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Chicago – Gli insegnanti dicono no ai privati

Sono ormai 15 anni che negli Stati Uniti si susseguono attacchi a studenti e docenti, mascherati da riforme della scuola. Attraverso leggi e programmi, iniziati dai repubblicani e continuati con i democratici, i fondi erogati dal governo federale e le valutazioni degli insegnanti vengono strettamente legati all’andamento di test standardizzati a cui sono sottoposti gli studenti.

Il programma di Obama “Race to the Top” ha raddoppiato questi test che demagogicamente dovrebbero migliorare la qualità dell’istruzione, mentre in realtà sono funzionali al processo di privatizzazione delle scuole.

Infatti, solo nel 2013, il sindaco democratico di Chicago li ha utilizzati per chiudere 48 scuole consentendo in tal modo il proliferare delle charter school, scuole private sovvenzionate con fondi pubblici, molte delle quali sono a scopo di lucro e che raramente hanno prestazioni migliori rispetto alle scuole pubbliche. Nello stesso tempo il governatore repubblicano dell’Illinois ha tagliato i finanziamenti alle scuole pubbliche di Chicago (Cps).

Tutto ciò non dipende tanto dalle necessità di bilancio, visto che l’Illinois eroga centinaia di milioni di dollari alle grosse aziende sotto forma di sussidi, quanto piuttosto al desiderio dei capitalisti di mettere le mani sul business dell’istruzione. Alcuni studi stimano che la privatizzazione delle sole Cps possa generare profitti per 500 milioni di dollari.

Gli insegnanti di Chicago e la Ctu, il loro sindacato legato all’Afl-Cio, si battono da anni contro tutto questo. Nel 2013 con un grande sciopero, mentre nel 2015 molti insegnanti hanno rifiutato di somministrare i test standardizzati.

Il 1 aprile scorso, la Ctu ha proclamato una giornata di sciopero, sostenuto dal 73% dei genitori. Alla mobilitazione hanno aderito decine di altre organizzazioni, come la Fight for $15 (un movimento per il salario minimodi 15 dollari all’ora) che ha organizzato lo sciopero in centinaia di fast food.

Solo con la lotta si possono fermare gli attacchi all’educazione!

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