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La piazza è di tutte – Per un movimento ampio e democratico

Alle associazioni, alle organizzazioni politiche e sindacali e a tutti coloro impegnati nella lotta per i diritti delle donne e delle persone lgbt

La vittoria della destra alle elezioni del 25 settembre e la nascita del governo Meloni hanno alzato l’asticella alla lotta in difesa dei diritti delle donne e delle persone lgbt.

Dal programma di Fratelli d’Italia, all’elezione di Lorenzo Fontana a presidente della Camera, alla presentazione di un disegno di legge per il “riconoscimento della capacità giuridica del concepito”, alla nomina a ministra (della famiglia tradizionale) di una acerrima nemica dei diritti di donne e persone lgbt come Eugenia Roccella, è stata dichiarata una guerra.

Rivendicare la cacciata di questo governo con un movimento di lotta dovrebbe essere quanto di più naturale per il movimento.

Come compagne e compagni di Sinistra Classe Rivoluzione siamo scesi in piazza a Roma il 26 novembre in occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne con uno striscione che riportava lo slogan: “Meloni vattene! La nostra liberazione Rivoluzione!”. Sorprendentemente per chi ha convocato il corteo, Non una di meno, questo slogan era “fuori tema” e il suo servizio d’ordine ha fatto di tutto per isolarci dalla manifestazione.

Quando, all’indomani della manifestazione, siamo intervenute all’assemblea nazionale di Non una di meno, il banchetto con il nostro materiale politico è stato chiuso con la forza da un gruppo di decine di dirigenti che hanno lanciato e calpestato giornali e opuscoli dichiarando apertamente di volerci negare la libertà di espressione delle nostre idee, cosa che è poi avvenuta all’interno dell’assemblea dove la nostra richiesta di spiegare l’accaduto e di portare le nostre posizioni, è stata sovrastata e derisa con un coro “nazional-popolare”.

Nell’introduzione si è dichiarato di voler fare una “discussione democratica” dicendo subito dopo: “non accettiamo che nessuno nessuna nessunu scenda in piazza portando contenuti che non sono stati condivisi e discussi [dall’assemblea di Non una di meno]”, ufficializzando in diretta streaming quanto ci era stato detto durante l’aggressione al banchetto, “è la nostra manifestazione, possono essere portati solo i nostri contenuti”.

Questo è il metodo che si definisce del “consenso” ma si attua con intimidazioni, violenza, censura, scherno. Purtroppo questi metodi non sono nuovi, sappiamo come le azioni violente nei confronti delle femministe che non si riconoscono nella teoria queer siano all’ordine del giorno in diversi paesi. Quando non a livello fisico, viene comunque perseguito un terrorismo a livello linguistico, la teoria queer sta imponendo il tabù addirittura al riconoscimento della donna come soggetto biologico.

Non possiamo accettare che date di mobilitazione come quella attorno al 25 novembre, spinta sette anni orsono da un’ondata di lotte di massa a livello internazionale, e tanto meno l’8 marzo, con la sua tradizione ultracentenaria, siano monopolio di una singola organizzazione. Le manifestazioni di piazza e le assemblee di movimento sono spazi pubblici nelle quali ciascuno ha il diritto inviolabile di manifestare liberamente il proprio pensiero. Il senso di proprietà mostrato dalle dirigenti di Non una di meno sulle manifestazioni di piazza e sulle assemblee, in cui pretendono di decidere sulle nostre identità è inaccettabile e non lo accetteremo mai.

Così come non possiamo accettare e troviamo gravissima la censura nei confronti di chi si oppone apertamente al governo Meloni! Siamo di fronte all’urgenza di sbarrare alla strada agli attacchi che questo governo ha in serbo, costruendo una mobilitazione quanto più ampia possibile. Riteniamo che un potenziale per questo esista nella società, ma deve trovare canali aperti per esprimersi. Il 26 novembre questi canali sono stati chiusi, limitando significativamente la partecipazione rispetto agli anni precedenti.

Facciamo appello a tutte le donne, alle lavoratrici, a tutti i settori del movimento delle donne e delle persone lgbt che sono critici con questi atteggiamenti intolleranti ad unirsi contro chi pretende di dettare legge in un movimento che ha un potenziale molto più ampio di quello che ha avuto la libertà di esprimersi finora.

Lanciamo questo appello con la convinzione che ispirandoci alle migliori tradizioni del movimento operaio e di tutti i movimenti di lotta, si possa sviluppare una discussione democratica, aperta e schietta che, senza nascondere le differenze, può trovare punti in comune per costruire l’iniziativa.

Grazia Bellamente
Serena Capodicasa
Margherita Colella
Silvia Forcelloni
Martina Gaeta
Arianna Mancini
Chiara Mazzanti
Giada Tramparulo
Elvira Vitale

Per sottoscrizioni o messaggi scrivere a [email protected] mettendo in copia [email protected]