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Berlusconi: no al lutto nazionale!

Silvio Berlusconi è morto.

Dalla mattina di lunedì 12 giugno assistiamo a una sua beatificazione a reti e siti internet unificati. Il governo ha immediatamente predisposto i funerali di Stato (pagati dunque dai contribuenti) e il lutto nazionale per domani, 14 giugno. Il tutto per un condannato in via definitiva: l’ipocrisia della giustizia borghese viene svelata ancora una volta.

Il cordoglio unisce tutto l’arco parlamentare: un profluvio di parole a cui si uniscono Schlein, Conte (“un uomo di coraggio, passione e tenacia”) e pure Fratoianni.

Ma forse a sinistra è Landini a superare tutti, quando afferma che a Berlusconi “non è mai mancato il coraggio, la capacità di aggregare, la determinazione a costruire impresa”.

Noi non ci uniamo alle condoglianze né sprechiamo parole di circostanza: Silvio Berlusconi era un nemico di classe.

La leggenda narra che negli anni Settanta questo palazzinaro milanese avviò una scalata sociale sulla base delle propria genialità e spirito imprenditoriale. La realtà è che nell’ascesa di Berlusconi fu determinante il patto con la mafia (per il quale il suo uomo di fiducia, Marcello Dell’Utri, è stato condannato) e l’appartenenza alla P2. La P2 fu una loggia segreta a cui aderivano buona parte di generali, uomini politici, imprenditori, guidata da Licio Gelli, che tra gli ani settanta e ottanta tramava per attuare una svolta autoritaria in Italia.

Un uomo amico della mafia e dei golpisti.

Quando nel 1994 Berlusconi “scese in campo” e fondò Forza Italia, lo fece non solo per salvarsi dai problemi giudiziari, ma sopratutto per salvare la borghesia italiana dal pericolo della vittoria elettorale delle sinistre. La classe dominante si trovava infatti senza un proprio partito di riferimento, dopo il crollo della Democrazia cristiana; confindustria decise di appoggiare senza riserve Berlusconi.

Sulla base di un programma padronale e antioperaio, si coalizzò con la Lega nord e Alleanza nazionale (l’ex Movimento sociale italiano) e vince le elezioni. Subito portò avanti misure antipopolari, tagli allo stato sociale, privatizzazioni, austerità: la più importante di tutte fu la controriforma delle pensioni. Il Cavaliere fu costretto a fare marcia indietro dopo pochi mesi: i lavoratori scesero in piazza in massa e la Lega di Bossi abbandonò la nave che affondava, facendo mancare la maggioranza al governo.

Tornato al governo, nel 2001 Berlusconi propose di eliminare l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori, che impediva il licenziamento senza giusta causa. Dovette affrontare di nuovo una mobilitazione oceanica della classe operaia. Tre milioni di lavoratori si ritrovarono al Circo massimo a Roma il 23 marzo 2002, convocati dalla Cgil (allora guidata da Sergio Cofferati) e fermarono la cancellazione dell’art.18.

Un campione di politiche antioperaie e padronali.

È sempre datata 2001 la repressione inaudita delle mobilitazioni contro il G8 a Genova. In quelle giornate di luglio, nella città ligure entrò in vigore un vero e proprio stato di Polizia con la soppressione delle più elementari libertà democratiche. Le “forze dell’ordine” caricarono indiscriminatamente, picchiarono e torturarono centinaia di manifestanti inermi, con i tristemente celeri casi della scuola Diaz e della Caserma Bolzaneto. Una “macelleria messicana” in cui perse la vita anche Carlo Giuliani, ucciso da un carabiniere.

Presidente del consiglio era Silvio Berlusconi, che alla fine del vertice commentò così: “spero che gli italiani abbiano potuto apprezzare la direzione delle operazioni per l’ordine pubblico”.

Un liberticida, accanito difensore dei soprusi di Polizia e Carabinieri.

Silvio Berlusconi è stato colui che ha sdoganato i neofascisti, accogliendo nei suoi governi gli esponenti delle formazioni nate dal Movimento sociale italiano: prima formando in una coalizione negli anni novanta con Alleanza Nazionale e poi formando con loro un partito unico “il Popolo delle Libertà” nel 2009. Oggi è definito statista negli editoriali, ma l’uomo di Arcore ha affermato che: “Mussolini non ha mai ucciso nessuno. Mussolini mandava la gente a fare vacanza al confino”. Una falsificazione scandalosa della storia: durante l’ascesa del fascismo, cinquecento militanti sindacali e politici furono uccisi dalle camice nere (il più famoso fra loro, Giacomo Matteotti). Almeno 20mila persone furono mandate al confino; almeno diecimila ebrei italiani morirono nei campi di concentramento; e, infine, 200mila soldati e 20mila civili morirono durante la Seconda guerra mondiale, voluta dal Duce.

Un revisionista, sodale dei neofascisti

Oggi il Cavaliere è ricordato per essere stato amico di Putin. In realtà un tempo tutte le potenze capitaliste erano a loro agio con il Presidente russo, tanto che Mosca era stata ammessa nel G8.

Nei suoi quattro governi, Berlusconi non ha mai fatto mancare la sua fedeltà alla Nato, inviando le truppe italiane in tutti gli scenari delle guerre scatenate dallo Zio Sam, dall’Iraq all’Afghanistan.

Un servo della Nato.

Silvio Berlusconi ha rappresentato sicuramente una figura chiave nella politica italiana. Da una parte lo è stato perché ha garantito la governabilità negli interessi del capitalismo italiano, dall’altra perché i dirigenti della sinistra e del movimento operaio glielo hanno permesso.

Sia nel 1994 che nel 2002 i suoi governi hanno dovuto fare marcia indietro a causa delle lotte di massa condotte dai lavoratori e dai giovani. Come conseguenza di queste sconfitte, i consensi di Berlusconi si trovavano in caduta libera.

Tuttavia, sia sulle pensioni che sull’articolo 18, le controriforme sono passate negli anni successivi. Nel caso delle pensioni, la “riforma” Dini nel 1995 fu approvata dal Pds (antesignano del Pd) e ebbe l’appoggio di Cgil, Cisl e Uil. Per quanto riguarda l’articolo 18, fu abolito definitivamente dal governo Renzi (allora segretario del Pd) nel 2015.

L’antiberlusconismo, il collante secondo cui bastava liberarsi di Berlusconi e tutto si sarebbe risolto, si è rivelata sempre un’arma spuntata: una volta al potere, i governi del centro sinistra (con l’appoggio di Rifondazione comunista) producevano politiche di austerità e privatizzazioni molto simili.

La “necessità” di spostarsi al centro, con l’approdo della nascita del Partito democratico, la rinuncia a ogni rivendicazione radicale hanno giovato alla carriera di Berlusconi e alla sua longevità politica molto più del controllo delle televisioni e dei media.

Ciò non rende Silvio Berlusconi meno colpevole rispetto all’arretramento dei diritti della classe lavoratrice e del deterioramento delle condizioni di vita delle famiglie operaie.

La memoria delle sue responsabilità non si cancella con la morte.

Ieri è verificata l’ennesima strage sul lavoro. Due lavoratori, di cui uno di 81 anni, padre e figlio, hanno perso la vita in una cantina sociale a Gioia del colle in provincia di Bari. Sono stati già 264 i caduti sul lavoro, solo nei primi quattro mesi del 2023, causati anche della totale deregolamentazione rispetto alla sicurezza sul lavoro, di cui i governi di Berlusconi furono fra i principali promotori,
Per questi nostri fratelli di.classe, naturalmente, nessun lutto nazionale e nessun funerale di stato.

È invece a loro che esprimiamo in questi giorni il nostro cordoglio, ed è in loro memoria che continueremo la lotta contro i Berlusconi di ieri e quelli del futuro.