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13 Marzo 2026Pakistan – Ehsan Ali e i dirigenti dell’AAC arrestati di nuovo con l’accusa di terrorismo

di Inqalabi Communist Party
Il compagno Ehsan Ali, presidente dell’Awami Action Committee (AAC) del Gilgit Baltistan e dirigente nazionale dell’Inqalabi Communist Party (Partito comunista rivoluzionario – RCP) in Pakistan, è stato arrestato la notte del 10 marzo nella sua casa di Gilgit, durante un raid della polizia. Successivamente, sono state perquisite le abitazioni di diversi altri leader dell’AAC e altri quattro sono stati arrestati, tra cui: Nusrat Hussain, Mehboob Wali, Nafees Advocate e Mehar Ali. Sono stati accusati di aver organizzato una riunione della direzione dell’AAC durante l’iftar [la cena che segna l’interruzione del ramadan, ndt], per discutere il funzionamento dell’AAC e pianificare le prossime proteste contro il saccheggio e la spoliazione delle risorse del Gilgit-Baltistan. Anche i compagni Asghar Shah e Waheed Hassan dell’RCP sono stati incriminati per lo stesso reato dalla polizia e sono state effettuate irruzioni nelle loro case per arrestarli.
Tutti questi dirigenti sono accusati ai sensi della legge antiterrorismo, insieme agli articoli 153-A e 506 del codice penale pakistano, che trattano il reato penale di incitamento alla violenza. L’indagine della polizia afferma chiaramente che stavano pianificando di organizzare una protesta contro il saccheggio delle risorse del Gilgit-Baltistan. In parole povere, il loro crimine è stato quello di organizzare la popolazione per rivendicare i propri diritti, e per questo sono stati accusati di terrorismo.
Ciò dimostra chiaramente lo stato dei diritti democratici in Pakistan e nel Gilgit-Baltistan, dove organizzare una semplice protesta è diventato un crimine. In realtà, la classe dominante del Pakistan sta attaccando la popolazione del Paese come mai prima d’ora ed è determinata a mettere a tacere qualsiasi voce che cerchi di denunciare i crimini della classe dominante stessa. La classe dominante sta usando la scusa della guerra in corso nella regione per mettere in discussione i pochi diritti rimasti.
Ehsan Ali e altri leader dell’AAC erano stati arrestati anche l’anno scorso e sono stati torturati e mortificati per molti mesi. Sono stati rilasciati dopo una grande campagna di solidarietà nel Gilgit-Baltistan, in Pakistan e in tutto il mondo, guidata dai compagni dell’ICR. Questo ha costretto la classe dominante pakistana a rilasciare questi dirigenti.
L’anno scorso, la classe dominante ha anche usato il pretesto della guerra con l’India per attaccare i movimenti di massa in tutto il Pakistan. Ora, ancora una volta, la guerra in corso in Iran e nei paesi del Golfo, iniziata dall’imperialismo statunitense, ha fornito alla classe dirigente pakistana una scusa per attaccare i diritti fondamentali della popolazione.
La classe dominante ha imposto il più grande aumento dei prezzi del carburante nella storia del paese, con un aumento del prezzo della benzina di 55 rupie [circa 20 centesimi, Ndt]. Questo aumento dei prezzi frutterà alle compagnie petrolifere del Pakistan circa 113 miliardi di rupie di extraprofitti. I costi dell’aumento dei prezzi del petrolio avrebbero potuto essere fatti pagare alle grandi imprese aumentando le tasse su di esse, ma l’intero onere è stato trasferito alla gente comune, portando alla rovina molte famiglie. Oltre a questo impatto sui mezzi di sussistenza della gente comune, la povertà, la disoccupazione e la miseria hanno raggiunto nuovi livelli record.
In questa situazione, la classe dominante sta anche cercando di reprimere qualsiasi voce di dissenso o qualsiasi attività politica che cerchi di alzare la voce contro l’ingiustizia nel Paese. Tutti i partiti politici tradizionali hanno già capitolato e sostengono la classe dominante. Nessuno di essi rappresenta le masse lavoratrici o propone un punto di vista alternativo. In questa situazione, il RCP in Pakistan sta proponendo la sua posizione alternativa e sta costruendo le sue forze per combattere il sistema capitalista oppressivo e sfruttatore che prevale in Pakistan. Il RCP sta anche combattendo la schiavitù del Pakistan nei confronti dell’imperialismo statunitense che è diventata il segno distintivo della classe dirigente pakistana.
Questo è il motivo per cui l’8 marzo la sede centrale del RCP Pakistan a Lahore è stata perquisita da un nutrito contingente della polizia locale. L’ufficio è rimasto chiuso per l’intera giornata, impedendo lo svolgimento della riunione prevista per commemorare la Giornata internazionale delle donne lavoratrici.
La riunione si sarebbe tenuta all’interno dei locali della nostra sede e quindi non era necessaria alcuna autorizzazione per lo svolgimento dell’evento. Ma le autorità hanno impedito con la forza che l’incontro discutesse le questioni che affliggono le donne lavoratrici in Pakistan, con il pretesto che non era stata richiesta alcuna autorizzazione.
Ciò dimostra chiaramente il comportamento autocratico dello Stato, che nega i diritti democratici fondamentali della popolazione. Questo avviene in un momento in cui Lahore ha la prima donna capo dell’amministrazione provinciale nella sua storia. Indipendentemente dal loro sesso, i rappresentanti della classe dominante opprimono la classe lavoratrice per difendere gli interessi dei ricchi.
Il RCP aveva anche annunciato che la Giornata internazionale delle donne lavoratrici di quest’anno sarebbe stata dedicata alle donne beluci, che stanno subendo una brutale repressione da parte dello Stato pakistano. La questione delle persone scomparse non è nuova in Pakistan. Gli attivisti politici vengono rapiti dalle autorità statali, il loro caso non è ma discusso in tribunale e dopo molti anni ci viene detto che la persona è stata uccisa. Ora l’elenco delle persone oggetto di repressione include anche le donne. Inoltre, le leader del Comitato Yakjehti del Belucistan, che sono giovani donne, sono detenute dalle autorità da più di un anno e non sono state rilasciate.
Nonostante questo clima oppressivo e reazionario, i compagni del RCP sono riusciti a organizzare incontri in occasione della Giornata internazionale delle donne lavoratrici in più di una dozzina di città in tutto il paese. Allo stesso tempo, continuano ad essere organizzate campagne di solidarietà con i movimenti dei lavoratori e dei settori oppressi della società.
Il RCP ha anche condannato pubblicamente l’imperialismo statunitense e israeliano, che hanno imposto una guerra brutale all’Iran. L’Iran ha il diritto di difendersi da questa aggressione. L’RCP ha affermato che l’unica forza che ha il diritto di cambiare il regime in Iran è il popolo iraniano. L’RCP ha sempre sostenuto i movimenti di massa in Iran contro il regime dei mullah, che ha soppresso i diritti democratici della classe lavoratrice, in particolare delle donne.
In questa guerra, tuttavia, la classe operaia iraniana comprende correttamente che l’imperialismo statunitense è il più grande nemico del popolo iraniano e che deve combattere contro questa aggressione imperialista. La strada da seguire per sconfiggere l’imperialismo statunitense e israeliano e per condurre una guerra vittoriosa è quella di porre fine al capitalismo in Iran e di porre le leve dell’economia sotto il controllo democratico della classe operaia, per costruire un’economia socialista pianificata e uno Stato operaio. Ciò darebbe un nuovo impulso allo sforzo bellico e porterebbe a una vittoria fondamentale sulle potenze imperialiste.
Questo messaggio trova eco anche nella fascia più avanzata dei lavoratori pakistani, che nutrono un profondo odio per l’imperialismo statunitense e una grande simpatia per il popolo iraniano e palestinese, che sta affrontando la barbarie dell’imperialismo. Nel frattempo, la classe dominante pakistana è succube dell’imperialismo statunitense e ha proposto Trump per due volte al Premio Nobel per la Pace.
Questo servilismo è stato nuovamente smascherato quando le proteste di massa nel Gilgit Baltistan contro la guerra dell’imperialismo statunitense all’Iran sono state brutalmente represse dalle autorità statali e più di 14 persone sono state uccise, principalmente a Gilgit e Skardu. Queste proteste sono state organizzate da organizzazioni religiose sciite, che hanno profondi legami con il regime iraniano.
L’Awami Action Committee e il RCP hanno condannato la brutalità dello Stato contro queste proteste ed Ehsan Ali, insieme ad altri leader dell’AAC, ha reso visita ai feriti in un ospedale locale. Ehsan Ali ha anche chiamato l’attenzione contro i piani che incitano alla violenza settaria nel Gilgit Baltistan e si sta impegnando per mantenere un’atmosfera di pacifica convivenza fra persone provenienti da diverse etnie e religioni. Eppure, ironia della sorte, è accusato del reato di incitamento alla violenza, mentre i responsabili dell’uccisione di 14 manifestanti sono ancora a piede libero.
Ciò dimostra chiaramente che la classe dominante sta servendo i propri padroni imperialisti in modo ancora più succube per ottenere qualche briciola da questi stessi padroni sotto forma di aiuti in dollari e nuovi contratti durante questa guerra. Questo aspetto della classe dominante pakistana è stato messo in luce negli ultimi decenni, quando ha seguito servilmente l’imperialismo statunitense nelle sue guerre in Afghanistan.
Queste guerre hanno causato la morte di centinaia di migliaia di persone e portato miseria a milioni di altri. Eppure i generali, i politici e gli altri membri della classe dirigente hanno fatto enormi fortune grazie a esse. Ancora una volta, la classe dominante sta puntando a ottenere più ricchezza e privilegi da questa guerra, ma gli attacchi alla classe lavoratrice saranno molto più brutali e selvaggi.
Il RCP è determinato a lottare contro questa oppressione e continuerà a protestare per il rilascio dei nostri compagni nel Gilgit-Baltistan. Continueremo anche a lottare contro la causa alla base di questa oppressione e brutalità, ovvero il sistema capitalista. L’unica via da seguire per l’umanità è rovesciare questo sistema attraverso una rivoluzione socialista.
Facciamo inoltre appello ai lavoratori di tutto il mondo affinché esprimano solidarietà alla nostra lotta e protestino contro la brutalità dello Stato pakistano, che ha ingiustamente arrestato i nostri compagni e li sta sottoponendo a una dura repressione.
- Un attacco a uno è un attacco a tutti!
- Lavoratori di tutto il mondo, unitevi!
- Libertà per Ehsan Ali!
- Libertà per tutti i prigionieri politici!
