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La bandiera pulita del comunismo – A cento anni dalla nascita dell’Opposizione di Sinistra

di Antonio Erpice

 

In Russia nel 1923 nasce l’Opposizione di Sinistra per difendere le conquiste della rivoluzione del 1917, in contrasto alle politiche di Stalin. Il principale esponente dell’Opposizione è Lev Trotskij, che è stato, insieme a Lenin, la figura preminente della Rivoluzione d’Ottobre.

Quella che si consuma negli anni ’20 non è una lotta tra due singoli individui (Stalin e Trotskij), ma uno scontro vivo che attraversa l’intera società sovietica, la cui posta in gioco è il futuro della rivoluzione, tanto in Russia quanto a livello internazionale. Dopo la vittoria dei bolscevichi scoppiano rivoluzioni in diversi paesi europei, ma in nessuno di questi i lavoratori riescono a prendere il potere. Isolata e accerchiata dal mondo capitalista, l’Unione Sovietica degenera: lo stalinismo sarà l’espressione compiuta dell’involuzione della rivoluzione, un regime dittatoriale in cui il potere della burocrazia sostituisce le forme di democrazia operaia che avevano caratterizzato i primi anni della società sovietica. Trotskij e l’Opposizione di Sinistra sono gli unici a lottare per una prospettiva rivoluzionaria a livello internazionale, scontrandosi con Stalin che, con la teoria del “socialismo in un paese solo”, rinnega il marxismo e l’internazionalismo.

Chi oggi si unisce alla battaglia per il comunismo troverà nel patrimonio di idee e di lotte dell’Opposizione di Sinistra un riferimento saldo e attualissimo, erede della tradizione rivoluzionaria del marxismo.

 

La portata storica della Rivoluzione d’Ottobre

Come scrisse il giornalista americano John Reed nel suo I dieci giorni che sconvolsero il mondo, la rivoluzione del 1917 fu uno dei grandi avvenimenti della storia dell’umanità. In un territorio vastissimo, pari a un sesto del globo, in cui vivevano 150 milioni di persone, i lavoratori si impossessarono del potere politico e gettarono le basi per la costruzione di una società libera dall’oppressione e dallo sfruttamento, in cui la proprietà privata dei mezzi di produzione venne abolita e le principali leve dell’economia nazionalizzate e gestite attraverso la pianificazione.

I principali dirigenti dell’opposizione di sinistra ( da sinistra a destra, dall’alto in basso): Ravovskij, Drobnis, Belobodorov, Sosnovskij, Serebriakov, Radek, Trotskij, Boguslavskij, Preobrazenskij)

Seppur tra difficoltà immense, la Russia post-rivoluzionaria nei suoi primi anni di esistenza fu un regime estremamente democratico. I soviet, organi creati dagli stessi lavoratori, vennero coordinati e utilizzati per la gestione della società. Ai soviet spettava la gestione tanto del potere legislativo quanto di quello esecutivo e i loro rappresentati eletti potevano essere revocati in qualsiasi momento: era questo il fondamento della democrazia operaia.

I bolscevichi basavano la loro politica sulla partecipazione attiva delle masse sia nelle fabbriche, dove lo strumento principale era il controllo operaio sulla produzione, che fuori, incentivando la partecipazione alla vita politica e sociale. Ci fu un’enorme estensione dei diritti e della libertà.

Il vecchio potere, espropriato dai bolscevichi, reagì violentemente, sabotando in tutti i modi la nuova società. Sostenuta da 21 eserciti stranieri, l’Armata Bianca cercò di stritolare la rivoluzione nella culla. La guerra civile (1918-1921) fu vinta dai bolscevichi, ma a costi altissimi: milioni di morti, il collasso dell’economia e l’allentamento del rapporto tra il partito e le masse.

 

La lotta di Lenin contro la burocrazia

Per i bolscevichi la rivoluzione russa era solo la prima tappa della rivoluzione mondiale. Senza l’estensione della rivoluzione a paesi economicamente più avanzati, a partire dalla Germania, il nuovo Stato operaio non avrebbe potuto resistere. L’isolamento della rivoluzione sul piano internazionale e l’arretratezza della Russia furono le cause principali della degenerazione burocratica.

L’alto livello di analfabetismo fece sì che il potere sovietico dovesse servirsi di centinaia di migliaia di burocrati ex zaristi come amministratori, funzionari, ufficiali militari, direttori di fabbrica. Gli specialisti collaboravano, ma in cambio di privilegi economici. Così mentre aumentavano le diseguaglianze, una mentalità estranea alla tradizione bolscevica si faceva largo. Lenin comprendeva molto bene il pericolo che questa dinamica comportava. Per combattere la burocrazia nello Stato venne istituito il Commissariato del popolo per l’ispezione operaia e contadina ma Stalin, che ne era a capo, lo utilizzò per mettere i propri uomini al posto di comando, trasformandolo nel covo della burocrazia, di cui divenne la voce più cosciente.

Nel 1922 Lenin propose a Trotskij una lotta comune contro la burocrazia e Stalin, che non riuscì a portare avanti a causa della sua malattia. Il suo testamento politico, in cui chiedeva la rimozione di Stalin dalla carica di segretario generale, venne soppresso. Poco alla volta la burocrazia sarebbe emersa come casta privilegiata che deteneva l’effettivo potere politico nella società, ma per arrivare ad imporsi dovette combattere per anni contro l’Opposizione.

 

1923: la nascita dell’Opposizione di Sinistra

Con la malattia di Lenin, Stalin assunse la direzione del partito insieme a Kamenev e Zinoviev, che si unirono a lui col chiaro intento di escludere Trotskij, il dirigente più autorevole nel partito dopo Lenin. La situazione esplose nell’estate del 1923, quando a partire dalla “crisi delle forbici” (il differenziale tra i prezzi dei prodotti agricoli e quelli industriali) scoppiarono scioperi e agitazioni operaie, che coinvolsero anche membri del partito. Al Comitato Centrale (CC) di ottobre Dzeržinskij tenne un rapporto su quanto accaduto e propose di imporre ai membri del partito di denunciare l’esistenza di gruppi organizzati in seno al partito stesso.

È Trotskij il primo a prendere l’iniziativa: l’8 ottobre invia una prima lettera al CC, in cui denuncia il deterioramento del dibattito interno: “La burocratizzazione dell’apparato del partito, grazie ai metodi di selezione dei segretari, ha raggiunto uno sviluppo senza precedenti. Nelle ore più dure della guerra civile noi, nelle organizzazioni di partito ed anche nella stampa, discutevamo dell’arruolamento degli specialisti, dell’esercito partigiano e di quello regolare, della disciplina, ecc. ecc.; adesso non c’è nemmeno la traccia di uno scambio di idee così franco sulle questioni che agitano seriamente il partito.”

Stalin, Rykov, Kamenev e Zinoviev nel 1925

Una settimana dopo, il 15 ottobre, 46 dirigenti bolscevichi presentano una dichiarazione comune nella quale si critica la situazione economica e soprattutto il regime interno del partito. È la nascita ufficiale dell’Opposizione di Sinistra. Il documento denuncia la mancanza di una vera direzione dei processi in ambito economico e finanziario e paventa il rischio di un collasso. A proposito del regime interno, dichiara che: “Il partito sta cessando in larga misura di essere quella viva collettività indipendente che con sensibilità afferra la realtà delle cose perché è a essa legata da migliaia di fili. Invece, noi constatiamo la sempre crescente, e ora appena nascosta, divisione del partito tra una gerarchia segretariale e ‘la gente tranquilla’, tra funzionari professionali di partito nominati dall’alto e la massa generale del partito che non partecipa all’attività comune.” Così i membri che hanno dubbi o divergenze hanno paura di esprimerli, la libera discussione è scomparsa, i dirigenti sono selezionati e nominati dall’alto, l’indipendenza del partito è sostituita dall’apparato burocratico.

La direzione del partito proibisce qualsiasi pubblicazione della lettera, ma concede una conferenza per discutere dei problemi sollevati. Trotskij interviene nel dibattito con diversi contributi raccolti nel volume Nuovo Corso, in cui, tra le altre cose, vi è una prima analisi del burocratismo sovietico.

 

Raggruppamenti e classi sociali

Tra le file dell’Opposizione ci saranno numerosi dirigenti di primi piano del partito: Trotskij è il più autorevole. I primi due firmatari della dichiarazione sono due ex segretari del partito, Preobraženskij e Serebriakov; tra i sottoscrittori c’è Smirnov, soprannominato da Lenin “la coscienza del partito”; oppositori sono anche Antonov-Ovseenko, responsabile militare della presa del Palazzo d’Inverno, e Sapronov, il capo dei decisti, la corrente più a sinistra nel partito. Nelle file dell’Opposizione ci sarà anche Rakovskij, unico dei bolscevichi ad essere stato membro del Bureau della Seconda Internazionale.

La battaglia dell’Opposizione suscitò grande entusiasmo: le sue tesi, ovunque ci fosse la possibilità di discuterle, venivano accolte con simpatia e favore. Nelle discussioni che prepararono la XIII conferenza, l’Opposizione ottenne successi significativi in particolare tra i giovani; ebbe una base significativa a Mosca e in altri centri importanti, nelle cellule dell’Armata Rossa, nel prestigioso Istituto dei Professori Rossi. Questo sostegno però non fu sufficiente a ribaltare la situazione: l’Opposizione venne battuta prima con la frode e poi con la repressione.

La burocrazia venne rafforzata dalla sconfitta della rivoluzione in Germania nel 1923 e dalla morte di Lenin nel gennaio del 1924, che diede a Stalin più libertà di manovra. Anni dopo ne Lo Stato operaio il Termidoro e il Bonapartismo, Trotskij scrisse: “La liquidazione dell’Opposizione di Sinistra implicò, nel senso più diretto ed immediato, il trapasso del potere dalle mani dell’avanguardia rivoluzionaria agli elementi più conservatori della burocrazia e dello strato superiore della classe operaia.”

I diversi raggruppamenti del partito riflettevano la lotta tra le classi che si consumava negli anni ’20. L’Opposizione di Sinistra rappresentava gli interessi della classe operaia, del settore più avanzato della rivoluzione, che però era minoritario e per di più logorato da anni di lotte.

Il vero germe della degenerazione della rivoluzione risiedeva nella Nuova Politica Economica (NEP). Per rispondere alla pressione dei contadini proprietari, nel 1921 i bolscevichi reintrodussero alcuni elementi di economia di mercato: un passo indietro temporaneo ma necessario. Era la dimostrazione più evidente dell’arretratezza della Russia, dell’isolamento della rivoluzione e dei limiti a cui era sottoposto uno Stato operaio in un paese composto in maggioranza da contadini, in cui il proletariato industriale era di solo 4 milioni.

1927 – Il corteo dell’Opposizione di sinistra per i 10 anni dell’Ottobre. Fu l’ultima manifestazione pubblica dell’Opposizione

Stalin e Bucharin si basarono coscientemente sul settore emerso dalla NEP: i kulaki (contadini arricchiti) e i nepmen (la piccola borghesia cittadina). L’appello di Bucharin ai contadini ad arricchirsi provocò una rottura all’interno dell’apparato, che si espresse nello scontro tra Leningrado, feudo di Zinoviev, e Mosca. Zinoviev e Kamenev ruppero con Stalin e nel 1926 passarono all’Opposizione, dando vita per breve tempo all’Opposizione Unificata, che nel 1927 si dotò di una piattaforma elaborata col coinvolgimento di centinaia di militanti e dirigenti.

Nel programma dell’Opposizione c’era la difesa dell’industrializzazione e della pianificazione economica, il miglioramento delle condizioni materiali per i lavoratori, il protagonismo operaio nei sindacati, il controllo operaio sulla produzione, la difesa degli interessi dei contadini poveri, la lotta per l’egualitarismo e contro le disuguaglianze, la trasformazione dei soviet in istituzioni reali del potere proletario, la democrazia interna nel partito.

La lotta dell’Opposizione fu però nuovamente compromessa, questa volta dalla demoralizzazione provocata dalla sconfitta della rivoluzione in Cina nel 1925-27, che sommandosi al declino del movimento e alla stanchezza del proletariato in Russia, andava a rafforzare la burocrazia. In questo clima Stalin passò all’attacco: al XV congresso del 1927 non assegnò alcun delegato all’Opposizione, i cui dirigenti vennero espulsi dal partito. Tra questi c’erano anche Zinoviev e Kamenev, che subito capitolarono a Stalin, e ovviamente Trotskij, che invece proseguì con coerenza la sua battaglia.

 

Dalle deportazioni al terrore

Nel gennaio del 1928 Trotskij fu deportato ad Alma-Ata, in Kazakistan. La stessa sorte toccherà a molti altri membri e dirigenti dell’Opposizione, che pur privata dei suoi capi rinasce più e più volte e rivive nelle lotte operaie e tra le giovani generazioni. Un anno dopo Trotskij verrà espulso dall’URSS e Stalin si darà pace solo quando lo farà assassinare nel 1940. Attorno a lui, l’Opposizione di Sinistra si costituì come un raggruppamento internazionale e condusse per anni una battaglia su posizioni rivoluzionarie nei partiti comunisti dei diversi paesi (da cui veniva sistematicamente espulsa) e nell’Internazionale comunista.

Tra il ’36 e il ’38 Stalin organizzò i processi di Mosca, una farsa finita in tragedia, in cui l’intera vecchia guardia della rivoluzione venne sterminata: un fiume di sangue separa nettamente il bolscevismo dallo stalinismo.

I membri dell’Opposizione sopravvissuti ai processi vengono ammassati a migliaia nei campi e assassinati. Questi eroici combattenti non si fermeranno: organizzeranno proteste e scioperi della fame a Vorkuta, alla Kolyma, per chiedere migliori condizioni e lo status di prigionieri politici. Andavano ad affrontare il plotone d’esecuzione nel gelo cantando l’Internazionale. Uomini e donne, comunisti di generazioni diverse che attraversarono l’inferno affinché arrivasse a noi, integra, la bandiera con cui era stato dato l’assalto al cielo.

6 ottobre 2023