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Giù le mani dall’Iran! Yankee go home!

Pubblichiamo il testo del nostro volantino contro l’aggressione imperialista all’Iran, disponibile a questo link in formato pdf.

Non c’è limite ai crimini dell’imperialismo americano e del sionismo. Dopo aver portato avanti il massacro della popolazione di Gaza (che ancora continua), gli USA e Israele hanno lanciato una brutale aggressione militare contro l’Iran, scatenando una guerra devastante che sta mettendo a ferro e fuoco tutto il Medio Oriente.

Nel giro di due mesi Trump ha prima fatto rapire il presidente del Venezuela e poi fatto ammazzare il capo di Stato dell’Iran: lui e Netanyahu si comportano come i padroni del mondo, che possono fare quello che gli pare nella più vergognosa impunità.

Propaganda indecente

La propaganda con cui viene giustificato questo comportamento da gangster è semplicemente disgustosa. Stanno cercando in tutti i modi di presentare l’Iran come l’aggressore, quando in realtà sono gli americani ad aver colpito a tradimento nel bel mezzo di trattative diplomatiche ed è già la seconda volta che succede: già nel giugno 2025 l’Iran era stato bombardato nella cosiddetta “guerra dei 12 giorni”. È lo stesso Pentagono ad aver smentito le menzogne di Trump, dichiarando che non c’era alcun segnale che l’Iran stesse per attaccare chicchessia.

La balla della “bomba atomica iraniana” l’hanno già usata 8 mesi fa durante la precedente aggressione e oggi non ci crede più nessuno, ma è bene ricordare che l’unico paese mediorientale a disporre di testate nucleari è Israele, sebbene non lo abbia mai ammesso ufficialmente per non sottoporsi ai controlli e ai trattati internazionali.

E per quanto riguarda la questione della “democrazia”, a Trump non importa nulla dei manifestanti iraniani o del fatto che a Teheran sia al potere una dittatura. Gli interessa soltanto che la dittatura iraniana non è asservita agli USA, ma è alleata di potenze rivali come Cina e Russia. La preoccupazione degli imperialisti per l’oppressione delle donne iraniane è ben dimostrata dal bombardamento di una scuola elementare femminile a Minab, che ha provocato 165 morti, in gran parte bambine.

Sia ben chiaro: abbiamo sostenuto tutte le mobilitazioni di massa dei giovani, delle donne e dei lavoratori iraniani contro il regime reazionario degli Ayatollah, ma allo stesso tempo ci battiamo implacabilmente contro qualsiasi ingerenza dell’imperialismo in Iran. Il compito di abbattere la Repubblica Islamica spetta solo ed esclusivamente alle masse iraniane, non certo a Donald Trump. Peraltro le bombe americane e israeliane non fanno altro che rafforzare il regime, compattando la società iraniana contro la minaccia esterna.

Le conseguenze della guerra

Trump ha cercato di replicare il modello che ha applicato contro il Venezuela: una rapida azione militare per decapitare il regime e costringere i nuovi leader a sottomettersi ai diktat americani. Il suo obiettivo era costringere gli Ayatollah a capitolare, rinunciando completamente non solo al loro programma nucleare, ma anche alle loro scorte di missili a lunga gittata e alla loro rete di alleanze nella regione. Un Iran disarmato, debole e alla mercè di Israele era un requisito indispensabile per il “nuovo Medio Oriente” che il presidente americano sta progettando assieme a Netanyahu e ai suoi amici nel Board of Peace.

Tuttavia questa volta le cose non sono andate come in Venezuela. L’Iran non ha capitolato, ma ha reagito colpendo duramente Israele, le basi americane nella zona e le monarchie del Golfo alleate di Washington. E così gli USA ora si ritrovano invischiati in una guerra complessa, costosa e rischiosa, che sta rapidamente consumando le loro scorte militari e avrà esiti incerti. Una guerra impopolare negli stessi Stati Uniti: solo un americano su quattro è favorevole e le critiche contro questa ennesima avventura mediorientale arrivano persino dalla base reazionaria trumpiana MAGA. Trump aveva vinto le elezioni promettendo di mettere fine alle guerre di Biden e invece ha scatenato conflitti ancora peggiori.

Il conflitto in corso sta andando rapidamente fuori controllo, con enormi conseguenze sull’economia globale. Il traffico aereo ha subito la più grave interruzione dai tempi del Covid. Lo Stretto di Hormuz, attraverso il quale passa circa un quinto delle forniture di petrolio a livello mondiale, è stato chiuso, con centinaia di petroliere bloccate. La principale raffineria dell’Arabia Saudita è ferma e il Qatar ha sospeso la produzione di gas. Tutto questo sta già comportando un rialzo dei prezzi del petrolio e del gas e rischia di provocare una nuova crisi energetica. Quel che è peggio è che anche in questo caso, com’era già avvenuto all’inizio della guerra in Ucraina, il conto verrà presentato alla classe lavoratrice sotto forma di rincaro del carburante, di aumento delle bollette, di aumento generalizzato dell’inflazione, di maggior austerità ecc.

L’Europa e l’Italia

In questa crisi le classi dominanti europee hanno dimostrato ancora una volta tutta la loro debolezza e tutta la loro subordinazione agli USA. Starmer, Merz e Macron hanno tutti giustificato ipocritamente l’aggressione all’Iran, hanno concesso le proprie basi all’esercito americano e si preparano a partecipare al conflitto con la patetica scusa di difendere Cipro, la Giordania e gli alleati nel Golfo.

Anche il governo italiano si è distinto per il suo servilismo verso gli USA, nonostante l’inizio della guerra abbia sorpreso il ministro Crosetto in vacanza a Dubai facendogli fare una figura barbina in mondovisione. Meloni e Tajani hanno parlato di “de-escalation”, ma per loro è Teheran che “deve fermarsi”, non certo Trump o Netanyahu che hanno scatenato tutto questo: in pratica l’Iran dovrebbe continuare a subire gli attacchi senza reagire.

D’altronde la premier ha basato tutta la sua politica estera sullo stabilire un fantomatico rapporto “privilegiato” con Trump, che si è tradotto in una sottomissione senza pudore alle politiche di Washington; ha sostenuto a spada tratta il diritto di Israele a perpetuare il genocidio a Gaza e criminalizzato il movimento pro-Palestina; ed è persino entrata nel Board of Peace perché rappresentava una prospettiva concreta per “costruire la pace” (si è visto…).

Un’alternativa non può certo venire dall’opposizione parlamentare: Schlein e Conte criticano il governo per avere reso irrilevante l’Italia, ma se c’è qualcosa di ancora più irrilevante sono i loro piagnistei sul diritto internazionale, che oramai nessuno fa più nemmeno finta di rispettare.

Per tutti questi motivi la priorità è, oggi più che mai, quella di mettere in campo una mobilitazione internazionale contro l’imperialismo americano e i suoi lacchè. Anche noi in Italia dobbiamo fare la nostra parte. Unisciti al PCR per portare avanti questa battaglia.

  • Giù le mani dall’Iran! Fuori l’imperialismo dal Medio Oriente!
  • Fuori l’Italia dalla NATO, fuori le basi americane e della NATO dall’Italia!
  • Non un centesimo, né un proiettile per Israele!ù
  • Per la caduta del governo Meloni, complice di Netanyahu e servo di Trump!
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