
La questione curda
3 Febbraio 2026
La Quarta Internazionale di fronte al peronismo
5 Febbraio 2026[Relazione di Alessandro Giardiello al seminario nazionale di formazione “Le cause oggettive e soggettive della degenerazione della Quarta Internazionale” (Milano, 14 dicembre 2025).]
Compagni,
se volessimo dare una rappresentazione grafica di questa discussione dovremmo prendere un quadro che amo molto, di Koržev Gelij Michailovič: «La bandiera si sta sollevando»; lo avete presente? C’è un morto e a fianco un compagno che solleva la bandiera rossa caduta nel fango.
Credo che possa rappresentare bene la nostra discussione sulla degenerazione della IV Internazionale.
La IV Internazionale è morta! Ed è morta già nei primissimi anni dopo la sua fondazione; fondata nel 1938, dopo la seconda guerra mondiale ha continuato ad esistere come l’ombra si sé stessa fino ai giorni nostri – formalmente esiste ancora – ma le idee di Trotskij sono state abbandonate. L’assassinio di Trotskij nell’agosto del ’40 fu un colpo durissimo.
La IV Internazionale è nata in un contesto politico molto diverso dalla III; perché la III Internazionale nacque sull’onda di una rivoluzione vittoriosa, la Rivoluzione d’Ottobre, in quello che abbiamo definito essere l’anno più rivoluzionario della storia: il 1919.
La IV Internazionale nasce dopo la sconfitta della rivoluzione spagnola e il tradimento cosciente degli stalinisti di quella rivoluzione. Dico cosciente perché fino ad allora, era già stata tradita la rivoluzione cinese, nel ’27, ma non c’era stata un’azione cosciente di Stalin come quella che si realizzò nel corso della rivoluzione spagnola. Alcuni tra i più importanti dirigenti trotskisti, a partire da Andrés Nin, diversi anarchici, come Camillo Berneri, vennero assassinati dalla GPU durante la rivoluzione spagnola.
Nel ’36 cominciarono le purghe staliniane: si stima che Stalin firmò l’esecuzione di oltre 40.000 attivisti dell’Opposizione di sinistra. Ancora nel ’28, quindi a processo degenerativo iniziato, c’erano in Russia tra 30mila e 40mila attivisti legati all’Opposizione di sinistra. Alcuni erano giovanissimi al tempo della Rivoluzione, bambini come Leon Sedov – il figlio di Trotskij che aveva 11 anni quando ci fu la Rivoluzione d’Ottobre.
Gli anni tra il ’36 ed il ’38 furono anni terribili. Gli stalinisti usarono l’apparato dello stato sovietico per sterminare i trotskisti. Nel ’37 venne assassinato Wolf, segretario di Trotskij in Germania; poi venne avvelenato Leon Sedov che era il segretario dell’Internazionale e aveva tutti i collegamenti con l’Opposizione in Russia; verrà poi assassinato Klement, l’altro segretario di Trotskij in Francia (il corpo verrà smembrato e gettato nella Senna); la stessa sorte capitò a Ignace Reiss, un agente della GPU che ruppe con lo stalinismo per avvicinarsi al trotskismo.
La sorte personale di Trotskij fu particolarmente dura: gli stalinisti spinsero al suicidio la prima figlia Zinaida, mandarono in un campo di concentramento suo marito Volkov e la prima moglie di Trotskij, Aleksandra Sokolovskaja; la seconda figlia Nina morì di tubercolosi in condizioni di ristrettezza e suo marito (entrambi militanti dell’Opposizione) mandato in un campo di concentramento; Leon Sedov, il terzo figlio, assassinato a Parigi da un agente stalinista che gli era vicino e di cui lui si fidava, Etienne.
Se leggete la storia del troskismo britannico, Ted Grant dirà “Questo Etienne non mi piace per niente”; e persino Sergei, il quarto figlio di Trotskij, che era ingegnere a Mosca e non faceva politica, venne assassinato da Stalin.
Trotskij, ad un certo punto, pensò al suicidio per salvare la prima moglie e Sergei ma si rese conto che non sarebbe servito assolutamente a nulla. Di fatto, Sergei, anche se non lo sapeva ancora, era già stato assassinato.
Quando Rakovskij, nel ’38, venne condannato nella terza purga di Stalin (anche se sopravvisse fino al ’41), Troskij dirà “Si è rotto l’ultimo legame che avevo con la vecchia generazione di rivoluzionari. E oggi, il compito che ho è ancora più importante del ’17, è più importante del periodo in cui ero a capo dell’Armata Rossa, durante la guerra civile. Non c’è nessuna arroganza in questo. Sono l’unico militante ancora vivo che ha l’esperienza necessaria per ricostruire la nuova Internazionale”.
Trotskij si rendeva perfettamente conto che non aveva attorno a sé delle organizzazioni forgiate –tutta la storia dell’Opposizione di Sinistra negli anni ’30 era di raggruppamenti (sia in Europa che a livello internazionale) estremamente instabili, in cui si avvicinava un po’ di tutto. I quadri sperimentati erano davvero pochi. Pur tuttavia va detto che negli anni ’30 l’Opposizione di Sinistra godeva di una presenza significativa in tutta una serie di paesi chiave. In Cina – se ne parlerà in un intervento successivo – a dirigere l’Opposizione di Sinistra c’era Chen Duxiu, fondatore del Partito Comunista Cinese. In Vietnam c’era un compagno che aveva studiato a Parigi, Tạ Thu Thâu, con un’organizzazione significativa, particolarmente radicata nella classe operaia della Cocincina, il Vietnam meridionale. Nel ’39, Trotskij manderà una lettera a Tạ Thu Thâu di felicitazioni per i risultati elettorali che avevano ottenuto alle elezioni, assolutamente lusinghieri. C’erano due paesi coloniali dove i trotskisti avevano una forza di massa: la Bolivia – il POR si fondò nel ’34, ed era il principale partito della classe operaia, in particolare dei minatori, il cuore della classe operaia boliviana (anche di questo si parlerà in un intervento nel corso del seminario) – e in Sri Lanka – dove nel ’35 si fonderà il Lanka Sama Samaja Party.
Ricordo che quand’ero molto giovane, avevo forse 12 o 13 anni, un professore a scuola mi parlò di Trotskij e mi capitò di vedere su una tv privata un film in stile neorealista dove ti poteva capitare di vedere una sezione di partito con l’immagine di Gramsci. Solo che questo era un film, in bianco e nero che aveva lo stesso stile, ma ambientato in Sri Lanka e attaccato alla parete c’era un ritratto di Trotskij. Solo dopo parecchi anni ho capito il perchè e cioè che Trotskij in quel paese era un’autorità riconosciuta nel movimento operaio tanto quanto lo era Gramsci in Italia. Non sono più riuscito a ritrovare quel film.
Anche in Italia nel 1930, tre dirigenti su sette dell’Ufficio Politico del Partito Comunista Italiano, che operava in clandestinità sotto il fascismo, si schierarono con l’Opposizione di Sinistra: Tresso, Leonetti e Ravazzoli. Poi con gli anni Leonetti e Ravazzoli si piegarono all’opportunismo; in particolare Leonetti divenne un dirigente togliattiano del PCI degli anni ’50 e ’60, ma Tresso (il cui nome nella clandestinità era Blasco) fu un dirigente trotskista importante in Francia (dove era esiliato) ed anche lui venne assassinato nel ’43 in un Maquis (gruppi della Resistenza francese) da parte degli stalinisti.
Per cui la Quarta Internazionale, dopo la morte di Trotskij, si trovò completamente decapitata senza un gruppo dirigente all’altezza dei propri compiti, i suoi militanti e dirigenti erano prevalentemente dei piccolo-borghesi. Trotskij, in un testo, parlava delle uniche due sezioni operaia della IV Internazionale, che erano quella di Minneapolis (nel documento che abbiamo pubblicato (1) sulle lotte dei trasporti se ne parla ampiamente nell’articolo del compagno Ezou) e quella di Charleroi in Belgio.
Le altre sezioni erano come quelle di cui parla Ted Grant, ne “La storia del trotskismo britannico”, dopo un breve passaggio a Parigi per incontrare Leon Sedov, arriva a Londra, trova una situazione terrificante: personaggi strani che andavano con i sandali, o delle lunghe vestaglie in Gran Bretagna. E anche ne “La storia del trotskismo americano” Cannon parla del periodo tra il ’29 ed il ’34 descrivendo allo stesso modo i militanti dell’Opposizione di Sinistra negli USA.
Cannon, Shachtman e il gruppo dirigente di quello che poi diventerà il SWP (Socialist Workers Party), la sezione americana della IV Internazionale, era l’unica organizzazione – aveva circa 2000 militanti – che aveva un certo peso e aveva diretto delle lotte operaie.
Cannon (non so se i compagni conoscono la storia) venne conquistato al troskismo nel ’28 quando partecipò al VI Congresso dell’Internazionale Comunista, Troskij scrisse – “L’Internazionale Comunista dopo Lenin” e questo testo venne distribuito ai delegati per un errore di una segretaria.
Si chiese di restituirlo, ma Cannon e Spector, un compagno canadese, trafugarono il documento e riuscirono a portarlo in America e da lì, Cannon che era stato uno dei dirigenti delle tre frazioni del Partito Comunista Americano e che apparteneva all’area di Zinov’ev decise di aderire al trotskismo.
Pur tuttavia Cannon era stato educato dai metodi scorretti di Zinov’ev, di cui abbiamo parlato nel precedente seminario sull’Internazionale Comunista.
La caratteristica fondamentale di Zinov’ev era quella di pensare di poter risolvere questioni politiche con metodi amministrativi, anche molto duri. Se leggete la storia del trotskismo americano si vedono i metodi duri che utilizzava Cannon contro i suoi oppositori. Trotskij fu molto critico con lui su questo punto, come si spiega nel documento pubblicato dall’Internazionale (2): “La degenerazione della IV Internazionale. In difesa del nostro patrimonio”, nella gestione che ebbe nella discussione del 1938 con l’opposizione di Shachtman e Burnham. Tuttavia aveva dei legami con la classe: Cannon era stato dirigente dell’IWW, aveva una certa esperienza politica e, per giunta, erano in contatto costante con Trotskij.
Trotskij, nel 1938, con la guerra alle porte, svilupperà la politica militare proletaria. So che ci sarà un intervento al riguardo, non mi estenderò su questa questione, però è giusto ricordare che gli unici che applicarono la politica militare proletaria durante la II Guerra Mondiale furono i compagni della WIL e cioè il gruppo che Ted Grant, Ralph Lee e Jock Haston fondarono nel 1938 in Gran Bretagna.
Perché la WIL non venne riconosciuta come sezione della IV Internazionale? Neanche come sezione simpatizzante? Questo fu fondamentalmente per le manovre di Cannon. Cannon con i suoi metodi sbrigativi, prima del congresso dell’Internazionale fece un viaggio in Gran Bretagna e tentò di unificare quattro gruppi troskisti – tre in Inghilterra ed uno in Scozia –, che avevano differenze importanti su questioni politiche e tattiche, facendo una unificazione senza una base di principio.
Ted Grant rifiutò questo metodo. I sostenitori di Ted parteciparono alla conferenza ma non accettarono di entrare a far parte della nuova sezione. In particolare Ted, in quel periodo si opponeva alla tattica entrista nel Partito Laburista che non poteva dare alcun tipo di risultato: il partito era completamente vuoto.
Cannon se la legò al dito. I compagni non poterono mandare un delegato al congresso di fondazione (che si tenne a Parigi, nella casa di Alfred Rosmer), al quale parteciparono trenta delegati da tutto il mondo; ma mandarono una lettera; Cannon trafugò la lettera e attaccò violentemente la WIL e nel rapporto che scrisse a Trotskij avanzò tutta una serie di calunnie contro la WIL a cui Trotskij non diede mai molto credito.
In realtà l’unico rapporto epistolare che ci fu tra Trotskij e la WIL è un commento favorevole – la famosa “lettera ritrovata” che abbiamo ritrovato per caso soltanto di recente – in cui Trotskij si complimentava con Ted Grant e Ralph Lee per l’introduzione allo scritto di Trotskij sulla Rivoluzione Spagnola.
La IV internazionale, in un primo momento, durante la guerra aveva la sede centrale a New York. C’era un certo Sam Gordon che la dirigeva, un emissario di Cannon. Questo personaggio, nel 1947 disse a Ted Grant che ormai mancava soltanto un anno perché si avverasse la previsione di Trotskij, che non sarebbe rimasta pietra su pietra delle organizzazioni riformiste e staliniste.
Prese alla lettera la prospettiva che Trotskij tracciò nel 1938 – ne il Programma di transizione – in cui si parla di un crollo delle forze produttive, di una crisi del capitalismo, di una guerra incipiente e di una nuova epoca rivoluzionaria e non tenne minimamente conto di tutte le trasformazioni che la guerra aveva prodotto, ben spiegate in un testo di Ted Grant, che scrisse successivamente, nel 1960, dal nome “Ci sarà una recessione”.
Che cosa aveva prodotto la guerra?
In primo luogo c’erano stati dei processi pre-rivoluzionari: la resistenza in Grecia, in Italia, in Francia. Processi che però erano stati deviati su binari morti dagli stalinisti. Dalla loro sconfitta si produsse una stabilizzazione del capitalismo. Ted lo comprese molto presto.
Il primo testo che scrisse nel marzo del ’45 (che abbiamo nella raccolta dei testi di Ted, “Il lungo filo rosso”, “Nuovi equilibri in Europa e i compiti della IV Internazionale”, già avanzava la prospettiva che ci potesse essere un ristabilimento del sistema capitalista. Questo testo verrà approfondito con le prospettive economiche del ’46 e poi con la polemica che sviluppò, alla fine del ’46, contro Pierre Frank, che prospettava uno scontro finale tra la classe operaia e la borghesia, la nascita di governi bonapartisti, di dittature in tutta Europa e un crollo dell’economia capitalista. In realtà la guerra aveva creato le condizioni per una ripresa economica: la guerra è uno dei modi per superare le crisi di sovrapproduzione perché distrugge mezzi di produzione, distrugge manodopera in eccedenza (sono morti 55 milioni di persone nel corso della II Guerra Mondiale).
Nel ’46-’47 prese inizio il Piano Marshall, quindi investimenti enormi di capitale da parte degli U.S.A. e quello che si realizzò è che nel ’46 le elezioni in Gran Bretagna non le vinse Churchill, bensì Attlee, il laburista, che con i nuovi margini economici iniziò una serie di politiche di nazionalizzazioni borghesi e di concessioni alla classe operaia. In quegli anni esistevano dei margini di riformismo a differenza di quello che sostenevano i dirigenti della IV Internazionale (Pablo, Mandel, Cannon, ecc.).
In Italia, Togliatti, dopo la svolta di Salerno, preparerà la strada per disarmare i partigiani, togliergli la coccarda rossa e mettergli quella tricolore per farli entrare nel governo Badoglio in una alleanza (come diceva spesso Ted Grant) con “l’ombra della borghesia”. Lo stesso avvenne in Francia. Il termine che utilizzò Ted Grant fu “controrivoluzione in forme democratiche”.
Non scontro finale tra le classi, o crisi finale del capitalismo. Queste argomentazioni che sostenevano i dirigenti della IV Internazionale somigliavano alle posizioni del “terzo periodo” stalinista, quello tra il ’29 ed il ’34.
L’idea assurda che non sarebbero più cresciute le forze produttive, Mandel (che era l’“economista” della IV Internazionale) pose un tetto alla crescita economica: disse che non poteva superare il livello della produzione del ’38. Non solo lo superò ma si spinse molto più in là!
Nonostante quello che dice Maitan – come ho scritto in un articolo sulle origini del PCR, era un esperto nel confondere le acque e nel mentire spudoratamente – non è vero che non ci fu nessun marxista che dopo la guerra comprese che si entrava in una fase di boom economico. Un marxista c’era, il compagno Ted Grant.
Ted condusse questa battaglia, così come la politica militare proletaria che diede grandi risultati durante la guerra. Alla fine del ’44 avevamo 500 compagni in Gran Bretagna, partivamo da 30 compagni nel ’38. Allo stesso tempo la sezione ufficiale della IV Internazionale, che aveva una posizione assurda, una ripetizione meccanica del concetto di disfattismo rivoluzionario, nella quale si diceva che “la vittoria di Hitler era il male minore”, andò in mille pezzi. Si ritrovarono ad essere in 23 nel 1940, con tre frazioni al loro interno. I dirigenti a Parigi, Pablo e Mandel, e lo stesso Cannon con grande disappunto, dovettero prendere atto che la loro sezione in Gran Bretagna, non esisteva più.
Si crearono così le condizioni perché nel ’44 la nostra organizzazione, assorbendo qualche residuo della vecchia RSL, diventasse la sezione ufficiale della IV Internazionale.
Il nostro movimento è stato sezione della IV Internazionale soltanto per pochi anni perché già nel ’50 Ted Grant venne espulso. E non solo lui. Vennero espulsi anche Jock Haston, Tony Cliff (il teorico del capitalismo di stato). Su questo voglio dire una cosa: l’idea del capitalismo di stato – cioè che l’URSS fosse diventato uno stato capitalista e che oggi diversi gruppi, ad esempio Lotta Comunista ma anche altri gruppi– venne presa in considerazione dalla nostra organizzazione.
Ted Grant studiò per diversi mesi i testi classici fondamentali e scrisse quello che a mio giudizio è il suo testo teorico più importante: “La teoria marxista dello stato” per dimostrare che l’URSS era uno stato operaio anche se deformato, in quanto la borghesia era stata espropriata e permanevano i tre elementi fondamentali per caratterizzare questo tipo di stato: la pianificazione dell’economia, la nazionalizzazione delle industrie e delle banche e il monopolio del commercio estero.
Ted Grant e Jock Haston, che erano membri dell’Esecutivo Internazionale, condussero una battaglia contro tutte le posizioni di adattamento allo stalinismo che ebbe il gruppo dirigente della IV Internazionale.
Qual era il problema? Questi compagni erano alla ricerca di scorciatoie, non potevano accettare che si era entrati in una fase completamente diversa e che bisognava andare controcorrente.
Il quadro oggettivo era che che l’Armata Rossa sconfisse i nazisti (rafforzando enormemente l’autorità degli stalinisti nel movimento operaio) e nei cosiddetti stati “cuscinetto” (quelli dell’Europa orientale) si crearono dei governi di coalizione con i partiti comunisti, socialisti e con l’ombra della borghesia (perché la borghesia era fuggita dal paese con i nazisti) e che nel giro di poco tempo tutti questi Stati diventavano Stati operai deformati costruiti a modello dell’URSS staliniana.
Loro non potevano accettare che gli stalinisti, che erano dei contro-rivoluzionari come Trotskij li aveva definiti ne La rivoluzione tradita potessero portare a termine, seppur per vie burocratiche, un’espropriazione del capitalismo.
Attaccarono violentemente Ted Grant che sviluppò questa analisi, per diversi anni, finchè loro stessi non dovettero riconobbere che avevano sotto gli occhi degli Stati operai deformati. Ted Grant è illuminante da questo punto di vista se leggete i suoi scritti dell’epoca.
Ripetettero lo stesso errore quando Mao arrivò al potere a capo di una guerriglia contadina. Quella per giunta era una rivoluzione; non un processo governato dall’alto imposto dall’Armata Rossa. E non lo compresero neanche nel ’59 a Cuba, che per diversi anni venne considerato uno stato capitalista.
Ma il caso della Jugoslavia, se possibile, fu anche più clamoroso. Che cosa accadde? A differenza degli altri paesi dell’Europa orientale, dove il processo di transizione venne governato dall’alto, in Jugoslavia Tito, a capo di una guerriglia arrivò al potere autonomamente. Anzi, arrivò al potere contro la volontà di Stalin. Perché negli accordi di Yalta e Postdam, Stalin aveva accordato la divisione a metà della Jugoslavia, una parte doveva rimanere capitalista e l’altra finire sotto l’orbita dell’Unione Sovietica.
Nella Quarta Internazionale ci fu una esaltazione folle del regime di Belgrado. Per cui nel ’48 quando ci fu la rottura con l’URSS iniziarono a teorizzare l’idea che chiunque rompe con Mosca, rompe con lo stalinismo. E quindi che Tito si stava spingendo sulla strada del centrismo. (3) Iniziarono così ad organizzare le brigate di solidarietà internazionale con la Jugoslavia: erano brigate di lavoro di giovani mandate in Jugoslavia. Poi iniziarono a dire che in Jugoslavia c’era una stato operaio relativamente sano. Poi dissero che Tito era un trotskista inconscio. Addirittura, sul piano organizzativo, unificarono i gruppi troskisti in diversi paesi; dove ci si spinse più avanti in questo senso fu in Germania dove ci fu una fusione del gruppo trotskista tedesco con il gruppo titoista e da questa operazione ovviamente persero quasi tutti i loro militanti in Germania.
Ma particolarmente ferventi su questa linea furono Lambert e Bleibtreu (soprannominato Favre), principali dirigenti della sezione francese. Inizialmente nicchiarono di fronte a questa prospettiva ma la cosa cambiò in seguito. Potete trovare sul sito del Cermtri (un sito fatto dai lambertisti, dove tra l’altro potete trovate i nostri giornali dell’epoca, della WIL e della RCP) un numero de “La Verité” pubblicato dopo il 1° maggio del 1950, in cui una delegazione della sezione francese guidata da Lambert, va a Belgrado e ritorna esaltando la dittatura del proletariato in Jugoslavia e gli slogan della classe operaia: “comitato centrale, militanti e popolo tutti uniti”. Questo è quello che pubblicavano questi compagni. Erano totalmente adattati al regime di Tito.
Nel ’51 ci il III Congresso della IV Internazionale in cui l’adattamento allo stalinismo che era cominciato ben prima diventa organico e strutturale.
Non ho parlato del II Congresso. Tutte le sette trotskiste riconoscono il II Congresso, noi no! In quanto il II Congresso era basato su tutte queste ipotesi catastrofiste che Ted Grant andava contestando fin dal ‘46.
Nel ’51, Pablo, che in quel momento era il principale dirigente della IV Internazionale, scrive un testo che si chiama “Dove andiamo”. In questo testo si avanza una prospettiva suicida, non saprei come altro definirla, cioè ci si doveva preparare a decenni, se non secoli, di transizioni burocratiche nel passaggio storico tra il capitalismo ed il socialismo. Per cui lo stalinismo non era più, come lo aveva descritto Trotskij ne La rivoluzione tradita, un’escrescenza burocratica, ma diventava un fenomeno legittimo dal punto di vista storico. Questo naturalmente dava un carattere rivoluzionario agli stalinisti, generava grandi aspettative nello stalinismo e sul suo ruolo rivoluzionario e sul piano tattico si traduceva con la tattica entrista. Ma non la tattica entrista come l’abbiamo portata avanti noi, cioè con un lavoro di frazione, in Rifondazione Comunista o negli anni ’70 in Gran Bretagna, ma l’entrismo profondo in cui ci si nascondeva, si entrava nei partiti comunisti adattandosi alle posizioni riformiste.
Questo in Italia (ma potrei fare altri esempi internazionali) fu particolarmente grave perché alla fine i trotskisti si trovarono nel PCI a sostenere un giornale che si chiamava “La Sinistra” che non aveva una chiara linea trotskista ed era totalmente integrato alla cosiddetta “sinistra ingraiana”. Di questo, i compagni possono trovare traccia in un articolo pubblicato nell’opuscolo “’68-‘69” di Claudio Bellotti intitolato Cercando la rivoluzione.
In Italia il principale dirigente della Quarta Internazionale era Livio Maitan. Maitan che era segretario veneziano della giovanile del Partito socialista e ancor prima di entrare nella IV Internazionale fece un errore clamoroso appoggiando la scissione di Palazzo Barberini (la scissione guidata da Saragat e finanziata dalla CIA all’interno del partito socialista). Siccome parlavano contro l’URSS si pensava che andavano verso il trotskismo… la direzione era esattamente l’opposta andavano verso la gestione del potere capitalistico con la Democrazia Cristiana.
La nascita di un gruppo trotskista in Italia, fu abbastanza complicato. Per esempio, il primo ad avvicinarsi fu un gruppo in Puglia (guidato da Romeo Mangano) che in realtà veniva dal bordighismo; diversi compagni dopo la guerra pensavano che Bordiga fosse ancora il segretario del PCI (il fascismo aveva interrotto ogni tipo di comunicazione). Mandel andò in Puglia, il compagno Romeo Mangano gli offrì un bicchiere di vino e Mandel gli rispose “no, sono astemio”. La risposta di Mangano fu piuttosto spassosa: “allora non possiamo continuare a militare in questa Internazionale”. C’era poi il gruppo napoletano di Nicola Di Bartolomeo che aveva posizioni più vicine a quelle della Quarta Internazionale.
Ma le divergenze politiche con Mangano erano serie e dopo varie vicissitudini, nel 1949 si formò un nuovo gruppo di cui Maitan divenne il principale dirigente. Se leggete il libro “La strada percorsa” di Maitan potrete facilmente dedurre come si fecero tutti gli errori possibili con il lavoro entrista all’interno del PCI.
Ciò nonostante, nel ’60 il gruppo di Maitan conquistò alle sue posizioni un membro del Comitato Centrale del Partito Comunista, Paolicchi che era stato in Urss, in quanto responsabile nazionale del cooperativismo, e si era reso conto che l’URSS non era quella patria del socialismo di cui si diceva. Il problema è che i GCR (il gruppo di Maitan all’epoca) non faceva una battaglia sistematica nella base proletaria del PCI (che sicuramente non era semplice negli anni ’50 ma già negli anni ’60 diventava più facile) ma Maitan e i suoi si rapportavano fondamentalmente verso i dirigenti.
C’è una cosa che mi ha particolarmente colpito nel libro di Maitan, quando ad un certo punto si trovavano in una riunione alle Frattocchie, in un seminario di formazione del PCI, rivolta agli intellettuali.
L’episodio è significativo perchè Maitan si vanta del fatto che Amendola (leader della destra del PCI), disse che “la IV Internazionale era una tendenza legittima del movimento operaio”. Maitan lo racconta quasi vantandosene senza ricordare che lo stesso Amendola quando parlava agli operai nei circoli di partito e non agli intellettuali diceva ogni tipo di nefandezza sul ruolo controrivoluzionario dei trotskisti.
Maitan era il cognato di Enrico Berlinguer (erano sposati con le due sorelle) e ha sempre provato ad usare questo legame familiare per cercare una legittimazione dall’alto, il che da un’idea del suo approccio e della sua mentalità gregaria verso la burocrazia, che abbiamo potuto verificare anche negli anni di Rifondazione Comunista.
Fatto sta che i GCR fallirono. Negli anni più favorevoli, quelli del Sessantotto e dell’Autunno Caldo non riuscirono ad accumulare più di qualche centinaio di militanti. Le cifre esatte non le conosco. Ho sentito dire una volta da Rigacci (un loro compagno di Firenze) che arrivarono a 900 militanti nel ’68. Non sono sicuro che ci siano mai arrivati, ma ipotizziamo che sia vero, a metà degli anni 70 erano 100 o 200! Nel momento più rivoluzionario che si generò in Italia durante gli anni ’70, persero quasi tutto.
Alcuni dei giovani più promettenti che avevano (rispondevano al nome di Gorla, Vinci, ma c’era anche Brandirali che poi formò “Servire il Popolo”), che erano dirigenti della FGCI di Sesto S. Giovanni – ed erano stati conquistati al trotskismo.
Maitan, come si è spiegato al Congresso Mondiale, fu quello che portò il Libretto Rosso di Mao in Italia creando le condizioni perché si generassero tutta una serie di illusioni maoiste all’interno del movimento trotskista. Non a caso, Avanguardia Operaia, che è stato uno dei gruppi più importanti dell’estrema sinistra in Italia e che si formò nel ’69, fu proprio una scissione dei GCR.
In quel periodo era necessario fare un lavoro indipendente, soprattutto a livello giovanile ma si stavano sviluppando le condizioni per l’entrismo ma non come lo faceva Maitan (totalmente adattato alla sinistra di Ingrao).
Quello che loro avevano fatto male per 15 anni e che aveva dato scarsi risultati, a partire dal ’68 poteva dare iniziare a dare enormi risultati; mi verrebbe da dire soprattutto nel PSIUP. Perché il PSIUP non aveva quella burocrazia asfissiante che aveva il Partito Comunista Italiano. Il PSIUP era una scissione di sinistra del PSI formatasi nel ’64 all’interno della quale c’erano componenti luxemburghiane, come quella di Lelio Basso, e dove c’era un certo spazio per fare un lavoro di opposizione.
Molti dei dirigenti del movimento studentesco venivano dai giovani del PSIUP e altri dalla FGCI. I GCR non furono in grado di approfittare di questo perché abbandonarono la tattica entrista nel momento in cui questa poteva iniziare a dare dei risultati.
Per ritornare alla Francia, nel 1952, venne espulsa la maggioranza della sezione francese e nacque la tendenza lambertista.
Sulla questione delle forze produttive, un po’ la conosciamo perché c’erano i nostri ex-compagni brasiliani, ossia l’idea che non si potessero sviluppare le forze produttive è una idea che tutta la IV Internazionale, eccetto la nostra organizzazione, ha sostenuto.
Poi, ad un certo punto, Mandel si rese conto che continuare negli anni ’60 con questa idea, di fronte ad un boom economico mai visto nella storia del capitalismo, era assurdo. Mandel la abbandonò. Ma la abbandonò per prendere una posizione altrettanto sbagliata di tipo keynesiano, che trovate bene nel Trattato di economia marxista.
Lambert, invece, trovandosi nella condizione di dover combattere la linea della IV Internazionale, perché era stato espulso, ha mantenuto testardamente questa posizione fino al 2008, quando è morto. I nostri ex-compagni brasiliani ancora adesso sostengono questa idea.
Come la sostennero i lambertisti? Prima appoggiandosi sulla “teoria armamentistica” di Tony Cliff, accettata anche da Mandel, e cioè che il capitalismo continuava a crescere solo grazie agli ingenti investimenti in armi; che ci furono effettivamente negli anni ’50.
Negli anni ’50, in Europa, a parte la Germania a cui era proibito, tutti i paesi, inclusa l’Italia, spendevano intorno al 10-12% del PIL in armi. E questo venne giustificato da questi presunti teorici per dire che era grazie alle armi che c’era il boom.
Poi, quando la spesa calò drasticamente negli anni ’60, Mandel decise di abbandonare la posizione ma Lambert iniziò a cercare delle citazioni in Marx ed Engels e usandone alcune fuori contesto sviluppò la concessione metafisica che anche il lavoratore è una forza produttiva: assolutamente vero! Ma l’idea che la felicità dei lavoratori, la loro condizione psicologica, il loro benessere, il livello culturale siano elementi che determinano lo sviluppo delle forze produttive è un’idea assurda, metafisica, altro che idealista!
In Cina non crescono le forze produttive perché gli operai stanno male e sono sfruttati; era questo l’argomento di Serge Goulart, ed è un argomento che ha preso direttamente da Lambert.
Qual’è il problema di fondo?
Il problema di fondo è che la teoria marxista non ci esime dall’analizzare la situazione concreta. Non è che se la realtà non si conforma alla teoria allora cambiamo la realtà. Piuttosto il contrario: cambiamo la teoria o cerchiamo di capire quale sviluppo peculiare c’è stato. Il marxismo è una scienza. Noi dobbiamo avere un approccio scientifico, quindi analisi dei dati, studio della realtà per saperla riconoscere. Questi compagni avevano completamente rovesciato il metodo. Per cui se La rivoluzione permanente dice che un paese arretrato non può svilupparsi e non può diventare una nuova potenza imperialista, allora questo paese è un paese coloniale. E se i dati sono in conflitto con questo, nascondi i dati o parli di altro. Questo era un metodo che accomunava tutti i dirigenti della IV Internazionale.
Voglio dire due parole sull’America Latina. Perché nel documento dell’Internazionale non se ne parla molto, per ragioni di spazio, ma è importante.
Il principale dirigente in America Latina fino al ’61 era Posadas. Ottimo portiere (penso che giocasse a football a livelli importanti) ma pessimo teorico. È quello che ha teorizzato che il socialismo sarebbe arrivato dai “marziani” in quanto come società più avanzate necessariamente dovevano aver sviluppato il socialismo. Però Posadas nonostante le sue idee folli aveva costruito sezioni importanti a Cuba, in Argentina, Perù e non solo.
Posadas era un personaggio che alle riunioni internazionali in Europa sosteneva sempre la linea di Pablo. Pablo, fino ai fatti dell’Algeria, di cui ha parlato Giliani ieri e che non riprenderò, era il principale dirigente dell’Internazionale, poi venne messo da parte.
Ted Grant, che tra il ’57 e il ’65 era rientrato nella IV Internazionale, diceva sempre una cosa a Pablo: “guarda che questi compagni che vengono dall’America Latina, questo Posadas oggi vota sempre a favore a tuo favore ma domani sarà ferventemente contro di te su tutto quello che dici”.
Fu quanto avvenne. L’altro dirigente importante dell’America Latina, anche lui argentino, era Nahuel Moreno.
Che cosa è avvenuto in America Latina? Questi dirigenti si scambiavano gli uni con gli altri. Se c’era uno non poteva esserci l’altro. E attorno a queste dispute personali entravano e uscivano dalla IV Internazionale.
Moreno seguì la scissione di Cannon nel ’53. Perché Cannon fece questa scissione l’ho spiegato nelle origini del PCR, c’era una frazione minoritaria di “cochranisti” negli Usa, che erano dalla parte di Pablo; e quindi lui decise di rompere con Pablo perché non accettava ingerenze nel SWP americano – questo dimostra la concezione di Cannon: cioè l’Internazionale non poteva entrare nei fatti interni della sua sezione. Allora che partito mondiale è?
Quando ci fu la rottura, tutti quelli che entrarono in conflitto con Pablo, Lambert, Moreno e Healy in Gran Bretagnaentrarono a far parte del Comitato Internazionale di Cannon– e non fece un solo congresso in 10 anni!
Poi, quando Pablo venne emarginato dalla direzione dell’Internazionale nel ’63 tornarono alla casa madre. Moreno nel ’64, perché nel frattempo anche Posadas era uscito di scena.
C’è un articolo del compagno Giliani, di polemica con il morenismo.
Moreno era un altro che sbandava da una posizione all’altra. Su Cuba inizialmente aveva una posizione rigidissima anticastrista; poi fece la svolta a 180° gradi e trasformò Castro nel nuovo Lenin; poi, si ritrovò in vari momenti – prima negli anni ’50 e poi negli anni ’70 – a fare entrismo profondo nel peronismo; nell’’82 formerà una nuova Internazionale dopo un breve periodo in cui tentò di fare un raggruppamento con i lambertisti – che era come prendere due gatti e legarli per la coda.
Poi nel 1982 formerà la LIT rivedendo completamente la teoria della Rivoluzione Permanente – questo avverrà nell’’85-’86 nei famosi seminari. Anche Lambert, nell’84, abbandonerà la prospettiva socialista sviluppando la cosiddetta linea della democrazia.
Dei mandelisti neanche a parlarne! Ce li siamo ritrovati con i disobbedienti, con le politiche identitarie, alla coda di tutti i movimenti piccolo-borghesi a partire da Porto Alegre fino ad arrivare ad oggi.
Quello che però fu grave, molto grave, e nel quale persero la vita migliaia (c’è chi dice 6.000) giovani argentini fu la decisione di Maitan e Mandel di sostenere le politiche guerrigliere che vennero approvate al IX Congresso della IV Internazionale del ’69, dove Maitan (responsabile per l’America Latina) in particolare sviluppò l’idea della guerriglia rurale. Cioè, abbandonare il riferimento alla classe operaia. Di questo Ted Grant, che era fuori dall’Internazionale, in quanto venne espulso nel congresso del 1965, avvisava ne La rivoluzione coloniale e la rottura tra Cina e Russia) contro queste concezioni alla moda, terzomondiste che si ispiravano al foquismo.
In questo Ted Grant spiegava che i contadini possono avere un ruolo ausiliario –la guerriglia può avere un ruolo ausiliario – ma le rivoluzioni si fanno all’interno delle grandi città, nelle fabbriche, tra il proletariato, con i metodi propri del proletariato.
Il problema è che i dirigenti della IV non credevano più nel proletariato; pensavano, come i teorici della Scuola di Francoforte, che il proletariato era inerte, non era più in grado di sviluppare un potenziale rivoluzionario; queste idee Mandel le spiegava alla Sorbona qualche mese prima che scoppiasse il Maggio ’68!
In base a queste idee in Argentina, si formò il PRT, di cui parlerà Noemi nel suo intervento – un Esercito Rivoluzionario del Popolo, una guerriglia, secondo il modello di “Che” Guevara, il modello foquista. Il “Che” ha delle responsabilità dirette: finanziava gruppi foquisti in giro per l’America Latina. In Perù fecero un gran casino creando parecchi problemi a Hugo Blanco che guidava le occupazioni delle terre, nella zona di Cuzco del sud del Perù.
Si trattava di una mobilitazione classica (occupazione delle terre e scontro con i latifondisti) ma nello stesso momento il “Che”, organizzava altri settori dello stesso partito di Blanco che facevano rapine alle banche e che preparavano una guerriglia in Perù.
Questo permise allo stato peruviano di avere il pretesto per reprimere brutalmente il movimento di Hugo Blanco. In uno scontro a fuoco due poliziotti morirono e Hugo Blanco fu condannato a morte, poi la pena fu convertita a 25 anni. A dimostrazione di come l’idea di sostituire la classe operaia e il movimento di massa dei contadini, un’avanguardia di “eletti” che prendono il mitra sia una follia da respingere con forza.
In realtà questo in Argentina provocò un abbassamento del livello politico del movimento trotskista, un rafforzamento delle tendenze bonapartiste nel paese e alla fine un golpe di stato nell’’86.
L’ultimo passaggio lo voglio fare sulla restaurazione capitalistica in URSS e nel paesi dell’Est Europa perché anche su questo punto sono caduti tutti i dirigenti della IV Internazionale. Mandel e Maitan hanno visto nella Perestroika una rigenerazione dello stalinismo, per cui hanno sostenuto criticamente Gorbaciov. Gorbaciov è, di fatto, quello che ha spianato la strada alla restaurazione capitalista in URSS.
I lambertisti, in Francia, hanno confuso la controrivoluzione che era in corso nell’Est Europa con il suo culo, cioè la rivoluzione politica. Lo stesso fecero i morenisti. Sono stato recentemente in Brasile con Jordi Martorell che ha raccontato di quando è andato a fare una riunione in Siberia, a Novosibirsk, di giovani che si consideravano comunisti ed erano tutti a favore del ritorno al capitalismo.
Oggi le cose sono cambiate. Il compagno Miguel Suescun fu in Romania a costruire un gruppo e venne con un romeno in Italia. Un giorno lo accompagnai in centro e mi accorsi che guardava le vetrine con bramosia, totalmente folgorato dal capitalismo. Lambert e Moreno, sognavano la rivoluzione politica, così come Taaffe. Solo Alan Woods e Ted Grant spiegarono chiaramente che eravamo di fronte a una controrivoluzione.
I morenisti con l’abbandono della Rivoluzione Permanente parlavano della rivoluzione democratica. Ci sono 4 o 5 gruppi morenisti nel mondo, su cosa si caratterizzano, chi più chi meno? Hanno appoggiato tutte le contro-rivoluzioni negli ultimi 10 anni! Da Euromaidan alla Siria. Oggi si schierano per l’autodeterminazione dell’Ucraina senza capire che quella in corso in Ucraina è una guerra per procura, dietro cui c’è la Nato. Tutto questo deriva dalle posizioni teoriche di Moreno. All’epoca anche nella nostra Internazionale, il CWI, si formò una cricca guidata da Peter Taaffe che aveva due caratteristiche. Una era l’iperattivismo. E questo lo dico, compagni: l’iperattivismo è un nemico! Perché può dare risultati nel breve termine ma alla lunga produce disastri e fa crollare il livello politico dei quadri. Con questo non voglio dire che dobbiamo stare a leggere tutto il giorno però bisogna avere un equilibrio politico nella nostra azione.
Questa cricca, che, alla fine, si trovò a combattere contro Ted Grant ed Alan Woods, anch’essa non comprese nulla di quello che stava succedendo in URSS nell’anno ’91, dove chiaramente c’era la restaurazione e Eltsin era a capo di un processo verso il capitalismo. I taaffisti esaltavano la mobilitazione popolare, ma a parte due miniere a Vorkuta non c’era la classe operaia in queste mobilitazioni.
Alan e Ted scrissero, e poi si dibatté nel CEI (comitato esecutivo internazionale) dell’epoca, un testo che si chiamava “Il golpe in URSS” in cui spiegavano quello che effettivamente stava accadendo: è grave per un rivoluzionario confondere la rivoluzione con la controrivoluzione.
Uscimmo da questa battaglia politica con una scissione. No! In realtà venimmo espulsi e nel ’92 abbiamo la nostra internazionale a Tarragona.
Da allora abbiamo fatto molti passi, lo voglio ricordare: la prima cosa a cui pensarono Alan e Ted, in un clima molto difficile, quando ricostruimmo l’Internazionale fu di pubblicare “La rivolta della Ragione”, cioè pensarono alla teoria. Taaffe ironizzava dicendo che Alan si occupava di scienza e non più di politica. In realtà quel libro, lo pubblicammo in Italia nel ’98, ebbe un ruolo fondamentale nella ricostruzione della nostra organizzazione. Ed oggi siamo qui!
Mentre gli altri sono sostanzialmente scomparsi, oggi noi risolleviamo dal suolo quella bandiera rossa e riprendiamo a sventolarla con forza. Il trotskismo, oggi, vive in noi. Il trotskismo che è il marxismo dell’epoca moderna continua a vivere grazie alla battaglia condotta da un uomo il cui ruolo soggettivo fu fondamentale, il compagno Ted Grant.
Concludo dicendo che l’anno prossimo sarà il 20esimo anniversario della morte di Ted e credo che sarebbe giusto attivarci per pubblicare la biografia di Ted Grant scritta da Alan Woods, Il rivoluzionario permanente; libro denso di insegnamenti che tutti i compagni di questa organizzazione dovrebbero studiare.
Note
1. Il granello di sabbia nell’ingranaggio – le lotte nella logistica e il ruolo dei comunisti
2. Si riferisce all’Internazionale Comunista Rivoluzionaria2. Si riferisce all’Internazionale Comunista Rivoluzionaria.
3. Il centrismo è un termine che noi marxisti utilizziamo per indicare di una tendenza che sta a metà strada tra il riformismo ed il marxismo rivoluzionario. Si sviluppano tendenze centriste quasi sempre in contesti prerivoluzionari.
