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“La carica dei 500”: tanti sono gli euro che vogliamo rivendicare nel prossimo contratto per riscattare il salario dei lavoratori della sanità pubblica.
Questo è stato uno dei punti discussi nella assemblea nazionale dei lavoratori del comparto, organizzata dall’area d’alternativa in CGIL “Giornate di Marzo” il 2 febbraio.

Per scaricare il volantino in formato pdf clicca qui.
L’assemblea si è aperta con un doveroso bilancio dell’ultimo rinnovo contrattuale (2022-2024): il ribattezzato “contratto della vergogna”, a fronte di un’inflazione cumulata nel triennio superiore al 17%, ha prodotto aumenti medi netti mensili di circa 40 euro, facendo perdere ai nostri salari il 10% del potere d’acquisto. Diversi interventi hanno sottolineato l’inadeguatezza dei salari rispetto al costo della vita e la necessità che il sindacato torni a contrattare il salario, invece di accettare supinamente la linea che il governo detta con le leggi di bilancio. Se non si inverte questa rotta il prossimo rinnovo sarà una copia di quello appena siglato, come ha avvertito Salvatore Veltri, RSU dell’Istituto Rizzoli di Bologna.
Vogliamo aumenti salariali veri, senza essere costretti allo straordinario o a integrare con l’attività privata per far quadrare i conti! Il contratto inoltre non scioglie una serie di nodi: adeguamento del valore dei buoni pasto, diritto alla mensa, utilizzo dello straordinario per sopperire alla carenza di organico, e introduce la figura dell’assistente infermiere, un escamotage per ridurre i costi, con ricadute sulla qualità delle cure e un aggravio di responsabilità per gli infermieri.
La CGIL, giustamente, quel contratto non lo ha firmato, ma cosa ha fatto prima e dopo questa corretta presa di posizione? Abbiamo affrontato una vertenza contrattuale complessa senza fare una sola ora di sciopero, senza tentare di mobilitare realmente il settore. Eppure, nelle mobilitazioni dell’autunno, i lavoratori hanno dimostrato di essere disposti a lottare, come ha ricordato Lucia Cacciapuoti, una lavoratrice dell’ASL Roma 2. Siamo un paese in cui la spesa militare raggiunge i 32 miliardi, mentre quella sanitaria è poco sopra il 6% del PIL e il SSN è stato ridotto a un colabrodo grazie a decenni di tagli, regionalizzazione e introduzione di logiche di mercato.
In vista del rinnovo 2025-2027, la CGIL ha presentato delle linee guida che sono state oggetto di discussione nel corso dell’assemblea. Il parere è unanime nel ritenere che in questo testo non si ravvisi un vero cambio di passo. Per recuperare davvero il potere d’acquisto serve un aumento di 500 euro netti mensili sui tabellari, cioè sulla parte fissa e strutturale del salario, e un raddoppio del valore delle indennità, che sono ferme dal 1998; intervenire sul numero e sulla retribuzione degli incarichi, che sono percorsi riservati a pochi, non risolve certo il problema salariale di tutti. Inoltre il sistema dei DEP (Differenziali Economici di Professionalità) continua a essere selettivo e discriminatorio in quanto legato alla valutazione (in molti casi un’arma di ricatto) e alla formazione (che ci paghiamo da soli). Positivi alcuni punti (ferie pagate integralmente, superamento del tetto ai fondi), ma non sufficienti a definire un deciso cambio di passo.
Per invertire la rotta dei contratti a perdere serve una piattaforma chiara e avanzata:
- 500 euro netti mensili di aumento sui tabellari: una cifra necessaria per recuperare la perdita salariale determinata dall’inflazione degli ultimi anni e che tenga conto delle previsioni inflattive future
- Raddoppio delle indennità
- Innalzamento del buono pasto a 10 euro
- Buono pasto erogato dopo le 6 ore
- Apertura delle mense in orario serale
- DEP automatici legati all’anzianità di servizio e non a valutazioni discrezionali e formazione
- Formazione ECM interamente a carico delle aziende e svolta in orario di servizio
- Limite massimo di 8 ore giornaliere per contrastare “lunghe” e doppi turni
- Riconoscimento del lavoro usurante.
Con questa semplice, ma chiara, piattaforma lanciamo la campagna “La carica dei 500”, con l’obiettivo di imporre ai vertici sindacali le ragioni di chi, ogni giorno, tiene in piedi ambulatori e ospedali. Nelle parole di Elena Ricci, lavoratrice del Redaelli di Milano, dobbiamo trasformare la delusione per l’ultimo contratto in un percorso strutturato di lotta, capace di restituire centralità ai lavoratori nella definizione delle rivendicazioni e nel rilancio di un modello sindacale conflittuale e partecipato.
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