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Trump dichiara la guerra all’Europa

di Alan Woods

Questo declino intellettuale ha raggiunto il suo livello più basso nei leader politici dell’Europa. Essi hanno trascinato questo continente, un tempo molto potente, nella palude della decadenza economica, culturale e militare, riducendolo in uno stato di completa impotenza.

Dopo aver sacrificato per decenni ogni cosa a vantaggio dell’imperialismo americano, e dopo essersi adattati al ruolo umiliante di servili lacché di Washington, si vedono adesso abbandonati dai propri precedenti alleati e lasciati a cavarsela da soli.

La loro stupidità è stata ormai completamente svelata dalla sconfitta in Ucraina e dalla confutazione dei loro assurdi vaneggiamenti sulla sconfitta della Russia e sulla distruzione della sua potenza. Al contrario, si trovano adesso di fronte ad una Russia forte e risorta, che dispone di un grande esercito dotato delle armi più moderne e temprato da anni di battaglie.

In questo momento critico, essi si ritrovano improvvisamente abbandonati da quella potenza che avrebbe dovuto accorrere in loro difesa. Ora, corrono di qua e di là, travolgendosi a vicenda nella fretta di esprimere il proprio imperituro e incrollabile appoggio a Volodymyr Zelensky.

Urlano e strepitano contro l’uomo alla Casa Bianca, che considerano come l’unico responsabile del disastro che è improvvisamente piombato loro addosso.

Ma questo coro isterico è soltanto una manifestazione di panico, che a propria volta è solo una manifestazione della paura: una paura pura, cieca e totalizzante. Dietro questa finta facciata di temerarietà, questi leader sono paralizzati dal terrore, come un coniglio accecato dai fanali di un auto che sta per travolgerlo.

Scrissi queste righe in un articolo intitolato Il significato di Donald Trump: un’analisi marxista, che abbiamo pubblicato il 21 marzo 2025. Esse descrivono in maniera accurata la situazione che esiste al momento attuale. Non ho bisogno di cambiare neanche una virgola.

La ragione per il presente articolo è la pubblicazione del documento di Strategia di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti e il discorso di Pete Hegseth del 6 dicembre al Reagan National Defense Forum, che ha fondamentalmente lo stesso contenuto.

Questo documento ha confermato tutto ciò che diciamo, persino da prima che Trump giungesse al potere, riguardo agli assi della sua strategia. Ne abbiamo scritto diffusamente dodici mesi fa e vi rimando a questo materiale. La situazione si è evoluta nel frattempo e ha raggiunto ora un punto di svolta decisivo. Tuttavia, la strategia fondamentale non è mutata.

Trump descrive il documento come un “piano d’azione” per garantire che gli Stati Uniti restino “la nazione più grande e di maggior successo nella storia umana”. Già qui, c’era da allarmarsi. Ma questo era solo l’antipasto. La portata principale doveva ancora essere servita. È stata la causa di un attacco di acidità di stomaco generalizzato tra una certa categoria di politici.

L’attacco all’Europa

Il nuovo documento contiene un certo tipo di critiche all’Europa occidentale – e al suo approccio alla migrazione, all’energia pulita e a molte altre cose – che va ben oltre i limiti accettabili della diplomazia e delle buone maniere più elementari.

Il documento fa appello alla restaurazione della “identità occidentale”, tramite la lotta contro le influenze straniere, lo stop all’immigrazione di massa e una concentrazione maggiore sulle priorità americane, come “fermare i cartelli della droga”.

L’uomo alla Casa Bianca si considera l’esperto più illustre in queste attività e i suoi metodi sofisticati includono affondare piccole barche nei Caraibi, uccidere gli sfortunati pescatori che hanno avuto la malasorte di ritrovarsi sulle suddette imbarcazioni e, ultimo ma non per importanza, atti di pirateria in mare aperto, come il sequestro di grandi navi petroliere e il furto del loro carico per arricchire ulteriormente la Terra dell’Uomo Libero.

Il documento prevede senza esitazioni che, se permane la tendenza attuale, l’Europa degenerata e decadente sarà “irriconoscibile tra 20 anni o anche meno” e che i suoi problemi economici verranno “surclassati dalla prospettiva reale e più sinistra della cancellazione della sua civiltà”.

Se ciò avviene:

È tutt’altro che scontato che alcuni paesi europei continueranno ad avere economie ed eserciti abbastanza forti da rimanere degli alleati affidabili.”

Il documento dice che è “più che plausibile” che, nel giro di qualche decennio, alcuni membri della NATO diventino “a maggioranza non-europea” e che è una “questione aperta” se questi ultimi considereranno l’alleanza alla stessa maniera.

La minaccia alla democrazia

Il documento saluta la crescente influenza di “partiti patriottici europei” e dice che “l’America incoraggia i propri alleati politici in Europa a promuovere una tale rinascita spirituale”.

Ma, peggio ancora, il documento accusa l’UE e altri “organismi transnazionali” di condurre attività che “mettono a rischio la libertà politica e la sovranità”.

Dice che le politiche migratorie stanno “creando conflitti” e cita altri temi come la “censura della libertà di parola e la soppressione dell’opposizione politica, il crollo delle nascite e la perdita delle identità e dell’orgoglio nazionali”.

Questo è uno schiaffo in faccia a tutti i governi d’Europa, specialmente alla Germania, dove l’amministrazione Trump ha coltivato legami con l’AfD, che è stata caratterizzata come partito di “ultra-destra” dall’intelligence tedesca. L’establishment tedesco ha fatto tutto ciò che era in suo potere per demonizzare, isolare e, se possibile, rendere illegale l’AfD.

In effetti, l’accusa che l’Europa si stia muovendo rapidamente in direzione di un regime anti-democratico e autoritario ha un fondamento reale. Con sempre più frequenza, vediamo una tendenza a discriminare spudoratamente e a demonizzare quei partiti che non si adattano alle idee e agli interessi dell’establishment “liberale”.

In questo senso, il caso della Romania è istruttivo. In quel paese, che si presume democratico, è stato impedito al candidato più popolare secondo i sondaggi di partecipare alle elezioni e lo si è arrestato sulla base di accuse fabbricate ad arte, che nessuno è mai riuscito a dimostrare.

Le autorità romene si sono spinte fino a cancellare le elezioni, solo perché non ne approvavano i risultati. Questa chiara violazione delle regole più elementari della democrazia non è stata condannata dall’Unione Europea. Al contrario, l’hanno giustificata e elogiata come un misura necessaria a “difendere la democrazia”.

Il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul ha commentato aspramente che il suo paese non ha bisogno di “consigli esterni”.

Si è affrettato ad aggiungere che, per la Germania, gli “Stati Uniti sono e rimarranno il nostro alleato più importante nell’alleanza [NATO]”, ma ha detto che “questa alleanza, tuttavia, è focalizzata ad affrontare problemi di sicurezza”.

Ritengo che le questioni della libertà di espressione o l’organizzazione delle nostre libere società non appartengano [alla strategia], perlomeno quando si parla della Germania.

È molto chiaro che le autorità tedesche sarebbero ben liete di seguire l’esempio della Romania e mettere fuori legge l’AfD. Adesso, qualsiasi cosa si possa pensare di partiti come l’AfD, è senza dubbio un diritto del popolo tedesco, e solo di esso, quello di decidere quale partito vogliano votare in un’elezione.

Si tratta di un diritto democratico elementare, che è finora stato considerato sacrosanto dalle democrazie europee. Tuttavia, non è più così. Evidentemente, l’impegno della élite liberale nei confronti del rispetto della democrazia ha dei limiti precisi.

Essi sono a favore delle elezioni, ma solo se il partito che viene eletto rappresenta la loro ideologia e i loro interessi. Se non è così, non vedono alcun motivo per cui si dovrebbe anche solo permettere ad un simile partito di esistere.

Per tutte queste ragioni, e per molte altre, quello che il documento dice riguardo alle misure anti-democratiche in Europa è vero. Ma quello che il documento non dice, e che bisogna invece dire, è che la stessa situazione esiste anche negli Stati Uniti. Donald Trump dovrebbe esserne consapevole più di molti altri.

Panico in Europa

Questo documento rappresenta una rottura fondamentale con l’intera politica estera degli Stati Uniti e ha lasciato gli alleati degli americani in Europa in uno stato di shock profondo.

Quando questo testo è giunto sulle scrivanie dei rispettivi ministeri degli Esteri, ha avuto l’effetto esplosivo di una bomba nucleare. Le campanelle di allarme hanno cominciato a suonare freneticamente in tutte le cancellerie europee.

L’Europa vi viene dipinta come un continente in declino, come una civiltà in declino. Ciò che è peggio è che l’Unione Europea viene ritenuta antitetica alla crescita, allo sviluppo e alla creatività.

Le scosse che ne derivano continuano a far tremare le fondamenta dell’Alleanza Occidentale. Ancora una volta, i politici hanno cominciato a correre all’impazzata come dei polli che hanno appena scoperto che una volpe ha fatto improvvisamente irruzione nell’aia.

E simili a polli terrorizzati che guardano in faccia la volpe, la loro reazione iniziale è stata la paralisi. Per un momento, sono rimasti in un silenzio attonito, ingoiando la rabbia per paura di provocare reazioni ancora più estreme nel maniaco omicida alla Casa Bianca.

Quando infine i loro sentimenti interiori di rabbia e frustrazione non potevano più essere trattenuti, i leader dell’Europa hanno cominciato a protestare sonoramente contro questo atto di aggressione gratuito contro la loro dignità e il loro onore.

Un alto funzionario dell’Unione Europea ha diffidato gli Stati Uniti dall’interferire negli affari europei e ha detto che “solo i cittadini europei possono decidere quali partiti dovrebbero governarli”.

Donald Tusk, il bellicoso primo ministro della Polonia, continua a ripetere con un’ossessività che sconfina nell’isteria come esista una cosa che si chiama Occidente Collettivo, anche se una delle sue principali componenti, gli Stati Uniti, ha appena proclamato pubblicamente la sua scomparsa.

Egli insiste che questo Occidente Collettivo inesistente è nel pieno della sua forza quando è unito e quando lo è contro nemici ed avversari (intende i russi, ma ha paura persino di menzionarne il nome in pubblico).

Gli altri leader europei ripetono esattamente le stesse parole come pappagalli ben addestrati. Questo fa sorgere il sospetto che sia un copione scritto in precedenza, che tutte queste signore e questi signori sono obbligati a ripetere, sulla base del fatto che, se ripeti qualcosa abbastanza spesso, la gente ci crederà.

Il problema è che nessuno sembra ascoltarli. E il malaugurato “Occidente Collettivo” rimane bello che morto, esattamente come lo era prima che dessero inizio a tutto questo baccano.

Eppure, si sono lanciati in un’attività frenetica (perlopiù riunioni segrete infinite e vuota retorica), incoraggiati dall’idea che “bisogna fare qualcosa!”. Sfortunatamente, questo “qualcosa” finisce per essere proprio un bel niente.

Il problema è che questi leader si sono improvvisamente accorti che la loro influenza sulle decisioni a Washington non è così grande come avevano immaginato. Anzi, è inesistente.

Passano al setaccio ogni frase, ogni riga, ogni punto e virgola del maledetto documento, alla ricerca disperata di un briciolo di conforto. In cambio, ricevono solo un calcio sui denti dopo l’altro.

Un diplomatico europeo, parlando in maniera anonima, ha detto: “Il tono nei confronti dell’Europa non è promettente. È persino peggio del discorso di Vance a Monaco a febbraio.”

I politici e i funzionari europei si sono piccati per il tono di Washington, ma nella loro fretta di ricostruire i propri eserciti trasandati per affrontare la minaccia percepita da parte della Russia, dipendono ancora pesantemente dall’appoggio militare americano. Pertanto, devono essere molto accorti nelle proprie esternazioni pubbliche, per paura di infastidire l’uomo alla Casa Bianca, che è noto per essere molto suscettibile e per non prendere le critiche alla leggera.

Per tutte queste ragioni, nei corridoi del potere in quasi ogni paese d’Europa, un umore di profonda depressione è calato come una nebbia fosca e spessa. E appena dietro questa coltre, c’è uno stato d’animo ancora più allarmante che sta cominciando a prendere piede. Il nome di questo stato d’animo è panico: panico puro, cieco e incontrollabile, che conduce infine alla paralisi della volontà.

Ma, alla fine, gli europei dovranno fare fronte comune ed elaborare una strategia per sconfiggere il piano di pace di Trump in Ucraina. Questo è l’unico modo, a loro vedere, per impedire agli Stati Uniti di rompere i propri legami con l’Europa e di far pagare a loro la guerra in Ucraina.

Qual è il motivo di questo scalpore?

La prima domanda che sorge è: come spiegare questa improvvisa esplosione di stupore, rabbia e incredulità? Dopo tutto, la pubblicazione di tali documenti non è nuova. È proprio il contrario, in effetti.

Solitamente i presidenti pubblicano una Strategia di Sicurezza Nazionale una volta ogni mandato. Essa può costituire una cornice per le politiche e i bilanci futuri, oltre che indicare al mondo quali siano le priorità del presidente.

Ogni nuova amministrazione americana pubblica pertanto una nota sulla sicurezza. È normale come il caffè e il giornale del mattino sulla tavola a colazione.

Considerando questo, dunque, la comparsa di un simile documento avrebbe dovuto suscitare non molto più di uno sbadiglio e di un’espressione di profondo tedio. Non è difficile capire il perché.

Finora, tutti questi documenti, con alcuni piccoli aggiustamenti, seguivano esattamente la stessa linea, la linea tradizionale dell’imperialismo americano: in sostanza, il dominio del mondo, camuffato sotto la bandiera del cosiddetto “ordine internazionale basato sulle regole”. Il motivo è che ogni documento sarebbe stato redatto solo in misura insignificante dalla nuova amministrazione.

I veri autori sarebbero stati i membri del vero governo degli Stati Uniti, che non viene eletto da nessuno ed è responsabile solo verso se stesso. Dietro gli orpelli formali della democrazia, è sempre esistita un’entità oscura, che alcuni hanno descritto come “deep state”. Tuttavia, comunque la si chiami, essa rappresenta l’autentico e permanente governo degli Stati Uniti.

Gli uomini e le donne che compongono questo governo segreto permanente sono, in parte, i generali e gli ammiragli che dirigono il Pentagono e i servizi di sicurezza, la CIA, l’FBI, il Dipartimento di Sicurezza Interna, e altre simili istituzioni burocratiche.

Dall’altra parte, esso ha stretti legami con il grande capitale, le banche, Wall Street e tutti gli altri ricchi magnati che costituiscono quello che è noto come complesso militare-industriale.

Ultimo ma non per importanza, abbiamo quanto può essere approssimativamente definita come la componente intellettuale di questa potente congrega. Le miriadi di think tank governativi e semi-governativi, che scorrazzano per Washington.

Questi ultimi sono, a propria volta, strettamente legati ai media mercenari che vengono comicamente definiti “stampa libera”.

I professori universitari di Yale e di Harvard completano il disegno. Ed è necessario sottolineare che, per questi individui, l’oggettività accademica è la cosa meno importante.

Ognuna di queste congreghe iper-destrorse è il prodotto di decenni di propaganda reazionaria, che arriva direttamente dagli anni della Guerra Fredda.

Interamente impregnati da uno spirito di odio imperituro nei confronti di Russia e Cina, hanno sempre difeso la nozione della supremazia mondiale americana.

Considerano ancora l’America come la nazione più potente al mondo, cui tutte le altre nazioni debbono inginocchiarsi o subirne le dure conseguenze.

Vedono i propri “alleati” allo stesso modo in cui i Romani vedevano i propri: come semplici pedine nel gioco della diplomazia da grande potenza, da utilizzare e poi gettare via come inutile spazzatura.

Per alcuni decenni, gli Stati Uniti hanno considerato la NATO come un fedele difensore della “democrazia”. Tuttavia, una lunga esperienza ci ha insegnato che per l’imperialismo americano, la bandiera della “democrazia” non è altro che un maldestro tentativo di mascherare i propri costanti atti di aggressione contro altri paesi.

Negli ultimi anni, hanno cominciato a giustificare questi atti di aggressione con la difesa di quello che chiamano “ordine internazionale fondato sulle regole”. Con ciò, essi intendono qualsiasi regola che gli Stati Uniti cerchino di imporre al resto del mondo.

I leader d’Europa, da parte loro, erano ben contenti di accettare la guida degli USA, credendo (stupidamente) che gli americani avrebbero sempre difeso i loro interessi e che sarebbero accorsi in loro difesa in caso di bisogno.

Per un lungo periodo, questo mito confortante ha continuato a restare in piedi. Pertanto, i leader dell’Europa potevano aspettarsi fiduciosi che l’ultima Strategia di Sicurezza Nazionale americana sarebbe stata una banale ripetizione della reiterata dottrina.

Ma si sbagliavano. I tempi sono cambiati. E, con essi, il concetto che ha Washington della propria sicurezza nazionale.

Errori di valutazione

Fino a poco tempo fa, nessuno si sarebbe mai aspettato qualcosa come questo nuovo documento, che riflette la posizione ufficiale di un presidente americano e della sua amministrazione.

Anche gli europei si sono resi conto che sotto la superficie si sta svolgendo un profondo mutamento all’interno degli Stati Uniti. Sempre più persone sono sempre più scettiche verso la politica estera americana che è stata condotta negli ultimi ottant’anni.

C’è un risentimento crescente riguardo all’ampiezza delle risorse americane che sono state scialacquate in guerre senza fine e in avventure all’estero. E le notizie della corruzione in Ucraina, che cominciano a trapelare nei media americani, non fanno che accrescere il sospetto e la rabbia.

Tutto ciò sta alimentando la richiesta di una svolta nella politica estera americana. Ciò ha implicazioni profonde per l’Europa. Durante almeno gli ultimi trent’anni, dalla fine della Guerra Fredda, i principali governi europei hanno fondato le proprie politiche su due assunti. Il primo, era l’esistenza dell’“Occidente Collettivo”, un’impresa congiunta in cui gli Stati Uniti sono il principale azionista, ma in cui tutti i governi europei e le élite europee hanno un interesse condiviso.

Il secondo assunto era che non c’erano limiti al potere degli americani, che gli Stati Uniti avrebbero potuto raggiungere qualsiasi obiettivo si fossero prefissati. Ora, con un colpo di penna, tutte queste beate illusioni sono state gettate senza cerimonie nella discarica della storia.

Improvvisamente, gli Stati Uniti, lungi dall’essere benevoli nei confronti dei governi e dei leader d’Europa, li considerano sempre più non come alleati e amici, bensì come avversari o persino come nemici.

Una situazione davvero traumatica! Tuttavia, incombono ora all’orizzonte sviluppi ancora più minacciosi e inquietanti.

Il ruolo dell’America nel mondo

Tutto questo deve essere tenuto in conto come retroterra di questo documento che ha causato uno scalpore così clamoroso, le cui ragioni sono ormai chiare.

Il presente documento non assomiglia a nessuno di quelli precedenti che sono stati partoriti da Washington dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Ciò equivale ad una completa riconfigurazione del ruolo dell’America nel mondo.

Donald Trump ha compreso che il potere americano non è illimitato. Le recenti esperienze in Iraq e in Afghanistan ne sono state una prova irrefutabile. Adesso, questo stesso fatto viene confermato in maniera ancora più chiara sui campi di battaglia dell’Ucraina.

Finalmente, Trump è stato costretto ad affrontare la realtà. E la realtà è molto chiara. L’Ucraina ha perso la guerra. E non c’è nulla che l’America, o chiunque altro, possa fare a proposito.

Adesso, pretende che l’America abbandoni la propria ambizione di affermare il proprio dominio mondiale. Gli interessi fondamentali di sicurezza nazionale degli Stati Uniti non sono più di dominare il mondo intero, ma prima di tutto di serrare la propria morsa sull’intero Emisfero Occidentale, dalla Groenlandia alla Terra del fuoco.

È questo il “Corollario Trump” alla Dottrina Mornoe. Il suo principale obiettivo è quello di estromettere gli attori non americani dal continente, per mantenere l’Emisfero Occidentale libero dalle incursioni di forze estere ostili o dal controllo da parte di queste ultime di risorse strategiche. Si sta parlando, ovviamente, soprattutto della Cina.

In ultima analisi, ciò si riduce ad una dimostrazione di forza bruta, rivolta a costringere ogni governo a sud del Rio Grande a sottomettersi al dominio americano. Gli ultimi atti di aggressione intrapresi contro il Venezuela sono la manifestazione concreta del reale significato di questa dottrina.

Al fine di ottenere tale obiettivo, è prima di tutto necessario rafforzare gli Stati Uniti da un punto di vista militare, tecnologico, industriale ed economico. E la condizione preliminare di questo è liberare gli USA dalle inutili pastoie all’estero, in particolare dalla guerra in Ucraina. Tuttavia, è più facile a dirsi che a farsi, come egli ha potuto scoprire.

Trump esce dalle righe

L’impotenza di Trump è stata rivelata dalle sue vacillazioni costanti, in cui sbanda da una posizione all’altra, come un ubriaco che barcolla da un lampione all’altro, senza mai riuscire a recuperare l’equilibrio.

Dopo quasi un anno di governo, i lavoratori non vedono alcun miglioramento nelle proprie condizioni di vita. Non c’è alcun segno di una ripresa economica. Al contrario, tutto indica che gli Stati Uniti si stiano dirigendo verso una recessione, sempre che non sia già iniziata.

La sua base nel movimento MAGA sta già dando segni di impazienza per l’assenza di progressi su numerosi fronti differenti. La sua politica estera è costellata da un fallimento dopo l’altro.

E questo senso di fallimento viene soltanto aggravato dall’assurda retorica e dalle millanterie senza capo né coda da parte del presidente, che creano grandi illusioni per poi produrre delusioni ancora maggiori.

Trump può essere criticato per molte cose. In particolare ha una pessima dimestichezza con la diplomazia. Le abilità che ha appreso dalla sua esperienza nel mercato immobiliare newyorchese non sono evidentemente sufficienti per guidarlo nella palude infida delle relazioni mondiali.

La fiducia che ripone nei propri istinti invece che nel freddo calcolo razionale ha aperto la strada ad un abbaglio dopo l’altro. Più che un toro in un negozio di porcellane, quando entra nel regno della diplomazia assomiglia ad una specie di rinoceronte ubriaco che scaglia cornate alla cieca, senza neanche mirare ad uno dei propri obiettivi.

Le sue vanterie stravaganti sulla pace sono state smascherate come vuota retorica. Egli dichiara di aver posto fine alla guerra a Gaza e che adesso ci sarà un boom di investimenti, che creeranno prosperità per tutti, in un mondo di pace e felicità.

Ma gli eventi hanno dimostrato che il cosiddetto accordo di Gaza è appeso ad un filo. Netanyahu non vuole la pace e rifiuta di ritirare le proprie forze dalle rovine devastate di quella terra infelice. Dall’altro lato, Hamas si sta rifiutando di disarmarsi, dal momento che non ha alcuna intenzione di suicidarsi.

Neanche in altre parti del mondo, le iniziative di pace di Trump hanno avuto maggiore successo. Dopo un breve intervallo, le ostilità tra la Cambogia e la Thailandia sono ricominciate, con attacchi missilistici e di artiglieria da entrambe le parti.

E nonostante la recente fanfara mediatica, la verità è che i suoi piani di pace in Ucraina finora si sono risolti in un nulla di fatto.

Questo era inevitabile fin dall’inizio, poiché i suoi negoziati si fondavano su una falsa premessa, cioè che fosse possibile arrivare ad un compromesso tra le richieste della Russia e quelle del regime di Kiev.

L’America ha speso enormi somme di denaro per tenere in piedi il regime di Zelensky a Kiev. Hanno gravemente prosciugato il proprio arsenale inviando armi e munizioni in grandi quantità, al fine di proseguire una guerra che stavano chiaramente perdendo. Pertanto, Trump ha bisogno di porre termine alla guerra in Ucraina, e ha bisogno di farlo immediatamente, se non prima ancora.

Crisi in Ucraina

Dopo aver esaminato tutte le opzioni, Donald Trump ha concluso che il principale ostacolo alla pace in Ucraina è precisamente la campagna sistematica di sabotaggio del suo piano di pace orchestrata da Zelensky e dagli europei.

Questa supposizione è del tutto corretta. Zelensky non vuole la pace. Al contrario, ha bisogno che la guerra continui, sebbene si sia ormai dovuto rendere conto che è persa. La continuazione di un conflitto insensato comporterà la morte di migliaia, probabilmente di decine di migliaia di persone. Ma questo non lo preoccupa.

Per Zelensky, ben più importante dei morti e della sofferenza del suo popolo è il fatto che la fine della guerra porterebbe a delle elezioni che senza dubbio perderebbe. Questo significherebbe la fine della sua carriera politica e, con una buona probabilità, una condanna per corruzione.

Lo scandalo della corruzione in Ucraina ha raggiunto le proporzioni di un’epidemia. Esso interessa grandi somme di denaro donato apparentemente per lo sforzo bellico, ma che è finito nei conti bancari ai Caraibi di ricchi oligarchi e funzionari.

Questo è un ulteriore segnale della disintegrazione e del crollo incombenti. I più stretti collaboratori di Zelensky sono coinvolti e stanno lasciando il paese per evitare l’arresto.

L’ultimo a cadere è stato il suo secondo in comando, Andriy Borysovych Yermak. Ma l’onda dello scandalo non dà segni di placarsi e sta cominciando a lambire il presidente in persona. Non c’è da sorprendersi che spenda gran parte del suo tempo a rendere visita ai propri amici in Europa, che possono offrirgli una qualche forma di consolazione per i suoi numerosi problemi.

Nel mezzo di questo colossale scandalo di corruzione, Starmer, Macron, Merz, Ursula von der Leyen e gli altri membri di questa banda continuano a chiedere grandi somme di denaro per prolungare una guerra criminale e sanguinosa.

La povera, livida e sanguinante Ucraina è in ginocchio, il suo esercito viene sistematicamente distrutto, innumerevoli vite vengono stroncate senza motivo nel tentativo di impedire la caduta del Donbass, che è ormai solo una questione di tempo.

I soldati ucraini rifiutano sempre più di obbedire a ordini che li mandano al massacro. Molti disertano o si arrendono. Centomila giovani sono fuggiti dal paese per evitare la coscrizione.

Ogni notte, le città ucraine vengono martellate da attacchi di più di 500 droni e missili russi, contro i quali non c’è praticamente modo di difendersi. Il sistema energetico è stato polverizzato e in conseguenza di ciò molte famiglie ucraine passano sedici ore al giorno al buio, senza riscaldamento o possibilità di cucinare.

Che importa! A chi interessa se la gente muore e le città vengono distrutte? A chi interessa se la gente soffre il freddo gelido? A chi interessa se l’esercito ucraino viene sistematicamente decimato? La cosa importante è continuare a combattere! Basta continuare la guerra ancora per un po’ e l’Ucraina alla fine vincerà!

Gli Stati Uniti e la Russia

La nuova politica di sicurezza segna una svolta fondamentale nell’approccio dell’America alla Russia. Non si parla della Russia come un avversario o come un rivale, bensì come un paese con cui gli Stati Uniti devono ripristinare relazioni stabili e con cui devono lavorare per stabilizzare la situazione in Europa.

Ma perché gli europei sono così determinati a sabotare i tentativi di Trump di negoziare con i russi? Come spiegare la strana ossessione (non riesco a trovare altre parole per questo) dei leader europei per la Russia? Perché mostrano un odio così intenso nei suoi confronti?

A prima vista, ciò sembra abbastanza irrazionale, dal momento che, qualsiasi cosa si possa pensare su chi abbia torto o ragione nella guerra in Ucraina, è del tutto chiaro anche al più cieco che i russi stiano vincendo e gli ucraini stiano perdendo.

Stando così le cose, sarebbe logico tentare di raggiungere un qualche tipo di soluzione negoziata e questo significa inevitabilmente intraprendere negoziati con i russi, che sono in realtà l’elemento decisivo nell’equazione.

Senza tali negoziati, senza riconoscere le legittime preoccupazioni della Russia e accettare che qualsiasi pace ormai dovrà sottostare in gran parte alle condizioni della Russia, nessuna pace sarà possibile.

Pertanto, opporsi ai negoziati tra gli americani e i russi sembra, per dirlo con gentilezza, irrazionale. I leader europei hanno demonizzato la Russia, che hanno proclamato essere un paese che, per ragioni che non sono mai state spiegate a dovere, è per sua natura aggressivo e espansionistico. Evidentemente, ritengono che sia qualcosa di profondamente iscritto nel DNA del popolo russo!

Appurato questo, se i russi riescono ad occupare l’Ucraina, si muoveranno inevitabilmente verso ovest, fino a che i loro eserciti non compariranno fuori dal palazzo di Westminster e parcheggeranno i propri carri armati sulle sponde della Senna.

L’obiettivo degli uomini al Cremlino è ovviamente quello di conquistare e occupare l’intera Europa. E l’appetito, come sappiamo, vien mangiando. Questa favola per bambini ci viene costantemente ripetuta anche sui giornali che pretendono di essere seri. Il fatto che ciò non abbia assolutamente nessuna base fattuale è abbastanza marginale. Dopotutto, perché lasciare che i fatti rovinino una buona storia?

In che misura questa russofobia ha una base reale? Questa è una domanda interessante, che richiederebbe un bravo psichiatra per poterci pronunciare al riguardo. Certo, c’è una buona dose di cinismo e di calcolo egoistico in tutta questa propaganda.

Tuttavia, nel caso di gente come Kaja Kallas e Ursula von der Leyen, sembrerebbe che il livello di cieco fanatismo nel loro approccio alla Russia, e a tutto ciò che è russo, abbia, almeno in una certa misura, una base patologica.

Eppure, c’è un motivo abbastanza razionale per i loro comportamento apparentemente irrazionale. Nelle parole di Shakespeare: “Sebbene sia follia, c’è del metodo in essa.”

Gli Stati Uniti informano gli europei che la vittoria sulla Russia in Ucraina non è più possibile e che la cosa giusta da fare è cercare una relazione stabile tra Russia ed Europa.

Ne segue che l’obiettivo dell’amministrazione è quello di creare una situazione per cui gli Stati Uniti ritirino gradualmente la propria presenza in Europa, concentrandosi su altri problemi più urgenti e importanti, in particolare sul conflitto con la Cina.

Ciò significa non solo che gli Stati Uniti non hanno più alcuna voglia di continuare la guerra in Ucraina. Seguendo i propri interessi nazionali per come li percepiscono, gli Stati Uniti dovranno perciò cercare un certo riavvicinamento, o almeno una qualche stabilizzazione delle relazioni con la Russia.

Questo è l’incubo peggiore e più temuto dai leader dell’Europa. E faranno tutto ciò che è in proprio potere per impedire che questo piano si realizzi. Ciò spiega i tentativi febbrili di sabotare tutte le iniziative di Trump volte a porre fine alla guerra in Ucraina.

Ed è qui che quest’ultimo si trova a scontrarsi con il solito problema insolubile.

Zelensky e gli europei

I negoziati tra gli americani e i russi stanno avendo luogo, ma è chiaro che Zelensky e gli europei sono contrari. Trump è chiaramente su tutte le furie per il costante sabotaggio da parte degli ucraini e dei loro alleati europei e sta aumentando la pressione su Zelensky, che ormai attacca pubblicamente.

La posizione di Zelensky diventa ovviamente più debole e meno sostenibile ogni giorno che passa. L’enorme buco di bilancio ucraino significa che il paese è in bancarotta. E il denaro per l’anno prossimo, che può solo essere fornito dall’Unione Europea, dipende esclusivamente dalla confisca dei fondi russi congelati, cui il Belgio si sta opponendo.

Se non trovano questo denaro nel giro delle prossime due settimane, allora l’Ucraina non potrà predisporre un bilancio per l’anno prossimo: niente soldi per pagare lo sforzo bellico o anche solo per sopravvivere.

[Il 18 dicembre, l’UE ha deciso infine di erogare un prestito di 90 miliardi all’Ucraina garantito con il debito comune europeo, di fronte all’opposizione del Belgio ad impossessarsi dei fondi russi depositati nel proprio sistema finanziario, Ndt]

I nodi stanno venendo al pettine. E a peggiorare la situazione, lo scandalo di corruzione sta raggiungendo un crescendo in cui sono coinvolti molti dei principali sostenitori o colleghi di Zelensky. È solo una questione di tempo prima che lo scandalo tocchi la figura del presidente in persona.

Trump ha lasciato cadere un’insinuazione neanche troppo sottile, dicendo che sarebbe stata a suo parere “una buona idea” che l’Ucraina tenesse delle elezioni. Zelensky, che teme la prospettiva delle elezioni come il diavolo teme l’acqua santa, non aveva alcuna fretta di accogliere questo suggerimento.

Ma ora che si trova con le spalle al muro, sta dicendo d’un tratto che non è contrario a tenere le elezioni, qualora gli americani possano “garantirne le condizioni”. Qualsiasi cosa ciò voglia dire!

In realtà, le elezioni non si terranno. Zelensky vede che gli sta mancando ormai il terreno sotto i piedi. Sta venendo fuori dal nulla sempre più gente che gli è ostile, alcuni persino dal suo stesso partito.

È chiaro che a Kiev c’è un tintinnare di sciabole. Negli angoli oscuri del potere, stanno discutendo sottovoce come il loro presidente abbia ormai perso la sua utilità e che è tempo di trovare qualcuno che possa sostituirlo.

Ma anche questo è più facile a dirsi che a farsi. Il momento giusto per rimuoverlo era probabilmente dodici mesi fa. Tuttavia, nell’ultimo periodo, Zelensky ha preso misure per stringere la propria presa sul potere statale. Almeno per il momento, sembra avere un fermo controllo sull’esercito e sui servizi segreti. Tuttavia, nella misura in cui perde l’appoggio di Washington e il flusso di denaro comincia ad affievolirsi, questo potrebbe cambiare. Una serie di gravi disfatte al fronte potrebbe facilmente innescare una crisi di governo, portando alla caduta del signor Volodymyr Oleksandrovych Zelensky.

Illusioni sull’Ucraina

“La gestione delle relazioni europee con la Russia richiederà un coinvolgimento significativo degli Stati Uniti”, dice il documento, aggiungendo che è negli interessi fondamentali americani che le ostilità in Ucraina terminino. Il tono è superbamente fiducioso. Ma la sostanza è del tutto vuota.

Il documento dice che l’Europa manca di “fiducia in se stessa” nella sua relazione con la Russia. Si tratta di una sottovalutazione assurda. Non è che i leader europei manchino di fiducia nei propri rapporti con la Russia.

Il fatto è che non hanno proprio alcun rapporto con la Russia. Non vogliono nessuna relazione con la Russia, un paese che guardano con odio malcelato, paura e sospetto. Soprattutto, non vogliono che gli Stati Uniti abbiano alcuna relazione con la Russia.

È questa al momento la principale forza motrice dietro tutti i loro pensieri. E ciò rappresenta il tallone d’Achille fatale di tutti i negoziati in corso tra la Russia e l’Occidente.

Quali sono i fatti?

L’amministrazione Trump ha proposto un piano per porre fine alla guerra, la cui versione originale prevedeva che l’Ucraina cedesse alcuni territori al controllo de facto della Russia.

Tuttavia, Mosca ha affermato più volte che le truppe ucraine devono ritirarsi dalla regione orientale ucraina del Donbass, oppure la Russia conquisterà tutti i propri obiettivi con la forza.

E i fatti sono semplicemente che i russi hanno ora tutte le carte in mano in qualsiasi negoziato, per la semplice ragione che stanno vincendo la guerra. Di conseguenza, non vedono alcun motivo per fare concessioni di sorta. Non esistono minacce, insulti o tentativi di corruzione che possano fare cambiare loro idea.

Zelensky, da parte sua, rifiuta testardamente qualsiasi suggerimento di fare un qualsiasi compromesso. Propugna l’idea di una vittoria ucraina sui campi di battaglia e in questa sua follia viene seguito con entusiasmo dai pazzi, dai pagliacci e dagli idioti che al momento attuale hanno in mano il destino dell’Europa.

Ormai da mesi, le pagine dei giornali occidentali sono pieni di resoconti degli andirivieni diplomatici sull’Ucraina. Una pletora di documenti anonimi vengono riportati e analizzati in grande dettaglio, sebbene nessuno possa realmente dire chi li abbia scritti e cosa rappresentino.

Ogni commento di Donald Trump, ogni fortuito incontro con questo o quel leader europeo e ognuna delle riunioni continue, tediose e totalmente inutili di quella che viene comicamente definita “coalizione dei volenterosi” vengono analizzati nel minimo dettaglio.

E questo fiume infinito di vacuo chiacchiericcio viene presentato come la più elevata espressione della diplomazia contemporanea ad un’opinione pubblica che ha da tempo cessato di prestarvi la benché minima attenzione.

Di contro, gli effettivi sviluppi sul campo di battaglia, che sono molto lontani dalle insensate buffonate di una diplomazia surreale, vengono a malapena menzionati. Il destino di tutte le guerre non viene deciso dalle parole, ma dalle bombe, dai proiettili, dai carri armati e dai colpi di artiglieria. E la praticabilità o meno di qualsiasi soluzione diplomatica viene determinata, in ultima istanza, dagli eventi sul campo di battaglia e in nessun altro luogo.

La questione decisiva, che sta condizionando tutto il resto, è la situazione al fronte, che dal punto di vista ucraino sta andando di male in peggio. Il New York Times ha recentemente pubblicato un articolo, che indicava i settori del fronte al collasso. Ovviamente, la situazione si sta deteriorando con rapidità.

Da ogni punto di vista razionale, Zelensky dovrebbe urgentemente contattare i russi per provare a negoziare i termini più favorevoli (o meno sfavorevoli) che riesca a ottenere in tali circostanze.

Ma Zelensky non è guidato da considerazioni razionali. Continua a chiedere che i russi, che stanno vincendo la guerra, si arrendano immediatamente e restituiscano tutti i territori occupati (inclusa la Crimea!) agli ucraini, che la stanno perdendo.

Questa sarebbe la prima e unica volta nella storia che un esercito che perde una guerra detta le condizioni ai vincitori! È come se un uomo che viene messo al muro con una pistola puntata alla testa, alla richiesta di consegnare il proprio portafoglio, rispondesse: “No! Perché non mi dai tu il tuo portafoglio!”.

Evidentemente, solo qualcuno che sia appena fuggito da un manicomio, oppure qualcuno che si sia stufato di vivere e voglia suicidarsi al più presto potrebbe comportarsi così.

Zelensky e la sua cricca sembrano aver perso ogni contatto con la realtà. Il presidente, che sta dando ora tutti i segni di una grave instabilità mentale, sembra vivere nel mondo dei sogni.

Di fronte allo spettro sempre più minaccioso di una sconfitta su ogni livello, lui e il suo capo militare, Oleksandr Stanislavovych Syrskyi, emettono costantemente ordini criminali di non ritirarsi o cedere un solo millimetro di territorio, a truppe sotto attacco, accerchiate dalle superiori forze russe.

Hanno ordinato ripetute controffensive volte a impedire la caduta di Pokrovsk, portando all’inutile sacrificio di migliaia di uomini coraggiosi per salvare una città la cui caduta era assolutamente inevitabile.

Simili situazioni non sono sconosciute alla storia. Quando un regime è destinato a perire, i suoi principali aderenti si rifugiano in ogni tipo di folli illusioni. Chiudono gli occhi di fronte alla realtà e si rinserrano in una bolla isolata, circondati da lacchè servili e accondiscendenti.

Questa fu la sorte di Adolf Hitler. Nel 1943, era chiaro che la Germania aveva perso la guerra e che l’Armata Rossa sovietica fosse sul punto di lanciare un’offensiva che sarebbe stato impossibile arrestare.

Invece che cercare un qualche tipo di accordo diplomatico con gli americani (come alcuni gerarchi nazisti desideravano), Hilter si rinchiuse nel suo bunker a Berlino, dal quale muoveva reparti immaginari ed inesistenti e dava ordini impossibili di offensive che non avrebbero mai avuto luogo.

Il risultato fu una sconfitta devastante e la distruzione delle città tedesche. Hitler intraprese l’unica strada che gli rimaneva e si suicidò.

Si dice spesso che si possono imparare delle lezioni dalla storia. Ma Hegel osservava che chiunque abbia studiato la storia può giungere ad un’unica conclusione: nessuno ha mai imparato nulla da essa.

Vediamo quanto sia vera questa frase oggi in Ucraina. Il popolo ucraino sta pagando un prezzo terribile per la folle condotta dei propri capi e per l’ancora più spaventoso, immorale, crudele e disumano comportamento dei cosiddetti leader civilizzati d’Europa.

La caduta di Pokrovsk

Nel frattempo, la guerra va avanti. I media occidentali sono pieni delle distorsioni più raccapriccianti rispetto alla guerra in Ucraina. Di fronte all’inarrestabile avanzata russa, e all’inevitabilità della sconfitta ucraina, i giornali si riparano dietro uno sbarramento di propaganda, che cerca di minimizzare le avanzate dei russi e di esagerare le presunte (e spesso inventate) storie di eroiche controffensive ucraine.

L’ultima narrativa che è stata escogitata sostiene che i russi continuano a fare solo piccoli progressi. Stanno avanzando solo a piccoli passi, mentre subiscono perdite mostruose. Su questa base, dicono, impiegheranno anni ad impossessarsi del resto del Donbass. Ma niente di ciò è vero.

Di fatto, l’avanzata russa, che sta accelerando a ritmo sostenuto da qualche tempo, procederà ancora più rapidamente dopo la caduta di Pokrovsk, che i media occidentali hanno provato ad ignorare, ma che è stato un evento di enorme importanza.

La caduta di Pokrovsk segna una svolta importante nella situazione. Essa costituisce una sconfitta catastrofica per le forze ucraine e apre un grossa breccia nella linea difensiva ucraina.

Dopo di essa, una dopo l’altra, tutte le principali città del Donbass cadranno in mano russa in rapida successione. A quel punto, si aprirà la strada per una più rapida avanzata a Zaporizhzhia, che ha già avuto inizio.

Il prossimo obiettivo saranno le città cruciali di Sloviansk e Kramatorsk, dopodiché, si aprirà la strada per il fiume Dniepr.

L’esercito ucraino ha subito perdite così terribili che è al momento in una grave crisi a livello di effettivi. Non hanno abbastanza truppe per coprire una linea del fronte molto estesa, mentre i russi hanno soldati in abbondanza per attaccare ovunque vogliano.

Questo costringe gli ucraini a spostare le proprie truppe in continuazione da una zona all’altra, tenendole in uno stato di allarme incessante e logorandole sempre più.

Il numero delle diserzioni continua a crescere, così come il numero dei soldati ucraini che si arrendono ai russi. Appaiono regolarmente resoconti, persino sulla stampa ucraina, che riflettono il basso morale tra le truppe al fronte.

Il regime fa ricorso alle maniere forti e alla brutalità per costringere gli uomini ad arruolarsi nell’esercito. Vengono mandati al fronte scarsamente equipaggiati e con un addestramento molto ridotto. Non avendo alcuna voglia di essere mandati ad una morte insensata in Donbass, disertano in continuazione alla prima occasione utile .

Tutti i sintomi del crollo imminente delle difese ucraine sono ormai presenti. È solo una questione di tempo prima che tale crollo avvenga. I segni iniziali appaiono solo gradualmente, ma alla fine accelerano fino ad un punto critico in cui la quantità si trasforma in qualità.

Il crollo finale potrebbe giungere in qualsiasi momento e sarà improvviso e inatteso, provocando una crisi catastrofica del regime. Tutto indica che Zelensky è molto impopolare. Anche la sua caduta potrebbe avvenire all’improvviso in qualsiasi momento.

Tutto questo è ben noto agli osservatori seri della guerra in Ucraina. È anche noto all’amministrazione americana e questa è la principale ragione per la svolta subitanea della politica di Trump.

Solo gli europei persistono testardamente in uno stato di negazione. Accecati dalla propria identificazione ossessiva con il cosiddetto Progetto Ucraina, come il capitano dello sventurato Titanic, sembrano incapaci di contemplare un cambio di rotta.

Hanno investito così tanto in questa politica disastrosa, hanno legato così strettamente il proprio destino a quello di Zelensky, da essere incapaci di affrontare i fatti o guardare in faccia la situazione reale e trarre le necessarie conclusioni.

I negoziati possono avere successo?

L’unico fondamentale e importantissimo piano dei leader europei è la sconfitta dei piani di Trump, facendo tutto ciò che è in loro potere per prolungare ed estendere la guerra.

Gli europei stanno incoraggiando gli ucraini a non fare nessun compromesso e a continuare a combattere fino alla fine. Oh sì! Sono pronti a combattere fino all’ultimo ucraino. Quindi è questo il punto!

Questi politici (almeno gran parte di essi) devono ormai aver compreso che la guerra è persa senza speranza e che se gli ucraini continuano a combattere, questo finirà inevitabilmente con la completa distruzione dell’Ucraina in quanto a Stato-nazione sovrano.

Il fatto che dichiarino di appoggiare il diritto di esistere dell’Ucraina come paese sovrano è dunque in plateale contraddizione con queste azioni. Ma non sono soltanto incuranti di questo fatto. In effetti, accoglierebbero un tale esito persino di buon grado.

Esso darebbe loro la scusa perfetta per dire agli americani: “guardate! Ora siamo in grave pericolo. L’esercito russo sta avanzando verso occidente e non si fermerà ai confini della Polonia. Ed è tutta colpa vostra per non averci aiutato a sconfiggere i russi!”.

“Ora dovere accorrere in nostro aiuto appoggiando i vostri alleati nella NATO e entrando in conflitto diretto con la Russia.” Il fatto che una cosa simile equivarrebbe alla Terza Guerra Mondiale, che coinvolgerebbe le due principali potenze nucleari sulla Terra, non sembra turbarli minimamente. Non pensano nemmeno a queste cose. Ma allora, questa gente ha smesso di pensare del tutto da tempo.

I fondi russi

Un’indicazione del livello della loro follia è il loro comportamento rispetto ai fondi russi congelati. La decisione iniziale di congelare miliardi di fondi russi nelle banche occidentali era fin dal principio controversa dal punto di vista legale.

Ma Starmer, Macron, Merz, Ursula von der Leyen stanno chiedendo ora una misura che è decisamente illegale. Essa consiste nella confisca di fondi congelati, che verranno poi usati come “collaterale” per un prestito a interesse zero di 140 miliardi di euro all’Ucraina.

Sarebbe il più grande furto di tutta la storia. Che non sia nient’altro che un furto viene ammesso pubblicamente da molte persone, incluso il governo belga, la Banca Centrale Europea, il FMI, la City di Londra e la Banca d’Inghilterra.

Tutte queste autorità hanno diffidato dall’intraprendere una tale azione, che dicono correttamente essere illegale. Ma è parso chiaro che Ursula von der Leyen e i suoi soci criminali non stanno prestando ascolto.

Incredibilmente, nonostante tutti gli avvertimenti, stanno esercitando una forte pressione sul Belgio perché ritiri le sue obiezioni e hanno intenzione di invocare poteri speciali di emergenza per costringere tutti gli Stati d’Europa a partecipare a questo furto e a fungere da garanti del denaro rubato, che i russi senza dubbio cercheranno di recuperare in futuro mediante azioni legali.

Ciò equivale ad un prestito forzato, che persino quei paesi che non concordano con l’intero procedimento saranno obbligati ad accettare. Ciò rappresenterebbe una premessa totalmente nuova, una misura dittatoriale, irrispettosa di qualsiasi legalità e delle più elementari regole democratiche.

Se questo proseguisse, sarebbe gravido delle conseguenze più disastrose per la stessa Unione Europea. Inoltre, è una solida giustificazione per l’accusa fatta dagli americani per cui l’Europa si starebbe muovendo in direzione di un regime sempre più autoritario e anti-democratico.

Quello che è particolarmente difficile da comprendere è il ragionamento sottostante a un comportamento così spaventosamente surreale. Qual è il senso di consegnare miliardi di euro ad un regime che sta già affondando sotto una montagna di debiti non pagati e che sta rapidamente affogando in una palude di corruzione, che sta raggiungendo persino i vertici dello Stato e del governo?

Dove è andato tutto il denaro?

Quello che non viene mai domandato è: chi controlla le ingenti somme di denaro che vengono date annualmente al regime di Kiev? Dove è andato tutto il denaro? Come è possibile che, dopo aver ricevuto innumerevoli miliardi di dollari ed euro negli ultimi anni, l’Ucraina è ora in uno stato di completa bancarotta, incapace non solo di finanziare la guerra, ma persino di pagare per il normale funzionamento del governo?

Normalmente, nessuna banca responsabile presterebbe del denaro ad una persona o ad una azienda con tali precedenti. Ma quando si tratta di consegnare grandi somme di denaro a Zelensky, tutte le cautele sembrano volatilizzarsi in un batter d’occhio.

È del tutto ovvio che persino se i 140 miliardi di dollari venissero infine consegnati (un esito che sembrava improbabile, ma che sembra tuttavia sempre più possibile), non durerebbero più di sei mesi, a dire tanto.

Una grande parte di essi dovrebbero andare a ripagare i debiti arretrati. Un’ulteriore grossa fetta finirebbe nei conti bancari nei Caraibi, mentre la banda corrotta di Kiev si riempie freneticamente le proprie tasche prima di lasciare il paese.

Il restante verrebbe intascato dai produttori di armi americani, che ormai pretendono di essere pagati per ogni proiettile e bossolo che inviano in Ucraina.

In ogni caso, nessuna somma di denaro o importazione d’armi può cambiare il risultato finale della guerra in Ucraina. Se i russi riuscissero ad ottenere un accordo che soddisfi le loro richieste fondamentali, la guerra potrebbe terminare molto in fretta. Questa possibilità, tuttavia, può essere serenamente scartata.

Tutti i tentativi di Donald Trump di far quadrare il cerchio finiranno inevitabilmente per fallire. Ogni passo intrapreso per arrivare ad un accordo con i russi verrà sabotato dall’opposizione non solo degli ucraini e degli europei, ma anche del consolidato establishment reazionario che dietro le quinte muove tutti i fili della macchina del potere a Washington.

Quello che abbiamo descritto precedentemente come “deep state” è vivo e vegeto in America. È loro indifferente quale individuo o partito venga eletto. Dietro le quinte, i mandarini senza volto continueranno a esercitare il controllo.

E queste persone non hanno assolutamente alcun interesse né nell’ottenere una soluzione pacifica in Ucraina, né nel migliorare le relazioni tra gli Stati Uniti e la Russia. Donald Trump ha gettato loro un guanto di sfida. Ma essi semplicemente lo raccoglieranno e glielo rigetteranno in faccia.

Possono usare tutto il potere e l’influenza che hanno per formare una maggioranza al Congresso che possa bloccare e sabotare tutti i piani di Trump. Possono mobilitare i media per organizzare una campagna rumorosa, accusandolo di tradire l’Ucraina e di opporsi ai valori tradizionali americani.

Sarà in grado di resistere a queste pressioni? Mi sembra molto improbabile. Alla fine, i negoziati non otterranno un bel niente.

In ogni caso, i russi hanno già scartato tutte queste possibilità. Rimangono pienamente fiduciosi di vincere la guerra, che l’America decida di interrompere il proprio appoggio all’Ucraina o meno.

L’unica differenza sarà di prolungare la guerra per qualche mese, ma non di cambiarne l’esito. Le conseguenze umane di un prolungamento della guerra per il popolo dell’Ucraina saranno ovviamente terribili.

Si perderanno molte altre vite. Le città subiranno ulteriori distruzioni. E tutto questo a che pro?

Ma tutto ciò è completamente indifferente a Starmer, Macron, Merz e agli altri loro soci criminali. Essi si riuniscono nell’accogliente atmosfera del numero 10 di Downing Street, a migliaia di chilometri di distanza dal mattatoio del Donbass e ci informano, con l’impudenza più incredibile, che la sconfitta in guerra è preferibile ad una “cattiva pace”.

Tuttavia, gli sventurati soldati ucraini, accerchiati, sopraffatti per numero e armamenti nel Donbass non saranno d’accordo con questo punto di vista. Né lo saranno le migliaia di famiglie ucraine, che tremano al buio con temperature sottozero.

La dura esperienza ha insegnato loro che non è mai esistita una guerra buona o una pace cattiva. Ma la loro voce viene soffocata dal suono delle esplosioni. È la voce dei bugiardi e degli ipocriti che raggiunge le masse dalle colonne della nostra meravigliosa “stampa libera”.

Il cinismo dei leader europei sulla questione ucraina è del tutto rivoltante. E lo è anche il silenzio complice e codardo da parte della cosiddetta sinistra. Eppure tutti questi ipocriti osano descriversi come “amici dell’Ucraina”!

12 dicembre 2025

 

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