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Redaelli (Milano) – Una scintilla nel nostro istituto – Assemblea di lavoratrici sulla condizione femminile

di Fabiola Sbuelz ed Elena Ricci

Come Comitato dei Lavoratori dell’Istituto Redaelli di Milano, da un paio d’anni abbiamo preso l’iniziativa di organizzare discussioni di approfondimento coi colleghi su temi politici d’attualità. Un’occasione per collegare le difficoltà che viviamo quotidianamente alla politica più in generale.

A fine gennaio abbiamo discusso dell’oppressione femminile, tema sentito sia perché la stragrande maggioranza degli oltre mille operatori sanitari dell’istituto sono donne, sia perché è sempre più evidente come le lavoratrici paghino il prezzo più alto dalla crisi.

Alla discussione abbiamo invitato due compagne (una lavoratrice e una studentessa universitaria) del PCR, che ha da poco pubblicato un opuscolo dal titolo Libere dalla violenza, libere dal capitale. Alla discussione hanno partecipato una dozzina di lavoratrici (tra cui tre delegate CGIL), tutte operatrici sanitarie sulle quali pesa in modo particolare l’aumento esorbitante dei carichi di lavoro dentro e fuori dall’istituto.

Il metodo che abbiamo usato per organizzare questa discussione non è stato il solito monologo dell’esperta che parla un’ora poi tutti a casa. L’obbiettivo era ragionare insieme perché l’unico modo con cui possiamo porre fine all’oppressione è la lotta per la nostra emancipazione da questo sistema di sfruttamento.

Le colleghe si sono fatte coinvolgere nella discussione come raramente abbiamo potuto vedere in passato. La discussione è stata ricca e profonda, toccando diversi temi: se il ruolo dell’educazione può essere sufficiente nel contrasto della violenza; come lottare contro i pregiudizi sessisti che troviamo sul posto di lavoro; ma anche il fatto che spesso le stesse donne introiettano questi pregiudizi provando sensi di colpa e vergogna quando devono denunciare delle molestie. È emerso anche che la lotta contro l’oppressione femminile si deve legare a quella più ampia di tutti i lavoratori, e diverse lavoratrici si sono interrogate su come si può tornare ai livelli di mobilitazione che abbiamo visto con gli scioperi sulla Palestina questo autunno.

Il successo dell’iniziativa risiede nel modo in cui è stata costruita: non ci siamo limitate a un freddo comunicato in bacheca ma abbiamo, come nostra consuetudine, fatto un lavoro capillare, intercettando le colleghe nei reparti, nei corridoi, negli spogliatoi e parlando con ognuna di loro. Questo è il metodo che per noi del Comitato è stato costruttivo e vincente.

L’incontro ha dimostrato che quando ci si guarda negli occhi, le differenze di mansione sfumano davanti ad una condizione comune: la vulnerabilità sotto il ricatto economico e patriarcale. Per una lavoratrice l’autonomia finanziaria è la prima linea di difesa contro l’abuso, senza di essa la libertà è parola vuota.

Discutere di questi temi nel nostro istituto ha significato portare la politica nella vita reale, dentro le mura del lavoro. Questo seminario non è stato un evento isolato ma la continuazione di un percorso e, su richiesta delle lavoratrici, a breve lo riproporremo dando la possibilità a più colleghe di aderire. La partecipazione e l’entusiasmo raccolti ci confermano che c’è fame di confronto e approfondimento.
Questa pratica di ascolto e organizzazione capillare che il Comitato dei Lavoratori del Redaelli sta portando avanti ci auspichiamo diventi uno spunto da esportare in altri ambiti lavorativi. Ora lavoriamo perché l’8 marzo sia una vera giornata di lotta contro l’oppressione del capitale!
Se siamo riusciti a rompere il silenzio qui, si può fare ovunque.

 

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