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Decreto sicurezza – Clandestinità per i profughi, repressione per chi lotta

Tanto tuonò che piovve.

Il decreto legge “Sicurezza” approvato all’unanimità dal consiglio dei ministri si inserisce completamente nella propaganda razzista di Matteo Salvini.

Il Dl cancella nei fatti la protezione umanitaria e ridimensiona lo Sprar (sistema di protezione dei richiedenti asilo), a cui potranno accedere solo i minori non accompagnati e coloro già titolari di protezione internazionale. Numerosi giuristi illustrano che stimano così esclusi il 90 per cento dei richiedenti asilo. Gli immigrati “clandestini” di certo non scompariranno per effetto del decreto legge: avremo semplicemente più persone a cui verrà negato il permesso di soggiorno, che vivranno di espedienti e alla mercè della criminalità organizzata e dei caporali. Si verificherà la crescita della carne da macello da sfruttare da parte dei padroni, a cui Salvini ha già promesso a suo tempo di alleggerire la legge sul caporalato.

A parole si dichiara guerra ai clandestini, in realtà il decreto sarà una vera e propria fabbrica di clandestinità.

I reati degli immigrati varranno doppio, arrivando fino alla revoca della cittadinanza italiana! Viene aumentata la casistica per la quale si può procedere al rimpatrio o alla revoca dello status di rifugiato (non a caso sono introdotte la violenza e la resistenza a pubblico ufficiale). Se esisterà più gente che vive ai margini della società sarà più facile soffiare sul fuoco della xenofobia e gonfiare quel clima di emergenza permanente che tanto fa comodo al governo gialloverde.

In questo provvedimento, Salvini si inserisce sul solco indicato dal suo predecessore, Minniti (Pd) che aveva già limitato i diritti giuridici dei profughi e aumentato il numero dei centri per il rimpatrio. Il governo Gentiloni aveva già creato i presupposti perché gli immigrati diventassero cittadini di serie B, oggi Salvini lo fa diventare realtà.

Con questo decreto il governo non dichiara solo guerra ai “clandestini”, ma la estende a tutti coloro che oseranno ribellarsi contro l’ordine costituito. Viene esteso l’uso del Taser, anche prima della fine del periodo di sperimentazione, dandolo in dotazione ai vigili urbani nelle città superiori ai 100mila abitanti.

Le aree di applicazione del Daspo urbano (altra creazione di Minniti e Orlando) vengono allargate ospedali, fiere, mercati, pubblici spettacoli. Insomma il Daspo contro gli ultras, introdotto all’epoca con il consenso unanime di quasi tutte le forze parlamentari, serviva come apripista per una sua futura applicazione generalizzata.

Per chi partecipa a blocchi stradali, le sanzioni non saranno più solo amministrative, ma anche penali.

Un evento visto in decine se non centinaia di lotte operaie (e non solo) come il blocco temporaneo di una strada diventa un reato penale, con l’aggravante per i lavoratori extracomunitari una condanna già in primo grado potrebbe portare all’espulsione.

Per chi si fa “promotore dell’invasione di terreni ed edifici”, la pena passa a 4 anni di reclusione e la multa da 264 a 2064 euro. Chi occupa un edificio può essere punito fino a due anni di carcere. Per le indagini si potranno utilizzare anche le intercettazioni telefoniche. Sono tutte pene raddoppiate rispetto al codice Rocco, ministro della giustizia ai tempi di Mussolini.

Si vogliono colpire le lotte presenti e future, ma si va anche oltre: vengono criminalizzati tutti coloro che dissentono o semplicemente solidarizzano con le proteste. Lo si fa partendo dall’anello più debole, gli immigrati, credendo di ottenere facili consensi, per passare a tutta la società.

Al desiderio di “legge e ordine” si allineano tutti i poteri dello Stato. Il caso dell’arresto del sindaco di Riace, Mimmo Lucano, ne è un esempio. La magistratura dimostra ancora una volta di non godere di alcuna indipendenza o autonomia davanti al volere della classe dominante e ai suoi partiti. Il modello di accoglienza del comune calabrese infatti è incompatibile con il vero e proprio “razzismo di Stato” di cui il vicepremier è fra i principali promotori.

Proprio per questo per fermare questo decreto non ci si può affidare al Presidente della repubblica o alla Corte costituzionale, che al massimo potranno modificarne solo alcuni aspetti del tutto secondari. Solo il conflitto di classe può sconfiggere Salvini. La solidarietà creatasi in questi giorni attorno a Mimmo Lucano fa comprendere che l’arroganza della Lega ha un limite: l’indignazione di milioni di giovani e lavoratori davanti alle ingiustizie. Indignazione che deve essere organizzata, in un programma che unisca lavoratori italiani e immigrati nella lotta.