in un comizio dell’LSSP a Colombo creando un grande scalpore come primo uomo bianco a farlo. Il 3 aprile 1937 Bracegirdle tenne un discorso ai lavoratori di Nawalapitiya, esortandoli a non permettere ai piantatori di violare le leggi sul lavoro e a resistere. I piantatori chiesero immediatamente al governatore Stubbs di deportarlo, e il 22 aprile gli fu notificato l’ordine di lasciare il paese entro 48 ore. Il partito decise di sfidare l’ordine di deportazione e nascose Bracegirdle, avviando una campagna in sua difesa. La manifestazione del primo maggio a Colombo vedeva scorrere nel corteo cartelli e striscioni con scritto “Vogliamo Bracegirdle – Deportate Stubbs!”. Stubbs era il governatore coloniale britannico. Malgrado la polizia riuscisse a catturarlo, la forza del movimento fece sì che le accuse caddero e l’ordine di deportazione venne cancellato. Questa campagna dette una visibilità enorme all’LSSP e rinvigorì la lotta contro i capitalisti britannici. In particolare il 1939 fu caratterizzato da scioperi nelle piantagioni britanniche per ottenere il diritto ad organizzarsi sindacalmente e politicamente. Alla vigilia della guerra, un settore molto grande del proletariato agricolo dell’isola poteva considerarsi a tutti gli effetti parte del movimento operaio.

Nel frattempo però era accaduto qualcosa di molto importante. Nel 1938 era stata fondata la Quarta Internazionale. Una parte maggioritaria della leadership dell’LSSP aveva seguito con attenzione il dibattito delle idee intorno al movimento comunista e in particolare aveva trovato respingenti le teorie fronte populiste dello stalinismo. La sconfitta della rivoluzione in Spagna e lo studio della sconfitta della rivoluzione in Cina avevano convinto un settore di questi dirigenti della correttezza delle idee di Trotskij. Aiutò anche la possibilità della lettura della Rivoluzione tradita nella sua edizione inglese.

La direzione dell’LSSP si spaccò finalmente su un voto sulla Terza Internazionale: “Dal momento che la Terza Internazionale non ha agito negli interessi del movimento operaio rivoluzionario internazionale, che esprimeva la sua solidarietà con l’Unione Sovietica, il primo Stato operaio, il Lanka Sama Samaja Party dichiara di non avere fiducia nella Terza Internazionale” (risoluzione approvata con 29 voti favorevoli e 5 contrari). Come conseguenza di ciò poco dopo la componente stalinista minoritaria venne espulsa.

Con l’adesione alla Quarta Internazionale i compagni fecero degli sforzi per riorganizzare in senso militante il loro partito. Ad esempio quando era stato fondato nel 1935, l’adesione era su base di una sottoscrizione annuale, mentre dopo l’adesione alla Quarta, venne modificato lo statuto per garantire che il tesseramento fosse riservato a chi pagasse una quota mensile e fosse attivamente coinvolto nelle attività del partito.

Il LSSP si oppose alla militarizzazione dello Sri Lanka per le operazioni militari britanniche e per questa posizione pagò con la messa al bando della sua stampa, la razzia delle sue sedi e l’incarceramento dei suoi capi. Il partito dovette affrontare una dura lotta clandestina, dopo che nel 1942 venne messo fuori legge e i suoi leader ripararono in India, dove lavorarono alla creazione del Partito bolscevico leninista d’India, che riuniva i rivoluzionari di India, Burma e Sri Lanka.

Con la fine della guerra l’LSSP emerse come un vero e proprio partito operaio in un contesto in cui, prima del 1946, la borghesia dello Sri Lanka non disponeva di un suo vero e proprio partito. L’élite borghese organizzò lo United National Party solo nel 1946, su consiglio dei colonialisti britannici e dopo che le elezioni del 1947 assegnarono un precario governo al partito della borghesia singalese in coalizione col principale partito tamil, i britannici si affrettarono al trasferimento di potere politico, consegnando nel 1948 l’amministrazione dell’isola affinché tutelasse i loro interessi in loro assenza. La borghesia indigena prese il potere a Colombo non come guida di una nazione oppressa né attraverso una lotta contro il colonialismo, ma come agente diretto dell’imperialismo. L’unica rivendicazione avanzata dalla borghesia dello Sri Lanka fu la separazione dell’isola dallo Stato indiano, allo scopo di impedire l’integrazione tra le classi lavoratrici dello Sri Lanka e dell’India. Come altri paesi decolonizzati, essa adottò un progetto di sviluppo nazionale già confezionato, preso in prestito dal capitalismo mondiale, fallendo così nel risolvere anche un solo problema fondamentale, compresi quelli della nazionalità e dell’etnicità. Incistata nella crisi sociale e minacciata dal proletariato rivoluzionario, fece ricorso agli elementi, alle tradizioni e alle forze più reazionarie del passato per sostenere e legittimare il proprio regime.

Alla vigilia del trasferimento del potere alla borghesia singalese, l’LSSP era una forza considerevole. Fin dal 1945 l’isola era stata scossa da enormi scioperi, in particolare lo sciopero generale del 1946. Nel 1948 su suo appello, 50.000 persone si riunirono in una manifestazione contro il trasferimento del potere. La sfida principale per il governo dello Sri Lanka divenne dunque l’indebolimento del movimento operaio, che era sotto la guida dell’LSSP trotskista, e ciò poteva avvenire soltanto dividendo la classe lavoratrice lungo linee etniche. La borghesia aveva appreso questa lezione dall’eredità coloniale del “dividi et impera”. Subito dopo aver assunto il potere a Colombo, il governo del conservatore UNP fece quindi approvare il provvedimento più controverso, il Citizenship Act del 1948, con il quale i lavoratori tamil delle piantagioni degli altopiani furono privati del diritto di voto e della cittadinanza. Vi furono manifestazioni contro l’ingiusta discriminazione inflitta ai lavoratori tamil. Il governo rispose però organizzando, tramite gruppi sciovinisti singalesi, una serie di violentissimi pogrom contro i civili tamil. Questa legge seminò di fatto i germi dei futuri conflitti etnici tra singalesi e tamil.

I lavoratori singalesi e tamil si unirono nuovamente nel 1953. Il boom commerciale derivante dalla fornitura di cibo agli eserciti occidentali durante la guerra di Corea stava finendo. L’economia del paese era rimasta pressoché immutata dalla Seconda guerra mondiale, dipendente interamente dalle esportazioni agricole, per le quali la domanda diminuiva sul mercato mondiale. Nel 1953, il governo UNP decise che era giunto il momento di far pagare alla popolazione — e in particolare alle sue classi più povere — il deficit crescente del regime. Le sovvenzioni sul riso furono brutalmente eliminate, triplicando il prezzo di questo alimento fondamentale. Allo stesso tempo aumentarono i prezzi calmierati dello zucchero, furono aboliti i pasti gratuiti nelle scuole, e i prezzi di treni e posta furono raddoppiati. Queste misure, che minacciavano un’intera sezione dei poveri con la fame, colpivano anche il tenore di vita della piccola borghesia. Una combinazione esplosiva che portò a una gigantesca dimostrazione di rabbia sotto forma di hartal uno sciopero generale con caratteristiche insurrezionali che paralizzò il paese e fece cadere il governo di Dudley Senanayake e ripristinare i sussidi al riso. Il governo però rimase in mano all’UNP. Con il consumarsi del consenso dell’UNP, un settore della borghesia si sganciò dal partito morente e fondò il presunto Sri Lanka Freedom Party (SLFP), con un programma di riforme, nazionalismo singalese e opposizione all’imperialismo occidentale. Il leader di questo partito era Bandaranaike, avvocato singalese cristiano, educato in Gran Bretagna e appartenente all’alta borghesia, era soprattutto un uomo ambizioso. Il suo partito che salì al potere nel 1956 e approvò immediatamente la legge del “Sinhala Only”, che rese il singalese l’unica lingua ufficiale dello Sri Lanka. Sebbene lo SLFP procedesse alla nazionalizzazione di settori dell’industria, esso fu in modo molto esplicito un partito singalese e aggravò l’emarginazione già esistente dei lavoratori tamil nel paese.

Le radici della tragedia della guerra civile dello Sri Lanka vanno ricercate nelle politiche riformiste che finirono per dominare l’LSSP negli anni Cinquanta e Sessanta. Pur opponendosi a parole al nazionalismo dello SLFP, l’LSSP collaborò con lo SLFP, arrivando persino ad assisterlo nelle campagne elettorali. Questo fece purtroppo parte di un processo attraverso il quale la direzione dell’LSSP scivolò sempre più verso una politica riformista, fino a entrare nel 1964 in un governo di Fronte Popolare di breve durata con lo SLFP.

Questo evento segnò anche la fine del rapporto tra l’LSSP e la Quarta Internazionale. Leggendo i documenti della Quarta è impressionante notare da un lato la totale impreparazione ad un evento del genere, dall’altro la poca lucidità nell’affrontare crisi politiche. L’LSSP era nato come partito della classe operaia dello Sri Lanka malgrado alcuni tentativi, come abbiamo visto prima della guerra, non aveva superato questa sua fase. Gli stessi leader del partito riconoscevano che l’improvvisa trasformazione in una forza di massa dopo la seconda guerra mondiale, imponevano problemi politici non facilmente risolvibili. Il gruppo di quadri e di compagni preparati era enormemente ristretto rispetto al ruolo di direzione che il partito aveva guadagnato.

Il partito inoltre per la sua stessa natura e origine aveva forti tendenze parlamentariste che l’Internazionale semplicemente non si curò di affrontare, se non quando il danno era ormai irreparabile e in ogni caso in forma assolutamente scomposta. Nel suo lungo testo di analisi della scissione dell’LSSP, Mandel rivela che: “Non è mai stato un segreto per nessun membro del movimento trotskista mondiale che fosse informato sui problemi particolari della Quarta Internazionale, che la sezione a Ceylon, il Lanka Sama Samaja Party era un’organizzazione a cui il termine ‘trotskista’ doveva essere applicato con una serie di specifiche riserve(2).  E che sostanzialmente tutti gli errori, pressioni, le tendenze opportuniste erano ben note. Semplicemente, confessa candidamente Mandel: l’internazionale non aveva modo di influenzare il partito. Molti argomenti vengono avanzati, tra cui il fatto che, a parte alcuni quadri, molti non parlassero inglese e quindi loro che potevano farci?

Il testo di Mandel ha un tono paternalista, elenca negli anni dei rapporti tra l’LSSP e la Quarta tutte le volte in cui la segreteria è stata “orgogliosa” del partito e tutte le volte in cui è stata invece preoccupata. Come abbiamo sentito fino a qui, negli anni del massimo splendore dell’LSSP, la Quarta era avvinghiata in giravolte, lotte di fazione, scissioni e incomprensione totale di quello che stava accadendo. A maggior ragione per il fatto di non avere nessuna forza organizzativa per esercitare una autorità significativa sull’LSSP, essendo gli altri partiti della quarta tutti gruppi molto piccoli, l’unica autorità che la segreteria internazionale avrebbe potuto avere era quella politica, ma su questo piano erano in totale bancarotta e non avevano alcuna possibilità di conquistare alle idee del bolscevismo, che loro stessi non avevano, il partito.

Nel libro The Permanent Revolutionary, Alan Woods racconta che Ted Grant ricordava che negli anni Cinquanta N. M. Perera e gli altri dirigenti dell’LSSP nutrivano un totale disprezzo per Pablo, Mandel e compagnia. Sapevano che costoro avevano commesso ogni errore possibile, e anche qualcuno in più. “Noi abbiamo costruito un’organizzazione di massa”, pensavano. “Voi che cosa avete costruito?”. Il problema era che, ai loro occhi, la direzione dell’Internazionale non godeva della minima autorità. Ted paragonava questa situazione all’autorità colossale che Trotskij aveva esercitato prima della guerra, pur essendo un solo uomo. La differenza stava nel fatto che Trotskij aveva dimostrato, volta dopo volta, la superiorità delle sue idee, mentre i “dirigenti” della Quarta Internazionale commettevano un errore dopo l’altro.

Questo portò a una situazione priva di principi, in cui Pablo e Mandel tacevano sull’opportunismo dei dirigenti dell’LSSP per timore di offenderli e di perdere il gruppo. In questo modo potevano continuare a sostenere di avere un’“organizzazione di massa” nello Sri Lanka, mentre N. M. Perera e gli altri facevano esattamente ciò che volevano. L’esito era scontato. La deriva a destra di questi ultimi verso la palude dell’opportunismo proseguì senza ostacoli, con conseguenze disastrose.

Per anni Mandel e compagni avevano chiuso un occhio sull’opportunismo dei dirigenti dell’LSSP, e ciò si concluse prevedibilmente con la loro capitolazione al frontismo popolare. Nel 1964 l’LSSP entrò nel governo di coalizione di Sirimavo Bandaranaike. Tre suoi deputati divennero ministri: N. M. Perera assunse l’incarico di ministro delle Finanze e altri due dirigenti dell’LSSP accettarono posti ministeriali.

A quel punto i dirigenti del cosiddetto Segretariato Unificato della Quarta Internazionale operarono una svolta di 180 gradi ed espulsero l’intero partito. Invece di avviare una campagna politica per conquistare la base militante dell’LSSP, ricorsero a una misura puramente amministrativa che escludeva non solo i dirigenti, ma l’intero partito. Questo era assolutamente tipico dei metodi di quella corrente.

Di fronte all’ingresso dell’LSSP nel governo di fronte popolare, la Quarta reagì tagliando tutti i ponti.

Nel 1968 l’LSSP entrò nuovamente in una coalizione di “Fronte Unito” con lo SLFP e il Partito Comunista dello Sri Lanka. Questa coalizione conquistò il potere nel 1970, con l’LSSP che assunse posizioni importanti all’interno del nuovo governo. Il governo di coalizione attuò alcune riforme, come la nazionalizzazione di tutte le piantagioni ancora sotto controllo straniero e la riduzione dei prezzi dei farmaci per le fasce più povere della popolazione. Tuttavia, l’LSSP dichiarò in modo esplicito di seguire l’esempio del governo Allende in Cile, basato sul “socialismo attraverso vie parlamentari”, il che significava che il capitalismo sopravviveva e che non erano possibili soluzioni reali e durature ai problemi delle masse.

Come in Cile, la lentezza dei cambiamenti sotto la coalizione del Fronte Unito iniziò a frustrare molti, in particolare i giovani universitari. Rohana Wijeweera guidò una scissione dei giovani radicali dal Partito Comunista e fondò il JVP, di orientamento maoista, un nuovo partito che si proclamava il vero partito rivoluzionario dello Sri Lanka e che si opponeva alla conciliazione e alla “vecchia politica” dell’LSSP e del Partito Comunista. Reclutando principalmente nei campus universitari, nel 1971 il JVP lanciò una “rivolta armata” per rovesciare il governo di coalizione. Male equipaggiata e caratterizzata da una posizione ultra-sinistra, la ribellione fu schiacciata e si stima che fino a 15.000 giovani siano stati uccisi dallo Stato dello Sri Lanka durante l’insurrezione.

Pur trovandosi al governo e pur avendo attuato alcune riforme, l’LSSP non riuscì a risolvere nessuno dei problemi fondamentali che affliggevano la classe lavoratrice dello Sri Lanka. La direzione dell’LSSP riteneva che cambiamenti significativi nella società potessero essere ottenuti attraverso queste politiche di coalizione e all’interno dei limiti del capitalismo. I loro partner borghesi liberali dello SLFP avevano però tutt’altra visione: utilizzavano la coalizione unicamente per frenare il movimento di massa. Nel 1975 l’LSSP, dopo essere stato strumentalizzato dalla borghesia, fu infine espulso dalla coalizione del Fronte Unito. Alle elezioni del 1977, sia l’LSSP sia il Partito Comunista pagarono a caro prezzo le loro politiche di collaborazione di classe, non riuscendo a conquistare neppure un seggio in parlamento.

 

Note

  1. Lev Trotskij, Il programma di transizione, AC Editoriale, p. 24.
  2. Ernest Germain, Peoples Frontism in Ceylon From Wavering to Capitulation (Fall 1964). From International Socialist Review, Vol.25 No.4, Fall 1964, pp. 104-117.
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