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No all’intervento imperialista ad Haiti!

Canada, Stati Uniti e Nazioni Unite (ONU) stanno discutendo apertamente di un nuovo intervento ad Haiti.

Il 7 ottobre, il primo ministro haitiano Ariel Henry ha chiesto ufficialmente un intervento militare straniero nel suo Paese con il pretesto di combattere le bande criminali. Pochi giorni dopo, aerei militari canadesi e americani hanno coordinato l’arrivo di veicoli blindati di fabbricazione canadese per rafforzare la Polizia nazionale haitiana (PNH).

Mentre il Primo Ministro canadese Justin Trudeau ha parlato vagamente di “opzioni diplomatiche, umanitarie e di stabilizzazione del paese” e ha dichiarato che la soluzione dovrebbe essere “guidata da Haiti” (il che implica che è contrario alle truppe sul terreno), ha esplicitamente evocato le sanzioni “per spezzare il ciclo della corruzione” e per “chiedere conto ai responsabili della crisi”.

Nel frattempo, anche gli Stati Uniti hanno parlato di sanzioni e si sono espressi a favore di una “missione di sicurezza“, ma “guidata da un Paese partner”, lasciando intendere che non sarebbero loro stessi a inviare truppe sul terreno.

Inoltre, il Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha pubblicamente sostenuto l’invio di una forza armata speciale internazionale. Al momento in cui scriviamo, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha appena approvato delle sanzioni contro le bande criminali e in particolare contro Jimmy “Barbecue” Cherizier, il leader della più potente di esse, la G9. Il rappresentante degli Stati Uniti al Consiglio di Sicurezza parla di “risposta iniziale” a cui potrebbero seguire altre azioni.

I dettagli su come si configurerebbe un intervento sono ancora nebulosi e gli imperialisti non sembra abbiano ancora un accordo totale. Ma qualunque cosa accada, se c’è una cosa che possiamo imparare dalla storia di Haiti, e dalla sua storia recente in particolare, è che ogni intervento sostenuto dalle grandi potenze capitaliste ha portato solo sofferenza per i lavoratori e per i poveri del Paese. Per questo diciamo: no all’intervento imperialista ad Haiti!

 

Il ruolo dell’imperialismo ad Haiti

Lo Stato haitiano è in decomposizione. Il primo ministro Henry funge da presidente senza essere mai stato eletto, il Senato e la Camera dei Deputati non si riuniscono più e gran parte dell’economia è controllata dalle bande. La potente banda del “G9”, guidata da Chérizier, sta ora cercando di ritagliarsi un posto nel gabinetto del governo e lo tiene in ostaggio bloccando il principale terminal petrolifero di Port-au-Prince, da cui passa il 70% del petrolio del Paese. Ciò che resta dello Stato haitiano si sta sgretolando, a vantaggio delle bande. Sono i lavoratori e i poveri le prime vittime di questa situazione.

Se si ascoltano i governi canadese e americano, si potrebbe credere che vogliano solo proteggere “lo stato di diritto” ad Haiti e combattere il “caos” che regna. Ma non parlano mai di come siamo arrivati a questo caos.

In realtà, sono gli stessi imperialisti, e nessun altro, i principali responsabili della miseria che affligge Haiti.

Sebbene l’interferenza imperialista abbia una lunga storia ad Haiti, la situazione attuale può essere fatta risalire al 2004. Il governo di Jean-Bertrand Aristide, eletto a larga maggioranza su un programma di riforme progressiste, è stato rovesciato da una coalizione in cui il Canada ha svolto un ruolo chiave. Già nel 2003, il governo canadese aveva organizzato un incontro segreto a Meech Lake con i rappresentanti di molti Paesi in cui si discuteva dell’idea di rovesciare Aristide. Aristide ha terrorizzato gli imperialisti e le loro aziende con le sue critiche agli Stati Uniti e il suo programma di aumento del salario minimo e del tenore di vita delle masse. Ad esempio, il produttore canadese di abbigliamento Gildan Activewear (che si avvale di lavoratori a bassissimo salario, ad Haiti e altrove) era tra i più accaniti oppositori di Aristide e del suo programma, e ha sostenuto finanziariamente il colpo di Stato.

Il 29 febbraio 2004, le forze di sicurezza statunitensi hanno fatto uscire Aristide dal Paese, mentre le forze armate canadesi hanno messo in sicurezza l’aeroporto e il colpo di Stato ha avuto la meglio. Non è irrilevante notare che Ariel Henry faceva parte del “Consiglio degli anziani”, un gruppo non eletto formato sotto gli auspici statunitensi dopo il colpo di Stato, per scegliere, in modo altrettanto antidemocratico, chi avrebbe sostituito Aristide.

Da allora le sofferenze patite dai lavoratori e dai poveri di Haiti non hanno fatto che peggiorare. Dal 2004 al 2017, il Paese è stato sotto l’occupazione delle forze ONU, la cosiddetta “Missione di stabilizzazione delle Nazioni Unite ad Haiti” (MINUSTAH). Queste forze, apparentemente democratiche, hanno vietato ad Aristide di tornare nel Paese e al suo partito, Fanmi Lavalas, di candidarsi alle elezioni.

Le forze di pace dell’ONU, invece della “pace”, hanno fomentato il terrore e la miseria. Gli imperialisti piangono per la recente recrudescenza del colera, ma sono stati proprio i peacekeeper a importare il virus! Questi peacekeepers hanno represso la popolazione facendo irruzione nei quartieri poveri e attaccando specificamente i sostenitori di Aristide. Un soldato brasiliano ha confessato nel 2006: “La verità è che non passa giorno in cui le truppe dell’ONU non uccidano un haitiano in uno scambio di fuoco. Io stesso ne ho uccisi sicuramente due, e non mi sono voltato a controllare se ne avvessi uccisi altri”. Come se non bastasse, le forze di pace hanno commesso crimini sessuali contro migliaia di donne e ragazze.

Nel 2008, un ambasciatore americano ha rivelato il vero scopo della MINUSTAH:

“Una partenza prematura della MINUSTAH lascerebbe il governo [haitiano]… vulnerabile alle… risorgenti forze politiche populiste e contrarie all’economia di mercato, annullando i guadagni degli ultimi due anni”. La MINUSTAH è uno strumento indispensabile per realizzare gli interessi politici fondamentali del governo statunitense ad Haiti”. [enfasi aggiunta]

La dittatura dell’ONU mirava quindi a combattere coloro che si opponevano al mercato capitalista.

Gli imperialisti canadesi, americani e occidentali in generale non hanno alcun diritto di parlare delle sofferenze di Haiti. Ne sono i diretti complici. Sono i supplizi che hanno coltivato per decenni a spingere strati di haitiani a unirsi alle bande criminali.

 

Perché ora?

Haiti è stata per anni una polveriera sociale. Dalla fine dell’occupazione ONU nel 2017, il Paese è sprofondato in una crisi dopo l’altra. Il governo di Jovenel Moïse e del suo partito PHTK, alleato dell’imperialismo al potere dal 2017, ha alienato tutti i lavoratori e i poveri a causa della sua corruzione e dell’impoverimento generalizzato che ha imposto alla popolazione.

Nel 2018, il tentativo del governo di porre fine ai sussidi per il carburante su richiesta del Fondo Monetario Internazionale ha scatenato una rivolta di massa. La maggior parte dei lavoratori e dei poveri di Haiti ha bisogno di cherosene come fonte di energia nelle proprie case e dipende da questi sussidi per ottenerlo. La rivolta ha costretto il governo a fare marcia indietro.

All’inizio del 2019, le proteste e lo sciopero generale hanno rivendicato l’allontanamento del presidente corrotto. Nell’estate del 2020 si sono svolte altre proteste di massa.

Poi, il presidente Moïse ha semplicemente ignorato la necessità di nuove elezioni e si è diretto verso una dittatura prima del suo assassinio nel luglio 2021.

Il governo haitiano aveva già richiesto l’intervento di truppe straniere nell’estate del 2021 per aiutare a gestire il dopo Moïse. Tale richiesta non ha avuto successo. Gli imperialisti non avevano fretta di tornare ad Haiti. Capiscono che l’ultimo intervento delle Nazioni Unite ha lasciato dietro di sé colera, abusi sessuali e violenze, e che le masse non sono impazienti di rivivere tutto questo per mano dei “peacekeepers”.

Ma la situazione è cambiata da allora. Gli imperialisti speravano che Ariel Henry sarebbe stato in grado di stabilizzare la situazione dopo l’assassinio di Moïse, ma è successo il contrario. Henry ha sciolto il Consiglio elettorale provvisorio il 27 settembre 2021, rinviando di fatto le elezioni a tempo indeterminato. Henry, come Moïse prima di lui, presiede una dittatura a tutti gli effetti.

L’11 settembre, questo governo illegittimo ha ritirato i sussidi per il carburante, causando un drastico aumento dei prezzi alla pompa. Insieme all’aumento del 52% del costo dei generi alimentari, le masse non ne possono più e il governo del PTHK si trova di nuovo ad affrontare un movimento di massa e manifestazioni in tutto il Paese.

È in questo contesto che la banda del G9 ha bloccato il terminal petrolifero di Port-au-Prince, il giorno dopo l’annuncio della fine dei sussidi. La banda vuole anche che Henry si dimetta, anche se lo ha sostenuto l’anno scorso quando ha preso il potere.

Gli imperialisti si trovano quindi di fronte alla possibilità concreta che il loro alleato Henry possa essere rovesciato, aprendo un periodo ancora più instabile e imprevedibile. Dal punto di vista dell’imperialismo, sarebbe ancora peggio se Henry venisse rovesciato da un movimento di massa dei lavoratori e dei poveri come quello che si sta verificando ora. Per questo motivo si sono intensificati i discorsi su una sorta di intervento straniero.

In Canada, e in Occidente in generale, il nostro primo dovere è quello di opporci al nostro stesso imperialismo. Dobbiamo opporci a tutte le forme di sanzioni economiche, all’invio di veicoli o armi per rinforzare la polizia, o a qualsiasi intervento militare. Per quanto riguarda le sanzioni “per rompere il ciclo della corruzione”, ciò si rivelerà impossibile, poiché l’intera élite e lo Stato sono corrotti fino al midollo!

Sappiamo anche dall’esperienza dell’Iran che il prezzo delle sanzioni sarà scaricato in un modo o nell’altro sui poveri che ne subiscono il peso maggiore. Qualsiasi sanzione avrà scarso impatto, oppure permetterà a coloro che sono oggetto di sanzioni di fomentare sentimenti antimperialisti per i propri fini. Qualsiasi rafforzamento di ciò che resta dello Stato haitiano o della polizia nazionale aumenterebbe la sua capacità di reprimere i lavoratori e i poveri. È quanto abbiamo visto il 17 ottobre, quando migliaia di manifestanti sono scesi in piazza su iniziativa dell’organizzazione di sinistra Pitit Dessalines per chiedere le dimissioni di Henry e denunciare l’intervento imperialista. Sono stati accolti dai gas lacrimogeni del PNH. Ukteriori repressione e povertà sono ciò che attende le masse, che si tratti della cricca corrotta di Henry o delle bande che detengono il potere. Tutti sono al servizio dell’élite haitiana che perpetua lo sfruttamento dei poveri.

Inoltre, non è chiaro dove finisca lo Stato e dove inizino le bande, per cui rafforzare lo Stato può finire per aiutare anche le bande. Gli imperialisti, tra l’altro, non avevano alcun problema con le bande, purché non si rivoltassero contro il loro fantoccio Henry. Agli imperialisti non interessa la sofferenza degli haitiani e il potere delle bande. Parlano di lotta alla corruzione mentre sostengono un regime corrottissimo, responsabile dell’appropriazione indebita di miliardi di dollari attraverso lo scandalo PetroCaribe. La loro ipocrisia non conosce limiti. Si preoccupano solo ora che il loro alleato è in difficoltà e le masse si mobilitano.

 

Le masse si ribellano: l’unica via per il futuro

Haiti è nata dalla rivoluzione degli schiavi del 1791-1804, uno degli eventi più entusiasmanti della storia umana. Per la prima volta nella storia, gli schiavi si sono sollevati contro i loro padroni e hanno vinto. Questa orgogliosa tradizione di lotta è viva e vegeta anche oggi, come dimostrano i movimenti di massa degli ultimi anni e quello attualmente in corso.

Allo stesso modo, le masse haitiane nutrono una sana sfiducia nei confronti degli imperialisti che hanno distrutto il loro Paese. Durante la manifestazione del 17 ottobre, il leader del Pitit Dessalines ha detto davanti all’ambasciata statunitense: “Haiti è un grande popolo. Non siamo il vostro cortile di casa”. Nelle manifestazioni delle ultime settimane si possono vedere molti simboli antimperialisti, come questa bara con la foto di Henry, coperta dalle bandiere americana, canadese e francese:

Gli imperialisti hanno gettato Haiti in una miseria che non ha eguali nelle Americhe. Fare affidamento sugli aiuti dell’ONU, degli Stati Uniti o del Canada è come fare affidamento sul piromane che viene a spegnere il fuoco.

È il capitalismo haitiano nel suo complesso che è marcio fino al midollo e deve essere rovesciato. La migliore dimostrazione di solidarietà che possiamo dare qui in Canada è opporci a qualsiasi interferenza straniera ad Haiti e lottare per rovesciare la nostra classe dominante. Il compito di rovesciare il governo corrotto di Henry e di eliminare il potere delle bande appartiene agli stessi lavoratori di Haiti. Questo può essere fatto solo attraverso una rivoluzione socialista.

Giù le mani da Haiti! No all’intervento imperialista!

No al capitalismo – per una rivoluzione socialista ad Haiti!

Pubblicato originariamente il 21 ottobre su marxist.ca

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