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Dall’infatuazione “fochista” alla tragedia argentina

[Intervento di Noemi Giardiello al seminario nazionale di formazione “Le cause oggettive e soggettive della degenerazione della Quarta Internazionale” (Milano, 14 dicembre 2025).]

 

In Argentina vedremo il ruolo nefasto della Quarta internazionale che da un lato abbandonerà il movimento operaio orientandosi alla classe contadina adottando il metodo della guerriglia, dall’altro dimostrerà tutta la propria confusione teorica e politica.

La mancanza di una organizzazione bolscevica porterà alla sconfitta le grandi lotte operaie della fine anni ’60, inizio anni ’70 e all’instaurazione di una delle dittature più sanguinose della storia.

Proprio nel paese dove c’era ili movimento operaio più forte dell’America Latina.

La borghesia argentina, per riconquistare il controllo della situazione, scatenerà una repressione senza precedenti contro: la classe operaia, il movimento studentesco e le organizzazioni guerrigliere.

Dal 1966 al 1973 la classe operaia aveva fatto crollare, con ondate di scioperi e occupazioni, tutti i regimi dittatoriali che avevano provato ad imporsi: furono almeno sei i tentativi di insurrezione rivoluzionaria che scossero il Paese in quegli anni (a partire dal Cordobazo).

Nessun governo riusciva a stabilizzarsi, nessuna dittatura riusciva a imporsi.

Furono gli errori e i tradimenti dei leader del movimento operaio a permettere alla borghesia di mantenersi al potere e che spianeranno la strada alla dittatura di Videla del 76, che fu la più lunga della storia argentina.

Tra gli altri svolse un ruolo molto negativo il PRT (Partito Rivoluzionario dei Lavoratori), sezione argentina della Quarta Internazionale.

Persero la vita migliaia di rivoluzionari, migliaia di giovani e lavoratori sequestrati, torturati e assassinati. La Quarta Internazionale fu responsabile in quanto difese delle idee totalmente estranee al marxismo. Per capirlo dobbiamo tornare al 1959.

La rivoluzione cubana diffuse l’illusione che bastasse un gruppo armato, ben addestrato e coraggioso, per farla finita con la borghesia, il latifondo e l’imperialismo.

Questa idea trovò terreno fertile in un momento in cui il movimento comunista internazionale era lacerato.

Da un lato, l’URSS di Krusciov teorizzava la “coesistenza pacifica” con l’imperialismo, arrivando al punto di affermare che una rivoluzione per abbattere il capitalismo non fosse più necessaria e che il capitalismo sarebbe crollato da solo a causa delle sue stesse contraddizioni.

Dall’altro, la Cina maoista proclamava lo scontro frontale con l’imperialismo, esortando alla guerriglia nelle campagne e teorizzando che nei paesi arretrati fossero i contadini – e non gli operai – la classe rivoluzionaria centrale.

Nel mezzo, la guerra del Vietnam rafforzava l’idea dei cinesi e cioè che un esercito popolare potesse battere una grande potenza.

Che Guevara teorizza la lotta armata come forma suprema della lotta di classe.

Per un partito rivoluzionario è vitale avere la capacità di mantenere la bussola davanti alle pressioni e agli sconvolgimenti dell’epoca, ma la Quarta Internazionale si era totalmente adattata a queste pressioni, di conseguenza ebbero un forte impatto sul PRT argentino, che era sempre più attraversato da profonde influenze castriste e guevariste.

Al Nono Congresso del 1969, la Quarta abbandonò nei fatti, la teoria della rivoluzione permanente e di conseguenza il ruolo dirigente della classe operaia nel processo rivoluzionario. Si parlava di ‘’via latinoamericana alla rivoluzione’’.

Mandel, due mesi prima del maggio ’68 era andato alla Sorbona dicendo che non si poteva avere alcuna speranza nella classe operaia occidentale. Che si era imborghesita, che gli operai non pensavano più alla lotta di classe ma a comprarsi il frigorifero nuovo.

Quanta ottusa arroganza e basso livello politico hanno dimostrato questi sedicenti dirigenti comunisti!

Trotskij stesso spiegò molto bene come anche nei paesi coloniali, dove la classe contadina è più numerosa e la classe operaia è più debole, essa rimane la classe rivoluzionaria per eccellenza, per il ruolo che svolge nella produzione, per la sua capacità di bloccare attraverso gli scioperi l’essenza vitale del sistema capitalista, l’estrazione di plusvalore da cui viene generato il profitto.

Questa fu l’esperienza stessa della rivoluzione d’Ottobre.

Un gruppo armato può colpire un obiettivo, singoli rappresentanti dello Stato, rapinare banche. Ma tutto questo non intacca il funzionamento dell’economia capitalista. La borghesia può assorbire perdite di questo tipo: dispone in gran quantità di personale politico, eserciti, apparati repressivi, di alleanze internazionali.

Sul terreno puramente militare, lo Stato detiene un vantaggio decisivo. Uno sciopero generale e una mobilitazione prolungata della classe operaia, invece, paralizza la macchina capitalista. Questo è ciò che teme realmente la borghesia: perdere il controllo sui mezzi di produzione. Uno sciopero generale di massa, sposta il conflitto sul terreno politico e sociale, dove lo Stato è in netto svantaggio. Ma la Quarta internazionale, che da tempo aveva perso la bussola, era in balia delle mode facendo continui zig zag.

Ted Grant criticò duramente duramente la deriva guerrigliera, nel 1964 scriverà:

‘’Quei compagni che hanno scoperto di recente i contadini, i semiproletari e persino il proletariato dei villaggi come principale forza motrice di queste rivoluzioni coloniali non hanno capito il vero significato del ruolo che queste classi hanno svolto.

Dove il proletariato è diretto da un partito rivoluzionario cosciente, la piccola borghesia delle città e delle campagne, seguendo questa direzione decisa, può appoggiare la vittoria della classe operaia e l’instaurazione della dittatura rivoluzionaria del proletariato.

Pertanto queste classi possono giocare il ruolo chiave di truppe di riserva della rivoluzione, dell’ariete, ma la punta di lancia può essere solo la coscienza rivoluzionaria della classe operaia industriale.” (La rivoluzione coloniale e la rottura tra Cina e Urss)

Il nostro movimento nel 1965 venne espulso dalla Quarta Internazionale, proprio su questo testo.

Né il maoismo né il foquismo potevano essere una risposta alle posizioni dell’URSS e dello stalinismo. Di conseguenza bisognava sottoporre a critica le posizioni Castro e Che Guevara, e spiegare quali conseguenze disastrose portava il metodo della guerriglia, che anche se fosse risultato vittorioso (come a Cuba) non avrebbe condotto al socialismo ma alla nascita di Stati operai deformati a modello dell’URSS stalinizzata.

Perché In mancanza dei consigli operai su cui poggiare il nuovo Stato, sarà inevitabilmente la gerarchia dell’esercito guerrigliero che occuperà il vuoto di potere che verrà a crearsi sostituendo le vecchie istituzioni dello Stato borghese, e questo introduce un elemento di burocratizzazione fin dal sorgere della nuova società.

Nella misura in cui i lavoratori, per il ruolo subordinato che hanno avuto nella rivoluzione, non avranno formato organi consiliari (soviet in Russia, consigli di fabbrica in Italia), la degenerazione sarà inevitabile.
Questa chiarezza teorica di Ted fu quella che permise di orientare correttamente il nostro movimento.

A partire dal 1970 il PRT costituì l’ERP, l’Esercito Rivoluzionario del Popolo, spostando l’intera strategia rivoluzionaria sul terreno militare a favore della teoria guerrigliera, nonostante la propria autoproclamata adesione al marxismo e al leninismo.

Santucho, il dirigente del PRT-ERP, finì con l’identificarsi con lo stalinismo proponendo l’unificazione della Quarta Internazionale con il partito comunista cinese, vietnamita, cubano e albanese.

In quel momento i cubani e Che Guevara in particolare proporranno l’idea di estendere le guerriglie in tutto il mondo, una sorta di internazionalismo guerrigliero, con la formazione dell’OLAS (Organizacion Latinoamericana de Solidaridad) a cui la Quarta Internazionale diede un grande credito.

Ma Castro non aveva alcun interesse a incorporare i trotskisti e nel 1966 nel suo discorso alla Tricontinentale, una riunione dei rappresentanti dei movimenti rivoluzionari e di liberazione nazionale di 90 paesi di Africa, Asia e America Latina, fece un attacco frontale alla Quarta Internazionale, dopo aver perseguitato gli attivisti trotskisti a Cuba. Affermò che la Quarta Internazionale era “un volgare strumento dell’imperialismo e della reazione”.

Mandel fu a Cuba sei settimane nel momento in cui il regime cubano stava arrestando centinaia di militanti trotskisti, senza avanzare alcun tipo di protesta.

Maitan, Mandel e gli altri dirigenti della Quarta erano impressionisti, inseguivano l’ultima moda e a ogni cambio della situazione modificavano la propria linea di principio. Mandel in particolare era un maestro a dare una giustificazione “marxista ortodossa” a qualunque tipo di deviazione politica.

Furono loro a spingere un’intera generazione di giovani compagni verso la guerriglia, verso l’isolamento politico, verso la morte.

E non si presero mai la responsabilità di tutto questo, basta leggere il libro di Maitan sulla Storia della Quarta Internazionale per vedere il loro cinismo e la loro ipocrisia. Ignoravano ciò che stava avvenendo realmente nel paese.
A metà degli anni ’60, l’Argentina era attraversata da tensioni enormi.

La chiusura delle fabbriche di zucchero nel nord generò un’ondata di lotte operaie radicali, che sfidarono non solo la dittatura ma anche la dirigenza peronista della CGT, il principale sindacato del paese.Nacquero nuovi sindacati combattivi, che rivendicavano democrazia interna, controllo operaio e una prospettiva rivoluzionaria.

Nel 1968 nacque la CGT de los Argentinos. Nel 1969 esplode il Cordobazo, questo fu un punto di svolta storico.

L’intera città di Córdoba – operai e studenti insieme – insorse contro la dittatura.

Ma i sindacati più combattivi naquero nei grandi battaglioni industriali, come il sindacato Sitrac-Sitram che guidò le lotte alla FIAT, che furono un baluardo straordinario di lotta di classe.

Queste lotte prenderanno il nome di secondo Cordobazo (o viborazo) e fecero cadere la dittatura.

Gli operai del Sitrac Sitram avrebbero potuto prendere la strada della rivoluzione proletaria se fossero stati guidati da un partito bolscevico.

Cosa fece il PRT di Santucho di fronte a tutto questo?

Invece di vedere ciò che stava davanti ai loro occhi, invece di comprendere che il potere era nelle fabbriche, nei sindacati combattivi, nei delegati, nei lavoratori di Córdoba e Rosario, dissero che il Cordobazo confermava la necessità della guerriglia!

Il fatto che la lotta avveniva principalmente nelle grandi città non li fece riflettere ma li spinse su un’idea ancora più suicida della guerriglia rurale: li spinse sulla linea del terrorismo individuale e della cosiddetta guerriglia urbana.

Non compresero che il Cordobazo poneva la questione di radicare un partito operaio rivoluzionario nelle fabbriche e nelle realtà produttive e di dirigere le masse verso la conquista del potere, ma spinserò i loro militanti verso l’azione clandestina di tipo brigatista, separandoli dal movimento operaio organizzato.

L’Esercito Rivoluzionario Proletario spostò tutto il baricentro della lotta sul piano militare. Mentre gli operai occupavano le fabbriche, l’ERP faceva rapine alle banche. Mentre centinaia di migliaia di lavoratori scioperavano, l’ERP progettava sequestri di persona ed esecuzioni.

Il proletariato argentino stava mostrando una forza immensa, ma il PRT non era lì a orientarlo: era convinto che la storia la facessero piccoli gruppi armati. Questo lo screditò totalmente agli occhi delle masse, che in mancanza di un’alternativa finirono per rivolgersi a Peron. Peron era un bonapartista, in passato aveva fatto concessioni importanti alla classe operaia e fu riportato dalla borghesia per sedare la situazione. Peron, tornato in Argentina dopo 18 anni di esilio, formò la Triple A, un’organizzazione paramilitare di orientamento fascista che assassinò sindacalisti, operai, e studenti.

Nel 1975 il governo peronista firmò i “decreti di annientamento”, autorizzando l’esercito a eliminare chiunque fosse considerato sovversivo.

La guerriglia è stata utilizzata dallo Stato per reprimere il movimento operaio.

E mentre si celebravano le virtù del foquismo e del guevarismo, l’esercito argentino occupava le fabbriche, arrestava i delegati, torturava gli operai, preparava la dittatura più sanguinosa della storia argentina.

Il golpe di Videla non era uno sbocco inevitabile. Fu il prodotto diretto dell’assenza di una direzione marxista. Fu il risultato dell’abbandono della classe operaia da parte del PRT e della Quarta Internazionale.

Questa è la lezione dell’Argentina. Una lezione che mette in evidenza l’importanza del contributo di Ted Grant, il cui rigore teorico e politico salvò la tradizione del marxismo rivoluzionario quando tutti gli altri l’abbandonarono.

Quelle stesse contraddizioni esplose negli anni ’70stanno tornando oggi su scala maggiore. Dobbiamo costruire un’organizzazione radicata nella classe operaia, fondata sulla teoria marxista, che possa dirigere la rivoluzione verso la vittoria. Verso il comunismo.

 

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