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26 Gennaio 2026Dopo la straordinaria manifestazione di venerdì 23 gennaio, che ha portato decine di migliaia di lavoratori e giovani per le strade di Minneapolis, il giorno seguente l’ICE ha commesso un nuovo omicidio, sparando alla schiena di Alex Pretti, un infermiere la cui unica colpa era quella di stare riprendendo al cellulare la violenza indiscriminata di questo corpo paramilitare.
L’uccisione di Alex ha gettato, se possibile, ancora più benzina sul fuoco. La popolazione di Minneapolis si è riversata spontaneamente di nuovo nelle strade, si è scontrata e ha formato barricate non solo contro l’ICE, ma anche contro la Guardia nazionale chiamata in città dal governatore democratico dello Stato.
Come spiegano in nostri compagni negli USA in questo articolo, scritto alla vigilia della giornata d’azione del 23 gennaio, esistono tutte le condizioni per espandere e coordinare i Comitati di quartiere e per convocare uno sciopero generale ad oltranza, che partendo dal Minnesota si estenda a tutti gli Stati Uniti.
Segui il nostro sito e quello della sezione statunitense dell’ICR (communistusa.org) per tutti gli aggiornamenti su questa lotta.
di Revolutionary Communists of America
Sono passate due settimane da quanto gli agenti dell’ICE hanno ucciso a Minneapolis la manifestante Renee Good, e il movimento che si è scatenato in risposta a questo omicidio continua a prendere slancio. Nella città che fu epicentro della rivolta per George Floyd nel 2020, i manifestanti si sono scontrati con la polizia e con gli sgherri dell’ICE. Lavoratori normali si stanno organizzando e stanno elaborando strategie per difendere i propri quartieri e colleghi di lavoro, mentre l’idea di uno sciopero generale cittadino ha fatto presa sull’immaginazione di un settore crescente della popolazione. Questa è una chiara manifestazione del clima di odio di classe che permea la società americana, nel momento in cui la “guerra al terrore” si rivolge direttamente contro i cittadini americani.
Una scintilla dà vita all’incendio
Ricapitoliamo gli eventi delle ultime due settimane. All’inizio del mese, il governo Trump ha inviato 2mila agenti dell’ICE nel Minnesota per attuare una stretta sui lavoratori immigrati e distrarre così l’attenzione dal dossier Epstein e dai fallimenti della sua agenda economica. Il 7 gennaio, l’agente dell’ICE Jonathan Ross ha sparato a bruciapelo a Renee Good, mentre cercava di fuggire dagli agenti dell’ICE che stavano circondando la sua macchina. Questa non è stata nient’altro che un’esecuzione sommaria da parte dello Stato capitalista.
Sebbene il governo Trump abbia immediatamente etichettato Good come una “terrorista” di sinistra che ha “usato come un’arma” la propria macchina per travolgere un agente dell’ICE, numerose prove video e testimonianze oculari dimostrano senza alcun dubbio che è stata a tutti gli effetti assassinata a sangue freddo.
In tutta l’America, i lavoratori e i giovani hanno guardato i video con orrore, rabbia e incredulità. Immediatamente dopo l’assassinio, si sono svolte proteste e veglie in tutta l’area metropolitana di Minneapolis-St. Paul, mentre le proteste di solidarietà si moltiplicavano in tutto il paese.
L’ala dura del governo Trump ha applaudito la brutalità dell’ICE. Trump ha persino minacciato nuovamente di invocare l’Insurrection Act, per poi fare un passo indietro. I rappresentanti più sobri della borghesia americana hanno osservato lo sviluppo degli avvenimenti con grande preoccupazione. In un’intervista al capo della polizia di Minneapolis, Brian O’Hara, il New York Times ha chiesto: “Quando ha capito che c’era stata una sparatoria che coinvolgeva un agente dell’ICE, qual è stato il suo primo pensiero?”. La risposta di O’Hara dice tutto: “Cioè, ho difficoltà a descriverlo. Ho pensato solo, cazzo, ci risiamo. Lo sa? Questa potrebbe essere una riproposizione del 2020”.
Le paure di O’Hara rispetto ad una riproposizione del 2020 sono ben fondate dal punto di vista della classe dominante. Quell’anno, il regime di terrore razziale e poliziesco portato avanti dal suo dipartimento è stato il catalizzatore del più grande movimento di massa nella storia americana. E come gli eventi successivi hanno dimostrato, il materiale combustibile in attesa di prendere fuoco non manca nelle Città Gemelle (Minneapolis-St-Paul) e in tutto il paese.
“Mi sento come se non avessimo più niente da perdere”
La campagna di deportazioni in grande stile di Trump ha rivitalizzato le reti di attivisti per i diritti degli immigrati. Dopo l’uccisione a sangue freddo di una cittadina americana, alcuni potevano aspettarsi che gli attivisti anti-ICE avrebbero tenuto un basso profilo per paura di ulteriori rappresaglie. In realtà, è successo l’esatto opposto. L’assassinio di Renee Good non ha piegato il movimento, ma ha reso invece decine di migliaia di abitanti del Minnesota molto più audaci e determinati a intensificare la lotta per difendere la propria città dal terrore dell’ICE.
Come ha raccontato il New York Times il 14 gennaio:
“Attivisti e agenti intervistati hanno detto che nell’ultima settimana, le tattiche anti-ICE di volontari e delle cosiddette ronde, che monitorano e seguono i furgoni degli agenti dell’immigrazione, si sono solo intensificate nelle Città Gemelle, nonostante la morte della signora Good… Proliferano chat di gruppo su WhatsApp e gli abitanti pattugliano i quartieri in cerca di avvisaglie della presenza di agenti dell’immigrazione e si fiondano in strada per contrastarli.
Ashley Lopez, che lavora nella scuola e vive nella città di West St.Paul, è diventata attiva nei gruppi di quartiere anti-ICE proprio nella settimana dopo la morte della signora Good.
‘A causa di quanto è accaduto a Renee, mi sento come se non avessimo più niente da perdere’, ha detto la signora Lopez, che si è unita alle ronde armate di fischietti e fanno partire gli allarmi antifurto delle proprie automobili appena vedono agenti dell’ICE. ‘Perché lei dovrebbe essere l’unica a essersi messa in pericolo?’.”
Un altro articolo del New York Times del 17 gennaio spiega nel dettaglio la situazione a Minneapolis:
“A Minneapolis, la paura e la rabbia possono esplodere in qualsiasi angolo in questi momenti di tensione, in qualsiasi istante, in qualsiasi luogo il braccio del governo federale si incontra con la rabbia dei cittadini che ne rigettano le tattiche.
Lo scorso sabato, migliaia di persone hanno partecipato ad una marcia per commemorare Renee Good, la donna cui qualche giorno prima un agente dell’ICE aveva sparato, uccidendola. Ci sono stati scioperi studenteschi nelle scuole, proteste quotidiane di fronte all’edificio federale in cui gli agenti rinchiudono i detenuti, proteste di quattro persone in gelidi crocevia e una manifestazione durata ore dopo che un agente dell’ICE ha sparato ad un uomo in una gamba mentre tentava di arrestarlo mercoledì notte.
Eppure, la ribellione cittadina che sta dilagando a Minneapolis contro gli agenti federali assume anche questo aspetto: residenti che usano le proprie automobili, fischietti, cellulari e reti locali per monitorare e scontrarsi con gli agenti ovunque possano, stando loro addosso per complicarne il lavoro, come un difensore che marca un attaccante in un campo da calcio.”
Queste scene sono straordinarie per l’atteggiamento di insubordinazione e per il disprezzo aperto manifestato nei confronti dell’ICE da parte di comuni cittadini. Anche dopo che questi sgherri federali hanno dato prova di essere disposti ad aggredire, arrestare e uccidere lavoratori tanto americani quanto stranieri, i residenti di Minneapolis-St. Paul hanno continuato ad avvertire i propri vicini di casa della presenza dell’ICE, a monitorare e a pedinare i loro veicoli, a lanciare palle di neve e ad inveire contro gli agenti dell’ICE quando tentavano di arrestare i loro colleghi di lavoro.
A partire dal 7 di gennaio, ha preso parte a mobilitazioni e presidi quotidiani un settore più ampio di lavoratori e di giovani. Finora, la manifestazione più grande ha avuto luogo il 10 gennaio, riunendo decine di migliaia di persone che protestavano nel gelido clima del Minnesota. I compagni dei Revolutionary Communists of America (RCA, sezione statunitense dell’ICR, Ndt) nelle Città Gemelle hanno scritto in un rapporto:
“Quando siamo arrivati, siamo rimasti colpiti dalla dimensione e dall’energia della protesta. Si stima che fossero presenti decine di migliaia di persone, forse oltre 100mila, secondo alcuni attivisti. Per ore, la folla cantava ‘Fanculo l’ICE!’. La gente era arrabbiata con i Democratici, che hanno dimostrato di non avere intenzione di combattere l’ICE. Si sono uniti a noi 30-40 compagni e contatti, portando giornali, volantini e cartelli con slogan come ‘Sindacati di Minneapolis: convocate uno sciopero generale’ e ‘Costruiamo un partito rivoluzionario per sconfiggere l’ICE’. I compagni hanno chiesto ai manifestanti come si potesse cacciare l’ICE da Minneapolis. Molti hanno detto che questa protesta era un inizio, ma non era abbastanza.”
Da quando Trump è stato rieletto, c’è stato un chiacchiericcio costante nei media liberali in preda alla demoralizzazione su un presunto “spostamento a destra” della popolazione americana. I Revolutionary Communists of America hanno rifiutato questo argomento impressionistico e miope fin dal primo giorno. L’esplosione di rabbia in Minnesota mostra chiaramente che, sebbene un settore dei lavoratori stia ancora mettendo alla prova il programma di Trump, uno strato ampio della società americana lo ha già rigettato e si è radicalizzato a sinistra.
Interesse di massa su come fermare l’ICE
Un carattere significativo del movimento in Minnesota è che sono stati trascinati nell’azione politica settori più ampi della classe lavoratrice. Non è il solito “settore di attivisti” più ristretto che sta prendendo parte alle azioni contro l’ICE. Anche gente che in tempi “normali” non è particolarmente politicizzata si è risvegliata alla vita politica.
Un compagno di Minneapolis ha inviato il seguente resoconto, che mostra quanto sia ampio il coinvolgimento nel movimento:
“Nella serata di oggi, tre compagni degli RCA hanno partecipato ad un’assemblea di quartiere alla Scuola Elementare Internazionale Whittier a sud di Minneapolis.
Non eravamo preparati per l’afflusso di massa che c’è stato. La gente accorreva verso la scuola da ogni direzione. Quando l’assemblea è cominciata, l’intera scuola era completamente gremita, con la gente che doveva stare in piedi in ognuno delle aule più grandi. Hanno partecipato più di mille persone. L’Associazione dell’Alleanza di Quartiere di Whittier, che ha convocato l’assemblea, era visibilmente travolta da tutto ciò. Avevano una breve lista di oratori, tra cui un consigliere comunale, un membro del parlamento statale, e un membro della commissione del parco. Con questi oratori, non poteva esserci altro che i soliti appelli moralistici liberali… un rappresentante del Sindacato Inquilini di Minneapolis Sud ha propugnato la necessità di formare comitati di quartiere che si riuniscano in presenza organizzati in ogni zona della città… fornendo così l’unico elemento di direzione in tutta l’assemblea.
Dopodiché, si è lasciato uno spazio affinché la gente del quartiere rompesse i ranghi e andasse “in cerca dei propri vicini di casa”. I nostri compagni hanno sfruttato questa opportunità per sparpagliarsi e parlare con quanta più gente possibile.”
I compagni hanno riportato le proprie impressioni sulla situazione: 1) il movimento sembra ricominciare laddove la rivolta per George Floyd si era fermata cinque anni fa; 2) la spinta verso la creazione di comitati d’azione di quartiere è più forte che mai; 3) c’è un entusiasmo crescente all’idea di uno sciopero generale statale il 23 gennaio; 4) un settore della popolazione riconosce che l’attuale direzione sindacale agisce come una barriera, ma non sa che fare al riguardo.
Un altro compagno ha spiegato nel dettaglio lo stato d’animo tra i lavoratori del ristorante in cui lavora:
“Lavoro in un piccolo ristorante e il terrore dell’ICE sta costringendo i miei colleghi ad escogitare stratagemmi per garantire la propria incolumità. Oggi a lavoro, erano stati avvistati veicoli dell’ICE a circa dieci isolati di distanza. Uno dei miei colleghi mi ha fatto un fischio. Abbiamo chiuso tutte le porte, eccetto quella frontale, dove un collega stava a fare da palo.
Tutti erano in estrema allerta, inclusi i clienti. Alcuni condividevano informazioni, escogitavano con noi degli stratagemmi e promettevano di fornire aiuto in caso succedesse qualcosa. Un collega ha fatto una barricata di sedie. Il proprietario del ristorante ha perso le staffe, ma le sue “preoccupazioni” sul “mandare avanti la baracca”, sono state facilmente ignorate.”
Circa una settimana dopo, uno dei compagni che avevano partecipato all’assemblea di massa di mille persone, ha raccontato ciò che segue:
“Gli eventi a Minneapolis continuano a svilupparsi intensamente. Dopo l’assemblea di massa della scorsa settimana, in tutto il quartiere sono apparsi dei manifesti con link e QR code per unirsi alle “formazioni di quartiere”. Molti gruppi di difesa di quartiere hanno una direzione di attivisti o comandanti auto-nominati.
I gruppi delle comunità locali e i gruppi di attivisti hanno fornito gli elementi organizzativi a queste formazioni. Sono visibilmente sotto pressione per l’enorme numero di gente che sta entrando in questo movimento. Sembra che ci siano circa una dozzina di chat di gruppo di Signal per numerosi quartieri diversi in tutta la città. Gli organizzatori hanno dovuto creare chat aggiuntive a causa dei limiti di iscritti imposti da Signal. Solo nel mio quartiere ci sono già tre chat di gruppo di ‘Risposta Rapida’ (RR), dal momento che i primi due hanno già raggiunto il limite di mille persone.
Queste chat RR sono state il primo strumento di queste formazioni di quartiere e sono finora il principale punto di riferimento. Queste chat vengono usate dalla gente per fornire informazioni sugli avvistamenti dell’ICE. I rapporti sul canale vengono fatti nel formato “SALUTE”, che include informazioni su: numero di agenti, attività, posizione, uniformi, orario, equipaggiamento/armi. È una specie di fischietto digitale, ma permette di condividere più informazioni.
Alcuni gruppi di persone hanno messo in piedi database in cui registrano le targhe dei veicoli e tengono traccia degli spostamenti all’interno dello Stato. Ci sono gruppi pronti ad uscire a pattugliare le strade e vengono chiamati in soccorso per contrastare la presenza dell’ICE ovunque possano. C’è una divisione del lavoro reale e visibile che si sta formando tra queste chat. I gruppi di Risposta Rapida sono il perno, ma ci sono poi ramificazioni degli RR di quartiere che includono Informazione e Eventi, Strategia e Pianificazione, pattuglie di Propaganda e Porta a Porta, mutuo soccorso e altre necessità del movimento.”
Il desiderio profondo di combattere l’ICE e la capacità di auto-organizzarsi da parte di migliaia di abitanti del Minnesota sono innegabili. Tuttavia, la risposta spontanea nei quartieri è ancora priva di un coordinamento regionale e di una direzione centralizzata. Come hanno spiegato i compagni:
“Ogni gruppo di attivisti sembra ritagliarsi il proprio spazio, cercando di fare del proprio meglio con le proprie forze. Non è stata costituita nessuna direzione riconosciuta a livello cittadino. Nessuno sa realmente dove guardare per trovare un’autorità centrale all’interno del movimento, il che è una grossa vulnerabilità che può portare a confusione e divisioni. Il gruppo 50501 (un gruppo liberale di attivisti anti-Trump) sembra avere ancora una grossa presenza, ma per il resto non sembra che i Democratici riescano a giocare un ruolo significativo. Tutti coloro con cui parlo li odiano. Sembra che le assemblee di massa continuino a riunirsi, ma non regolarmente e non si focalizzano su una discussione di ampio respiro. Al contrario, gli organizzatori si rivolgono solitamente ai partecipanti fornendo informazioni sul movimento.
Quello che posso dire è che ci sono alcuni incontri in persona delle varie chat di gruppo, ma sono di solito incentrati su un obiettivo particolare, come distribuire fischietti, mutuo soccorso o andare a fare le ronde. Quando troviamo un’occasione per proporre le nostre idee, esse hanno un effetto notevole sui lavoratori comuni, molti dei quali non hanno mai udito idee e prospettive così chiare.”
È più che chiaro che la classe operaia in Minnesota sta cercando di organizzarsi. Ma come i compagni hanno spiegato, “di fronte al turbinio di informazioni, organizzazioni e linee di comunicazione molte persone si sentono spaesate”.
Nei loro interventi nelle assemblee di comunità, i compagni hanno sottolineato la necessità di tenere con regolarità queste riunioni di massa e di discutere le lezioni degli altri comitati di quartiere per generalizzarle in tutto il movimento. I compagni hanno anche spiegato la necessità di eleggere una direzione cittadina centralizzata, composta dai delegati di ogni comitato di quartiere. Infine, i compagni hanno difeso l’importanza di coinvolgere i sindacati e che i lavoratori sindacalizzati creino i propri comitati di sciopero se necessario, per costruire uno sciopero generale cittadino e statale per paralizzare Minneapolis fino a che l’ICE non venga cacciata via del tutto. “Queste idee hanno riscosso un enorme entusiasmo”, hanno raccontato i compagni.
I Revolutionary Communists of America di Minneapolis-St. Paul stanno facendo tutto il possibile per diffondere queste idee nel movimento. Tuttavia, quando un movimento di massa di questa portata esplode, è necessario avere non solo la forza delle idee, ma anche una forza numerica per fare avanzare il nostro programma. Questo è l’ennesimo esempio del motivo per cui dobbiamo urgentemente costruire un partito di quadri marxisti rivoluzionari in tutto il paese.
La giornata d’azione del 23 gennaio
Di fronte a tutta questa rabbia di massa, i sindacati di tutto lo Stato, così come le chiese e le ONG, hanno convocato una “giornata d’azione” di massa venerdì 23 gennaio, ufficialmente intitolata “Giornata della Verità e della Libertà per cacciare l’ICE dal Minnesota”. Sì è anche fatto appello ad uno sciopero studentesco nelle scuole e si è chiesto alla popolazione di non fare acquisti.
La Confederazione Regionale Sindacale di Minneapolis, l’AFL-CIO, ha appoggiato la giornata di azione con un comunicato stampa il 16 gennaio. Questo è un passo avanti molto positivo e rappresenta una svolta importante nel contesto di una direzione sindacale che in America è tipicamente moderata. I RCA danno il proprio pieno appoggio a questa azione e parteciperanno con entusiasmo alla sua riuscita.
Sfortunatamente, i dirigenti sindacali finora sono stati ambigui sull’esatta natura della “giornata d’azione”. Sebbene molti attivisti di base parlino con naturalezza del 23 gennaio come di uno “sciopero generale”, nessun sindacato ha utilizzato questo termine o ha fatto uno sforzo realmente coordinato per organizzare un blocco generalizzato dell’economia. Al contrario, i dirigenti sindacali hanno chiesto ai lavoratori di prendersi un giorno libero, in modo autonomo e con mezzi propri. Hanno detto ai lavoratori di prendere un giorno di malattia, permessi o di organizzare i turni di lavoro in modo da poter partecipare alla manifestazione di massa nel centro di Minneapolis.
La burocrazia sindacale teme di violare gli accordi contrattuali convocando uno sciopero, per paura di potenziali problemi legali o di conflitti più duri con i capitalisti. Ma dovremmo domandarci: se l’ICE è disposta a violare la legge, possiamo davvero prendere sul serio le “regole del gioco” decise dai miliardari?
Un vero sciopero generale è esattamente ciò che serve per cacciare l’ICE dal Minnesota. Oltre a fermare le operazioni dell’ICE, uno sciopero generalizzato eserciterebbe una pressione su Trump affinché ritiri i suoi cani da guardia. In un paese che non vede uno sciopero generale dagli anni ’40, uno sciopero generale di un giorno sarebbe un’esperienza storica che riempirebbe i lavoratori di fiducia in se stessi. Mostrerebbe alla classe dominante cosa deve aspettarsi se continua ad attaccare i lavoratori e i sindacati.
Non possiamo che elogiare il coraggio e la determinazione delle reti di attivisti che stanno seguendo i veicoli dell’ICE e registrando le deportazioni. Tuttavia, solo mobilitando la forza organizzata della classe operaia è possibile porre davvero fine all’infame campagna dell’ICE. È il potere della classe operaia che può condurre ad una reale vittoria, non le azioni di piccoli gruppi, per quanta dedizione e abnegazione possano avere. Per questo motivo, i sindacati dovrebbero lanciare una mobilitazione per uno sciopero generale, che ciò violi o meno le clausole contrattuali.
Visto il poco tempo con cui la si è potuta preparare, la giornata d’azione del 23 gennaio dovrebbe essere considerata come l’inizio di una campagna coordinata per uno sciopero generale vero e proprio in tutto il Minnesota. I delegati sindacali dovrebbero mettere in atto una campagna di agitazione per spiegare ai lavoratori la necessità dello sciopero e per preparare i lavoratori ad una lotta lunga e combattiva. Un vero sciopero generale non dovrebbe essere solo contro l’ICE, ma dovrebbe includere rivendicazioni economiche che affrontino l’aumento dell’inflazione, coinvolgendo così settori ancora più ampi della classe operaia.
Uno sciopero di successo richiede un’organizzazione seria, a cominciare da comitati d’azione in ogni luogo di lavoro e in ogni quartiere. Questi comitati potrebbero eleggere delegati da tutta l’area metropolitana per riunirsi in un comitato che abbracci per intero le Città Gemelle. Ciò fornirebbe la struttura organizzativa per un vero sciopero generale, un organismo eletto e revocabile che rappresenti i lavoratori dell’intera regione. Un tale passo trasformerebbe la situazione e preparerebbe il terreno per vincere le prossime battaglie.
Come parte di questa campagna, i dirigenti sindacali devono smascherare il tentativo reazionario di creare un capro espiatorio, cui risponde l’intera campagna dell’ICE. I lavoratori stranieri non sono la causa dell’aumento degli affitti, della disoccupazione e dei salari inadeguati e della carenza di assistenza sanitaria. Infatti, il 2025 è stato un anno in cui c’è stata un’emigrazione netta in uscita dagli Stati Uniti, eppure la crisi economica è solo peggiorata. I problemi che affrontano i lavoratori non sono causati dagli immigrati, ma dai parassiti miliardari. Per sconfiggerli, serve la massima unità di tutti i lavoratori.
Il movimento deve anche fare chiarezza sul ruolo pernicioso del Partito Democratico. Il “Democratic–Farmer–Labor Party” (Partito Democratico Operaio-Contadino) è semplicemente il Partito Democratico in Minnesota e non ha assolutamente nulla a che spartire con gli interessi dei lavoratori o dei contadini. Sebbene possano appoggiare a parole in modo opportunistico la giornata d’azione, possiamo dire con certezza che osteggeranno con ogni mezzo azioni di sciopero combattive da parte dei lavoratori. Dobbiamo anche ricordare che il loro partito è propenso tanto quanto Trump a deportare gli immigrati, solo preferiscono farlo con meno clamore.
In breve, per assicurarsi il successo del 23 gennaio, dobbiamo essere chiari riguardo ai nostri obiettivi. Non siamo interessati a fare semplicemente sfiatare un po’ la pressione. Vogliamo mettere a frutto la forza potenziale della classe operaia unita attraverso un’azione collettiva e di massa. Ci sono due milioni di lavoratori salariati nell’area metropolitana di Minneapolis-St. Paul, di fronte ad appena duemila agenti dell’ICE circa sul campo.
Paralizzando l’economia con uno sciopero generale, i lavoratori del Minnesota possono cacciare l’ICE dallo Stato. Una tale vittoria sarebbe di ispirazione per azioni simili altrove in tutto il paese e si diffonderebbe come un incendio. Si comincerebbe a porre la questione: chi dovrebbe decidere come governare il paese? I padroni avidi di profitto e il loro apparato statale repressivo? O i lavoratori che producono tutta la ricchezza della società?
Come fermare il terrore dell’ICE?
Secondo un recente sondaggio di YouGov, nonostante tutta la propaganda della destra sugli immigrati che “rubano il lavoro”, il 46% degli americani – la maggioranza relativa – è favorevole ad “abolire” l’ICE. Tra i 18 e i 29 anni, questo dato arriva al 54%. Ciò mostra il chiaro potenziale per una solidarietà di classe tra lavoratori americani e lavoratori stranieri.
Tuttavia, “abolire” l’ICE in sé non impedirebbe allo Stato capitalista di creare qualche altro corpo repressivo per ricoprire essenzialmente la stessa funzione. Finché rimarrà il capitalismo, un sistema basato sulla proprietà privata e lo Stato-nazione, la classe dominante manterrà sempre una qualche forma di controllo dell’immigrazione e cercherà sempre di trasformare cinicamente gli immigrati in un capro espiatorio per mettere i differenti settori della classe operaia uno contro l’altro e spingere i salari verso il basso.
È per questo che per porre fine al terrore dell’ICE contro i lavoratori immigrati è necessaria una lotta per la rivoluzione socialista mondiale. Lottando per un’economia pianificata e nazionalizzata e per una federazione socialista delle Americhe, potremmo porre fine alla crisi dei rifugiati, alla caccia alle streghe contro gli immigrati, alla scarsità artificiale dei posti di lavoro che è endemica al capitalismo e che forma la base della crudeltà inferta ai lavoratori immigrati.
I lavoratori di tutti gli orientamenti politici sono stufi di anni di condizioni di vita stagnanti, opportunità di lavoro misere e instabilità economica. Nello stesso sondaggio di YouGov, il 24% ha risposto che il problema più pressante sono “l’inflazione e i prezzi”, il 16% ha risposto “i posti di lavoro e l’economia” e il 10% “la sanità”, per un totale del 50% che ha risposto citando problemi che riguardano tutta la classe. Al quarto posto c’era l’immigrazione, che è stata evidenziata come problema principale solo dall’8% degli intervistati.
Un partito rivoluzionario di massa, con un programma che metta in primo piano i problemi della classe che colpiscono tutti i lavoratori, potrebbe fare presa su questo stato d’animo, inserendo un cuneo tra importanti settori della classe operaia e la rovinosa influenza tanto di Trump quanto dei liberali, reindirizzando la polarizzazione della società americana su linee di classe.
Alcuni potrebbero liquidare questa prospettiva come irrealistica. Ma dopo aver studiato l’attuale situazione in Minnesota, chi può negare che siamo entrati in una nuova epoca della lotta di classe in America?
Sono passati i tempi della stabilità politica ed economica in questo paese. Stiamo assistendo all’inizio di una spinta della classe operaia verso l’auto-organizzazione e la presa di coscienza dei propri interessi come classe. Quello che sta avvenendo in Minnesota è un’anticipazione delle lotte che attraverseranno tutto il paese. Dobbiamo intervenire in questo movimento con energia, costruire il partito e prepararci per le lotte che ci attendono.
Lavoratori e studenti delle Città Gemelle: Tutti in strada il 23 gennaio! Niente scuola, niente acquisti, tutti in sciopero!
Trasformiamo la giornata d’azione del 23 gennaio in un trampolino di lancio per un vero sciopero generale!
Eleggiamo comitati d’azione in ogni luogo di lavoro e in ogni quartiere per difendere i nostri colleghi e vicini! Eleggiamo un organismo di coordinamento cittadino per dirigere il movimento!
Nessuna fiducia nei Democratici! I lavoratori hanno bisogno del proprio partito!
Il movimento operaio deve opporsi a qualsiasi invio di militari in Minnesota!
Sanatoria immediata e senza condizioni e pieni diritti per i lavoratori senza documenti e le loro famiglie!
Unitevi ai RCA e lottiamo per sconfiggere l’ICE e il sistema capitalista una volta per tutte!

