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Elezioni comunali a Parma: la parabola di Pizzarotti e la sinistra

Il prossimo 12 giugno si svolgeranno anche a Parma le amministrative per l’elezione del sindaco e il rinnovo del consiglio comunale. Non si tratta di un test come altri, dal momento che Parma è stata la prima città capoluogo ad essere conquistata dal Movimento Cinque Stelle ormai dieci anni fa. Proprio a Parma, quindi, la parabola del M5S si è potuta dispiegare e compiere per intero, spesso anticipando aspetti che si sarebbero ripresentati a livello nazionale e sul piano più generale della politica pentastellata.

Federico Pizzarotti è giunto nel 2012 sullo scranno più alto della città dopo la disastrosa stagione della giunta di destra di Pietro Vignali, uscito di scena sotto i colpi delle indagini giudiziarie che hanno rivelato anni di corruzione e malaffare. Il momento dei 5 Stelle, tuttavia, dura solo quattro anni. Pizzarotti, infatti, giunge presto alla rottura con il suo partito su una questione di secondo piano (un esposto alla Procura in cui si contesta al sindaco di aver interferito con una selezione pubblica), quando ormai è già evidente la distanza tra le promesse elettorali e le effettive politiche perseguite dalla giunta. L’amministrazione Pizzarotti dà il proprio lasciapassare alla costruzione dell’inceneritore; garantisce a costruttori e palazzinari lauti profitti con il consumo di suolo, la realizzazione di nuovi mega centri commerciali e di nuovi quartieri residenziali; promuove le esternalizzazioni e le privatizzazioni dei servizi con l’approfondimento della politica degli appalti al massimo ribasso nel settore socio-educativo.

Il secondo mandato di Pizzarotti, iniziato nel 2017 sotto le insegne non più del M5S ma del movimento personalistico Effetto Parma, si contraddistingue per l’inizio di una politica di avvicinamento al Partito Democratico. Negli ultimi anni Pizzarotti ha collocato saldamente il suo movimento all’interno del centrosinistra, e in particolare nella sua ala più filo-padronale, candidandosi nelle fila di +Europa alle elezioni europee ed emergendo come uno dei più convinti promotori della candidatura di Stefano Bonaccini alla presidenza dell’Emilia Romagna. Tracciando un bilancio del proprio operato, ha indicato tra le principali eredità della giunta “un modello pubblico-privato che sarà la chiave di volta anche per il futuro”. Una valutazione di per sé significativa, anche se sarebbe più preciso parlare di subalternità all’Unione Parmense degli Industriali. Negli ultimi anni il dibattito attorno al rifacimento dello stadio Tardini e all’ampliamento dell’aeroporto con l’inclusione di una pista Cargo ha in effetti mostrato una volta di più quanto la sbandierata retorica sulla questione ambientale sia solamente una foglia di fico per coprire il sostegno alle logiche speculative della classe imprenditoriale locale. Tale parabola si è conclusa con la convergenza tra Effetto Parma e Partito democratico, alleati a sostegno della candidatura di uno dei “delfini” di Pizzarotti, l’assessore alla cultura Michele Guerra.

Il fatto che i partiti di maggioranza e quelli di opposizione, dopo un decennio di polemiche e insulti, si presentino all’interno della stessa coalizione potrà apparire paradossale e senza dubbio ci dice qualcosa della crisi del Pd cittadino. Eppure, l’alleanza rappresenta l’esito naturale della parabola politica di Pizzarotti, ormai indistinguibile, anche sul piano retorico, dalle forze di centrosinistra. Guerra si contrappone a un centrodestra frammentato, perlopiù schierato a sostegno della tragicomica ricandidatura di Pietro Vignali. Il Movimento 5 Stelle, dal canto suo, al termine di questi dieci anni si trova in un tale stato di agonia da non essere neppure riuscito a presentare un proprio candidato.

A sinistra del Pd c’è da segnalare l’esclusione da parte del TAR della lista civica a sostegno di Roberta Roberti, per un burocratico vizio di forma. Roberti, ex leader della sinistra sindacale in Cgil, già candidata per Rifondazione Comunista nel 2012, è entrata nel 2017 nella coalizione cittadina di centrosinistra, recidendo ogni legame politico organizzato con la classe lavoratrice per impegnarsi nei comitati civici della piccola borghesia cittadina. Solo l’avvicinamento del Pd al movimento di Pizzarotti, che le aveva chiuso qualsiasi spazio di visibilità e di manovra nel centro-sinistra, l’aveva portata questa volta a considerare la rottura con il Pd e la presentazione di una sua candidatura indipendente, poi cassata dal tribunale amministrativo. Il civismo interclassista di Parma Città Pubblica non avrebbe potuto in ogni caso costituire una credibile alternativa al centrosinistra di Guerra.

Da segnalare che il Partito Comunista, o almeno quello che ne rimane a Parma dopo una serie di scissioni, ha deciso di sostenere la candidatura a sindaco di Marco Adorni, al fianco di un’accozzaglia di rosso-bruni e populisti: dal movimento di Diego Fusaro ai transfughi pentastellati di “Alternativa c’è”, a varie schegge della destra sovranista. Non serve spendere una parola di più sulla degenerazione degli epigoni stalinisti di Marco Rizzo.

In questo scenario, l’unica candidatura realmente indipendente dal sistema di potere cittadino è quella di Andrea Bui, sostenuta da Potere al Popolo, Prc e Pci, alla quale abbiamo deciso di dare la nostra indicazione di voto. Tuttavia, il programma politico di Potere al Popolo ha l’importante difetto di porsi all’interno delle compatibilità di sistema, nei fatti accettando la logica del pareggio di bilancio che ha reso impraticabile qualsiasi ipotesi di governo locale a favore delle masse popolari.

I lavoratori e i giovani, al contrario, hanno bisogno di una organizzazione di classe che unisca gli attivisti attorno ad un programma anticapitalista e che intervenga nei conflitti di massa che, sotto le ceneri, si stanno preparando. Sinistra Classe Rivoluzione si rivolge a chi guarda a questa prospettiva.