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La sinistra spagnola logorata dal governo

C’è chi in Italia vede nella sinistra spagnola un modello di riferimento. Yolanda Diaz, ministra del Lavoro oltre che segretaria del movimento Sumar, non a caso è stata invitata al congresso nazionale della CGIL. E per quanto lo stato della sinistra riformista in Italia sia veramente pietoso, non possiamo ignorare che, dopo quattro anni di governo, la sinistra spagnola non sta molto meglio.

Ha preso una colossale batosta alle ultime elezioni amministrative, al punto che il premier Pedro Sanchez ha annunciato lo scioglimento delle Camere e la convocazione di elezioni politiche per il 23 luglio. Chi cantava le lodi progressiste del governo spagnolo dovrà forse ricredersi.

 

Bilancio del governo Sanchez

Secondo un sondaggio pubblicato da El País, solo il 24,6% degli intervistati ha una valutazione positiva dell’esecutivo. Le promesse elettorali non sono state mantenute: la controriforma del lavoro voluta dalla destra ha ricevuto solo modifiche parziali (che comunque hanno lasciato il tasso di precarietà in Spagna superiore alla media europea); la legge simbolo del governo Rajoy, la legge Mordaza (che pone forti limitazioni al diritto di sciopero e di manifestazione), è rimasta al suo posto. Lo stesso dicasi per il salario, la casa e la patrimoniale, dove le riforme sono state del tutto insufficienti.

Il governo Sanchez ha introdotto pochissimi miglioramenti quasi esclusivamente sul terreno dei diritti civili (legge sull’aborto, sui trans e la violenza di genere), ma la condizione sociale e salariale di milioni di giovani e lavoratori è rimasta sostanzialmente immutata, visti anche gli alti tassi d’inflazione che hanno ampiamente rimangiato i pochi avanzamenti sul salario minimo.

La tanto decantata Ley de Vivienda (Legge sulla casa) metterà a disposizione 163mila case a fronte di una domanda popolare che supera i 2 milioni di abitazioni. La maggior parte di queste case sono ancora da costruire. È vero che la legge limita gli aumenti degli affitti al 2-3% annuo, ma è altrettanto vero che negli ultimi anni l’impennata degli affitti è stata anche del 50-60%, soprattutto nelle grandi città. D’altra parte se non si va a colpire la grande proprietà immobiliare è difficile trovare le risorse per portare avanti politiche abitative pubbliche, popolari e a prezzi accessibili.

Anche per quanto riguarda la guerra in Ucraina, non solo Sanchez ha difeso la linea dell’UE e della NATO, ma anche i settori più moderati della cosiddetta sinistra (Más Madrid e Compromís) hanno mantenuto una linea di totale sostegno all’imperialismo e all’invio delle armi.

 

Diritti civili

Per comprendere fino a che punto la sinistra spagnola si sia adattata alla linea liberale del partito socialista (PSOE), basti citare l’episodio che ha riguardato la ministra delle Pari Opportunità, Irene Montero (dirigente di Podemos), che è stata molto criticata da destra per la sua legge Solo sì è sì.

La legge contempla importanti modifiche del codice penale: in particolare viene abolita la distinzione tra il reato di abuso sessuale (più lieve) e quello di aggressione sessuale (più grave), lasciando in vigore solo quest’ultimo. La legge considera alla stregua dello stupro quei rapporti sessuali ottenuti in assenza di consenso, anche se non viene provata l’esistenza di violenza o costrizione. L’effetto concreto che ha ottenuto è stato quello contrario ai propositi della ministra, in quanto diversi magistrati reazionari hanno ridotto le pene o addirittura assolto i molestatori in tutti quei casi ritenuti minori.

Da sinistra: Yolanda Diaz, Irene Montero e Ione Belarra

Quando la destra ha presentato la ministra Montero come amica di pedofili e molestatori, non solo quest’ultima è stata sostanzialmente abbandonata a se stessa ma Yolanda Diaz ha sfruttato l’episodio per far fuori una rivale a sinistra, chiedendo l’esclusione della Montero dalle future liste elettorali.

Questo esempio dimostra come in assenza di una mobilitazione sociale determinate misure, anche quando hanno un contenuto progressista, finiscono per trasformarsi nel loro contrario. Non solo non riescono ad imporsi, ma rafforzano l’avversario di classe, in quanto controllare il governo non significa avere il potere, che risiede ben saldo nelle mani della classe dominante e dell’apparato statale da essa controllato.

 

Divisioni e più divisioni

Si è dimostrata pertanto falsa l’idea di Pablo Iglesias, storico dirigente di Podemos, che si illudeva di poter portare avanti un programma di riforme avanzato governando con il PSOE. Ad avanzare in realtà è stata solo la crisi di Podemos, che di fatto è un partito in disgregazione, ed ha perso il ruolo egemonico che aveva conquistato nella sinistra spagnola. Podemos, che oggi non è più guidato da Pablo Iglesias, ma dalla ministra ai Diritti Sociali Ione Belarra, non ha raccolto consensi superiori al 4% nelle recenti elezioni regionali, quando solo alle politiche del 2015 aveva circa il 20% dei voti.

Oggi è l’opzione ancor più moderata guidata da Yolanda Diaz, candidata presidente della coalizione elettorale Sumar (che ha lo stesso nome del suo movimento), ad avere il coltello dalla parte del manico. Prima la Diaz ha raccolto il sostegno di tutte le altre organizzazioni della sinistra riformista, compreso il Partito Comunista (che non ha esitato ad espellere la sua organizzazione giovanile che si opponeva all’entrata nella coalizione); poi ha imposto alla Belarra un accordo che ridimensiona fortemente Podemos, costretta ad accettare condizioni umilianti (come il veto su Irene Montero) pur di entrare in una coalizione senza la quale rischia di uscire dal parlamento.

Sumar vede al suo interno ben 16 formazioni politiche, a dimostrazione di fino a che punto si è frantumata la sinistra spagnola. Ad esse andrebbero aggiunte EH Bildu nel Paese Basco e la CUP in Catalogna, che grazie al loro radicamento territoriale non hanno bisogno di coalizzarsi per ottenere una rappresentanza in parlamento. Tutte assieme queste formazioni si collocano attorno all’8-10% dei voti a livello nazionale. Podemos da sola prima di cominciare l’esperienza di governo aveva almeno il doppio dei consensi ed era il primo partito nei sondaggi.

È un bilancio impietoso quello del governo delle sinistre in Spagna. Ha spostato a destra l’asse politico del fronte progressista, che oggi è molto più moderato e conformista di quanto non fosse all’epoca del movimento degli Indignados, quando nacque Podemos, e ha spostato a destra l’asse politico del paese con il rischio che alle prossime elezioni si affermi la destra più becera e reazionaria guidata da Vox e dal Partido Popular.

1 luglio 2023