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Amazon – La pubblicità te la facciamo noi!

Pubblichiamo il testo del volantino che distribuiremo davanti ai magazzini Amazon in tutta Italia. Per scaricare il pdf clicca qui.

 

Amazon da quando esiste in Italia ha assunto 44.244 lavoratori e ne ha lasciati a casa 30.850 (il 70%). Un livello di precarietà inaccettabile e spesso il non rinnovo dei contratti viene comunicato solamente il giorno prima o il giorno stesso.

I lavoratori vengono lasciati in un costante stato di precarietà e la tecnologia viene usata per sfruttare ogni goccia del loro sudore.

In Amazon ci si infortuna mediamente il doppio rispetto alle altre aziende e il livello degli infortuni cresce del 30% nei magazzini robotizzati rispetto a quelli non robotizzati (fonte: The injury machine).

Tutto questo genera grandi profitti per il colosso guidato da Jeff Bezos, che nel 2024 ha realizzato un fatturato di 637,959 miliardi di dollari (equivalente al Prodotto interno lordo di paesi come Svezia, Irlanda o Argentina) e profitti per 59,248 miliardi di dollari.

Cosa ne viene ai lavoratori?

Checché ne dicano le pubblicità Amazon, di un’azienda amica dei propri dipendenti, che da lavoro a donne, giovani e migranti, in linea con l’ambiente e la transizione ecologica, ai lavoratori ne viene ben poco.

Come racconta Massimo Cacciotti, giornalista e per un anno magazziniere Amazon a Passo Corese: “…di solito si pubblicizza un prodotto. Loro pare di no. Pubblicizzano i dipendenti. Pubblicizzano quanto è fico lavorare da Amazon. Ma se è così fico perché lo devi dire in tv?”.

La verità è che Amazon impone la propria volontà a governi, sindaci, istituzioni (facendosi concedere finanziamenti diretti e indiretti, terreni, strade, parcheggi gratuiti e concessioni di ogni tipo).

In altre parole Amazon basa il suo successo sul ricatto e i primi ad essere ricattati sono i lavoratori (magazzinieri e driver, i primi perlopiù dipendenti diretti, i secondi dipendenti di cooperative e ditte d’appalto).

I lavoratori per parte loro hanno solo uno strumento per difendersi, quello dello sciopero e della mobilitazione.

Il primo punto su cui è necessario sviluppare il conflitto è l’internalizzazione di tutti i dipendenti Amazon. Questo favorisce l’unità dei lavoratori. Parità di condizioni e di salario a parità di lavoro. Bisogna chiedere l’assunzione a tempo indeterminato di tutti i dipendenti Amazon, dopo i 15 giorni di prova. Basta con gli appalti e i subappalti e le agenzie interinali.

Le direzioni sindacali hanno sottoscritto un contratto nazionale che non migliora le condizioni di lavoro in Amazon e nelle altre aziende della logistica, i soldi sono pochi (molto al di sotto del livello dell’inflazione), le condizioni di lavoro insoddisfacenti e la precarietà dilagante. è stato un gravissimo errore revocare lo sciopero del 9 e 10 dicembre che si preannunciava di grande impatto e godeva di un altissimo consenso tra i lavoratori.

Attualmente è in corso una nuova trattativa tra azienda e sindacati sul contratto integrativo Amazon su orario di lavoro, premio di risultato, importo delle trasferte, sicurezza del lavoro e soprattutto la nuova organizzazione del lavoro.

Visto che saranno i lavoratori a subire le conseguenze degli accordi presi, non sarebbe il caso di discutere la piattaforma e sottoporla al controllo diretto degli interessati?

Fare trattative separate per diretti ed indiretti, non condividere il percorso con tutti i lavoratori Amazon non aiuta a raggiungere i risultati che ci proponiamo.

Non sarebbe il caso di finirla con i contratti di pochi mesi, a volte di pochi giorni? Di essere schiavi degli algoritmi che regolano ogni minuto della nostra vita lavorativa? Della maratona quotidiana che costringe i picker a fare fino a 20 chilometri al giorno? Di non avere neanche il tempo di andare in bagno? Di questa disciplina da caserma, con continui provvedimenti disciplinari? Di essere trattati come numeri di serie in un rapporto totalmente impersonale e alienante?

Il Partito comunista rivoluzionario si propone non solo di denunciare le condizioni di lavoro in Amazon ma di sostenere i conflitti che i lavoratori metteranno in campo per difendersi da questo sfruttamento modernissimo ma anche molto antico.

Non è solo una battaglia economica ma una battaglia più generale, per la dignità del lavoro, condizioni abitative decenti, un’assistenza scolastica e sanitaria degna di questo nome. Siamo nati per vedere il mondo con gli occhi della classe lavoratrice e non con quelli dei potenti, un mondo dove sono i colossi come Amazon a farla da padroni.

Ai sindacati vogliamo dire una cosa molto chiara. Ci servono strumenti di lotta più immediati e meno burocratici, che devono innescarsi immediatamente quando esplodono le contraddizioni e i lavoratori decidono di muoversi. Non vinceremo mai con le lungaggini sindacali, i tavoli al vertice, le “clausole di raffreddamento”, ecc.

Dichiariamo la nostra solidarietà ad ogni mobilitazione dei lavoratori Amazon e ci schieriamo dalla loro parte incondizionatamente.

Mettiti in contatto con il Partito Comunista Rivoluzionario, il partito che fa quello che dice e dice quello che fa.

Unisciti a noi!

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