
Le cause oggettive e soggettive della degenerazione della Quarta Internazionale
3 Febbraio 2026
Dall’infatuazione “fochista” alla tragedia argentina
5 Febbraio 2026[Intervento di Lucia Erpice al seminario nazionale di formazione “Le cause oggettive e soggettive della degenerazione della Quarta Internazionale” (Milano, 14 dicembre 2025).]
Lo sviluppo dei gruppi e delle organizzazioni trotskiste in Argentina durante e dopo la seconda guerra mondiale è segnato dalla nascita, dal governo e dalla caduta del peronismo, un movimento con cui le piccole organizzazioni della Quarta internazionale dovevano confrontarsi se volevano stabilire un legame con le masse e la classe lavoratrice.
La Seconda Guerra mondiale era stato il punto di svolta che aveva creato le basi per il Peronismo.
Gran parte dell’industria europea e nordamericana s’era convertita alla produzione bellica, l’Argentina ebbe la possibilità di rilanciare le proprie esportazioni. Da metà anni Trenta al 1943 gli operai occupati nell’industria passarono da 600 mila ad un 1 milione. Per la prima volta nella storia nazionale la produzione industriale superò quella agricola. Tale situazione rilanciò l’idea che l’Argentina potesse avere uno sviluppo capitalista “indipendente”.
Eppure, per differenti motivi, nessuna forza politica tradizionale (né i conservatori, né la Unión Civica Radical) consolidò un movimento di massa. Toccò ai militari, riuniti nel Grupo Obra de Unificación del Ejercito (Gou), riempire il vuoto ed abbattere il governo del generale Castillo.
Il golpe del 4 giugno del 1943 si proponeva di impedire che il potere politico rimanesse nelle mani dell’oligarchia argentina che voleva subordinare il paese all’imperialismo. La borghesia nazionale di cui anche il colonnello Domingo Perón si faceva interprete, decise di opporsi a questi settori economici. Il Gou aveva simpatie per i Paesi dell’Asse, ma mantenne l’Argentina neutrale fino al 28 marzo 1945, quando aderì al fronte degli Alleati ormai vittorioso.
In questo contesto, il dibattito a sinistra era concentrato sulla natura del nascente movimento peronista. La politica di Perón, infatti, si basava su un coinvolgimento, in funzione subalterna, delle masse operaie nella gestione del capitalismo.
Sulla base di importanti riforme sociali (aumenti salariali, diritti pensionistici, ferie pagate, statuto del contadino ecc.), la popolarità di Perón, soprattutto tra gli operai di recente proletarizzazione, crebbe enormemente, assieme alla Confederación General del Trabajo (CGT, sindacato che nel 1945 superò il mezzo milione di membri, divenendo di fatto il sindacato principale del paese).
Trotskij, nel 1938, applicando la teoria della rivoluzione permanente, aveva fornito una spiegazione scientifica di quei processi nei quali esponenti della borghesia, come Lazaro Cárdenas in Messico, provavano ad opporsi all’imperialismo:
“Nei paesi industrialmente arretrati il capitale straniero ha una funzione decisiva. Di qui la relativa debolezza della borghesia nazionale rispetto al proletariato nazionale. Ciò determina un potere statale di tipo particolare. Il governo si barcamena tra il capitale straniero e il capitale indigeno, tra la debole borghesia nazionale e il proletariato relativamente forte.
Ciò conferisce al governo un carattere bonapartista sui generis, di tipo particolare. Si colloca, per così dire, al di sopra delle classi. In realtà, può governare o divenendo strumento del capitale straniero e tenendo incatenato il proletariato con una dittatura poliziesca o manovrando con il proletariato e giungendo persino a fargli delle concessioni, assicurandosi in tal modo la possibilità di una certa libertà nei confronti dei capitalisti stranieri.
La politica attuale (di Cárdenas) rientra nella seconda categoria: le sue maggiori conquiste sono l’espropriazione delle ferrovie e delle industrie petrolifere. Queste misure si pongono direttamente sul piano del capitalismo di Stato.
Tuttavia, in un paese semi coloniale, il capitalismo di Stato si trova sotto la pesante pressione del capitale privato straniero e dei suoi governi, e non può reggere senza l’appoggio attivo dei lavoratori. Per questo, senza lasciarsi sfuggire di mano il potere reale, tenta di far ricadere sulle organizzazioni operaie una parte considerevole della responsabilità per l’andamento della produzione nei settori nazionalizzati dell’industria.”
Queste considerazioni descrivono in maniera brillante quei regimi o movimenti chiamati populisti, che abbiamo visto in America Latina, Vargas in Brasile, l’Apra in Perù e Perón in Argentina. Il fatto che la borghesia nazionale non sia in grado di agire in maniera conseguente da un punto di vista rivoluzionario non significa, che, in determinate circostanze, essa non possa entrare in conflitto col capitale straniero e con l’imperialismo.
Come ogni movimento nazionalista di massa, il peronismo divise il paese in due. Questa polarizzazione in due campi della società, oltre a spaccare la classe dominante, divise anche le organizzazioni del proletariato. Il Partito Socialista (PS) ed il Partito Comunista Argentino (PCA) erano parte integrante dell’opposizione conservatrice e liberale della Unión Democratica.
Dopo la deflagrazione del PORS, Partido Obrero de la Revolución Socialista, nacquero diversi gruppi rivali, tra i più importanti: la UOR (Union Obrera Revolucionaria) i cui leader furono Posse e Fossa e il loro periodico El Militante; il GOM (Grupo Obrero Marxista) il cui fondatore fu Nahuel Moreno il suo periodico fu il Frente Proletario; e infine il GCI (Grupo Cuarta Internacional) che aveva tra i suoi prinicpali leader Posadas, con il suo periodico Voz Proletaria.
Nella miriade di gruppi formatisi dal fallimento del PORS, il Gom di Nahuel Moreno fu senza dubbio quello che si tenne a debita distanza dalle lotte operaie che nel 1945-1947 fecero emergere il Peronismo come forza egemone tra la classe lavoratrice.
Moreno, allineandosi alla critica delle correnti borghesi “democratiche” asservite all’imperialismo, definì quelle lotte operaie come un “movimento fittizio incoraggiato e appoggiato da funzionari statali e polizieschi”.
La complessa relazione tra governo peronista e sindacati dei lavoratori veniva liquidata in qualche formula del tutto impressionista (“i sindacati ufficialisti sono fascisti o semi fascisti”).Nello stesso momento, il GOM offriva consigli ai sindacati diretti dal PS e dal PCA.
In balia di un settarismo viscerale nei confronti delle mobilitazioni operaie dirette dal movimento peronista, il Gom le disertò, qualificando come un diversivo l’appoggio dell’imperialismo statunitense alla Unión Democratica.
In quella situazione, di sicuro complessa, un’organizzazione marxista avrebbe dovuto partecipare alle mobilitazioni del settore operaio del peronismo mantenendo una piena indipendenza di classe e distinguendosi con nettezza dalla Unión Democratica.
Quando la pressione imperialista portò all’arresto di Perón fu un’azione dei lavoratori, culminata nello sciopero generale convocato dalla CGT il 17 ottobre 1945, a liberarlo. Quattro mesi dopo lo stesso Perón vinse le elezioni presidenziali.
Nel 1948 il GOM divenne il Partido Obrero Revolucionario (POR) ma la sua posizione non mutò. Ancora nel 1949 Moreno definiva lo sciopero del 17 ottobre 1945 una “mobilitazione fabbricata dalla polizia, i militari e nient’altro”. Tra il 1945 ed il 1953 la parola d’ordine del gruppo morenista fu quella di “fronte unico contro la CGT”!
Alcune conseguenze date da scelte politiche sbagliate:
Il golpe del 1951
Nel conflitto tra governo nazionalista e l’opposizione, il POR affermava di essere neutrale. Questo fu il primo tentativo golpista contro Perón, e il legame tra il tentativo e alcune figure dell’opposizione venne scoperto rapidamente attestando la partecipazioni di dirigenti del PS nella rivolta militare. La politica del POR si riassume nel titolo del suo giornale “Contro il peronismo, il golpe, l’opposizione borghese” Frente Proletario n. 66 – 8 ottobre 1951. Mettere sullo stesso piano il governo nazionalista e il golpe filo imperialista che cercava di rovesciarlo era già una manifestazione di profondo settarismo. Ma il POR va oltre, anche nella situazione di golpe, il peronismo continua ad essere il nemico principale e il golpe il male minore.
Il caso La Prensa
Sempre nel 1951, Perón chiuse La Prensa, la chiusura si verificava in un momento di offensiva di Perón contro tutta la stampa di opposizione, di cui furono vittime anche gli stessi giornali trotskisti. Invece di adottare una linea politica che distinguesse la lotta generale per la libertà di espressione e il conflitto del governo nazionalista contro settori filo imperialisti che controllavano un settore importante della stampa, il POR appoggiò incondizionatamente i piani dell’opposizione, mettendo sullo stesso piano la difesa dei periodici trotskisti con quella de La Prensa. Si arriva al punto che i militanti di base reclamano nei bollettini interni del POR che fosse specificato almeno che La Prensa era un organo filo imperialista.
Il fronte unico e le elezioni
Il fronte unico è una tattica, che prevede la mobilitazione unitaria degli sfruttati contro l’imperialismo e lo smascheramento del carattere non antimperialista delle direzioni nazionaliste borghesi. I trotskisti argentini optarono per il fronte unico proletario (FUP), di stampo stalinista. Il POR che nel 1948 non riuscì ad attuare il FUP appoggiò il PC che sosteneva che “lo stalinismo è l’unico partito operaio che si oppone all’imperialismo”. Quando negli anni ‘30 i trotskisti europei davano sostegno elettorale ai PS e ai PC lo facevano contro il programma e in funzione della loro qualità di catalizzatori del voto operaio. Il PC argentino non catalizzava nulla e il POR lo appoggiava sostenendo il suo programma stalinista: l’esatto contrario di quello che avrebbe dovuto fare un’organizzazione trotskista.
Dopo il golpe del 1955, Moreno formò il Movimiento de agrupaciones obreras (MAO), pubblicando dapprima Unidad Socialista e successivamente Palabra Obrera (1957), è in questi anni che si concretizza la liquidazione politica all’interno del peronismo. Palabra Obrera venne sottotitolata “organo del peronismo obrero revolucionario”.
E non era solo una questione di forma, la direzione di Palabra Obrera cominciò a definire il peronismo come rivoluzionario, decretando la fine di Palabra Obrera come organizzazione trotskista.
Sempre a metà degli anni cinquanta si felicitò per “la sconfitta del gorilla Fidel Castro nello sciopero generale a Cuba” scrivendo che Castro era appoggiato dalle compagnie statunitensi in attrito con Batista, che veniva dipinto come un Perón cubano.
Non stupisce se dalla fine degli anni Cinquanta, Palabra Obrera registrò una pesante emorragia di quadri sindacali verso il peronismo ufficiale. Dal 1960 in poi, l’impatto degli avvenimenti cubani provocò l’ennesima sbandata, questa volta in direzione di un filo-castrismo del tutto acritico.
La storia del trotskismo in Argentina conferma l’attualità della rivoluzione permanente, la tesi fondamentale di Trotskij, ossia che la borghesia non può portare a termine la liberazione nazionale perché ha paura del proletariato e perché troppo dipendente dall’imperialismo anche quando vuole svolgere un ruolo progressista. Solo la rivoluzione operaia dirigendo e trasformando la rivoluzione nazionale può raggiungere questo obiettivo.
