Trotskismo e fronte popolare in Sri Lanka
23 Febbraio 2026
La politica militare proletaria
23 Febbraio 2026
Trotskismo e fronte popolare in Sri Lanka
23 Febbraio 2026
La politica militare proletaria
23 Febbraio 2026
Mostra tutto

La Quarta Internazionale di fronte alla Rivoluzione Cubana

[Intervento di Jacopo Renda al seminario nazionale di formazione “Le cause oggettive e soggettive della degenerazione della Quarta Internazionale” (Milano, 14 dicembre 2025).]

La rivoluzione cubana è uno degli eventi più importanti della storia del movimento operaio e contadino.

La vittoria da parte delle classi subalterne nel “cortile di casa” della principale forza imperialista mondiale, gli Usa, rappresentò uno spartiacque per tutti i paesi coloniali e in particolare per l’America latina. Ma l’effetto della rivoluzione divenne un esempio anche per le masse oppresse in Asia, in Africa influenzando i giovani di tutto il mondo. Durante il movimento del 1968 i quadri di Che Guevara campeggiavano alla Sorbona occupata a Parigi, alla Sapienza di Roma così come nelle università americane.

Gli esiti di quel processo e il dibattito che ne seguì condizionò il quadro internazionale e con esso l’azione della Quarta Internazionale (QI).

La rivoluzione cubana ebbe uno sviluppo peculiare che contribuì a generare errori, confusione e distorsioni nei principali dirigenti della Quarta, mettendone a nudo la debolezza teorica e l’ opportunismo politico.

Il comunismo cubano aveva una lunga tradizione e affondava le sue radici nella nascita del Partito Comunista Cubano che nacque bel 1925, quando il processo di stalinizzazione dell’Internazionale comunista (IC) era già iniziato. Figure come Juan Antonio Mella, che era un ammiratore di Lenin, Trotskij e della rivoluzione russa giocarono un ruolo molto importante nella lotta contro la dittatura di Gerardo Machado.

Già in quegli anni, come parte della lotta contro il processo di degenerazione dell’Internazionale, le idee dell’Opposizione di sinistra era presenti sull’isola. Nel 1933 nacque il Partito Bolscevico Leninista che si ispirava alle idee di Trotskij, anche se subiva alcune influenze del sindacalismo rivoluzionario, con alcuni dei suoi dirigenti che simpatizzavano per le idee dello spagnolo Joaquin Maurin. Questo dimostra come le idee di Trotskij abbiamo formato parte del movimento operaio cubano già prima dell’”Ottobre cubano”.

Ma per capire la rivoluzione cubana dobbiamo capire il ruolo del partito comunista. Questo partito come tutti i partiti comunisti a seguito della stalinizzazione dell’Internazionale si era trasformato da uno strumento della rivoluzione mondiale e una mero strumento di difesa della burocrazia di Mosca. Era il periodo dei Fronti Popolari, la linea approvata al VII congresso dell’IC nell’estate del 1935, che subordinava gli interessi della classe operaia alla cosiddetta “borghesia progressista”. In quegli anni a Cuba la “borghesia progressista” era rappresentata dal dittatore Batista che nel 1937 aveva avuto il sostegno di Roosevelt, che lo definiva un “democratico e progressista”. In quegli anni Blas Roca Calderío principale dirigente del partito comunista cubano (Mella era stato assassinato in Messico) diceva che “era arrivato il momento della collaborazione di classe mettendo da parte la critica all’imperialismo”. Come ricompensa per questa subordinazione il partito comunista ottenne non solo la sua legalizzazione con il nome di Partito Socialista Popolare ma anche due ministri, senza portafoglio, nei governi di Batista il 1938 e il 1944. Questo contribuì significativamente nello screditare i comunisti sull’isola, impedendogli di divenire un punto di riferimento per tutta una generazione di giovani rivoluzionari tra cui Fidel Castro e i suoi compagni. Il PC a parole si proclamava erede della rivoluzione d’ottobre ma sosteneva un dittatore come Batista.

In quegli anni, grazie alla crescita economica, c’era una minoranza che viveva nel lusso mentre la condizione delle masse restava di prevalente miseria. All’Avana c’erano più Cadillac che in qualsiasi paese del mondo, il paese caraibico era il bordello degli Stati Uniti.

In questo contesto davanti ad una possibile sconfitta nelle elezioni del 1952 Batista fece un colpo di stato sostenuto dagli Usa.

L’effetto fu che un gruppo di giovani provenienti in gran parte dalla piccola borghesia, guidati da Fidel Castro assaltarono la caserma del Moncada di Santiago de Cuba il 26 Luglio 1953.

Anche se sconfitto questo evento diede notorietà e sostegno a Fidel che costituì il Movimento 26 Luglio. Questo movimento non aveva un carattere socialista ma democratico borghese, non aveva alcuna intenzione di abbattere il capitalismo e sognava di costruire una Cuba prospera, libera e indipendente dall’imperialismo sulla base del pensiero di Josè Martì, uno dei patrioti che avevano lottato per l’indipendenza di Cuba dalla Spagna.

Questo movimento aveva una base materiale che si basava sul sentimento antimperialista delle masse.

Nel Settembre del 1956 Fidel ed altre 82 persone sbarcarono a Playa Las Coloradas sulla famosa imbarcazione Gramna con l’idea di guidare una ribellione contro Batista ma fu un disastro, con solo 12 che rimasero vivi mentre l’insurrezione fallì ma diede inizio all’attività guerrigliera di Fidel e dei barbudos. Tra coloro che sbarcarono a Cuba c’era Pablo Diaz un militante che veniva dal trotskismo, una ulteriore dimostrazione che le idee di Trotskij formavano parte del dibattito che c’era nel movimento rivoluzionario dell’isola.

Non ho tempo di entrare nei dettagli ma la guerriglia crebbe avanzando fino ad entrare all’Avana, dove la attendeva uno sciopero generale che portò alla caduta del regime, dimostrando che la classe operaia aveva inflitto il colpo definitivo alla dittatura. Questo è un altro aspetto peculiare che differenzia lo stalinismo cubano dallo stalinismo russo.

La fine della dittatura generò un grande entusiasmo tra le masse con una partecipazione attiva del popolo cubano. Mentre in Russia il termidoro crebbe sulle macerie della rivoluzione e sulle sconfitte del movimento operaio internazionale a Cuba siamo di fronte ad un processo in ascesa. Il Che , Fidel e il nuovo governo svilupparono una serie di riforme democratiche e progressiste, tra cui la riforma agraria, pur senza nessuna volontà di abbattere il capitalismo.

Negli anni successivi l’imperialismo americano, che era stato sorpreso da quegli avvenimenti, provò a manovrare per restaurare un regime filo imperialista commettendo una serie di provocazioni e di errori come l’embargo nel 1960 e successivamente l’invasione della Baia dei Porci nel 1961, un’operazione militare fallita che aveva l’obiettivo di rovesciare il governo fidelista.

Lo scontro con l’imperialismo spinse i rivoluzionari cubani a nazionalizzare le aziende di proprietà statunitensi, che erano il 90%. La situazione oggettiva spingeva la direzione cubana verso una rottura con il capitalismo.

Il socialismo cubano nasceva quindi in condizioni peculiari, con un enorme sostegno tra le masse, in contrapposizione all’imperialismo ma senza strumenti di partecipazione della classe operaia.

Lo stato operaio deformato cubano nasceva sul modello della guerriglia, un modello gerarchico, che non aveva nulla a che vedere con la democrazia operaia dei bolscevichi: non c’erano congressi, non c’erano soviet, tutto veniva deciso dall’alto. Cuba era uno stato operaio deformato con caratteristiche proprie determinate dalla situazione, come era stato in precedenza per la Jugoslavia e per la Cina, ma pur sempre come regime di bonapartismo proletario.

Il carattere dello stato cubano era chiarissimo al compagno Ted era chiarissimo come spiegato nel testo “Il programma dell’Internazionale” del 1970, non era così per i dirigenti della Quarta Internazionale.

Il documento approvato dalla SI della Quarta nel 1960 recitava quando segue: ”A Cuba si è formato uno stato operaio di origine particolare di tipo nuovo. (…) Non bisogna neppure sottovalutare il fatto innegabile che nella direzione fidelista una funzione importante è stata assolta da uomini che che hanno conosciuto e compreso le lezioni fondamentali del marxismo” (Dai processi di Mosca alla caduta di Krusciov, Edizioni Bandiera Rossa, Roma 1965 p. 290-293). Ma come già spiegato la direzione cubana non era affatto marxista!

I primi anni dopo la rivoluzione sono caratterizzati da una serie di tentativi e dibattiti che creano ulteriori illusioni da parte dei verti della Quarta Internazionale.

In quegli Posadas, che era il segretario dell’ufficio politico latinoamericano della QI, pensava che fosse sufficiente una riforma e non la rivoluzione politica, a differenza di quando scritto da Trotskij ne La rivoluzione tradita. Nel 1961 sul giornale dei trotskisti cubani Voz Proletaria Posadas dice quanto segue: “non vogliamo rovesciare Fidel, ma spingere la sua leadership avanti e verso l’alto. (…) per esercitare pressione su di lui, influenzarlo e costringerlo a riconoscere la pressione delle masse”. Un classico processo di adattamento, la ricerca di una piccola Mosca come accadde per i dirigenti della Quarta in altre situazioni, come è accaduto per Mandel e Pablo anche nei confronti di Ben Bella in Algeria.

Nei primi anni ‘60 si era aperto un dibattito sulla costruzione del socialismo, sull’economia e sul processo di burocratizzazione. A questo dibattito contribuì anche Che Guevara, una figura contraddittoria, che commise molti errori ma che a partire dalla sua debolezza teorica permise di aprire una serie di discussioni su temi cruciali.

Nel 1963 il Che scrisse un testo sulla burocrazia; un testo che non ha nulla a che vedere con l’analisi che il marxismo fa della burocrazia a differenza di come fece Trotskij. Il testo del Che basa la sua critica alla burocrazia in termini morali diversamente dall’analisi scientifica che il marxismo fa a questo fenomeno.

Nel 1964 Mandel fece un viaggio sull’isola caraibica in qualità di economista e fu lusingato dal fatto che alcuni suoi libri fossero stai pubblicati a Cuba, a dimostrazione di come certi dirigenti “trotskisti” non si preoccupavano di costruire un partito rivoluzionario ma piuttosto del loro prestigio personale.

In questo viaggio in una lettera inviata ad un amico dopo un incontro con il Che, riferendosi al dirigente guerrigliero Mandel scrive “in confidenza è estremamente vicino al tuo amico Germain (lo pseudonimo che Mandel usava spesso)” (cit. J.W. Stuje “Mandel”, Massari editore Bolsena 2023 p. 304). Questo è solo uno degli esempio dell’infatuazione verso la direzione guerrigliera.

Nel 1962 attorno alla crisi missilistica ci fu uno scontro tra la burocrazia cubana e quella sovietica ma il gruppo dirigente della Quarta Internazionale non capì che il Partito Socialista Popolare, che nel 1965 si era denominato Partito Comunista Cubano fondendosi con il gruppo fidelista, aveva aumentato il suo peso nell’apparato dello stato. Il processo di stalinizzazione a Cuba si stava consolidando. In un contesto simile con fenomeni nuovi come quello in corso non era sufficiente ripetere le idee di Trotskij. Era necessario avere una comprensione profonda delle idee e del metodo del marxismo che i vertici della Quarta, a differenza di Ted Grant, non avevano.

Nel 1962 Moreno, un altro dirigente completamente invaghito dei metodi guerriglieri affermava: “La vita ha messo in evidenza le lacune, le omissioni e gli errori del programma della Rivoluzione permanente’“ (N. Moreno, La revolución latinoamericana,Ed. Chaupimayo, Lima 1962, p. 53). Da simili affermazioni risulta chiara l’incomprensione sul ruolo del proletariato anche nei paesi a prevalenza contadina.

Il processo di allineamento di Cuba con L’URSS si compierà attorno al 1970 come risultato anche di una serie di sconfitte a livello internazionale come l’affermazione della dittatura in Brasile, la sconfitta della guerriglia in Guatemala, la morte del Che in Bolivia nel 1967 e un risultato disastroso della raccolta della canna da zucchero nel 1970.

Una delle richieste, con un carattere anche simbolico, che la burocrazia di Mosca chiese fu la chiusura della rivista Pensamiento Critico, una rivista sulla quale aveva scritto anche Mandel, che si era sviluppata tra il 1967 e il 1970 ed aveva rappresentato il luogo di dibattito politico e ideologico.

I vertici della QI sostennero apertamente la guerriglia, Alessandro Giardiello nella relazione introduttiva ricordava l’inutile sacrificio di una generazione di militanti trotskisti come risultato di questa linea politica.

Livio Maitan, che dopo la scissione di Posadas del 1962 era diventato responsabile per l’America Latina, scrisse un testo emblematico del codismo nei confronti del guerriglierismo. Uno scritto del Maggio 1967 “I principali problemi della rivoluzione in America Latina”, in cui rispondeva a Regis Debray, un intellettuale francese che aveva partecipato e sosteneva la rivoluzione cubana ed accusava i trotskisti di non essere sufficientemente a difesa dei metodi guerriglieri. Alle accuse di Debray Livio Maitan rispose rivendicando le azioni di Hugo Blanco in Perù, rivendicando la guerriglia come metodo anche in Bolivia, malgrado il fallimento di quella esperienza che era costata la vita al Che.

Un‘ esperienza in cui il Che decise di andare nella zona orientale di Santa Cruz, la parte più arretrata della Bolivia, mentre c’erano migliaia di minatori organizzati a Huanuni nell’altiplano andino.

Simili posizioni confermavano l’ennesima dimostrazione dell’incomprensione della teoria della rivoluzione permanente, della centralità della classe operaia nel processo rivoluzionario ed il sostegno ad un altro modello rispetto al modello bolscevico. In ultima analisi il gruppo dirigente della QI negava il metodo di Lenin e Trotskij. Non cambiarono mai posizione. Nel libro di Mandel “La Burocrazia” pubblicato nel 1969 e ristampato successivamente Mandel afferma “si può ragionevolmente supporre che i cubani abbiano letto molto, compreso ciò che il movimento trotskista ha scritto su questo problema (il problema della burocrazia ndr). Vi è stato l’incontro tra le loro esperienze concrete e l’esperienza storica del movimento. Questo incontro li ha aiutati a formulare con grande lucidità molti punti fondamentali. In particolare essi hanno ricavato dalla burocratizzazione dell’URSS e degli stati operai lezioni importanti, le hanno formulare in termini simili a quelli usati dal movimento trotskista da molti anni a questa parte”. (E. Mandel, La burocrazia, Nuove edizioni Internazionali, Milano 1981, p. 50).

E’ inutile dire che una simile analisi poteva solo disorientare chiunque volesse capire la natura della burocrazia cubana.

Un’analisi ribadita dallo stesso Livio Maitan nel 1979 nell’articolo “Cuba Vent’anni dopo”. Il regime cubano dal 1965 aveva celebrato un solo un congresso del PCC svolgendo i lavori dell’assemblea costituente solo due volte l’anno, mentre i comitati in difesa della rivoluzione erano molto lontani dall’essere dei soviet e si limitavano a festeggiare il compleanno di Fidel Castro.

Malgrado fosse evidente la natura del regime, il dirigente della Quarta affermava che “non esiste una democrazia socialista” ma poi si domandava “se la burocrazia è diventata uno strato cristallizato”… dopo ben vent’anni che era al potere! Cuba ancora non veniva definita uno stato operaio deformato ma “uno stato operaio con deformazioni burocratiche molto serie”!

La nostra organizzazione ha storicamente interpretato in modo diverso processo, questo oggi ci da gli strumenti per prendere in mano l’eredità del marxismo rivoluzionario che ha una profonda tradizione a Cuba.

Mi è capitato di viaggiare a Cuba nel 2018 insieme ad altri due militanti dell’allora Tendenza Marxista Internazionale ed ho incontrato in una casa molto umile dell’Avana vecchia Juan Leon Ferreira, un dirigente trotskista, collaboratore del Che che fu imprigionato dal regime cubano per dimostrare fedeltà all’URSS.

Nella casa di Juan Leon Ferreira l’unico quadro era un piccolo ritratto di Trostky. Nel mio dialogo con questo vecchio veterano del movimento, che in passato aveva partecipato anche ad una riunione della nostra Internazionale, non mi colpiva solo la sua lucidità nel descrivere il processo di restaurazione capitalista a Cuba ma anche la fiducia che aveva su come le idee di Trotskij e della nostra Internazionale, L’Internazionale Comunista Rivoluzionaria, potessero essere uno strumento per combattere una battaglia oggi a Cuba contro la burocrazia restaurazionista. Juan mi ha raccontato come nello stesso carcere in cui era stato detenuto insieme ai suoi compagni e dove aveva organizzato con successo dei corsi di marxismo, ci fosse stata recentemente la Feria del libro di Cuba. In quella occasione nella stessa cella dove era stato recluso c’erano esposti i libri di Trotskij e tra questi c’era la Rivoluzione tradita, che l’apparato stalinista aveva sequestrato quando avevano provato a stamparla negli anni ‘50.

Sulla base delle idee del compagno Ted Grant e sviluppando la sua analisi sono convinto che le nostre idee, le idee del marxismo e del trotskismo autentico possano essere uno strumento per la lotta che le masse proletarie e giovanili cubane dovranno combattere contro la restaurazione del capitalismo e contro l’imperialismo.

Condividi sui social