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La guerra in Ucraina a una svolta?

“È preferibile e possibile negoziare una soluzione politica per la Crimea piuttosto che riportarla sotto il controllo ucraino con la forza militare.”

Le parole di Vladimir Zelensky, pronunciate in un’intervista rilasciata a fine agosto, aprono alla trattativa con la Russia: è la prima volta dall’inizio del conflitto. In precedenza Kiev aveva negato la semplice possibilità di una soluzione diversa dalla conquista militare di tutti i territori occupati dalla Russia dal 2014.

La ragione è piuttosto chiara: la controffensiva ucraina si è rivelata un fallimento.

Il fallimento della controffensiva

Dopo continui rinvii, addebitati al ritardo degli aiuti militari dell’Occidente, tale controffensiva è infine cominciata all’inizio di giugno. Memore dei successi dell’autunno dell’anno scorso, la propaganda prospettava una facile avanzata dell’esercito ucraino.
Nel frattempo, tuttavia, Mosca ha avuto il tempo di approntare le sue linee difensive, compreso l’arrivo di centinaia di migliaia di riservisti al fronte. è stata facilitata nel compito da Kiev, che non ha mai fatto mistero degli obiettivi della propria offensiva. Ma i guadagni territoriali sono stati minimi.

Nella controffensiva era implicito un cambiamento di strategia. Nella prima fase della guerra l’esercito ucraino si difendeva, mentre ora doveva passare all’attacco: secondo gli esperti militari, gli attaccanti hanno bisogno di un numero di soldati di tre volte superiore rispetto a chi difende. Nella controffensiva, Zelensky ha inviato le sue truppe al massacro, su un terreno minato, senza copertura aerea.

Il New York Times (17 agosto) calcola che, dal febbraio 2022, le perdite russe ammonterebbero a 300mila tra morti e feriti, quelle ucraine si avvicinerebbero a 200mila (70mila morti, 100-120mila feriti). Considerando la differenza di popolazione fra i due paesi, per quanto Kiev potrà permettersi di rifornire il fronte di truppe fresche?

Per colmare il gap con Mosca, Zelensky si è recato in tour in varie capitali europee, alla ricerca disperata di nuove armi ed equipaggiamenti. Olanda e Danimarca hanno promesso un paio di dozzine di F16 (vecchi di oltre 40 anni), ma… non prima del 2024. Inoltre, come rivela sempre il New York Times (31 agosto), solo otto piloti ucraini hanno una conoscenza sufficiente dell’inglese per comprendere le istruzioni di volo dei jet! “Potrebbero aiutare un poco nel breve termine, ma non sono la soluzione ottimale” ha detto il generale Hecker, comandante delle forze aeree USA in Europa.

Un altro problema sono le munizioni: gli Stati Uniti sono in grado di produrre 100mila proiettili per cannone all’anno, gli ucraini ne usano 6-7mila al giorno. Una delle ragioni per la consegna delle bombe a grappolo (bandite da una convenzione ONU) è proprio l’incapacità (e la non volontà) di Washington di far fronte a tutte le richieste di Kiev.

Tutte le difficoltà dell’Ucraina sono riassunte da un esponente dello stato maggiore ucraino all’Economist: “Semplicemente non abbiamo le risorse per fare gli attacchi frontali che l’Occidente ci sta implorando di fare. Non pianifichiamo più operazioni che presuppongono grandi perdite”, dice la fonte. “L’enfasi è ora sullo sfiancamento del nemico: artiglieria, droni, guerra elettronica e così via.

Viene svelata ancora una volta la natura del conflitto: una guerra per procura, dove gli USA decidono la strategia militare e gli ucraini muoiono.

 

Una guerra per procura

Senza dubbio, Washington ha raggiunto diversi obiettivi: contenere la Russia, lanciare un avvertimento alla Cina, avere una scusa per lanciare una nuova corsa agli armamenti e, ultimo ma non per importanza, inserire un cuneo tra l’Europa (in primo luogo la Germania) e la Russia.

Lo ha fatto a spese del suo “alleato”: dopo un anno e mezzo, le prime crepe si aprono fra l’opinione pubblica ucraina. Crescono lo scontento e le critiche a Zelensky.

Carri armati ucraini distrutti al fronte

Chi voleva combattere si è offerto volontario all’inizio. Ora l’Ucraina recluta i più recalcitranti e infatti aumentano i renitenti alla leva. Zelensky ha licenziato di recente tutti i funzionari regionali incaricati del reclutamento militare, al fine “di sradicare un sistema di corruzione volto a evitare la leva per i coscritti”, in cui i ricchi pagavano tangenti per sfuggire al servizio militare. Dalla crisi ai vertici dell’apparato statale non si è salvato nemmeno il ministro della Difesa, Reznikov, anch’egli “dimesso” dal presidente.

In Occidente, dietro alla dichiarazione di facciata (“con l’Ucraina fino a quando sarà necessario”), aumentano i dubbi sull’andamento della guerra. I servizi segreti Usa “ritengono che la controffensiva ucraina non riuscirà a raggiungere la città chiave di Melitopol”, scrive il Washington Post. E Melitopol rappresenta l’obiettivo principale della campagna militare… Anche il capo di gabinetto della Nato Jenssen ha insistito su una linea simile: “Penso che la soluzione potrebbe essere che l’Ucraina rinunci al territorio e ottenga invece l’adesione alla Nato.

 

Quale pace?

Negli USA si avvicina l’anno elettorale e la proposta della Casa Bianca di un ulteriore finanziamento di 24 miliardi di dollari all’Ucraina sta incontrando la resistenza dei repubblicani. Anche a Bruxelles gli scettici sono in aumento: la proposta di revisione del bilancio dell’UE (con 20 miliardi aggiuntivi per l’Ucraina) sta incontrando resistenze soprattutto da parte di Germania e Olanda.

Quando Prigozhin tentò il colpo di Stato, si erano levati cori di giubilo a Washington e nelle capitali europee, che già si prefiguravano l’imminente fine di Putin. Alla fine è stato il capo della Wagner a essere eliminato: Putin ne esce, per ora, rafforzato all’interno della Russia.

Tutti questi fattori contribuiscono a far crescere il “partito della trattativa” fra i sostenitori dell’Ucraina. È del tutto evidente che, prima di rilasciare l’intervista, Zelensky si sia consultato con Washington.

Non è la prima volta che si parla di un negoziato. All’inizio del confitto fu proposto da Mosca, ma respinto dagli Stati Uniti. Oggi, dopo aver subito la perdita di decine di migliaia di vite, l’Ucraina arriverebbe al tavolo della pace in una situazione molto peggiore. È fuori discussione il ritorno ai confini del 1991, o del febbraio 2022: tali condizioni non sarebbero mai accettate dalla Russia. Stavolta è Putin a non avere intenzione di avviare dei negoziati.

Un eventuale compromesso (tutto da verificare) costituirebbe tuttavia una pax imperialista, niente più di una parentesi tra nuove guerre, che non risolverebbe nessuno dei problemi che hanno causato l’attuale conflitto.

8 settembre 2023