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16 Maggio 2024
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Hind’s Hall: un inno per la Palestina irrompe nel vuoto artistico

di Joe Attard (Revolutionary Communist Party, Gran Bretagna)

Nel mezzo del più grande movimento di protesta studentesca dai tempi della guerra del Vietnam, la nuova canzone di Macklemore “Hind’s Hall” rompe il silenzio dell’industria musicale sulla Palestina, ponendo la domanda: “Perché nessuno parla del genocidio a Gaza?”

Kendrick Lamar e Drake, due pesi massimi della musica, nel dissing (scambio di offese, Ndt) della scorsa settimana si sono scambiati insulti sulle loro vite personali e sulle loro carriere. Ma mentre la stampa rimbalzava i loro versi al vetriolo, una potente canzone di protesta ha fatto irruzione sulla scena, ponendo apertamente la domanda: “perché nessuno parla del genocidio a Gaza?”

“Hind’s Hall” – in riferimento all’edificio della Columbia University ribattezzato dagli studenti accampati, in onore di Hind Rajab, palestinese di 6 anni uccisa dalle Forze di Difesa Israeliane – è un inno alle proteste pro-Palestina che hanno invaso i campus statunitensi.

In meno di tre minuti, il rapper Macklemore elogia i manifestanti, smonta la complicità imperialista nei crimini di Israele e mette in imbarazzo l’intera industria musicale impegnata in una cospirazione del silenzio sul genocidio a Gaza.

Complicità Imperialista

Nonostante abbia fatto musica politicamente impegnata in passato, Macklemore viene generalmente liquidato come un rapper mediocre, le cui canzoni sfiorano il sentimentale e il ridicolo. Eppure, con “Hind’s Hall”, Macklemore parte subito forte, delineando il suo messaggio principale già nei primi versi:

 

What is threatenin’ about divesting and wantin’ peace?
Cosa c’è di minaccioso nel disinvestire e nel volere la pace?

The problem isn’t the protests, it’s what they’re protesting
Il problema non sono le proteste, è ciò contro cui protestano

It goes against what our country is funding.
Va contro ciò che il nostro Paese sta finanziando”.

 

Macklemore tesse i mille fili che legano gli interessi delle grandi imprese all’establishment politico e nomina le influenti lobby sioniste (“Politicians who serve by any means, AIPAC, CUFI, and all the companies”, “Politici che sono al servizio con ogni mezzo, di AIPAC, CUFI e tutte le grandi aziende”; AIPAC è la lobby a sostegno di Israele; CUFI, Christian United for Israel, la più grande organizzazione pro-israeliana negli Usa, Ndt).

Poi prende di mira la polizia, che ha sgomberato violentemente gli accampamenti pacifici in tutti gli Stati Uniti (“Actors in badges protecting property”, “Attori con distintivi che proteggono la proprietà”), evidenziando il vero carattere della legalità borghese:

 

[If] occupyin’ the quad is really against the law
Se occupare uno spazio è davvero contro la legge

And a reason to call in the police and their squad
E una ragione per chiamare la polizia e la celere

Where does genocide land in your definition?
Dove si colloca il genocidio nella tua definizione?”

 

Il video musicale mette a nudo come l’imperialismo utilizzi cinicamente due pesi e due misure: da un lato c’è un video dove si può vedere l’entusiasta accoglienza del primo ministro ucraino Zelensky al Congresso, contrapposto alle immagini della distruzione di Gaza, mentre Macklemore rappa:

 

All the men that you murdered, and then we see how you spin it
“Tutti gli uomini che avete ucciso, e poi vediamo come la rigirate.

Who gets the right to defend and who gets the right of resistance.
Chi ha il diritto di difendersi e chi ha il diritto di resistere”.

 

La terza strofa affronta le accuse diffamatorie lanciate contro gli studenti che stanno manifestando (“We see the lies in ’em, Claimin’ it’s antisemitic to be anti-Zionist”, “Abbiamo visto le bugie contro di loro, che dicono che è antisemita essere antisionista”), nonostante la presenza di ebrei antisionisti negli accampamenti (“I’ve seen Jewish brothers and sisters out there and ridin’ in solidarity and screamin’ ‘Free Palestine’ with them“, “Ho visto fratelli e sorelle ebrei là fuori e marciare in solidarietà e gridare ‘Palestina libera’ con loro” ).

Dove sono simili risposte, che non si preoccupano di giustificarsi, da parte di riformisti di sinistra come Jeremy Corbyn, calunniato come antisemita dall’establishment capitalista?

Allo stesso modo, mentre personaggi del calibro di Alexandria Ocasio-Cortez e Bernie Sanders chiedono sommessamete un voto a Biden per “fermare Trump”, Macklemore rifiuta la logica del meno peggio con disprezzo:

 

The blood is on your hands, Biden, we can see it all
Il sangue è sulle tue mani, Biden, tutti lo possiamo vedere

And fuck no, I’m not votin’ for you in the fall.
E cazzo no, non voterò per te in autunno.

 

Dire la verità

Macklemore riserva il suo veleno per l’industria musicale capitalista alla fine del brano, denunciando il fatto che l’attenzione sia schiacciata sul dissing tra Drake e Kendrick (entrambi visti come artisti più “credibili”), mentre è in atto un genocidio, con la piena connivenza degli imperialisti americani:

 

“What happened to the artist? What d’you got to say?
Cosa è accaduto all’artista? Cosa avresti da dire?
(…)
I want a ceasefire, fuck a response from Drake.
Voglio un cessate il fuoco, al diavolo la risposta di Drake.”

 

Trotskij una volta scrisse che l’arte deve dire la verità e riflettere ciò che è più vitale nel mondo.

Mentre i multimilionari si scambiano insulti su Ozempic e sul numero delle loro scarpe, e le élite intellettuali viziate si travestono da cattivi di Hunger Games al Met Gala, dov’è la rabbia? Dove sono gli artisti che dicono la verità sui crimini di Israele, e su come lo Stato borghese sta mettendo a tacere coloro che si oppongono?

È un atto d’accusa contro l’insulsa degenerazione della cultura borghese il fatto che, con poche eccezioni (viene in mente il discorso di accettazione dell’Oscar di Jonathan Glazer), c’è stata una totale assenza di commenti sulla questione più scottante di oggi.

Questo brano breve e relativamente semplice non è un corso di perfezionamento tecnico sull’hip-hop. E potremmo essere pignoli su come Macklemore inquadra l’oppressione dei palestinesi, che in definitiva attribuisce alla “supremazia bianca”, piuttosto che al capitalismo. Tuttavia elogiamo l’integrità di qualsiasi artista che utilizza la propria piattaforma per fare da colonna sonora alla più grande protesta studentesca dai tempi della guerra del Vietnam.

Qual è lo scopo dell’arte, se non quello di esprimere un’ardente indignazione per l’ingiustizia?

 

What if you were in Gaza? What if those were your kids?
E se tu fossi a Gaza? E se quelli fossero i tuoi figli?

If the West was pretendin’ that you didn’t exist
Se l’Occidente fingesse che tu non esistessi

You’d want the world to stand up, and the students finally did.”
Vorresti che il mondo reagisse, e gli studenti lo hanno fatto.

 

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