Dall’infatuazione “fochista” alla tragedia argentina
5 Febbraio 2026
Bologna – Gli studenti dicono NO alle provocazioni fasciste
5 Febbraio 2026
Dall’infatuazione “fochista” alla tragedia argentina
5 Febbraio 2026
Bologna – Gli studenti dicono NO alle provocazioni fasciste
5 Febbraio 2026
Mostra tutto

Bolivia 1952, l’occasione perduta

[Intervento di Marzia Ippolito al seminario nazionale di formazione “Le cause oggettive e soggettive della degenerazione della Quarta Internazionale” (Milano, 14 dicembre 2025).]

La rivoluzione in Bolivia del 1952 è stata la prima rivoluzione proletaria in America Latina. Il proletariato boliviano che era stato schiavo per centinaia di anni, di uno dei paesi più poveri al mondo, diventa l’avanguardia della classe operaia dell’America del sud e prende il potere. Infatti la storia della rivoluzione boliviana è la storia di una rivoluzione in cui il popolo in armi, guidato dai minatori, disarma l’esercito regolare, fa cadere la giunta militare e si organizza in strumenti di contropotere che prendono il nome di COB (Centrale Obrera Boliviana).

L’importanza di questa rivoluzione non si trova solo sul piano storico, cioè in termini di quello che questa rivoluzione lascia al movimento operaio internazionale, ma anche sul piano teorico. La rivoluzione boliviana è la prova la validità della teoria della rivoluzione permanente di Trotsky. Secondo cui nei paesi capitalisti arretrati e, in particolare, nei paesi coloniali e semi-coloniali, la soluzione completa dei compiti democratici può essere assolta solo dalla classe operaia. In Bolivia la rivoluzione del 1952 svolge esattamente questo compito in un processo che ha un carattere interamente proletario. Infatti, nonostante il 71% della popolazione viveva in villaggi rurali, viene riconosciuto ai minatori, il proletariato industriale boliviano, e non ai contadini, il ruolo di avanguardia.

L’eccezionalità della rivoluzione in Bolivia è però anche un’altra: è la prima volta al mondo in cui un partito trotskista, il Partito Operaio Rivoluzionario, gioca un ruolo centrale in una rivoluzione operaia. Il problema è che la Quarta Internazionale spreca questa occasione commettendo importanti errori. Subito dopo la rivoluzione adotta una politica di supporto ad un partito nazionalista piccolo borghese, il Movimento Nazionalista Rivoluzionario (MNR).

Il proletariato boliviano è estremamente povero, senza tutele, conduce una vita di privazioni, e di morte precoce per le condizioni di lavoro estreme. Gli indigeni sono obbligati a giornate di lavoro in miniera di 36 ore con attrezzi rudimentali e portando decine di chili del materiale che estraevano sulla schiena dovendo sopportare temperature oltre i 50 gradi. Già Marx, nel Capitale, parlava dei minatori boliviani dicendo che la loro fatica quotidiana era la più pesante al mondo. Possiamo dire che la ricchezza degli imperi che hanno dominato in Bolivia si è costruita sul sangue di questi minatori. Anche dopo la conquista dell’indipendenza, la Bolivia è rimasta in uno stato di profonda arretratezza, con una classe dominante formata prevalentemente da grandi proprietari terrieri e signori feudali.

Bisogna aspettare gli anni 30 con il rilancio della produzione mineraria per vedere la comparsa sulla scena nazionale i primi milionari: i padroni delle miniere. La Bolivia diventa il secondo paese al mondo in termini di estrazione dello stagno. Si dice che in soli cinquant’anni gli inglesi e gli americani abbiano esportato dalla Bolivia così tanto stagno da costruire un ponte che poteva fare 4 giri e mezzo intorno al mondo lungo l’equatore. Le miniere di stagno sono nelle mani di tre padroni: Patiño, Aramayo e Hochschild, che schiacciano lo sviluppo della borghesia nazionale e legano a doppio filo il destino del paese al capitale straniero e all’imperialismo. Le sole rendite di Patiño erano superiori a quelle di tutto lo stato boliviano, all’epoca unico caso a livello mondiale.

Tra la prima e la seconda guerra mondiale la costruzione delle ferrovie, infrastrutture e strade è funzionale agli interessi economici delle potenze imperialiste. Un controllo non solo economico ma politico. Il capitale straniero finanzia le elezioni e i suoi agenti nel paese sono i signori delle miniere. La Gran Minerìa crea intorno a sé una rete di ministri, deputati e organi di stampa che servono i loro interessi.
Attraverso il capitale straniero si formano veri e propri impianti industriali capitalistici. Essenzialmente si crea una convivenza di una generale arretratezza con la presenza di produzioni moderne, un classico esempio di sviluppo diseguale e combinato da cui nasce una giovane massa di lavoratori salariati. Un proletariato vergine, privo di tradizioni politiche che iniziava ad organizzarsi sul piano sindacale.

La tardività con cui si forma il proletariato e l’assenza totale di tradizioni politiche fa in modo che, differentemente da tutte le rivoluzioni che scoppiano nello stesso periodo e che sono profondamente influenzate dallo stalinismo nel pieno della sua degenerazione, in Bolivia questa influenza è del tutto assente.

A formare la coscienza del giovane proletariato boliviano non è solo l’ipersfruttamento ma anche la politica interna: in particolare la guerra con il Paraguay nel Chaco (1932-1935) che fu intrapresa per interessi di alcune imprese imperialistiche da un governo in bancarotta.

Immaginiamoci uomini che non hanno neanche il diritto di votare (chi non sapeva leggere e scrivere non poteva votare, così come non poteva farlo chi non parlava spagnolo, come gli indigeni, che erano circa l’80% del totale della popolazione) che vengono obbligati ad andare in guerra da governi in cui non si riconoscono.

In questo clima si forgiano i primi gruppi socialisti e anti-imperialisti come “Il Grupo Revolucionario Tupac Amaru” che lotta per la liberazione del popolo boliviano e per gli indios. Ma anche i primi partiti politici. Nel 1934 nasce il POR, il Partito Operaio Rivoluzionario. Viene fondato su spinta di alcuni giovani in esilio in Cile e Argentina. I principali esponenti del POR sono Marof (che prenderà una traiettoria che lo porterà molto lontano dal marxismo) e Gainsborg, che sfortunatamente morirà accidentalmente, ubriaco cadendo da una ruota panoramica. Ma Gainsborg legge i testi di Trotskij ed è soprattutto su sua spinta che il POR aderisce alla Quarta Internazionale nel 1938, nell’anno della sua fondazione. Una delle caratteristiche del POR è che non si forgia nella lotta dell’Opposizione di Sinistra contro lo stalinismo ma aderisce direttamente alle idee del trotskismo. Il POR resta un piccolo gruppo per molti anni, con una struttura debole e animato prevalentemente di giovani studenti universitari molto inclini al sacrificio che andranno a lavorare nelle miniere per costruire il partito. Nel 1940 si forma anche il Partido de la Izquierda Revolucionaria (PIR). È un partito stalinista che per tutta la sua vita svolge un ruolo marginale perchè propone in ritardo la resurrezione della politica dei fronti popolari. Durante la seconda guerra mondiale si orienta ad una aperta collaborazione con la Rosca (i padroni delle miniere) e l’imperialismo. Scompare negli anni 50 e da una sua costola nasce il Partito Comunista Boliviano. Per ultimo nel 1942 si forma anche il MNR (Movimento Nazionalista Revolucionario) come gruppo di opposizione parlamentare. Esso è espressione della piccola borghesia intellettuale che voleva ottenere la propria liberazione dall’oligarchia latifondista e dall’imperialismo. Il MNR partendo da concetti come diritto alla terra e dall’idealizzazione del popolo diventa il fondatore del concetto della Rivoluzione Nazionale che è una versione del nazionalismo che appare come la risposta borghese alla secolare arretratezza della Bolivia.
L’MNR fa la sua prima esperienza di governo nel 1943 con Villarroel, che adotta in una certa misura politiche progressiste. Per esempio, su iniziativa di questo governo, viene fondata la Federazione Sindacale dei Lavoratori Minerari. Ma fondamentalmente è un governo demagogico che non scalfisce il potere dell’imperialismo e della Rosca. Pensiamo ad esempio che durante il governo Villaroel la Bolivia entra nel Fondo Monetario Internazionale come paese fondatore. Villaroel fu deposto (e impiccato) da un movimento di massa iniziato il 21 luglio del 1946. Il merito principale di questo movimento è quello di porre il dibattito operaio ad un livello mai raggiunto nel paese.

Tre mesi dopo l’inizio del movimento del 46, si tiene il congresso straordinario della Federazione Sindacale dei Minatori che vota le tesi di Pulacayo. Le tesi di Pulacayo, che nascono su proposta del POR, hanno un carattere straordinario. Sono l’applicazione del programma di transizione di Trotskij alla situazione in Bolivia.

Il programma, tra le altre cose, comprende:

1- Salario minimo e scala mobile dei salari
2- Settimana lavorativa di 40 ore
3- Occupazione delle miniere
4- Controllo operaio nelle miniere
5- Armamento dei lavoratori

Il contributo maggiore delle tesi di Pulacayo risiede nella caratterizzazione della Bolivia. Differentemente dagli stalinisti che sostengono l’idea che la Bolivia sia un paese feudale e, per questo, occorre fare prima la rivoluzione borghese, come passaggio preliminare per quella socialista (rivoluzione a tappe), nelle tesi di Pulacayo la Bolivia viene descritta come un paese in cui i tratti qualitativamente dominanti del proprio modo di produzione sono capitalistici. È una grande originalità nel contesto latinoamericano. Sono tesi molto avanzate che pongono all’ordine del giorno la necessità della rivoluzione proletaria.

Le tesi però hanno anche alcuni limiti: il primo è che si occupano solo superficialmente delle questioni democratiche; il secondo è che le sue formulazioni sono troppo generali e accettabili anche da un partito come il MNR che le voterà conquistandosi una legittimità politica tra i minatori.

Le tesi di Pulacayo danno un grande riconoscimento al POR che tra il 1946 e il 1952 prova ad abbandonare la struttura da circolo di propaganda per diventare un partito vero e proprio. Ma questo tentativo avviene in anni complicati, di reazione.

Anche il MNR si trasforma in questi anni, sviluppa una retorica socialisteggiante, amplia la sua base operaia e il suo seguito nelle campagne generando l’illusione di essere un partito contro la Rosca. Tale era il consenso del MNR che nel 1951 vince le elezioni.

Il risultato delle elezioni viene però contestato dalla giunta militare in carica, che le dichiara nulle. Di fronte all’annullamento delle elezioni il MNR prova a prendere il potere attraverso un colpo di stato (non facendo appello alle masse), che però fallisce. Quando ormai tutto sembra perduto arrivano i minatori. Nei quartieri operai vengono alzate le barricate, si organizzano le milizie e gli operai si armano. Utilizzano la dinamite, che per decenni era stata usata nelle miniere, per cacciare la giunta militare.

La rivoluzione inizia il 9 aprile e dura fino all’11 quando ormai l’esercito fedele alla giunta militare è del tutto smantellato. Secondo le stime dell’intelligence nazionale degli Stati Uniti dopo la rivoluzione la polizia nazionale resta con 4mila uomini, male armati, mentre le milizie contano su circa 30mila operai.

La rivoluzione del 52 ha molte similitudini con la rivoluzione russa del febbraio del 1917. La somiglianza più notevole sta nel fatto che è una rivoluzione fatta dai lavoratori ma in cui è il partito di un’altra classe a prendere il potere. La vittoria della rivoluzione del 1952 pone infatti il MNR al governo. Ma il potere che i minatori affidarono al MNR non era in bianco. Il 17 aprile, su iniziativa del POR, nasce la COB (Centrale Obrera Boliviana) che nei fatti è uno strumento di contropotere con caratteristiche simili ai soviet russi.

La COB determina la nascita di un potere alternativo, esprime il dualismo di potere, che è uno dei fattori decisivi nei processi rivoluzionari. Per tutta una fase la COB riesce a vincolare il governo alle sue decisioni: si oppone alla riapertura del collegio militare da dove uscivano i quadri dell’esercito e riesce a far approvare alcune misure democratiche tra cui l’istituzione del voto universale e la piena cittadinanza per gli analfabeti.

La COB è formata da un’assemblea nazionale di delegati e da un comitato esecutivo che garantiva ai minatori la maggioranza numerica. Ma poi ci sono gli operai di fabbrica, i dipendenti dello Stato (gli insegnanti e i lavoratori della sanità), i rappresentanti degli studenti. Contadini e artigiani. In altre parole la COB è un’assemblea popolare. C’è la classe operaia e i suoi alleati naturali.

Il punto però è che il dualismo di potere non può durare a lungo. Ad un certo punto uno dei due poteri deve prevalere. Se alla fine è la COB a sottomettersi è per l’assenza di una direzione politica all’altezza della fase.

Il POR in questo contesto dimostra di non essere pronto e commette diversi errori. Guillermo Lora, il più importante dirigente del POR, sostiene che il partito era male organizzato, cosa che ha un suo peso, ma in realtà il problema fondamentale è un altro. Il limite più significativo del POR è quello di essere un partito ultimatista: fa grandi appelli alla rivoluzione ma poi, alla prova dei fatti, nasconde un gradualismo di fondo.

Questo si concretizza nella scelta di limitarsi a fare pressioni sul governo. Propone ministri operai e sostiene la formula del co-governo, ovvero la gestione politica congiunta del governo e della COB. Il sostegno del POR al co-governo nasce dall’illusione che si può vigilare rimandando la presa del potere. Il punto però è che in Bolivia dopo la rivoluzione del 1952 ci sono le condizioni per assicurare il potere nelle mani della classe operaia. Per riuscirci il POR doveva proporre la parola d’ordine di “tutto il potere alla COB”. Insomma, c’era stata la rivoluzione di febbraio ma non ci fu il passaggio alle Tesi di aprile.

La compresenza prolungata di questi due poteri permette al MNR di avere il tempo di neutralizzare la COB trasformando le sue decisioni in semplici raccomandazioni per il governo.

Agli errori del POR contribuisce la direzione della Quarta Internazionale guidata da Pablo e Mandel che aveva sviluppato un adattamento al nazionalismo piccolo borghese: nel 1951 (III congresso della Quarta Internazionale) dà indicazione di sostenere il governo del MNR, nel 1954-1955 (alla X e XI conferenza del POR) quando il tradimento del MNR è palese suggerisce di orientarsi alla sua sinistra e solo quando è troppo tardi la Quarta Internazionale si sposta sulla rivendicazione del potere alla COB. Nei fatti la deriva teorica della Quarta Internazionale approda all’abbandono del criterio dell’indipendenza politica del proletariato.

Nel 1953 viene ricostituito l’esercito regolare e riaperto del collegio militare. È un momento di svolta fondamentale perché viene disarmato il proletariato.

Con la COB indebolita per il governo Estenssoro è più semplice anche attenuare le richieste emerse con la rivoluzione. La nazionalizzazione delle miniere (senza indennizzo) e l’esproprio della Grande Minerìa viene affidata ad una commissione che ha 4 mesi di tempo per formulare una proposta. Alla fine la nazionalizzazione è un inganno. Si indennizzano i signori dello stagno e si garantiscono loro rendite sicure.
Similmente avviene con la riforma agraria nel 1953. In questo caso il tradimento è ancora più grande perché avviene nel contesto di un nuovo slancio della lotta dei contadini che spontaneamente occupano le terre e cacciano i latifondisti. Alla fine il governo li indennizza, garantendo anche a loro una rendita.

Nonostante lo strangolamento della COB e i tradimenti del MNR ci sono voluti 12 anni per porre fine al processo rivoluzionario. Nel 1964 c’è un nuovo colpo di stato che porta all’instaurazione di una dittatura, quella che ucciderà nel 1967 Che Guevara.

Il corso degli eventi ha voluto che i trotskisti fossero in una posizione privilegiata in una delle rivoluzioni proletarie più importanti dell’America Latina. Questa occasione è stata sprecata per gli errori commessi dalla Quarta Internazionale. La gravità di questi errori è tanto più grande se si pensa che il proletariato boliviano aveva nei fatti il potere nelle proprie mani. La Bolivia è la dimostrazione di quanto sia importante il fattore soggettivo. Nel 1971 si apre una nuova opportunità, con la rivoluzione delle Assemblee Popolari. Altre ce ne saranno in futuro, nuove germinazioni faranno esplodere la terra e, riprendendo le loro tradizioni rivoluzionarie, finalmente i proletari del sottosuolo prenderanno il potere.

Condividi sui social