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MODENA – Gli operai non sono “carne da macello”, e nemmeno criminali!

Anche a Modena, come nel resto d’Italia, nelle fabbriche e nei magazzini cresce la rabbia operaia contro la mancanza di sicurezza sui luoghi di lavoro. In questo contesto, è gravissimo che all’Emiliana Serbatoi di Campogalliano, durante uno sciopero per rivendicare condizioni minime di sicurezza, la polizia sia intervenuta in anti-sommossa, portando in Questura il coordinatore provinciale del Si-Cobas, Enrico Semprini, ed altri sette lavoratori di quell’azienda.

Sono stati da poco rilasciati, ma con l’accusa a loro carico di violenza privata e violazione del dpcm dell’8 marzo 2020. Ciliegina sulla torta, la Digos avrebbe spalleggiato l’azione identificando gli scioperanti.
Non ci si venga a raccontare che l’azione poliziesca aveva di mira la tutela della salute pubblica. Come è evidente, sono invece gli operai che, in queste ore, si stanno facendo carico di lottare per la difesa della propria salute e di quella generale, scontrandosi col padronato, interessato solo ai propri profitti, e con un governo che gli regge la coda.

Tanti operai rifiutano di essere trattati come “carne da macello”, buona solo per continuare a macinare profitti per i padroni. Non si capisce, altrimenti, perché restare concentrati dentro le mura di una fabbrica non è un problema ma scioperare e magari uscire nel piazzale antistante i cancelli provochi una repressione fatta di denunce e fermi di polizia.
Oggi, a Modena, la repressione ha colpito la libertà degli operai di organizzarsi per difendere la propria integrità fisica.

La repressione non deve passare!
No alla soppressione del diritto di sciopero!
No alle accuse per Enrico e per i sette lavoratori dell’Emiliana Serbatoi!