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Assemblea nazionale Rete Kurdistan Italia, Bologna 19-20 Novembre – Bilancio critico e contributo alla discussione

da www.militanzagrafica.it

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Sabato 19 e domenica 20 si è tenuta a Bologna l’assemblea nazionale della Rete Kurdistan Italia, in cui siamo intervenuti con la nostra analisi e le nostre posizioni politiche. Mentre la due giorni di dibattiti era in corso ha preso il via l’azione militare da parte del governo Turco sui territori curdi del Rojava/Nord Est della Siria e Sud Kurdistan/Nord Iraq. Ciò ha rafforzato la necessità di una discussione scevra da ogni retorica, in cui mettere a confronto le differenti proposte politiche per ottenere una solidarietà attiva e concreta.

Il dibattito ha reso palese come all’interno del movimento di solidarietà convivano due anime differenti e due visioni di società e di lotta: da una parte una visione impostata su alleanze e divisioni geopolitiche, dall’altra un’impostazione classista, che vede in ogni governo borghese un avversario e considera l’internazionalismo della classe lavoratrice l’unico strumento di lotta in grado di dare ai popoli oppressi il diritto all’autodeterminazione.

La prima linea politica si è espressa per bocca di Davide Grasso e della galassia disobbediente: come per il caso dell’Ucraina queste organizzazioni non vedono le classi in lotta e le contraddizioni economiche che attraversano gli stati, ma solo divisioni nazionali e scontri tra istituzioni ed eserciti, scegliendo nel corso degli ultimi anni di schierarsi in maniera decisa dalla parte dell’occidente “democratico”, dell’Unione Europea capitalista e dei partiti liberali. Dunque, tra un attacco livoroso alle altre organizzazioni politiche (“gruppi marxisti di 5-10 persone che spiegano agli altri come lottare”) e qualche frase retoricamente rivoluzionaria, sono disposti a sacrificare sull’altare dell’alleanza occidentale anche la resistenza curda: seguendo la proposta di Grasso e soci la solidarietà al Kurdistan dovrebbe esprimersi chiedendo l’invio di armi da parte dei governi occidentali alla resistenza e l’applicazione di una No Fly Zone sulla regione: in pratica chiedono che siano Biden, Meloni, Macron, Sunak,… a garantire la pace e l’autodeterminazione curda! Abbiamo visto bene in Ucraina come questa strategia abbia portato solo morte e distruzione e il rafforzamento dello sciovinismo, sia in Ucraina che in Russia. Questa linea è pura follia politica e non può portare nulla di buono per il popolo curdo. Non sono bastati gli innumerevoli tradimenti da parte degli USA per dimostrare che non può esserci libertà sotto l’ombrello del militarismo occidentale!?

Dall’altra parte si esprime l’alternativa rivoluzionaria, classista ed internazionalista, che noi sosteniamo e consideriamo l’unica strada percorribile per ottenere libertà, autodeterminazione e pace. Solo la solidarietà e la mobilitazione della classe lavoratrice e dei giovani in Medio Oriente e nel resto del mondo possono rafforzare il diritto all’autodeterminazione del popolo curdo; solo la prospettiva della federazione socialista del Medio Oriente può offrire alla classe lavoratrice Turca, Irachena, Iraniana, Siriana una visione unificante e alternativa alla barbarie della guerra imperialista. La Rivoluzione iraniana che, nonostante la feroce repressione, continua ad infiammare il paese, è il grande esempio da seguire. La scintilla delle mobilitazioni, scoccata dalle donne nel Kurdistan iraniano, ha acceso un fuoco di lotta che si espande in tutto il paese, coinvolgendo le donne, i giovani e la classe lavoratrice con scioperi generali, assemblee di massa, forme di autodifesa democratica e popolare.

Un contributo molto importante all’assemblea è stato quello della deputata Feleknas Uca, che ha riportato la difficile situazione in cui opera l’HDP (Partito Democratico dei Popoli) in Turchia e la repressione a cui deve andare incontro, compreso il rischio di essere messo fuori legge prima dell’arrivo delle elezioni del prossimo anno. L’attacco di Erdogan al movimento curdo, il tentativo di addossare su di esso le responsabilità dell’attentato di Istanbul del 13 Novembre e il conseguente bombardamento delle città curde avvenuto questo fine settimana rappresentano il tentativo di distogliere l’attenzione dai mali dolorosi che attanagliano le classi popolari, primo tra tutti l’inflazione galoppante che sta polverizzando il potere d’acquisto dei lavoratori turchi.

La Tendenza Marxista Internazionale ha salutato favorevolmente la nascita dell’HDP, perché ha rappresentato un importante passo in avanti nel superamento delle barriere nazionali, etniche e religiose. D’altra parte crediamo fondamentale mettere in guardia questo partito e tutta la classe lavoratrice turca riguardo al rischio di cercare un cambiamento solo sul piano istituzionale e all’interno degli angusti spazi del sistema capitalista: questo sarebbe il più grande regalo alla reazione di Erdogan. Sarebbe anche un grave errore cedere a una prospettiva di alleanza con l’opposizione kemalista liberale, che in nessun modo può rappresentare un’alternativa credibile per i lavoratori, i giovani, le donne turche e le nazionalità oppresse. L’unica opposizione vincente al regime di Erdogan può nascere nelle piazze, sui luoghi di lavoro e di studio e con l’alleanza di tutti gli oppressi dietro la bandiera di un chiaro programma rivoluzionario e anticapitalista.

Il comunicato finale dell’assemblea di condanna all’attacco turco ha rappresentato una mediazione che ne riduce largamente il potenziale mobilitativo. Consideriamo positivamente il fatto che rivendicazioni inaccettabili quali la richiesta di No Fly Zone o l’alleanza con gli eserciti occidentali siano rimaste fuori dal comunicato, mettendo all’angolo le posizioni più guerrafondaie e militariste, ma pensiamo che l’appello alla solidarietà avrebbe dovuto caratterizzarsi più concretamente con una richiesta alla mobilitazione sindacale, con la convocazione di scioperi, presidi e manifestazioni della classe lavoratrice contro gli accordi commerciali, militari e migratori tra gli stati occidentali e la Turchia. Speriamo che questo nostro contributo possa servire ad approfondire il dibattito e dare uno strumento utile a tutti i sinceri internazionalisti per l’analisi politica e le lotte future.

Per un Kurdistan libero indipendente e socialista, parte integrante della federazione socialista del Medio Oriente!

Per l’unità degli oppressi! Per l’internazionalismo!