
La rivoluzione iraniana del 1979
5 Marzo 2026La scommessa pesante di Trump sull’aggressione all’Iran si sta trasformando in un errore di calcolo catastrofico

di Jorge Martín e Ben Curry
Ebbro del successo in Venezuela, Trump ha creduto che gli stessi metodi potessero essere usati per costringere l’Iran alla sottomissione. O tramite la minaccia di forza navale che, circondando il paese. avrebbe portato alla capitolazione, oppure sulla base di un blitz volto alla decapitazione dei vertici, con il quale si sarebbe prodotto un cambio di regime e sarebbe emersa una nuova leadership disposta a soddisfare le richieste degli imperialisti (una “Delcy a Teheran”, come la definirono alcuni).
Si è trattato di un errore di calcolo molto grave. Trump probabilmente credeva alle sue stesse vanterie, nonostante gli avvertimenti degli analisti militari. “Perché non hanno capitolato?” si è chiesto, prima di lanciare un’ondata di distruzione sull’Iran.
Nel suo discorso di sabato, ha previsto una guerra lunga tre giorni, in cui la leadership iraniana sarebbe stata eliminata, col risultato di condurre alcune settori del regime ad accettare di sottomettersi all’imperialismo statunitense. In caso contrario, una rivolta popolare avrebbe prodotto un regime filo-occidentale.
La leadership è stata decapitata, ma ciò non ha portato alla capitolazione né si è verificata una rivolta popolare. Entrambe le cose si potevano prevedere in anticipo. Il regime sapeva che si tratta di una lotta esistenziale. Non si fida degli Stati Uniti nei negoziati – per delle buoni ragioni – e si era preparato alla guerra. Si era preparato anche per attacco che avrebbe portato alla decapitazione dei vertici. Era stato attivato un protocollo di Difesa a Mosaico Decentralizzata, che concedeva ampia autonomia operativa alle unità locali, anche per lanciare attacchi con missili balistici, in modo che l’esercito potesse continuare a combattere in caso di perdita parziale o totale delle capacità di comando e controllo.
Gli Stati Uniti e Israele dispongono di un enorme potere militare. Possono colpire l’Iran. Possono causare danni ingenti. Oltre ad aver ucciso la Guida Suprema e gran parte del resto dei vertici del Paese, hanno reso largamente inattiva la difesa aerea, hanno colpito alcuni lanciamissili, hanno gravemente danneggiato la marina iraniana, ecc. Ma possono costringere l’Iran alla resa? Questo è un altro discorso.
L’Iran la fa pagare molto cara
Come aveva previsto, l’Iran ha deciso di vendicarsi contro obiettivi in tutti i Paesi della regione, in particolare nei Paesi del Golfo, tra cui l’Arabia Saudita, e Israele. Hanno colpito sia installazioni militari (basi e radar statunitensi) sia infrastrutture (porti, aeroporti), in particolare in aree economiche chiave (raffinerie di petrolio, impianti di gas, data center).
L’obiettivo è chiaro. In primo luogo, intendono infliggere il massimo danno a questi alleati degli Stati Uniti, al punto da spingerli a fare pressione su Washington affinché ponga fine all’attacco all’Iran, o addirittura a riconsiderare se valga la pena ospitare basi militari statunitensi sul loro territorio.
Le economie di questi paesi si basano su stabilità e pace, che garantiscono investimenti esteri, hub di trasporto, turismo ed esportazioni di energia. Tutto ciò è ora in pericolo. La chiusura dello Stretto di Hormuz è un duro colpo per Arabia Saudita, Bahrein, Qatar, Dubai ed Emirati Arabi Uniti.
Ma soprattutto, la chiusura dello Stretto di Hormuz mira a imporre agli americani un pesante prezzo economico per la loro aggressione. Il 25% del petrolio trasportato via mare a livello mondiale passa attraverso lo Stretto, così come il 20% del gas naturale liquefatto mondiale. Oltre a ciò, l’Iran ha colpito il più grande impianto di gas naturale liquefatto (GNL) al mondo in Qatar, costringendone la chiusura. La più grande raffineria di petrolio al mondo è stata colpita in Arabia Saudita. Nel frattempo, la produzione di petrolio iracheno si avvia verso uno stop totale.
Ciò sta già avendo un forte impatto sui prezzi del petrolio e del gas a livello globale, mentre le scorte stanno calando ovunque.
L’Asia è particolarmente colpita. Mentre la Cina ha accumulato grandi quantità di petrolio ed è ampiamente indipendente dal punto di vista energetico, paesi come Corea del Sud, Giappone e Taiwan dipendono quasi esclusivamente dal petrolio mediorientale. I prezzi delle azioni sul KOSPI [indice di borsa, ndt] della Corea del Sud sono scesi di oltre il 18%, incluso un calo record del 12% in un solo giorno.
Ma forse la crisi più grande di tutte incombe sull’Europa. I prezzi del gas in Europa sono aumentati vertiginosamente rispetto allo scoppio della guerra in Ucraina nel febbraio 2022. Il prezzo di riferimento del gas in Europa, il TTF olandese, è quasi raddoppiato, passando da poco più di 30 euro per megawattora a oltre 60 euro.
Una guerra di logoramento
Dopo lo shock iniziale, questa è diventata una guerra di logoramento tra i missili e i droni iraniani e i sistemi di intercettazione degli Stati Uniti. Dopo l’esperienza della Guerra dei 12 giorni dello scorso anno, l’Iran ne è pienamente consapevole.
Esiste una fornitura limitata dei costosissimi missili utilizzati nei sistemi di difesa aerea, mentre l’Iran possiede un gran numero di missili di diverso tipo e una fornitura pressoché illimitata di droni da combattimento molto economici. Un drone d’attacco Shahed può costare appena 20.000 dollari, mentre un missile Patriot ha un costo di oltre 4 milioni di dollari. Questa disparità, di 1 a 200, ha portato un esperto a sostenere che è come “lanciare una Ferrari per fermare una moto”.
L’Iran non ha perso la capacità di lanciare missili, ma sembra seguire una politica di conservazione, lanciando al contempo enormi quantità di droni, molto più difficili da intercettare e comunque in grado di causare danni. A volte i missili sono accompagnati da uno sciame di droni, sovraccaricando la capacità dei sistemi di difesa aerea di individuare in modo efficace i bersagli.
Gli stati del Golfo lamentano già l’esaurimento delle scorte e sono irritati dal fatto che gli Stati Uniti non siano molto disponibili a nuovi rifornimenti.
Come ha affermato Suleiman Al-Aqili, analista politico saudita, in un’intervista ad Al Jazeera: “L’America ci ha abbandonati e ha concentrato i suoi sistemi di difesa sulla protezione di Israele, lasciando gli stati del Golfo che ospitano le sue basi militari in balia dei missili e dei droni iraniani”.
È proprio questo il punto. Con il lancio di attacchi in modo contemporaneo contro tutti gli alleati degli Stati Uniti, gli iraniani stanno dicendo loro: “Guardate, gli Stati Uniti non possono difendervi”.
“Le scorte di munizioni degli Stati Uniti, di livello medio e medio-alto, non sono mai state così elevate o migliori”, ha scritto Trump con irritazione su Truth Social. “Come mi è stato detto oggi, abbiamo una scorta praticamente illimitata di queste armi”. Il fatto che si senta in dovere di fare affermazioni così assurde la dice lunga sulla sua preoccupazione. I fatti contraddicono le vanterie di Trump, e gli Stati Uniti stanno persino discutendo di trasferire i sistemi Patriot e THAAD dalla Corea del Sud al Medio Oriente.
È chiaro che, non essendo riuscita a rovesciare il regime, l’amministrazione Trump è in confusione e non ha una “via d’uscita”. Questo è il motivo principale del caos comunicativo dell’amministrazione Trump. Un giorno è una campagna di tre giorni, il giorno dopo è una guerra infinita; un giorno niente truppe sul terreno; il giorno dopo non è escluso; Un giorno “vogliono negoziare”, il giorno dopo “non vogliamo parlare con loro”; un giorno Marco Rubio afferma che gli Stati Uniti hanno attaccato perché gli israeliani stavano per agire da soli, il giorno dopo nega di aver detto nulla del genere; un giorno l’operazione riguarda un cambio di regime, il giorno dopo riguarda l’azzeramento della capacità missilistica iraniana.
Questa è già una guerra molto impopolare in patria. Il 59% degli americani vi si oppone. Ora sta creando enormi fratture all’interno della coalizione e della base MAGA. Questo malcontento potrebbe essere gestito se si trattasse di una campagna breve con una vittoria chiara. Ma ciò è escluso.
Uno dei motivi per cui Trump si è lanciato in questa avventura è stato proprio quello di fermare il crollo dei consensi in patria. Man mano che la guerra si protrae e inizia a incidere sull’economia attraverso l’aumento dei prezzi dell’energia, si trasformerà in un incubo per lui.
Impotenza europea
La guerra ha anche rivelato l’impotenza delle potenze europee intrappolate in un patetico disordine. Non sono state consultate né informate. Il Ministro della Difesa italiano era addirittura in vacanza a Dubai al momento dell’attacco! Tuttavia, Trump ha chiesto la loro collaborazione e l’uso di basi militari europee.
Starmer incarna la loro situazione difficile: prima si è rifiutato di consentire l’uso di basi britanniche con la scusa della “legalità” dell’attacco, pur tenendo d’occhio il suo elettorato e al gruppo parlamentare. Poi, nel giro di 24 ore, ha cambiato completamente idea. Ora sostiene che il Regno Unito non è coinvolto nell’attacco all’Iran, ma solo nella difesa dei suoi alleati nella regione, che sono stati attaccati dall’Iran. Il problema è che l’Iran sta reagendo solo perché gli Stati Uniti e Israele lo hanno attaccato!
Come accennato in precedenza, la guerra ha avuto un impatto enorme sui prezzi all’ingrosso del gas in Europa, un continente che ha in gran parte cancellato le importazioni di gas russo a basso costo, che rappresentavano il 50% del suo approvvigionamento prima del 2022, e ha aumentato gli acquisti di gas statunitense, molto più costoso. Proprio mentre l’inflazione sembrava in lieve calo, è arrivato un nuovo shock che sarà pagato dalle famiglie della classe operaia e porterà a un ritorno della lotta di classe per difendere il potere d’acquisto dei salari.
La posizione di Pedro Sanchez merita un commento a parte. Si è categoricamente rifiutato di consentire l’uso di basi militari in Spagna gestite congiuntamente per l’attacco all’Iran, il che ha portato Trump a minacciare di “interrompere ogni commercio con la Spagna”. C’è un forte elemento strumentale nella posizione di Sanchez. Il suo governo è debole e dipende da una coalizione di partiti molto precaria che gli fornisce sostegno interno ed esterno. Sa che l’imperialismo statunitense è estremamente impopolare tra il suo elettorato.
La base della sua posizione è la stessa dei suoi partner europei. Vale a dire, mette in dubbio la legalità o meno dell’attacco statunitense. Ma va detto che è l’unico ad aver effettivamente adottato misure concrete in seguito a ciò.
Rimaniamo profondamente scettici sulle implicazioni pratiche dell’atteggiamento di sfida di Sanchez. I suoi precedenti su Gaza non sono buoni. Prima ha affermato che la Spagna stava bloccando le vendite di armi a Israele, poi i giornalisti hanno scoperto che si trattava solo di non concedere nuove licenze di esportazione. Poi, sotto la massiccia pressione dell’opinione pubblica, ha dichiarato un vero e proprio embargo sulle vendite di armi a Israele… ma la Spagna è rimasta il maggiore importatore europeo di armi israeliane, finanziando così la sua macchina da guerra genocida.
Sebbene Sanchez abbia impedito agli Stati Uniti di utilizzare le loro basi militari in Spagna per l’attacco all’Iran, questa decisione è stata presa solo sabato. Gli Stati Uniti sono stati in grado di utilizzare le basi in modo molto efficace per la preparazione dell’attacco. Era legale secondo il diritto internazionale? Sanchez pensava forse che stessero andando in Medio Oriente solo per una passeggiata?
Ora il governo spagnolo ha annunciato che invierà aiuti militari per la difesa di Cipro. Di fatto, la Spagna sarà quindi parte dell’aggressione militare imperialista contro l’Iran.
I curdi
Washington si sta affannando per elaborare un aggiornamento della loro strategia dopo il fallimento del primo attacco. Si stanno diffondendo voci di un’incursione armata curda in Iran. C’è senza dubbio una forte componente di velleità e spacconeria in tutto questo. Tuttavia, il Mossad, e più recentemente la CIA e Trump, hanno cercato di spingere per un allargamento della guerra (https://www.axios.com/2026/03/05/iran-war-us-israel-kurds-cia-mossad) in questa direzione.
Questa settimana, una nuova alleanza di sei gruppi curdi iraniani che operano dall’Iran ha annunciato la propria unificazione e ha invitato a disertare l’esercito iraniano. Nel frattempo, lo stesso Trump ha avuto una chiamata con i leader curdi iracheni di destra Masoud Barzani e Bafel Talabani per cercare di convincerli a entrare in guerra.
Pur essendo fedeli tirapiedi dell’imperialismo statunitense, si sono dimostrati poco entusiasti, ed è facile intuirne il motivo. Gli iraniani hanno già bombardato Erbil e presto diventerebbero obiettivi non solo dell’Iran, ma anche delle milizie filoiraniane all’interno dell’Iraq e del governo turco, estremamente ostile a qualsiasi separatismo curdo.
È vero che se c’è una parte dell’Iran dove una rivolta armata contro il regime è più probabile, questa è proprio la zona curda. Dal 2018, durante le ripetute rivolte contro il regime iraniano, le aree curde sono state in prima linea. In molti casi, gruppi armati curdi sono persino riusciti a cacciare temporaneamente dalle loro province le forze della Repubblica Islamica.
Tuttavia, le masse curde hanno sempre respinto le accuse della Repubblica Islamica di avere intenzioni separatiste. I lavoratori e i giovani più avanzati avevano un sano istinto per cui la forza delle mobilitazioni dipendeva dalla loro unità con i fratelli e sorelle in tutto l’Iran che sostenevano la caduta del regime.
È chiaro, tuttavia, che il Mossad ha coltivato legami con gruppi armati, che si stanno lasciando manipolare dall’imperialismo israelo-americano.
Resta da vedere se tutto ciò porterà a qualcosa o meno, ma si possono già fare due osservazioni.
La prima è che i curdi non dovrebbero fidarsi dell’imperialismo statunitense. Nel 1991, durante la prima Guerra del Golfo, George Bush Sr. invitò i curdi [e gli arabi sciiti delle paludi] a ribellarsi a Saddam Hussein. Quando lo fecero, gli Stati Uniti li abbandonarono e permisero che venissero massacrati. Decine di migliaia di persone furono uccise. Più di recente, Washington ha tradito i curdi del Rojava dopo che non erano più utili ai propri scopi. La lezione è chiara. I diritti delle nazioni oppresse valgono come spiccioli nelle macchinazioni delle grandi potenze.
La seconda è che l’obiettivo finale degli Stati Uniti non coincide completamente con quello di Israele. Gli Stati Uniti vogliono un regime compiacente a Teheran. I metodi usati da Trump per soggiogare il Venezuela si sarebbero in teoria dovuti basare sulle lezioni apprese dal cambio di regime in Iraq e Libia. In Iran potrebbero portare esattamente nello scenario che volevano evitare.
Fomentare un’insurrezione armata curda potrebbe portare a una disgregazione molto caotica del paese e alla sua discesa in un incubo di tipo libico. Questo farebbe comodo a Israele, tuttavia, che vuole la distruzione e lo smembramento dell’Iran e di qualsiasi altro paese della regione in grado di controbilanciare il suo potere.
Dobbiamo essere chiari. La libertà o la democrazia non sono mai state introdotte sulla scia di un’aggressione militare statunitense.
Imprudenza
Come un giocatore d’azzardo, Trump sta sperperando tutti i soldi, nel disperato tentativo di recuperare la situazione. Sta creando una situazione ancora più catastrofica in cui gli interessi dell’imperialismo statunitense subiranno un colpo devastante.
Il massiccio bombardamento di Teheran ha rafforzato il sostegno al regime. L’uccisione di Khamenei lo ha trasformato in un martire, aprendo al contempo la porta a un successore che potrebbe effettivamente puntare allo sviluppo di armi nucleari. La manipolazione sconsiderata della questione curda minaccia di coinvolgere la Turchia, mentre l’Iraq precipiterebbe in una nuova guerra civile.
Proteste al limite di una situazione insurrezionale sono scoppiate in Bahrein. Le ambasciate statunitensi sono costrette a chiudere in tutta la regione. E l’intera economia mondiale è in caduta libera.
Per cosa?
È evidente per milioni di persone che la guerra è legata al dominio imperialista. Nella mente di molti, questo è collegato allo scandalo Epstein. Siamo governati da una classe di miliardari, la “classe Epstein”, che non ha scrupoli a commettere atrocità contro la gente comune, in patria o all’estero. Questo sta preparando la disintegrazione del movimento MAGA e un massiccio spostamento a sinistra negli Stati Uniti e ben oltre.
La scommessa azzardata di Trump rispetto all’attacco all’Iran potrebbe rivelarsi un fattore chiave per il fallimento della sua intera presidenza.
Non è mai stato così facile sostenere che dobbiamo organizzarci per rovesciare la classe dei miliardari e il loro sistema capitalista imperialista affinché l’umanità possa vivere in pace ovunque su questo pianeta.
Noi diciamo: giù le mani dall’Iran! Abbasso l’imperialismo di USA e Israele!
5 marzo 2026
