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La fine delle illusioni – 16 dicembre, sciopero generale!

Draghi mette l’Italia nella corsia di sorpasso”. “Ci vorrebbe un Draghi per l’Europa”: sono alcuni dei titoli dei quotidiani che si ripetono con lo stesso tono in maniera ossessiva.

Se squarciamo il velo della propaganda, la direzione della politica economica del governo è inequivocabile: un gigantesco aiuto ai padroni e ai ricchi. I frutti della crescita economica, che si attesterà oltre il 6% quest’anno, devono andare solo alle imprese.

La dimostrazione più lampante la troviamo nella riforma dell’Irpef. Il governo spiega che quasi la metà degli otto miliardi previsti andrà ai redditi più bassi. Si dimentica di precisare che le famiglie dei lavoratori e i pensionati sono molto più numerose dei rentiers e dei capitani d’azienda.

Secondo una ricerca della Filcams Cgil di Bergamo, il 42,8% delle famiglie italiane più povere (fino a 20mila euro) non riceverà nulla. Secondo un altro studio della Cgil Veneto, il 77% dei lavoratori con reddito fino a 30mila euro risparmierà tra 0 e 10 euro. La percentuale sale all’87% per le donne e al 91% per i giovani. Nemmeno una pizza e una birra.

La situazione si ribalta per coloro che dichiarano oltre 50mila euro, che beneficeranno di un risparmio tra i 300 e i 420 euro all’anno. Secondo i dati del ministero delle Finanze, i redditi da lavoro dipendente e dei pensionati (il 55% del totale) generano già l’84% del gettito fiscale, mentre negli ultimi vent’anni l’imposta sui profitti è scesa dal 37 al 24%.

Se si aggiunge che con la riduzione dell’Irap, l’imposta sulle attività produttive, si regala un altro miliardo alle imprese, la conclusione è una sola: paghiamo sempre noi, i lavoratori. Ricordiamo che in Italia nel 2020 i poveri erano 5,6 milioni, un milione in più rispetto all’anno prima.

È tutta la Legge di bilancio ad avere un’impostazione padronale. Sulle pensioni si ritornerà alla legge Fornero, certo “gradualmente”. Si andrà in pensione a 67 anni, se non si muore prima su un cantiere o in fabbrica: nel 2021 ogni giorno tre lavoratori non sono tornati mai più a casa dal luogo di lavoro. La precarietà aumenta: secondo l’Istat i due terzi degli under 35 sono assunti con un contratto a tempo determinato.

Intanto l’inflazione aumenta nel paese con i salari più bassi d’Europa. A novembre l’indice dei prezzi è cresciuto del 3,8%, mai così alto nell’epoca dell’euro. Il rincaro delle bollette è senza freni. Secondo Nomisma, luce e gas potrebbero aumentare del 50% nel 2022, equivalente a ben 1200 euro in più a famiglia. Servirebbero 10 miliardi per tamponare i rincari, il governo ne ha stanziati circa due e ogni timido appello ad aumentare questa cifra è stato frustrato dalla maggioranza di governo.

Ragioni per lottare, dunque, ce ne sarebbero eccome!

Ma se il governo marciava spedito, i dirigenti sindacali dormivano. Le illusioni che avevano portato Cgil, Cisl e Uil a un appoggio incondizionato all’esecutivo (“con Draghi possiamo fare uscire l’Italia dalla precarietà”, assicurava Landini), hanno significato un completo disarmo della posizione sindacale.

Quando, nel corso dell’autunno, è risultato chiaro che il governo non avrebbe concesso nulla, i vertici sindacali hanno perso settimane chiedendo a Draghi di “ascoltare i lavoratori”: hanno fatto anticamera a Palazzo Chigi, anziché andare fra i lavoratori a spiegare la posta in gioco. Le mobilitazioni annunciate sono state continuamente rimandate o trasformate in innocue passerelle.

Come sempre, mostrarsi “ragionevoli” e “moderati” ha incoraggiato l’avversario. Finalmente, i sindacati della scuola hanno convocato lo sciopero del 10 dicembre di fronte alla assoluta insufficienza dei fondi per l’istruzione e per il rinnovo del contratto nazionale.

È stato infine convocato lo sciopero generale da Cgil e Uil per il 16 dicembre. Dobbiamo sostenere la mobilitazione con il massimo impegno, tuttavia avere aspettato così a lungo senza preparare il terreno è stato un grave errore.

Il rischio che sia una replica del 2014, quando contro il Jobs act si scioperò con la legge ormai approvata, c’è tutto.

Lo sciopero generale non può essere un fuoco di paglia, una mobilitazione di facciata, ma deve costituire un primo passo per un lotta generalizzata.

Si organizzino assemblee in tutti i luoghi di lavoro, si prepari un conflitto di lunga durata e che si ponga come obiettivo la lotta contro questo governo con una piattaforma generale di difesa del lavoro, dei salari, delle pensioni e dei diritti!

7 dicembre 2021