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La coperta di Draghi è sempre più corta

L’editoriale del nuovo numero di Rivoluzione

Il governo italiano è sempre più invischiato nella guerra in Ucraina, con tutte le contraddizioni che questo comporta. Al pari degli altri paesi europei, l’Italia ha dovuto ubbidire agli Usa, ma ora ne paga le pesanti conseguenze economiche. Questo spiega perché Draghi da una parte continua a mandare armamenti sempre più pesanti in Ucraina, dall’altra invita Biden a sedersi al tavolo con Putin e ad avviare trattative di pace. Di Maio ha fatto il giro delle sette chiese, siglando accordi in Algeria, Egitto, Qatar e Azerbaijan – regimi che nulla hanno da invidiare a Putin sia in termini di autoritarismo che di cattivi rapporti con i paesi vicini – per garantirsi forniture di gas alternative a quelle russe, mentre l’ENI ha aperto il conto corrente per pagare il gas della Russia in rubli.

Se in politica estera si barcamena nello scontro tra le grandi potenze, sul fronte interno il governo Draghi ha adottato le misure minime necessarie per evitare un’immediata esplosione di rabbia sociale: ha esteso il taglio delle accise sui carburanti fino a luglio, per ridurre di circa 30 centesimi il prezzo della benzina; ha messo qualche miliardo per contenere il rialzo delle bollette di gas e luce fino a giugno; ha concesso un bonus di 200 euro per i redditi fino a 35mila euro… Si tratta di provvedimenti di corto respiro con lo scopo evidente di guadagnare tempo, di far traghettare il governo fino alle elezioni della prossima primavera senza troppi scossoni.

Ma è una coperta sempre più corta e già oggi si aprono le prime crepe. Nella scuola, le vessazioni del ministro Bianchi contro gli insegnanti hanno costretto i sindacati a uscire dal torpore e convocare uno sciopero (di cui parliamo qui). Più in generale, sotto la superficie, nel profondo della società la situazione si fa sempre più insostenibile e questo incide sulla coscienza delle masse.

L’inflazione è sopra il 6%, ma i prodotti alimentari per il bimestre aprile-maggio sono saliti del 12,7%! (stima Unioncamere). Salgono anche i tassi d’interesse dei mutui sulla casa, che sono i più alti da tre anni a questa parte e sembrano destinati ad alzarsi ulteriormente.

Mentre milioni di famiglie devono fare i salti mortali per far quadrare i conti, le banche e le grandi aziende stanno registrando profitti record. Ecco qualche titolo dalle pagine economiche del Corriere della sera: “Fineco, utile in aumento del 30%”; “Pirelli, profitti su del 160%. Obiettivi rivisti al rialzo”; “Mediobanca, profitti a 716 milioni (+19%)”… E si potrebbe andare avanti così a lungo.

E che dire della sanità? Dopo due anni di pandemia, la situazione è semplicemente disastrosa. Nei pronto soccorso sempre più medici rassegnano le dimissioni (ben 600 dall’inizio dell’anno) perché, a causa della carenza di personale e dei turni massacranti, non sono in grado di garantire le cure minime ai pazienti. Le associazioni di categoria denunciano la carenza strutturale negli ospedali di almeno 4.200 medici e 70.000 operatori sanitari. E in questo scenario a dir poco catastrofico il governo aumenta la spesa militare fino al 2% del Pil, mentre taglia quella sanitaria, dall’attuale 7% del Pil al 6,2% nel 2025.

Nonostante l’assillante campagna di propaganda, tutti i sondaggi confermano che la maggioranza della popolazione è contraria all’invio delle armi in Ucraina, come è emerso chiaramente anche nei cortei del 25 aprile, nei quali le posizioni pro-NATO sono state messe nettamente in minoranza. Così come milioni di persone capiscono che con l’inflazione stiamo pagando anche il prezzo delle sanzioni e della guerra.

C’è un abisso che separa la vita e la coscienza di milioni di persone dalla farsa della politica di palazzo, in cui i partiti di governo recitano una pantomima sempre più grottesca: il Pd con l’elmetto, i 5 Stelle allo sbando che ogni giorno minacciano di rompere con il governo… ma solo dopo il prossimo decreto, i partiti di destra che fingono di essere uniti mentre si accoltellano. E intanto Draghi va avanti per la sua strada.

È sempre più chiaro che non basta mettere una scheda nell’urna per risolvere i problemi, tanto più in assenza di una qualsiasi forza seria a sinistra. Prima o poi i provvedimenti del governo per tirare a campare arriveranno a scadenza, i nodi verranno al pettine ed esploderanno conflitti sociali di vasta portata.

La priorità oggi rimane quella di un lavoro sistematico fra i lavoratori e i giovani per discutere del programma necessario e di come organizzarci per una lotta generale contro questo sistema. Come Sinistra Classe Rivoluzione ci dedichiamo interamente a questo compito. Unisciti a noi!

23 maggio 2022