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“Se il mio Paese entrasse in guerra mi sentirei responsabile e se servisse mi arruolerei. Quanto sei d’accordo con questa affermazione?” chiede l’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza (AGIA) ai giovani tra i 14 e i 18 anni. Ragazzi e ragazze, in maggioranza, rispondono: non d’accordo.
Il questionario, che si concluderà a breve ma già rivela un risultato decisivo, ci mostra come “tre quarti degli adolescenti italiani – più o meno il 68% di un campione provvisorio di 4.000 risposte – non si arruolerebbe se l’Italia entrasse in guerra. […] Tra i maschi la percentuale è del 60,2% e tra le femmine il 73,6%.”
Sono risultati importanti che si accordano con altre recenti ricerche sul tema, come quella della Gallup International Association (GIA): generalmente, meno di un terzo dei cittadini dell’UE è disposto a combattere per il proprio paese in una guerra. Anche i dibattiti sull’introduzione della leva obbligatoria si inseriscono perciò in questo contesto di generale disapprovazione della guerra.
Tutto ciò indica la precisa direzione che la coscienza dei giovani e delle masse sta prendendo: altro che onda nera montante del fascismo, altro che spostamento a destra della società… qua nessuno vuole la guerra! Nessuno è disposto a combattere!
Sempre la GIA rileva, attraverso il suo presidente Kancho Stoychev: “Le élite in Occidente saranno inclini a risolvere problemi combattendo o sostenendo una guerra, ma i cittadini in Occidente sono due volte meno inclini a prendere le armi in confronto ai cittadini del resto del mondo. La narrativa nei paesi G7 e UE che la guerra in Ucraina è anche la loro guerra sembra non corrispondere alla volontà di combattere dei cittadini in questi paesi.”
E come potrebbe essere altrimenti? Dopo anni di notizie false sul rapporto di forze tra Russia e Ucraina e di sacrifici per difendere la “democrazia” e i valori occidentali contro l’aggressore russo, la gente vede finanziare una guerra che nessuno vuole, combattuta da ragazzi strappati dalle strade e spediti al fronte, scandali di corruzione che coinvolgono tutto l’apparato statale e il governo di Zelensky… il tutto mentre i nostri leader provocano ed incitano allo scontro la Russia. Putin non sarà certo un amante della pace, ma che si può dire della “coalizione dei volenterosi”? È chiaro che i “buoni”, i leader UE, in realtà vogliono continuare questa guerra, senza riconoscere di averla ormai persa, e continuarla usando il popolo ucraino come scudo per i propri interessi politici ed economici. Ecco di che cosa son tanto volenterosi: di rendere l’Ucraina un bastione anti-russo, da difendere a oltranza con la pelle degli ucraini.
A monte di tutto quanto, un aspetto importante emerge. Le centinaia di miliardi per le bombe e per i carri armati assieme alla propaganda militarista rimangono sterili di fronte alle masse, soprattutto di fronte ai giovani. Per loro la distruzione della propria vita e la privazione del futuro da parte dei governi rimane senza giustificazione alcuna. Come fidarsi dei partiti al potere e delle istituzioni che si rendono responsabili di tutta questa barbarie o vi si oppongono solo per finta? Come Macron o Starmer, che prima finanziano il genocidio dei palestinesi e poi dicono di essere disposti a riconoscere uno “Stato palestinese”!
Si dice spesso che il problema sia la “fragilità” dei più giovani, ma la questione è un’altra: i ricchi si preparano a farsi la guerra e la faranno con la pelle dei poveri. Se ci sarà o meno questa fatidica guerra (se vogliamo lasciar stare gli innumerevoli conflitti regionali che già imbevono di sangue il mondo oggi) è da vedere, ma è certo che chi detiene le risorse per un mondo migliore, la borghesia, non ha intenzione di farcelo vivere questo mondo. Tagli ai servizi, riconversione delle industrie in produzione bellica, guerra, disoccupazione, violenza di genere e tanto, troppo altro: questi sono i problemi dei giovani, non la “fragilità”.
Il professor Diego Miscioscia, tra gli autori che hanno formulato questo “utilissimo” questionario, dice: “Capire come si può conciliare la difesa della nostra nazione e dell’Europa in questo momento storico con i valori delle nuove generazioni è la sfida che propone anche questa ricerca.” Direi che questo vile compito d’inganno lo lasciamo ai governi, perché la vera sfida è quella di costruire un partito per questi giovani, uno rivoluzionario, che possa cambiare il mondo per il meglio, per il comunismo, per un mondo senza classi e senza bisogno di guerre fra popoli.
