Ilva e Autostrade – Nazionalizzare subito!
4 Settembre 2018
Risoluzione della Tmi per la liberazione dei prigionieri politici catalani
10 Settembre 2018
Ilva e Autostrade – Nazionalizzare subito!
4 Settembre 2018
Risoluzione della Tmi per la liberazione dei prigionieri politici catalani
10 Settembre 2018
Mostra tutto

Russia – Putin all’attacco delle pensioni

Lo scorso 14 giugno, contemporaneamente al fischio d’inizio dei Mondiali di calcio, il primo ministro russo Dmitrij Medvedev comunicava al paese l’intenzione del suo governo di riformare il sistema pensionistico e di alzare l’Iva dal 18 al 20 per cento.

La proposta prevede un innalzamento dell’età pensionabile da 60 a 65 anni per gli uomini e da 58 a 63 anni per le donne. Secondo Medvedev infatti il sistema pensionistico russo, che risale agli anni ’30 ed è tra quelli con la più bassa età pensionabile dei paesi Ocse, non è più sostenibile e deve adeguarsi all’aspettativa di vita che è, a suo dire, cambiata dai tempi Russia stalinista. Peccato che le statistiche più attendibili affermino che in 47 regioni su 81 l’aspettativa di vita media non superi i 66 anni. Questa riforma costringerebbe quindi migliaia di lavoratori e lavoratrici russi a godersi la pensione per ben 12 mesi, dopo una vita di lavoro.

Il 1° luglio, nonostante la militarizzazione del paese a causa dei Mondiali, si sono sviluppate in tutte le città principali mobilitazioni significative con decine di migliaia di manifestanti. Il 19 luglio il governo ha dovuto accordare il permesso per nuove manifestazioni, mostrando una disponibilità al dialogo che è sembrata piuttosto una velata paura di ulteriori esplosioni di protesta.

L’entrata in scena della classe lavoratrice ha rappresentato una novità significativa per la situazione politica russa. La rabbia dei lavoratori ha infatti costretto i sindacati, nonostante il loro immobilismo e i loro legami con l’apparato statale, a mobilitare la propria base portando in piazza un settore di lavoratori che fino ad oggi erano stati ai margini del movimento ed in alcuni casi costituivano parte della base elettorale di Russia Unita, il partito di Putin, che in meno di un mese è passato dall’80% dei consensi al 64%.

L’opposizione piccolo borghese che, anche grazie al vuoto aperto a sinistra, si è raccolta attorno a demagoghi liberisti come Alexey Navalny, ha invece rivelato tutti i suoi limiti quando Navalny stesso ha chiesto di non infrangere il divieto di manifestare nelle 11 città sedi dei Mondiali. Divieto puntualmente infranto dai lavoratori.

Davanti alla disponibilità dimostrata dalla base, i sindacati sono riusciti ad organizzare solamente una petizione online su Change.org che, sebbene sia stata appoggiata da quasi 3 milioni di persone, non è riuscita a dare prospettive al movimento. La lotta tuttavia ha costretto Putin, sconfessando il suo stesso esecutivo, ad un passo indietro, limitato però solamente all’aumento dell’età pensionabile delle lavoratrici.

Questa lotta ha avuto il merito di mettere a nudo l’insufficienza dell’opposizione e dei vertici sindacali, oltre che la natura profondamente anti-operaia del governo. Se un piccolo soffio di mobilitazione è riuscito a fare scricchiolare Putin ed il suo regime apparentemente invincibile, il compito della sinistra russa è quello di scatenare le forze tempestose della lotta di classe contro questa riforma e contro il regime che, con buona pace degli stalinisti e dei “campisti” nostrani, può e deve essere rovesciato.