L’aggressione americana al Venezuela – La “Dottrina Donroe” in azione

L’attacco di Trump al Venezuela – Condannare questo atto di aggressione criminale! Dichiarazione della ICR
3 Gennaio 2026
Giù le mani dal Venezuela – Yankee go home! Per un’America Latina socialista
9 Gennaio 2026
L’attacco di Trump al Venezuela – Condannare questo atto di aggressione criminale! Dichiarazione della ICR
3 Gennaio 2026
Giù le mani dal Venezuela – Yankee go home! Per un’America Latina socialista
9 Gennaio 2026
Mostra tutto

L’aggressione americana al Venezuela – La “Dottrina Donroe” in azione

di Jorge Martin (da www.marxist.com)

La criminale incursione militare statunitense in Venezuela e il rapimento di un capo di Stato estero in carica sono la prima manifestazione pratica della nuova Strategia di Sicurezza Nazionale di Trump. Washington è determinata a imporre il proprio dominio sull’Emisfero Occidentale, che considera come il proprio cortile di casa, e a cacciare qualsiasi “attore non-emisferico” – principalmente la Cina – fuori dalla regione.

All’operazione militare in Venezuela è seguita una conferenza stampa delirante, durante la quale Trump e Marco Rubio si sono compiaciuti della grandezza della potenza americana e sono passati a lanciare minacce alla Colombia, al Messico e a Cuba. Nelle ultime ore, Trump ha ribadito le proprie dichiarazioni precedenti riguardo alla Groenlandia, di cui dice che gli Stati Uniti hanno bisogno “per ragioni di sicurezza nazionale”, promettendo di risolvere la questione “entro due mesi”. Queste non sono vuote minacce.

Il narcotraffico, un falso pretesto

Siamo chiari. Questo atto spudorato di aggressione militare imperialista contro una nazione sovrana non ha nulla a che vedere con il narcotraffico, come era nella giustificazione originale di Trump. Tutti, soprattutto i servizi di intelligence americani, sanno che il fentanyl non proviene dal Venezuela e che il paese non è un produttore di cocaina e che ha una parte molto marginale nel traffico di questa sostanza. Il cosiddetto “Cartel de los Soles” non esiste e, se mai è esistito, era collegato ad un’operazione di provocazione della CIA, condotta insieme ad ufficiali dell’esercito venezuelano negli anni ’90, ben prima che Chavez giungesse al potere.

Gli attacchi aerei contro piccole imbarcazioni nei Caraibi e nel Pacifico degli ultimi cinque mesi non avevano nulla a che vedere con l’epidemia di tossicodipendenza che sta colpendo gli Stati Uniti, ma erano atti di prevaricazione imperialistica concepiti per sottomettere il Venezuela ai diktat di Washington.

In seguito all’invasione americana e al rapimento di Maduro, i liberali negli Stati Uniti e in tutto il mondo si sono lamentati amareggiati dell’illegalità di questa azione – una breccia nel cosiddetto ordine fondato sulle regole – e hanno chiesto all’ONU e all’OSA (Organizzazione degli Stati Americani) di intervenire.

Persino il New York Times ha pubblicato un editoriale ostile alle azioni di Trump sulla base della loro “illegalità”. Il New York Times è particolarmente cinico sotto questo aspetto, dal momento che è stato rivelato che i suoi giornalisti erano al corrente dell’attacco prima che avvenisse, ma hanno taciuto per non interferire: questa è la natura della loro “opposizione” alle azioni criminali e illegali di Trump.

Si tratta di un’ipocrisia colossale. In effetti, la “legge internazionale” è solo una foglia di fico per la legge del più forte. I presidenti americani non si sono mai preoccupati delle amenità legali e molti di essi (tanto repubblicani quanto democratici) hanno infranto la legge (americana e internazionale) per condurre le proprie aggressioni militari all’estero. Quando riescono ad ottenere una copertura da parte dell’ONU per portare avanti i propri disegni imperialistici, sicuramente fa loro comodo. Quando non riescono, vanno avanti in ogni caso.

Noi ci opponiamo alla brutale aggressione americana al Venezuela e al rapimento di Maduro non da un punto di vista legalitario (sarebbe andato bene se avesse avuto il timbro di approvazione del Congresso americano?). Al contrario, ci opponiamo perché si tratta sostanzialmente di un atto di aggressione imperialistica, che serve gli interessi della classe dominante degli Stati Uniti e va contro gli interessi dei lavoratori di tutto il mondo.

Oltretutto, il rapimento di Maduro non rappresenta una rottura con il tradizionale comportamento dell’imperialismo americano. L’uccisione di capi di Stato esteri (Lumumba, Allende, Gheddafi, per nominarne alcuni) e la rimozione di governi per mezzo di colpi di Stato militari (Cuba, Guatemala, Brasile, Repubblica Dominicana, Iran, Cile, Argentina, Paraguay, Bolivia, Venezuela, Granada e molti altri) sono la normale prassi per l’imperialismo americano e per la CIA. Il presidente di Panama, Noriega, e il presidente di Haiti, Aristide, sono stati entrambi rapiti e portati fuori dal proprio paese per mezzo di interventi militari americani rispettivamente nel 1989 e nel 2004.

Se c’è una differenza, è il fatto che l’attuale occupante della Casa Bianca non sembra preoccupato di fornire delle ragioni edificanti per l’aggressione imperialista americana. Non si parla di diritti umani, di diritti delle donne, della violazione della legge internazionale o dei confini internazionali per coprire i reali obiettivi dell’imperialismo yankee. Trump non arrossisce a dire ad alta voce ciò che solitamente si tace. Nella sua conferenza stampa delirante nel pomeriggio di sabato 3 gennaio, ha detto chiaramente che gli Stati Uniti avrebbero gestito il Venezuela in maniera diretta e che il petrolio venezuelano sarebbe stato consegnato alle multinazionali del petrolio americane.

Ripristinare la democrazia?

Per quanto riguarda la democrazia, nel documento della Strategia di Sicurezza Nazionale viene già spiegato che gli Stati Uniti non imporranno un regime democratico ad altri paesi, ma che si preoccuperanno soltanto che siano guidati da governi amichevoli (leggi: servili lacchè). Il rapimento di Maduro non è legato in alcun modo al fatto che egli abbia truccato o meno le elezioni del 2024. Non c’è alcuna controversia sul fatto che Petro in Colombia e Sheinbaum in Messico abbiano vinto elezioni libere e regolari e tuttavia Trump li sta minacciando apertamente, accusandoli senza prove di essere trafficanti di droga o al soldo dei cartelli del narcotraffico.

Il presidente Chavez vinse non meno di 19 elezioni democratiche e referendum tra il 1998 e il 2013. Questo non impedì all’imperialismo americano di provare a rovesciarlo numerose volte, a partire dal breve colpo di Stato dell’aprile 2002.

Trump, come i suoi predecessori, non si fa alcun problema a intrattenersi con il principe Bin Salman dell’Arabia Saudita, che non si è mai sottoposto ad elezioni, libere o meno. Netanyahu, un criminale di guerra che ha commesso i più orrendi abusi dei diritti umani e sta conducendo una campagna genocida contro i palestinesi, è stato invitato a cena a Mar-a-Lago per le celebrazioni del capodanno, mentre Trump dava l’ordine di attaccare il Venezuela.

Gli Stati Uniti affermano che è stato Edmundo Gonzalez, il reazionario candidato dell’opposizione venezuelana, che si era candidato al posto di Maria Corina Machado, a vincere le elezioni presidenziali e che è lui pertanto il legittimo presidente del paese. Eppure, nella conferenza del 3 gennaio, Trump ha scaricato la vincitrice del premio Nobel dicendo che Machado è “una gentile signora”, ma che non ha il consenso per governare il Venezuela. Trump ha poi dichiarato che Rubio aveva avuto una lunga conversazione telefonica con Delcy Rodriguez (in quel momento vice-presidente del Venezuela), nella quale lei aveva accettato di fare tutto ciò che gli Stati Uniti volessero.

Da questo punto di vista, sembrerebbe che l’imperialismo americano stia tentando di apprendere qualche lezione dagli interventi militari all’estero del passato. In Iraq e in Libia, l’imperialismo distrusse e decapitò l’apparato statale e dovette poi fare i conti con il crollo completo dell’autorità borghese, con un’insurrezione nel caso dell’Iraq e con la frammentazione del paese in fazioni in guerra tra loro nel caso della Libia. Niente di tutto ciò crea un “ambiente favorevole agli affari” per le operazioni delle multinazionali americane, né la stabilità necessaria di cui l’imperialismo americano ha bisogno.

Scaricando Machado e scegliendo invece di relazionarsi con Rodriguez, Trump sembra aver preferito l’opzione di lavorare per mezzo di un attore che egli pensa possa garantire il controllo delle forze armate, degli apparati di sicurezza e dello Stato, al fine di prevenire che il paese sprofondi nella guerra civile e nella rivolta.

La risposta del Venezuela

Delcy Rodriguez ha assunto adesso l’incarico di presidente del Venezuela e le è stato detto, senza mezzi termini, che deve attenersi ai piani degli americani oppure subirà lo stesso destino di Maduro. Washington si comporta come un racket mafioso nel suo quartiere. O Paghi per la protezione, con petrolio e risorse, o altrimenti… Questo è il messaggio inequivocabile dell’amministrazione Trump, e non è rivolto solo al Venezuela, bensì all’intero continente.

Per mesi, i media capitalisti americani hanno pubblicato articoli che presentavano la Rodriguez come una figura moderata e ragionevole, amichevole nei confronti dei settori imprenditoriali nazionali e internazionali, in sostanza qualcuno con cui gli Stati Uniti avrebbero potuto rapportarsi. Il Miami Herald ha pubblicato un’inchiesta ad ottobre, in cui sosteneva che Delcy Rodriguez avrebbe fatto un viaggio in Qatar e offerto un accordo agli Stati Uniti, secondo il quale Maduro si sarebbe dimesso e lei avrebbe guidato una transizione negoziata.

Oggi, in Venezuela molti si stanno chiedendo come sia stato possibile che un’operazione americana, che è durata per svariate ore, sia stata condotta con una resistenza irrisoria da parte dell’esercito venezuelano. Le difese aeree sono state rimosse o disattivate, i sistemi russi Igla di tipo MANPAD (missili terra-aria), di cui il governo si era vantato, non sembra siano stati utilizzati. Decine di soldati della scorta di Maduro sono stati uccisi dalle forze americane, inclusi 32 cubani, ma a parte questo la resistenza sembra essere stata insignificante. Nessun soldato americano è stato ucciso e gli elicotteri americani hanno potuto scorrazzare praticamente indisturbati sopra Caracas per un lungo periodo di tempo. Mentre scriviamo, nessuno funzionario venezuelano, né civile né militare, ha spiegato cosa sia successo né come.

Questo ha alimentato nei circoli filo-Maduro in Venezuela numerose ipotesi riguardo ad un possibile tradimento nei suoi confronti. Rubio ha detto in conferenza stampa che la CIA aveva una talpa nel circolo ristretto di Maduro, che forniva informazioni dettagliate sulla sua posizione e i suoi spostamenti. Altri si spingono a pensare che Delcy Rodriguez possa aver stretto un patto con gli Stati Uniti.

Non ci sono prove concrete a sostegno di questa teoria, ma il fatto stesso che questi interrogativi sorgano è il risultato delle circostanze in cui è stata condotta l’operazione contro Maduro: una resistenza apparentemente minima, il silenzio delle autorità venezuelane per molte ore, oltre al fatto che tutti i messaggi che arrivavano dai vertici facevano appello alla calma e non alla mobilitazione o alla resistenza.

Dopo la prima riunione del Consiglio dei ministri il 4 gennaio, Delcy Rodriguez ha lanciato un “messaggio dal Venezuela al mondo e agli Stati Uniti” in cui diceva:

Invitiamo il governo americano a collaborare con noi su un’agenda di cooperazione orientata ad uno sviluppo condiviso all’interno del quadro della legge internazionale per rafforzare una durevole coesistenza comunitaria.”

Questo è un messaggio di conciliazione di fronte ad un’aggressione brutale, non il messaggio di resistenza che sembrava aver adottato il giorno prima. Il messaggio non rivendica né chiede neanche il rilascio del presidente Maduro, che si trova in una prigione americana a New York. Secondo i resoconti dei media americani, il Venezuela ha anche chiesto agli Stati Uniti di riaprire la loro ambasciata a Caracas.

Il Venezuela ha soltanto due opzioni: o resistere all’aggressione dell’imperialismo americano attraverso la mobilitazione delle masse dei lavoratori, dei contadini e dei poveri e fare un appello alle masse dell’America Latina e del mondo, o altrimenti sottomettersi del tutto ai diktat di Washington e consegnare in blocco le proprie risorse naturali allo sfruttamento americano.

Il Termidoro di Maduro

La prima linea d’azione sarebbe quella di una direzione autenticamente rivoluzionaria. Il problema è che da quando Maduro ha preso il potere 12 anni fa, quello che abbiamo visto in Venezuela è stato un processo graduale e prolungato di controrivoluzione termidoriana. Laddove Chavez incoraggiava la diretta partecipazione delle masse nella politica, Maduro l’ha soffocata in modo burocratico.

Il controllo operaio è stato schiacciato, le aziende che erano state nazionalizzate sono state privatizzate, i contadini sono stati cacciati dalle terre che erano state espropriate sotto Chavez. Allo stesso tempo, la contrattazione collettiva e i diritti dei lavoratori sono stati distrutti, i sindacalisti combattivi sono stati incarcerati, ai partiti di sinistra (incluso il Partito Comunista) è stato impedito di iscriversi nelle liste elettorali… molto poco è rimasto della Rivoluzione Bolivariana.

Il fatto che questa controrivoluzione termidoriana sia stata condotta cinicamente dalla burocrazia di Maduro usando la bandiera del “socialismo”, del “bolivarismo” e del “chavismo” ha provocato un diffuso discredito di queste idee e un processo di profonda demoralizzazione politica tra le masse dei lavoratori e dei poveri.

Nell’aprile 2002, decine di migliaia di persone scesero in strada contro il golpe sostenuto dagli Stati Uniti contro il presidente Chavez. Questa volta, si sono riunite fuori dal palazzo di Miraflores circa cento persone.

L’imperialismo americano si sente forte, avendo portato a termine con successo quella che avrebbe potuto risultare un’operazione complicata e ora sono inebriati dalla vittoria. Tuttavia, se il rapimento di Maduto è stato compiuto senza perdite per l’esercito americano (circa 80 venezuelani sono stati uccisi, sia civili sia militari), l’idea che il Venezuela verrà gestito direttamente dagli Stati Uniti e che gli americani saranno in grado di cacciare la Cina dall’America Latina, si dimostrerà probabilmente più difficile e complicata.

Qualsiasi governo a Caracas che tenterà di acconsentire alle richieste di Trump di una cessione in blocco delle risorse naturali dovrà alla fine fare i conti con l’opposizione del popolo venezuelano. Ci sono riserve profonde di un sentimento anti-imperialista molto vigoroso e pieno di orgoglio tra le masse del Venezuela e in tutta l’America Latina. L’idea che le aziende petrolifere americane smantellino la PDVSA – l’azienda statale del petrolio in Venezuela – e trasferiscano i profitti fuori dal paese, sarebbe ripugnante per milioni di persone, inclusi molti che non appoggiavano Maduro.

Una “Dottrina Donroe”?

Per quanto riguarda la lotta contro la presenza della Cina in America Latina, Trump dovrà scontrarsi con il fatto che la potenza asiatica è ora il primo partner commerciale di tutto il Sud America e ha intessuto stretti legami economici con Brasile, Cile, Argentina, Ecuador, Perù, Colombia, ecc. Trump ha agito con fermezza per estromettere gli interessi cinesi dal Canale di Panama, ma troverà la strada in salita per fare lo stesso in Sud America, dove la Cina ha costruito l’importante porto di Chancay in Perù ed è coinvolta nel progetto di una ferrovia di collegamento tra un oceano e l’altro, per collegare questo porto con il Brasile.

Neanche i paesi che sono adesso allineati politicamente a Trump, come Argentina, Bolivia, Perù, Ecuador e Cile, possono permettersi di recidere i rapporti economici con la Cina. Gli Stati Uniti saranno in grado di acquistare le enormi quantità di rame, soia e carne che questi paesi vendono alla Cina?

Nel corso della conferenza stampa, Trump ha parlato di riportare in vita la Dottrina Monroe, un progetto che alcuni hanno descritto come Dottrina “Donroe”. La Strategia di Sicurezza Nazionale parla di un “Corollario Trump” alla dottrina del 1823. “L’America agli americani” era, al tempo, un tentativo per tenere le altre potenze imperialiste (europee) fuori dal continente, sebbene l’imperialismo americano non avesse ancora i mezzi per mettere in pratica questo slogan. Quello che stiamo vedendo è in realtà, più precisamente, un tentativo di tornare al Corollario Roosevelt, introdotto dopo il blocco navale del Venezuela nel 1902-1903, quando gli Stati Uniti si arrogarono il diritto di intervenire militarmente nei paesi latinoamericani.

Questa è una ricetta per scontri e conflitti non solo con gli interessi cinesi ma, in ultima analisi, con le masse dell’America Latina, che difficilmente accetteranno aggressioni dirette imperialiste degli Stati Uniti senza reagire. Se qualcuno aveva pensato che un “mondo multipolare”, con l’ascesa di Cina e Russia, avrebbe comportato che lo sfruttamento dei popoli del continente si sarebbe ridotto, vedranno adesso le loro illusioni svanire. L’unica strada per un’autentica liberazione dall’imperialismo è quella della lotta per l’abolizione del capitalismo in tutto il mondo, non quella dei calcoli geopolitici.

Le azioni di Trump in Venezuela verranno percepite a livello internazionale come un semaforo verde affinché altre potenze (Cina e Russia) facciano lo stesso nelle proprie sfere di influenza. In effetti, egli sta ammettendo che gli Stati Uniti non sono in grado di sconfiggere la Russia in Ucraina, ma che dovrebbero per lo meno essere capaci di imporre il proprio dominio sul proprio continente. Anche Xi Jinping starà prendendo appunti. Il giorno prima dell’attacco contro il Venezuela, una delegazione cinese si trovava a Caracas per firmare accordi di cooperazione economica. In risposta alla consegna di armi americane a Taiwan, la Cina ha intensificato le proprie esercitazioni militari attorno all’isola.

Come comunisti, rifiutiamo questo ultimo atto di aggressione imperialista degli Stati Uniti. Ci schieriamo incondizionatamente in difesa del Venezuela. L’unico modo per combattere in modo efficace l’imperialismo è attraverso la lotta delle masse dei lavoratori, in l’America Latina, nel mondo e negli Stati Uniti stessi. Il capitalismo nella sua fase imperialista è un sistema in crisi e un sistema di guerra, violenza e oppressione. Solo abolendo il sistema capitalista, possiamo garantire un mondo di pace e prosperità per la maggioranza delle persone.

 

Condividi sui social