La “finanziaria del popolo” è una presa in giro!
11 Gennaio 2019
NUOVO OPUSCOLO – La lotta contro l’unione europea e la confusione della sinistra
13 Gennaio 2019
La “finanziaria del popolo” è una presa in giro!
11 Gennaio 2019
NUOVO OPUSCOLO – La lotta contro l’unione europea e la confusione della sinistra
13 Gennaio 2019
Mostra tutto

L’assassinio di Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht

di Rob Sewell

 

Il più delle volte nelle rivoluzioni, quando gli avvenimenti vanno per le lunghe, soprattutto dopo la prima ondata vittoriosa, le masse possono avere l’impressione che le conquiste della rivoluzione stiano sfuggendo loro di mano. I settori avanzati del proletariato, avvertendo la pericolosità della situazione, iniziano a diventare impazienti e a voler riprendere l’iniziativa. La situazione era proprio questa in Germania alla fine di dicembre del 1918 e all’inizio di gennaio del 1919. [1]

Un parallelo può essere tracciato con la rivoluzione russa, quando a giugno e ai primi di luglio del 1917 i settori più avanzati dei lavoratori, particolarmente a Pietrogrado, avanzarono verso il rovesciamento del Governo Provvisorio. Durante le “giornate di luglio”, nella Pietrogrado rivoluzionaria gli operai organizzarono manifestazioni armate di massa contro il governo Kerensky, in risposta alla provocazione del Governo Provvisorio che aveva tentato di trasferire il Reggimento Mitragliatrici [2] al fronte. Lenin vedeva i pericoli di un tentativo prematuro di presa del potere: “Dobbiamo essere particolarmente attenti e cauti, in modo da non cadere in una provocazione… una mossa sbagliata da parte nostra può rovinare tutto…

I bolscevichi tuttavia non si tennero alla larga dai lavoratori rivoluzionari di Pietrogrado, ma al contrario si posero alla testa delle manifestazioni per assicurarne il carattere pacifico e organizzato. Tutto questo non impedì alla reazione di colpire il partito bolscevico a luglio, ma per lo meno riuscì a salvaguardare l’avanguardia del proletariato russo. Con la sua condotta il partito bolscevico conquistò un enorme prestigio tra la classe operaia e preparò il terreno alla conquista della maggioranza degli operai e dei contadini e al successo dell’Ottobre.

Eventi di questo tipo si verificarono anche nella rivoluzione spagnola, nel maggio 1937 a Barcellona. Il governo repubblicano, sotto la pressione degli stalinisti che svolgevano un ruolo controrivoluzionario, tentò di riprendere agli anarchici la centrale telefonica di Barcellona. Questa provocazione portò ad un prolungato scontro armato con le forze governative, che si concluse con la violenta soppressione della rivolta e la messa al bando del POUM. Questa volta, a causa della mancanza di un forte partito bolscevico, la sconfitta di maggio fu un colpo mortale per i settori avanzati del proletariato spagnolo, che gettò le basi per la sconfitta della rivoluzione spagnola e la vittoria finale di Franco nel 1939.

“L’insurrezione spartachista”

A Berlino all’inizio di gennaio esisteva una situazione di crisi. I tre ministri dell’USPD si erano appena dimessi dal governo [3]. La paura di un colpo di Stato si diffondeva, la campagna dell’estrema destra contro gli spartachisti [4] era in pieno svolgimento e tra i lavoratori avanzati cominciava a svilupparsi un sentimento di ansia e frustrazione. Dopo la sua nascita, il partito comunista tedesco (KPD) aveva dato vita ad una campagna incessante contro il governo socialdemocratico, ponendo al centro la necessità di estendere e completare la rivoluzione socialista. La reazione, in combutta con i ministri della destra socialdemocratica, stava preparando una resa dei conti sanguinosa contro gli spartachisti e la base degli Indipendenti, con lo scopo di sferrare un colpo decisivo alla rivoluzione e aprire la via alla restaurazione del vecchio ordine.

Nel 1925 il generale Groener, durante un processo a Monaco, descrisse il complotto ordito dallo stato maggiore dell’esercito con Ebert e Noske: “Il 29 dicembre Ebert incaricò Noske di guidare le truppe contro gli spartachisti. Quello stesso giorno i corpi di volontari si radunarono e così tutto era pronto per l’apertura delle ostilità.” Anche il generale Georg Maercker ricordò nelle sue memorie: “Ai primi di gennaio si svolse al quartier generale dell’esercito a Berlino un incontro, cui partecipò Noske appena tornato da Kiel, con i capi dei Freikorps [5] per discutere i dettagli della marcia (su Berlino).”Gustav Noske, che il 6 gennaio aveva assunto il titolo di “Commissario del popolo alla difesa”, rispose alla richiesta di occuparsi degli operai di Berlino con le seguenti parole: “Qualcuno di noi deve pur fare il mastino”. Noske si sarebbe trovato del tutto a suo agio in questo nuovo ruolo.

Alla fine di dicembre la Lega anti-bolscevica pose una taglia di 10.000 marchi sulla testa di Karl Radek, il rappresentante bolscevico in Germania. Allo stesso tempo venne portata avanti una campagna denigratoria contro Emil Eichhorn, il capo della polizia di Berlino e un membro dell’USPD, che aveva organizzato una nuova forza di polizia “di sinistra”, composta da 2.000 operai e soldati. L’attacco contro Eichhorn doveva essere utilizzato come una provocazione per spingere gli spartachisti, la base dell’USPD e i lavoratori di Berlino ad un’azione prematura. Il 3 gennaio, dopo una serie di false accuse, il ministero dell’Interno esortò Eichhorn a dimettersi e designò Eugen Ernst, un socialdemocratico di destra, come suo sostituto. Come era prevedibile, Eichorn si rifiutò di cedere.

Nel momento in cui veniva portata avanti questa provocazione, la direzione berlinese dell’USPD era impegnata in una riunione con i Delegati Rivoluzionari [6] e adottò immediatamente una risoluzione a sostegno di Eichhorn. Si incontrò poi con i dirigenti del KPD per discutere di un’azione congiunta. Con il rifiuto del governo di fare un passo indietro, il comitato esecutivo dell’USPD di Berlino, assieme ai Delegati Rivoluzionari e al KPD, convocò una manifestazione di massa per il 5 gennaio. Centinaia di migliaia di lavoratori marciarono sul quartier generale della polizia. Venne istituito un “Comitato Rivoluzionario”, che rappresentava l’USPD di Berlino, il KPD e i Delegati Rivoluzionari. La guarnigione di Berlino garantì il proprio appoggio alla resistenza, mentre quelle di Spandau e Francoforte offrirono assistenza militare. Il Comitato decise, in virtù di questo apparente sostegno, di resistere alle dimissioni e di cogliere l’opportunità per rovesciare il governo Ebert-Noske-Scheidemann.

Nel mese di dicembre gruppi di operai rivoluzionari avevano occupato la redazione del Vorwaerts, il giornale dell’SPD. Allora erano stati convinti ad andarsene, ma ora decisero di occuparla di nuovo. Anche altre importanti tipografie vennero occupate. Il giorno seguente 500.000 lavoratori scesero in strada e molte grandi fabbriche entrarono in sciopero. Nuove manifestazioni furono convocate dal Comitato Rivoluzionario, che entrò in seduta permanente, ma senza un piano preciso o una strategia dettagliata su come raggiungere i suoi obiettivi.

I lavoratori non occuparono solo la sede del Vorwaerts e di altri giornali, ma anche la tipografia di Stato, la direzione delle ferrovie, magazzini alimentari e altri edifici. Persino il Reichstag fu occupato per un breve periodo. Noske scrisse:

Grandi masse di operai… avevano risposto alla chiamata alla lotta. Il loro slogan preferito ‘Abbasso, abbasso, abbasso’ (il governo) risuonava in continuazione. Dovetti passare attraverso un corteo alla Porta di Brandeburgo, al Tiergarten e di nuovo davanti al quartier generale dell’esercito. Molti manifestanti erano armati. Alla Colonna della Vittoria c’erano diverse camionette con mitragliatrici. Ripetutamente chiesi educatamente di essere lasciato passare, avendo una commissione urgente da sbrigare. Mi lasciarono cortesemente attraversare. Se le folle avessero avuto dirigenti determinati e consapevoli, invece di ciarlatani, Berlino sarebbe finita nelle loro mani nel giro di breve tempo.”

La posizione ufficiale del KPD in quel periodo era contraria a un tentativo di abbattere il governo socialdemocratico. Dato il rapporto di forze a livello nazionale, un’azione di quel tipo non sarebbe stata altro che un’avventura, ma il tenore generale del giornale del KPD, la Rote Fahne, era pieno di attacchi al governo ed esortava i lavoratori ad agire. I due rappresentanti del KPD nel Comitato, Karl Liebknecht e Wilhelm Pieck, senza l’autorizzazione del partito, sostennero una risoluzione favorevole all’insurrezione. Liebknecht era un leader operaio, un uomo d’azione entusiasmato dal movimento di massa. Per lui la rivoluzione era una reazione istintiva. Non era un teorico e non aveva una chiara comprensione della tattica e della strategia necessarie a portare una rivoluzione al successo. Il “Comitato Rivoluzionario” tenne discussioni infinte, ma non riuscì a fornire una direzione coerente al movimento di massa, che iniziò a disperdersi. Queste continue esitazioni ebbero conseguenze catastrofiche nel confondere e disorientare il proletariato.

Il Terrore Bianco

Le forze della controrivoluzione si erano preparate ad un confronto sanguinoso con gli operai di Berlino. Il 10 gennaio l’offensiva fu aperta dal reggimento dei Freikorps di Potsdam. L’11 gennaio Noske fece affluire un altro contingente di truppe guidato da ufficiali monarchici. Il governo era determinato a riprendere l’edifico del Vorwaerts con la forza. All’alba un bombardamento con artiglieria pesante e mortai provocò gravi danni e numerosi feriti. Per i ribelli la situazione si fece disperata e 300 lavoratori rimasti nell’edificio furono costretti ad arrendersi. Nel giro di una settimana vennero uccise ufficialmente 156 persone e centinaia rimasero ferite. Nelle parole di Paul Froelich “il Terrore Bianco era iniziato”.

La controrivoluzione agì rapidamente. Nel giro di breve tempo due dirigenti del KPD, Leo Jogiches e Hugo Eberlein, vennero arrestati. Il ministro Philipp Scheidemann pose ufficiosamente una taglia di 100.000 marchi sulle teste di Liebknecht e della Luxemburg. La stampa borghese fomentò una furiosa campagna per sbarazzarsi di questi bolscevichi una volta per tutte. Persino il Vorwaerts si unì alla caccia alle streghe. Il 13 gennaio pubblicò una poesia che si concludeva con questo verso:

Molti cadaveri in fila – Proletari!

Karl, Radek, Rosa & Co. 

Nessuno di loro è là. Nessuno di loro è là. 

Proletari!

Il 15 gennaio Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg furono arrestati da ufficiali reazionari dei Freikorps. Entrambi furono condotti al quartier generale della divisione di cavalleria della Guardia per “accertamenti”. Liebknecht fu il primo ad essere scortato fuori e fucilato, ufficialmente mentre tentava di scappare. Poi fu Rosa Luxemburg ad essere condotta fuori. Non appena lasciò l’edifico, un ufficiale utilizzò il calcio del suo fucile per fracassarle il cranio. Il suo cadavere fu poi gettato nel canale Landwehr e non fu ripescato fino al 31 maggio. Gli ufficiali responsabili degli omicidi, eccetto un paio di lievi condanne, la fecero sostanzialmente franca. Il proletariato tedesco aveva perso due dei suoi leader più straordinari.

I settari hanno tratto conclusioni completamente errate dalla cosiddetta insurrezione spartachista. Certamente nel 1918-1919 l’esistenza di un partito di massa rivoluzionario come quello bolscevico avrebbe completamente trasformato la situazione. Ma il punto è come un partito di questo tipo può essere costruito. Chris Harman nel suo libro, The Lost Revolution, critica Rosa Luxemburg:

Il suo errore tattico non può essere spiegato con quello che avvenne nei mesi di dicembre e gennaio, ma con un errore di gran lunga precedente – quando nel 1912 e nel 1916 sottovalutò l’importanza di costruire un partito socialista rivoluzionario indipendente… [in] contrasto con l’insistenza di Lenin, ribadita più volte, sull’indipendenza politica e organizzativa dei rivoluzionari dai ‘centristi’…

Questo ragionamento è fondamentalmente falso, ribalta la posizione di Lenin e contraddice l’intera esperienza del bolscevismo. Il fallimento di Rosa Luxemburg nel costruire un partito rivoluzionario di massa non è riconducibile al fatto di non aver rotto prima con la socialdemocrazia per formare una setta indipendente, ma al fatto di non aver creato prima una tendenza ben organizzata ed omogenea all’interno dell’SPD. Il Gruppo Internazionale [7] non fu stabilito prima del 1916 ed era una federazione di gruppi a maglie larghe. In questo senso Rosa Luxemburg sottovalutò l’importanza dell’organizzazione.

Harman non riconosce che il bolscevismo si è sviluppato all’interno del partito operaio socialdemocratico russo. I bolscevichi di Lenin formavano l’ala rivoluzionaria della socialdemocrazia e portavano avanti una lotta teorica e politica contro i menscevichi all’interno della stessa organizzazione. Non fu fino al 1912 che la frazione bolscevica si costituì in un partito indipendente. Nell’arena internazionale Lenin si considerò un sostenitore di Karl Kautsky fino al 1914. A quel tempo Rosa Luxemburg era molto più corretta di Lenin nella sua critica a Kautsky, avendo un’esperienza diretta e quotidiana della sua attività politica. Fino al 1914 Lenin guardava all’SPD sotto la direzione di Bebel e Kautsky come ad un modello per ogni partito della Seconda Internazionale. La critica dei bolscevichi nei confronti dei menscevichi era vista sotto la stessa luce della polemica di Kautsky contro i revisionisti attorno a Bernstein.

Quando vennero formati partiti comunisti di massa in Germania, Francia e Italia, questi non nacquero da piccoli gruppi o da sette isolate dalle organizzazioni di massa, ma da grandi scissioni all’interno della vecchia socialdemocrazia, dai partiti tradizionali della classe operaia. La ragione per cui il partito comunista britannico rimase sempre una setta fu il suo fallimento nel conquistare i lavoratori nelle organizzazioni di massa, soprattutto nel partito laburista. Persino dopo la sua costituzione in partito indipendente nel 1920, Lenin sostenne vigorosamente che il nuovo partito comunista britannico dovesse affiliarsi al partito laburista. Fu proprio questa la posizione adottata al secondo congresso del Comintern. Per quale motivo venne presa questa decisione che contraddiceva completamente con l’interpretazione della politica di Lenin fornita da Harman? Era un tentativo di conquistare la base del partito laburista sull’onda degli avvenimenti per creare un partito comunista di massa. L’approccio di Lenin era quello di combattere le idee del riformismo e del revisionismo, ma senza lasciare che le forze del marxismo rimanessero isolate dalla classe operaia, perché altrimenti sarebbero cadute negli sterili errori del settarismo.

Dopo il massacro di Berlino, il 19 gennaio si svolsero nuove elezioni per l’Assemblea Nazionale (il Reichstag). Il KPD commise l’errore di boicottare le elezioni. L’SPD invece raccolse 11,5 milioni di voti, mentre l’USPD ne prese poco meno di 2,5 milioni. Così i due partiti operai, che formalmente difendevano il marxismo e il socialismo, ottennero circa il 45% di tutti i voti espressi, laddove i partiti borghesi riuscirono a racimolare solo il 15%.

L’SPD inizialmente propose agli Indipendenti di entrare nel nuovo governo, ma quando questi si rifiutarono, si rivolse ai partiti borghesi: i Democratici e il Partito di Centro, che non solo accettarono la partecipazione al governo, ma persino il programma di socializzazione!

Dopo la sconfitta della “insurrezione spartachista”, le forze controrivoluzionarie dei Freikorps e delle altre divisioni “leali” presero l’iniziativa in un gran numero di province per restaurare la legge e l’ordine. In febbraio occuparono Brema e rimossero il Consiglio degli operai e dei soldati. Seguirono altre azioni militari a Bremerhaven e Cuxhaven. Nella Germania centrale le truppe governative scacciarono i consigli in una città dopo l’altra. I lavoratori tuttavia non cedettero le loro conquiste senza condurre una fiera lotta e rimasero uccisi a migliaia nel corso di prolungati combattimenti strada per strada.

I Freikorps – formazioni militari semi-fasciste – vennero istituiti nel dicembre 1918 sotto la guida di ufficiali reazionari delle classi alte. Attirarono gli elementi mercenari più degenerati, che cominciarono la loro carriera postbellica combattendo contro i bolscevichi negli Stati baltici. Al loro ritorno in Germania molte di queste canaglie, provenienti dalla “divisione di ferro” del generale Ruediger von der Goltz, portavano ancora sui loro elmetti la svastica, l’emblema dei Freikorps del Baltico. Nei suoi tentativi di ripristinare “la legge e l’ordine” Noske dovette appoggiarsi in gran parte su questa feccia reazionaria.

Alla fine di febbraio 1.500 delegati si riunirono nell’assemblea generale dei consigli di Berlino per discutere un’azione di solidarietà con i lavoratori della Germania centrale. La composizione dei consigli rifletteva un cambiamento nei rapporti di forza all’interno della classe operaia, con i sostenitori dell’SPD che ora erano messi in minoranza dai delegati degli Indipendenti e del KPD. In una nuova seduta dell’assemblea vennero avanzate ulteriori rivendicazioni, tra cui l’organizzazione di una milizia operaia, lo scioglimento dei Freikorps e la liberazione dei prigionieri politici. Per ottenere queste rivendicazioni, il 90% dei delegati si espresse a favore della convocazione di uno sciopero generale. Nel giro di ventiquattrore uno sciopero massiccio paralizzò Berlino.

Quando i Freikorps tentarono di ristabilire la normalità, vennero erette barricate e scoppiarono veri e propri combattimenti. Il governo agì rapidamente, affidando a Noske poteri dittatoriali su tutta Berlino. Questi diede immediatamente ordine a 30.000 uomini dei Freikorps di entrare in città. Il 9 marzo il Consiglio degli operai e dei soldati decise di porre fine allo sciopero, ma questo non riuscì a placare i Freikorps. Al contrario Noske annunciò: “qualsiasi persona che impugni le armi contro le truppe del governo sarà fucilata sul posto”.

Quando il combattimento si concluse, 2-3.000 lavoratori erano morti e almeno 10.000 erano rimasti feriti. Il 10 marzo Leo Jogiches, il presidente del partito comunista, fu assassinato in una stazione di polizia “mentre tentava di scappare”.

La Repubblica di Baviera

La Baviera fu il primo Stato in Germania a rovesciare il proprio monarca. Il 7 novembre 1918 Kurt Eisner, un membro dell’USPD appena rilasciato di prigione, divenne il primo leader della Repubblica di Baviera a Monaco. Si trattava di un regime estremamente instabile, come emerse quando Eisner e l’USPD furono umiliati alle elezioni per il Landstag bavarese, ottenendo solo tre seggi. Per poco più di un mese Eisner mantenne la sua posizione, manovrando tra il suo partito, l’SPD e i consigli degli operai e dei soldati. Il 21 febbraio fu assassinato da un ufficiale di destra, il conte Arco Valley.

L’assassinio provocò enorme subbuglio in tutta la Baviera. A Norimberga e Monaco si svolsero scioperi generali, mentre lavoratori armati sfilavano per le strade. Dopo un breve interludio, l’SPD colmò il vuoto e creò un governo sotto la guida di Johannes Hoffmann. Nel giro di breve tempo questo governo fu costretto a fuggire da Monaco e a ricercare l’assistenza dei Freikorps di Noske.

Monaco era sprofondata in uno stato di semi-anarchia. Con le condizioni economiche che deterioravano rapidamente, il numero di disoccupati salì a 45.000. Non appena giunse a Monaco la notizia dell’instaurazione di una repubblica sovietica in Ungheria, Ernst Toller, un drammaturgo e un dirigente dell’USPD, propose di istituire un governo dei consigli degli operai e dei soldati. Più che di un serio potere politico, si trattava di un eccentrico governo da operetta, in cui il KPD rifiutò di entrare. Ad esempio il primo atto del ministro degli Esteri fu quello di dichiarare guerra alla Svizzera, che aveva rifiutato di prestare 60 treni alla Baviera! Il regime crollò nel giro di sei giorni.

In quel periodo Hoffmann aveva radunato 8.000 soldati pronti a marciare su Monaco. Nella stessa Monaco un tentativo di colpo di Stato da parte delle Forze di sicurezza della Repubblica provocò un movimento di massa che si concluse con la sconfitta del golpe. La minaccia della controrivoluzione spinse le masse a sinistra. Nelle parole di Marx “a volte la rivoluzione ha bisogno della frusta della controrivoluzione per avanzare”.

Assemblee di massa in tutta la città approvarono risoluzioni che chiedevano il trasferimento del potere ai comunisti. All’inizio i dirigenti del KPD furono estremamente cauti e si opposero agli appelli per una repubblica sovietica. Ma la pressione da parte dei lavoratori divenne irresistibile. Come nella Comune di Parigi del 1871, il potere finì nelle mani della classe operaia per una serie di circostanze eccezionali. Come in qualsiasi lotta, a volte non c’è scelta e, sebbene le condizioni non siano ottimali, non si può far altro che opporre resistenza. Il dirigente comunista Eugene Leviné, nonostante le sue riserve sulla strategia e la tattica, accettò di farsi carico della situazione. Il 7 aprile fu proclamata una nuova repubblica sovietica basata sui consigli degli operai appena eletti nelle fabbriche, il cui compito immediato era quello di organizzare la resistenza contro l’imminente minaccia rappresentata dalle truppe di Hoffmann.

Leviné comprendeva che la repubblica sovietica poteva sopravvivere soltanto attraverso l’estensione della rivoluzione nelle altre principali città della Baviera e al di là dei confini. I lavoratori strinsero i denti e trassero ispirazione dall’appena nata repubblica sovietica in Ungheria, dall’esistenza di potenti consigli operai in Austria, dall’ondata di scioperi nella Ruhr e dalla proclamazione dello stato d’emergenza a Stoccarda. La paura della borghesia fu espressa da un certo colonnello House, che il 22 marzo scrisse nel suo diario:

Il bolscevismo sta guadagnando terreno ovunque. L’Ungheria è già caduta. Siamo seduti su una polveriera e uno di questi giorni una scintilla potrebbe incendiarla.

Poche settimane prima la nuova Terza Internazionale comunista, il partito mondiale della rivoluzione socialista, era stato fondato a Mosca, facendo sorgere la speranza di un rapido sviluppo rivoluzionario in Europa. Nelle parole di Trotskij:

…è indiscutibile che nell’anno del Primo Congresso (1919) molti di noi ritenevano – alcuni di più, altri di meno – che l’insorgere spontaneo delle masse operaie e in una certa misura delle masse contadine avrebbe rovesciato la borghesia nel prossimo futuro… questo stato d’animo e queste aspettative erano in gran parte giustificate dalla situazione oggettiva di allora.

In ogni caso a Monaco non si poteva far altro che combattere. Era meglio cadere combattendo e lasciare una tradizione comunista, piuttosto che capitolare senza lotta.

Le truppe di Hoffmann circondarono rapidamente la città, tagliando i rifornimenti di cibo e carburante. Mentre le sofferenze si moltiplicavano e il malcontento si diffondeva, le truppe controrivoluzionarie furono rinforzate da 30.000 uomini dei Freikorps di Noske. Il 1 maggio Monaco fu “liberata”. Nell’ultima dichiarazione comunista era scritto: “Non facilitate il lavoro dei carnefici. Vendete cara la pelle”. Più di 1.000 operai furono uccisi durante le battaglie di strada. Il leader comunista Eugene Leviné, prima della sua esecuzione, rivolse un discorso di sfida alla controrivoluzione, che si concludeva così: “Ho sempre saputo che noi comunisti siamo tutti morti in licenza. Sta a voi, signori, decidere se la mia licenza sarà estesa ancora una volta o se dovrò unirmi a Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg. Voi potete uccidermi, ma le mie idee vivranno.” A decine furono fucilati dalle corti marziali improvvisate dei Freikorps, altri furono semplicemente abbattuti con i calci dei fucili o pestati a morte. Pochi dirigenti scamparono al “Terrore Bianco”.    

 

Note

1.I precedenti avvenimenti della rivoluzione in Germania sono affrontati dallo stesso autore nel testo La rivoluzione in Germania del 1918 .

2.Il Reggimento Mitragliatrici era uno dei reparti più rivoluzionari della guarnigione di Pietrogrado e uno dei primi a schierarsi dalla parte dei bolscevichi.

3.L’USPD, il partito socialdemocratico tedesco indipendente (da cui il nome di “Indipendenti”), era nato nel 1917 da una scissione di sinistra dalla SPD, soprattutto in polemica con l’appoggio alla guerra da parte dei socialdemocratici di maggioranza. Nel novembre del 1918 l’USPD era entrato nel governo a maggioranza socialdemocratica di Ebert, ma ne era uscito alla fine di dicembre, quando truppe governative erano state impiegate per reprimere violentemente i marinai rivoluzionari.

4.La Lega di Spartaco, guidata da Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht, era nata come frazione rivoluzionaria in seno all’ala sinistra della socialdemocrazia tedesca, caratterizzandosi per la sua opposizione intransigente alla guerra imperialista. Nel 1917 aveva aderito all’USPD, pur mantenendo la propria autonomia politica. Nel dicembre del 1918 aveva rotto con gli Indipendenti e, assieme ad altri piccoli gruppi rivoluzionari, aveva dato vita al Partito comunista tedesco. Per questa ragione i comunisti tedeschi venivano definiti “spartachisti”.

5.I Freikorps erano bande paramilitari ultra-reazionarie, comandate da ex militari monarchici e impiegate come truppe d’assalto della controrivoluzione.

6.I Delegati Rivoluzionari erano gruppo sindacale di sinistra, radicato tra gli operai berlinesi. Avevano dato vita a numerosi scioperi nel 1917-1918, che avevano anticipato lo scoppio della rivoluzione. Erano entrati nell’USPD, ma avevano mantenuto la loro indipendenza d’azione.

7.“Gruppo Internazionale” era il nome che inizialmente si era data la Lega di Spartaco.

Condividi sui social