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Scuola – Macron a lezione di lotta di classe

Non c’è che dire: l’esportazione del “modello Italia” in Europa ha conosciuto un nuovo successo. Esattamente come sta facendo Draghi, il presidente francese Macron ha dichiarato che “La scuola aiuta a combattere le disuguaglianze sociali. […] i nostri figli devono poter continuare ad andare lì ad imparare, con un protocollo rigoroso”. Peccato che il protocollo in questione abbia cominciato a moltiplicarsi, al punto che il pomeriggio del giorno prima della riapertura è uscito a sorpresa un nuovo protocollo, al quale ne sono seguiti altri due – nella sola prima settimana! – ciascuno dei quali più confuso e contraddittorio del precedente.

La ragione del caos la conosciamo molto bene: a fronte di solenni proclami in difesa della pubblica istruzione, non un euro sta venendo speso per consentire una ripresa delle lezioni in condizioni di sicurezza per studenti e insegnanti. Macron, mentre si prodiga in pompose dichiarazioni all’insegna del più classico “armiamoci e partite”, si guarda bene dall’assumere nuovo personale, potenziare le strutture e acquistare i materiali necessari, con l’ovvio effetto di scaricare sulle spalle del personale e degli studenti tutto l’onere della gestione della pandemia.

Il governo è stato costretto a inseguire la dinamica del contagio cercando disperatamente di dare l’impressione di fare qualcosa, facendo l’unica cosa alla sua portata: aggiungere caos al caos della pandemia con un esempio da manuale di grida manzoniane.

L’ipocrisia di Macron e del suo governo ha esasperato la scuola al punto che già per il 13 gennaio la quasi totalità dei sindacati aveva proclamato lo sciopero della scuola. Mentre il ministro dell’istruzione, Blanquer, dichiarava provocatoriamente che “non si sciopera contro un virus”, la Francia ha assistito al più grande sciopero scolastico degli ultimi venti anni e, più in generale, il primo di massa da quando è iniziata la pandemia mondiale. La partecipazione ha toccato punte del 90% nelle elementari e del 75% alle medie, con il coinvolgimento persino di presidi e ispettori, fatto che diverse testate nazionali hanno definito “inaudito”. Dai cortei di massa, che hanno visto gli insegnanti marciare a fianco con gli studenti, la principale richiesta era semplice e diretta: dimissioni di Blanquer.

Macron deve aver sentito un brivido alla schiena in vista delle imminenti elezioni presidenziali e ha organizzato un incontro tra il governo, con la presenza in video del ministro della salute in quanto positivo al covid, e i sindacati. Da questo incontro il governo ha dovuto concedere qualcosa – uno stock di mascherine FFP2 e l’assunzione di qualche migliaio di supplenti – ma diversi sindacati hanno dichiarato che le concessioni sono largamente insufficienti e hanno convocato un nuovo sciopero per il 27 gennaio. La mobilitazione è dunque solo cominciata.

I fatti in Francia devono essere di insegnamento anche per noi. La situazione nelle scuole italiane non è certo migliore rispetto a quella delle scuole francesi. Che cosa aspettano in sindacati italiani, CGIL in testa, a “fare come in Francia”, ad iniziare una seria lotta del personale scolastico?