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Bologna, zona arancione rafforzata – Il trionfo del profitto sulla salute

Pubblichiamo il volantino che in nostri compagni di Bologna distribuiranno stasera nella manifestazione di “Priorità alla scuola” contro i provvedimenti di Bonaccini.

Bologna e la sua provincia entrano in zona “arancione rafforzata” da sabato 27 febbraio.

Una misura che chiarisce una volta per tutte quali interessi vogliano tutelare la regione e il governo Draghi, che sta istituendo zone simili su tutto il territorio nazionale: quelli degli industriali.

Nella zona “arancione scura” le scuole e le università di ogni ordine e grado vengono chiuse (salvo i nidi e le scuole d’infanzia), mentre le aziende possono continuare a produrre e i centri commerciali e le grandi catene di distribuzione restare aperti.

Il virus dunque si fermerebbe, come per magia, davanti alle porte dell’Ikea o ai cancelli della Ducati, secondo Merola, Bonaccini e soci.

Dopo un anno dall’inizio della pandemia siamo al punto di partenza.

Il fallimento del governo nazionale e di quello regionale è totale: i lavoratori della scuola, gli studenti e le loro famiglie sono da mesi lasciati soli, negli istituti è saltato da tempo ogni tracciamento. Le classi sono rimaste sovraffollate, il personale della scuola gravemente sotto organico, i trasporti pubblici stracolmi nelle ore di punta, mentre incombe la privatizzazione del servizio.

La campagna vaccinale è al palo, ostaggio delle priorità di profitto delle multinazionali e dell’impotenza delle istituzioni locali e nazionali. Solo in questi giorni partono, con significativo ritardo rispetto ad altre regioni, le vaccinazioni al personale scolastico

Il virus ha continuato incessante a circolare nei magazzini della logistica, nelle grandi e piccoli aziende metalmeccaniche che si trovano di fronte a un boom di ordinativi, nei supermercati, tutti luoghi dove sistematicamente vengono infrante ogni regola di distanziamento sociale e di sicurezza. L’Emilia-Romagna è terza per contagi Covid19 nei luoghi di lavoro (dati Inail).

Un presidente della regione che fino a ieri voleva riaprire i ristoranti alla sera e che si ammanta di un finto progressismo e antisalvinismo (oggi dimenticato sull’altare del governo di salvezza nazionale), oggi chiude tutto ciò che non è fonte di lucro e si piega alle pressioni della borghesia emiliano-romagnola.

Rivendichiamo il blocco di tutte le produzioni non necessarie, la garanzia del pieno salario, l’esproprio di tutte le risorse necessarie per la difesa del diritto allo studio e alla salute.

A tale fine la nazionalizzazione dell’industria farmaceutica sotto il controllo dei lavoratori e degli utenti è un provvedimento ineludibile.

Questo dovrebbe essere il programma dei dirigenti del movimento operaio e della Cgil, non gli appelli ai finti salvatori della patria come Draghi.

Noi lavoratori e giovani dobbiamo prendere in mano il nostro futuro. Solo la lotta e la fine delle illusioni sulle giunte “progressiste” in regione come in città, potranno assicurare un futuro libero dalla pandemia, incompatibile con l’esistenza del sistema capitalista.