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Dove vanno le proteste in Romania?

Il 31 gennaio, il nuovo governo di socialdemocratici e liberali ha presentato due decreti d’emergenza per risolvere il problema del sovraffollamento delle carceri: uno è un’amnistia per tutti i detenuti con meno di 5 anni di pena, l’altro depenalizza i casi di corruzione sotto i 200.000 lei (45.000 euro).

Va aggiunto che Liviu Dragnea, leader del PSD (Partito Socialdemocratico), oltre ad avere una pena sospesa di 2 anni per frode elettorale (e per questo non è stato candidato premier alle ultime elezioni) e sotto inchiesta per appropriazione indebita di 108.000 lei e se giudicato colpevole finirebbe in galera per entrambe le sentenze.

Centrodestra e Unione Europea

Contro il decreto sono scese in piazza, tutti i giorni fino ad oggi, centinaia di migliaia di persone: queste sono le più grandi manifestazioni dai tempi della caduta di Ceaușescu. Tuttavia, non basta la grandezza delle manifestazioni per capire la natura di un movimento. La protesta ha ottenuto da subito il sostegno del presidente della repubblica Klaus Iohannis, di molti sindaci e deputati di centrodestra, delle istituzioni europee e del capitale finanziario (Financial Times in testa). Un settore importante dei manifestanti vede il Direttorato anti-corruzione (DNA) come punto di riferimento, quello che può cacciare il governo. Il movimento operaio e sindacale non gioca nessun ruolo in quanto forza organizzata in queste manifestazioni. Infine, l’unico sbocco concreto che può raggiungere questo movimento oggi, se raggiungesse il suo obiettivo (le dimissioni del governo), sarebbe l’avvento di un governo di centrodestra.

In realtà, dietro a questo movimento ci sono due aspirazioni diverse: una, quella della borghesia, l’altra quella della massa dei manifestanti. Al momento, queste due tendenze non vanno una contro l’altra, ma in realtà, in futuro potranno contrapporsi. La borghesia rumena e le multinazionali oggi cercano di sfruttare il movimento a proprio vantaggio.

Il centrodestra e la borghesia cercano di crearsi una base sociale e di dipingere i manifestanti come la parte migliore della società contrapposta agli elettori ignoranti del PSD, delle zone più povere del paese e delle campagne. Quindi le elezioni non sono uno strumento adeguato (visto che votano tutti), meglio l’intervento del DNA e/o di altre istituzioni nazionali o europee. Creandosi così una base sociale con una retorica anti-partiti, il centrodestra vorrebbe tornare al governo con più autorità.

Malgrado la destra cerchi di cavalcare queste proteste, le manifestazioni non rappresentano uno spostamento a destra della società. Queste comunque indicano che c’è un grande malcontento nel paese. Negli ultimi anni sono state molte le proteste, come quella contro la miniera di Roșia Montană o gli scioperi contro le condizioni schiavistiche alla De Longhi e in altre fabbriche.

Un paese pieno di contraddizioni

La Romania è uno dei paesi con la più alta crescita economica, ma che accumula grosse contraddizioni. Dopo la crisi del 2008 (che aveva portato un taglio dei salari del 20%), gli investimenti stranieri (soprattutto olandesi, tedeschi e italiani) hanno fatto crescere facilmente un’economia piccola come quella rumena (20 milioni di abitanti, ma un PIL che è un sesto di quello italiano), ma lo hanno fatto approfittando dell’assenza di tutele per i lavoratori (quindi imponendo ritmi e orari insopportabili) e dei bassi salari. Il salario medio rumeno (meno di 550 euro) rimane il penultimo d’Europa. Inoltre la popolazione continua a decrescere anno dopo anno a causa dell’emigrazione.

La mancanza di un’alternativa di classe ha aperto un vuoto, che temporaneamente è stato riempito dall’opposizione liberale. Tuttavia la corruzione è insita nel capitalismo e nella sua sete di profitto. Nessuna fazione borghese in Romania, né tantomeno i banchieri o le grandi multinazionali che sostengono le piazze in maniera entusiasta, vogliono seriamente debellarla. La corruzione era endemica anche ai tempi dei governi dei partiti “liberali” e conservatori.

La lotta contro la corruzione e il malaffare deve essere dunque legata all’urgenza della costruzione di un partito dei lavoratori, che sappia offrire un’alternativa al sistema capitalista in difesa delle classi oppresse, dei giovani e dei disoccupati.