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Imperialisti e Pahlavi – Giù le mani dall’Iran!

di Esaias Yavari

Gli avvoltoi dell’imperialismo occidentale incombono sul regime iraniano. Donald Trump ha già minacciato di intervenire in Iran tre volte da quando le proteste hanno avuto inizio. Nel frattempo, lo Stato israeliano ha inviato messaggi sinistri attraverso l’account in lingua farsi del Mossad su X, tra cui: “Scendiamo in piazza insieme. Il tempo è giunto. Siamo con voi. Non solo da lontano e a parole. Siamo con voi anche sul campo”.

L’imperialismo occidentale è la forza più reazionaria sulla Terra. Ha devastato gran parte del Medio Oriente e minaccia ora di fare lo stesso con l’Iran.

Sono passati più di 16 giorni [articolo del 12 gennaio 2026, Ndt] da quando le proteste sono scoppiate in Iran. Ma da giovedì sera, il regime ha oscurato internet. Gli ultimi resoconti davano notizia di proteste in 46 città e di uno sciopero quasi completo nei bazar della regione curda, che si andava allargando anche a Tabriz, Teheran, Kermanshah e in altre città.

I resoconti sporadici che sono trapelati dopo il blackout di internet rivelano il caos assoluto, con episodi di scontri violenti con le forze di sicurezza. Era possibile vedere folle immense a Teheran, Karaj (un’importante città industriale vicino Teheran), Mashhad e altrove, anche nelle città curde di Saqqez, Abdalan, ecc. La gioventù ha ancora una volta eretto e incendiato barricate nelle strade e ha attaccato i simboli del regime, le caserme, gli uffici governativi e così via.

L’oscuramento di internet da parte del regime segnala la chiara decisione di ricorrere alla repressione sanguinosa e di eliminare tutti i testimoni. HRANA, una Ong iraniana, ha confermato 544 morti, sebbene i dati reali siano probabilmente molto più elevati. Queste cifre si basano sui resoconti dei lavoratori ospedalieri e sono credibili. Nel frattempo, più di 10.681 persone sono state arrestate. Prima che venisse staccato internet, erano state uccise solo poche decine di persone. Ora, secondo alcune informazioni, solo a Teheran sono state uccise 200 persone. Sebbene al momento sia difficile verificare queste cifre, c’è una rapida escalation e potrebbe trattarsi della repressione più sanguinosa dal 2018, quando l’ondata di rivolte, scioperi e proteste ha avuto inizio.

 


La situazione era già tesa prima di giovedì. In città come Qazvin, Bojnourd, Hamedan, ecc., le proteste stavano assumendo dimensioni molto maggiori. Lo stesso è vero, in misura persino più ampia, nelle province curde. Nelle città di Ilam e Abdalan, i manifestanti sono riusciti temporaneamente a respingere le forze di sicurezza. Ad Ilam, le masse hanno nominato come nuovo governatore un ragazzo adolescente che partecipava alle proteste, in scherno al regime.

Mercoledì notte, nella città curda di Saqqez, che diede i natali a Mahsa Amini, la cui morte fece scoppiare l’insurrezione del 2022, si sono svolti scontri nelle strade, in previsione dello sciopero generale dei bazar nelle zone curde.

 


In città come Teheran, Mashhad, Kermanshah, ecc., ci sono state proteste di piazza che si sono rapidamente trasformate in scaramucce con la polizia. La classe operaia delle grandi città non sta partecipando in massa, così come nelle province e nelle città più piccole. Nonostante il loro odio per il regime, i lavoratori sono spaventati, perché non vedono nessuna chiara alternativa rivoluzionaria, ma solo la minaccia dell’intervento imperialistico.

È anche degno di nota che le prime proteste siano esplose inizialmente nelle province del Khuzestan e di Bushehr, poco prima che internet venisse oscurato. I bazar di Ahwaz e Abadan, entrambi nel Khuzestan, si sono uniti allo sciopero dei bazar e alle proteste di piazza, che si sono trasformate in schermaglie con le forze di sicurezza.

Si tratta di province importanti con grossi impianti petrolchimici. Durante il periodo di lotta di classe senza precedenti cominciato nel 2018, sono state un centro focale della lotta di classe, attraversate con cadenza pressoché annuale da scioperi dei lavoratori petrolchimici, grosse rivolte e proteste. A Bandar Kangan, un piccolo gruppo di lavoratori petrolchimici in sciopero per rivendicazioni economiche si è persino unito alle proteste.

È probabile che nelle città principali e nel Khuzestan siano scoppiate grandi proteste, con il possibile coinvolgimento della gioventù proletaria. Nelle città, è possibile che i giovani siano riusciti a cacciare le forze del regime dalle proprie città e dai villaggi. Durante l’insurrezione del 2022, il regime perdette il controllo delle città curde per tre mesi, creando una situazione simile ad una guerra civile.

Ora, come nel 2022, è solo la classe operaia che può infliggere il colpo decisivo, per trasformare un’insurrezione della gioventù in una vera rivoluzione.

Il circo mediatico dell’imperialismo e la minaccia di un intervento militare

Nel frattempo, mentre le masse iraniane versano il proprio sangue e sacrificano le proprie vite, gli imperialisti occidentali vedono un’opportunità per indebolire o persino distruggere il loro rivale in Medio Oriente. Quasi tutti i più importanti politici borghesi occidentali hanno dichiarato la propria solidarietà alle masse iraniane. È un’ipocrisia stomachevole. Sono le sanzioni americane, oltre allo sfruttamento da parte del regime, ad essere responsabili per le sofferenze economiche delle masse.

Questi barbari imperialisti fanno le affermazioni più ridicole sulle proteste in corso. L’8 gennaio, Donald Trump ha condiviso sul social Truth una notizia del canale israeliano Canale 13: “Più di un milione di persone in protesta: la seconda città dell’Iran è passata sotto il controllo dei manifestanti, le forze del regime hanno lasciato la città.” Mashhad ha una popolazione di 2,3 milioni di persone e, in quel momento, le proteste coinvolgevano al massimo qualche decina di migliaia di persone, sparpagliate in quella immensa città.

Persino l’account in farsi del ministro degli Esteri israeliano ha pubblicato un post che diceva: “Qom, Mashhad, Teheran, Dezful, l’Iran intero presto apparterrà al popolo iraniano.” Non gli importa della verità o delle masse iraniane. Vedono il movimento del popolo iraniano come una semplice pedina nella loro lotta per il dominio del Medio Oriente.

La stampa imperialista sta ripetendo qualsiasi tipo di esagerazione perché è tanto incompetente quanto servile. Questo include fare da eco ai monarchici reazionari iraniani guidati da Reza Pahlavi, ex principe ereditario e figlio dello scià filo-occidentale rovesciato dalla rivoluzione iraniana del 1979. Nel corso delle proteste, Reza Pahlavi è stato intervistato dal Washington Post e dal Wall Street Journal. Non c’è nulla di nuovo in questo teatrino, che va avanti dal 2022, mentre la vera voce delle masse iraniane viene soppressa.

Le varie testate giornalistiche in lingua farsi finanziate dall’imperialismo saudita, americano e britannico, come BBC Persian, Iran International, Manato e Radio Farda non sono da meno. L’Iran International è il peggiore di tutti. Appoggia apertamente i monarchici iraniani e l’intervento militare.

Gli imperialisti e la loro stampa prezzolata stanno ponendo le basi per un possibile intervento militare in Iran. Ancora una volta, non c’è niente di nuovo, specialmente dall’inizio della guerra a Gaza. L’imperialismo americano non ha mai perdonato alle masse iraniane la rivoluzione del 1979. Vuole riprendersi il proprio possedimento coloniale. Israele, invece, vuole assicurarsi il dominio sul Medio Oriente.

 

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Martedì, Trump ha convocato una riunione di governo per discutere le opzioni di intervento. Ma questa strada è cosparsa di ostacoli: un’invasione militare vera e propria è impossibile. L’Iran è un paese enorme e estremamente montagnoso. Praticamente tutte le città sono situate in una valle. C’è anche la possibilità che le masse iraniane serrino le fila per difendere la nazione contro un’invasione straniera. In Iran, c’è un odio profondo e mai sopito contro l’imperialismo occidentale, che risale a più di un secolo di lotta.

Persino gli attacchi aerei sarebbero rischiosi. Il regime ha promesso di rispondere. Messo all’angolo, il regime non esiterebbe a colpire Israele e forse persino le basi militari americane. Non sarebbe come la Guerra dei 12 giorni, quando il regime, nel tentativo di evitare un’escalation, utilizzò contro Israele i missili balistici più vecchi in suo possesso ed evitò di attaccare le basi americane. Anche allora, questi attacchi limitati causarono seri danni. Ma con il regime iraniano costretto a lottare per la propria sopravvivenza, gli Stati Uniti si troverebbero di fronte ad una situazione ben differente.

Reza Pahlavi e i pagliacci monarchici

Gli imperialisti hanno un’altra opzione: Reza Pahlavi, che nel 2022 si è auto-nominato leader dell’opposizione. Un think tank iraniano-americano, l’Unione Nazionale per la “Democrazia” in Iran (NUFDI) ha pubblicato un piano dettagliato grazie al quale egli dovrebbe guidare “la transizione alla democrazia”. Secondo questo piano, Reza Pahlavi dovrebbe guidare un governo di transizione, con il completo controllo sulla nomina dei membri del parlamento e dei tribunali provvisori (definiti letteralmente “corti reali”).

I suoi sostenitori indicano le promesse di Reza Pahlavi di convocare un referendum e un’Assemblea Costituente come prova delle sue credenziali democratiche.

Nel 1979, anche gli islamisti si ersero a guida della rivoluzione. Inizialmente. ricevettero persino aiuti dagli imperialisti occidentali, che cercavano di controllare la situazione, e poi da quello che restava dello Stato monarchico, che cercavano di mettersi al sicuro. Anch’essi fecero eleggere un’assemblea costituente e tennero un referendum nel marzo 1979. Ma era solo una copertura democratica. Una volta che il regime ebbe consolidato il potere, la sinistra, isolata a causa dei terribili errori degli stalinisti, venne massacrata.

Il programma economico di Reza Pahlavi è semplice: massicce privatizzazioni, anche delle risorse naturali iraniane (presumibilmente escludendo il petrolio) e l’apertura dell’Iran all’imperialismo straniero. Questo farebbe gli interessi dei suoi padroni imperialisti e delle loro marionette iraniane.

Ma chi rappresenta Reza Pahlavi per portare la cricca della Repubblica Islamica davanti alla giustizia? Egli e il resto del vecchio regime dei Pahlavi commisero crimini orribili contro le masse iraniane, ad esempio rubando miliardi di dollari quando fuggirono dal paese; solo i Pahlavi ne presero 2 miliardi. Gli espropri e la giustizia costituirebbero un terribile precedente per loro.

Lasciando da parte le premature fantasie di presa del potere, che si scontrerebbero con una resistenza ad oltranza, l’unica vera attività di Reza Pahavi come “leader” è stata quella di prendersi il merito della lotta delle masse iraniane. L’attuale ascesa delle mobilitazioni, ad esempio, incluso lo sciopero generale curdo, non è stata convocata dal figlio dello scià, bensì dai partiti comunisti curdi, che godono ancora di una certa autorità nella regione.

Lo stesso vale per la convocazione degli scioperi generali in corso e nel 2022. I lavoratori, i comunisti e i curdi sono le ultime persone a prendere ordini da un Pahlavi. Suo padre era un suprematista persiano che schiacciò numerose insurrezioni curde e giustiziò, imprigionò e torturò i comunisti.

Reza Pahlavi, come suo padre all’epoca, è anche un leale leccapiedi dell’imperialismo occidentale. Ha ringraziato Donald Trump, sperando di ingraziarselo e di farsi riconoscere come “leader”. Ma quando hanno chiesto a Trump se avrebbe incontrato Pahlavi, ha risposto: “Penso che dovremmo lasciare che tutti si mettano in gioco e vedere chi emerge. Non sono sicuro che farlo sarebbe necessariamente una scelta appropriata.”

Molti repubblicani fremono al pensiero di un cambio di regime e del ritorno dei Pahlavi. Ma la reticenza di Trump nel riconoscere Pahlavi è un segnale della diffidenza che esiste in una parte importante della classe dominante americana nei confronti di un pieno appoggio a Pahlavi. Quest’ultimo potrebbe giungere al potere solo sulla base di un intervento americano. E hanno già visto cosa ciò significherebbe in Iraq, Siria e Afghanistan: rischierebbero il caos, il crollo dello Stato e persino la guerra civile, con tutte le implicazioni che ciò avrebbe per gli interessi regionali americani e per l’economia mondiale.

Sebbene Trump possa non dargli un riconoscimento formale, gli Stati Uniti ospitano gran parte dell’élite pahlavista in esilio, che ha importanti alleati ai vertici del partito repubblicano.

Pahlavi ha poi fatto un passo indietro, chiarendo che non approva un intervento militare da parte di Trump. Ma poi ha nuovamente cambiato idea e, il 9 gennaio, ha chiesto un intervento in un colloquio con Trump. L’obiettivo del suo servilismo nei confronti degli imperialisti è sempre stato questo, anche se non sempre in maniera così plateale. Le masse iraniane lo capiscono. Anche quando ha fatto appello ad un’insurrezione durante la Guerra dei 12 giorni, in Iran lo hanno ignorato tutti. La stragrande maggioranza delle persone lo considera a ragione un traditore.

I suoi sostenitori più fedeli sono Israele e Benjamin Netanyahu. Reza Pahlavi si è recato in Israele nel 2023 e i membri del gruppo lobbistico Unione Nazionale per la Democrazia in Iran visitano Israele regolarmente. Il quotidiano israeliano Haaretz ha svelato come, dal 2022, lo Stato israeliano abbia appoggiato i monarchici con bot, inflitrazioni su Telegram e altre piattaforme di social media, e così via. La verità è che questa relazione è probabilmente molto più profonda. Questa assistenza corposa, insieme con l’assoluta disperazione delle masse, spiega perché i monarchici siano improvvisamente diventati più visibili nelle strade.

Le masse iraniane hanno fatto capire chiaramente più volte che non vogliono avere nulla a che fare con Reza Pahlavi o con gli imperialisti. Di recente, il Sindacato dei Lavoratori Agroalimentari di Haft Tappeh, un sindacato combattivo che ha condotto una lotta per il controllo operaio e ha regolarmente appoggiato ogni rivolta, ha scritto in una dichiarazione:

I Pahlavi possono basarsi sul capitalismo, ma i lavoratori e le persone che vogliono libertà e uguaglianza no. Gli adoratori dello scià, gli adoratori dell’imam, gli idolatri possono mentire e diffondere fake news sui media prezzolati, insultano l’intelligenza del popolo e cancellano la linea di demarcazione tra la verità e la menzogna. Ma il mondo non si lascia ingannare, e questo aumenterà solo il numero dei bugiardi senza dignità.”

Il Sindacato dei Lavoratori dell’Azienda di Trasporto locale di Teheran hanno scritto quanto segue:

Lo abbiamo detto molte volte e lo ripetiamo ancora: la strada per la liberazione dei lavoratori e degli sfruttati non è quella di un leader calato dall’alto sulla gente, con l’appoggio di potenze straniere, o proveniente dalle fazioni interne al governo, ma è invece quella dell’unità, della solidarietà e della creazione di organizzazioni indipendenti nei luoghi di lavoro e a livello nazionale. Non possiamo permetterci di diventare ancora una volta vittime dei giochi di potere e degli interessi delle classi dominanti.

Il Sindacato condanna anche fortemente qualsiasi propaganda, giustificazione o appoggio ad un intervento militare da parte di governi stranieri, inclusi gli Stati Uniti e Israele. Simili interventi non solo conducono alla distruzione della società civile e ad uccisioni, ma forniscono anche un’ulteriore scusa per la continuazione della repressione violenta da parte del governo. Le esperienze passate hanno mostrato che i dispotici governi occidentali non assegnano il minimo valore alla libertà, alla vita e ai diritti del popolo iraniano.

Gli studenti iraniani, tanto oggi come nel 2022, hanno ripetutamente lanciato lo slogan: “Morte a tutti i tiranni – sia allo scià o ai mullah”. La gioventù curda e altri comunisti hanno la loro variante: “Non vogliamo lo scià o i mullah, ma il governo dei soviet.”

Questo indica con precisione come la rivoluzione possa essere completata. La classe operaia dell’Iran deve prendere il potere nelle proprie mani e ciò può avvenire solo tramite i soviet o organizzazioni simili (chiamate nella rivoluzione del 1979 “shurah”). Tuttavia, in questo momento i soviet o gli shurah non esistono ancora. Lo slogan deve essere prima di tutto di creare i soviet o shurah!

Lo slogan dei soviet (o “shurah”, comitati di difesa, comitati di sciopero, comitati di quartiere, ecc.) deve a sua volta essere collegato ad un chiaro programma con rivendicazioni di classe. I lavoratori hanno bisogno dei soviet, perché sono le organizzazioni più efficaci attraverso le quali possano ottenere le proprie rivendicazioni e condurre la lotta per rovesciare il regime. Non sarà attraverso proclami, ma piuttosto attraverso l’azione della classe operaia che gli shurah verranno costituiti, una volta che i lavoratori entreranno nella lotta.

Gli slogan più diffusi nelle proteste in corso sono economici, come “Morte ai prezzi elevati!” e “Povertà, corruzione, inflazione: vi rovesceremo!”, al fianco di slogan democratici contro il regime come “libertà, libertà, libertà”, “Morte a Khamenei/ al dittatore/ all’intero sistema/ alla Repubblica Islamica”, e “Khamenei è un assassino, il suo governo è illegittimo!”.

Ci sono monarchici in Iran, ma sono una piccola minoranza di piccolo-borghesi stralunati e probabilmente anche di elementi sottoproletari. Hanno delle trovate bizzarre, come ad esempio affiggere nuovi cartelli in via Ghorji (precedentemente via Eisenhower) cambiandone il nome in “via Donald Trump”, seguendo l’esempio del loro capo Reza Pahlavi, che si è fatto fotografare con un cartello che inneggiava a Trump.

In Occidente, monarchici altrettanto pazzoidi organizzano manifestazioni e sventolano bandiere israeliane, americane e monarchiche (a volte persino la Derafsh Kaviani, la bandiera dell’impero Sasanide), assieme a ritratti dello scià o persino di Donald Trump. Come il loro scià, alcuni imitano servilmente lo slogan di Trump durante la Guerra dei 12 giorni, “Rendiamo l’Iran Di Nuovo Grande” (Make Iran Great Again, MIGA), in un tentativo di ingraziarselo.

L’assenza di una base di massa non ha impedito a Reza Pahlavi e ai suoi sostenitori stralunati nella diaspora di diffondere finti video delle proteste, alcuni con slogan modificati, altri totalmente fabbricati con l’IA. Sebbene alcuni video di questo tenore possano essere autentici, il livello di disinformazione rende difficile sapere cosa è vero e cosa è falso, mentre X e Instagram vengono inondati di stupidaggini monarchiche. Dal momento che anche i media occidentali danno spazio a queste falsificazioni, le uniche fonti attendibili sono i canali Telegram con base in Iran gestiti in prima persona dalla gioventù e dai lavoratori rivoluzionari.

Giù le mani dall’Iran! Morte ai tiranni, allo scià e ai mullah!

Tutto ciò fa solo il gioco della Repubblica Islamica. Il regime afferma che le proteste sono frutto di infiltrazioni dall’esterno. Hanno anche mandato in diretta confessioni false da parte di presunti monarchici. Sebbene molti di questi video siano stati smentiti, ciò ha un effetto.

Sfruttando i timori genuini delle masse, il regime è stato in grado di mobilitare migliaia di persone in proteste filo-governative nella grande città di Isfahan, prima dell’oscuramento di internet. Passati i tre giorni di lutto e considerata la convocazione di nuove manifestazioni filo-governative domenica, attendiamo di vedere quale sarà la loro forza.

L’intervento dell’Occidente e dei monarchici semina confusione tra le masse. Esse si ricordano il regime dello scià, una dittatura brutale in cui non godevano di alcun diritto democratico, un regime infestato da disuguaglianze estreme e corruzione, un regime che permise agli imperialisti di saccheggiare l’Iran.

Le masse capiscono correttamente che gli imperialisti vogliono riportare l’Iran al suo status di paese subordinato. Vedono l’orrore che l’imperialismo ha inflitto alla regione: la povertà, la distruzione di Iraq, Siria, Yemen, il genocidio dei palestinesi, e così via.

La confusione così generata crea una situazione caotica nelle strade, alimentando la paura in alcuni settori, smorzando le proteste e dando al regime un’occasione per perpetrare una repressione brutale. A rendere questo caos possibile è l’assenza di qualsiasi direzione riconosciuta. Se si fosse già formata una leadership rivoluzionaria, le masse iraniane sarebbero state in grado di rovesciare la Repubblica Islamica numerose volte a partire dal 2018. Al contrario, la lotta di classe si è prolungata in un processo sanguinoso e brutale.

I rivoluzionari iraniani hanno il dovere di costruire rapidamente una chiara alternativa rivoluzionaria con un programma che si connetta con la classe operaia iraniana, che si fondi sull’indipendenza di classe più completa. Un simile programma dovrebbe ispirarsi alle rivendicazioni politiche ed economiche che sono emerse dal 2018.

In assenza di questa direzione, la situazione può peggiorare rapidamente. Un intervento militare contro il regime sarebbe disastroso per le masse, ma non è chiaro se sarebbe in grado di rovesciare il regime. Un’altra possibilità è un colpo di palazzo da parte di elementi del regime nel tentativo di salvarsi.

Quale che siano esattamente gli sviluppi futuri, è chiaro che i giorni della Repubblica Islamica sono contati. Dal 2018, la situazione è insostenibile, con scioperi costanti, proteste economiche e violente insurrezioni della gioventù, con centinaia di morti e migliaia di arresti ogni anno. Ma la minaccia imperialista e l’assenza di una chiara alternativa rivoluzionaria ha non solo trasformato il rovesciamento del regime in un processo sanguinoso, ma minaccia ora di smembrare l’Iran in quanto nazione, di saccheggiare il paese e di altri orrori.

Anche se il regime venisse rovesciato, non basterebbe cambiare semplicemente chi comanda. Il problema non sono i mullah o i Pahlavi. Essi sono semplicemente fazioni della stessa classe dominante parassitaria. Il capitalismo iraniano, a causa della sua arretratezza, ha ricreato ripetutamente le condizioni per dittature e povertà. Solo la presa del potere da parte della classe operaia può porre una fine a questo ciclo.

I comunisti iraniani devono preparare il terreno per un partito comunista rivoluzionario che, una volta che il regime cadrà, dovrà crescere rapidamente. Nel frattempo, la classe operaia nei paesi imperialisti occidentali deve usare la propria posizione e la propria forza per impedire una nuova avventura imperialista in Iran. È pertanto dovere dei comunisti in Occidente smascherare con forza la propria classe dominante.

 

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