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Espropriare i miliardari!

di Roberto Sarti

L’accumulazione di ricchezza all’uno dei poli è dunque al tempo stesso accumulazione di miseria, tormento di lavoro, schiavitù, ignoranza, brutalizzazione e degradazione morale al polo opposto, ossia dalla parte della classe che produce il proprio prodotto come capitale.”
Karl Marx, Il Capitale

Ci avviamo verso la fine del primo quarto di questo nuovo secolo e la società umana non è mai stata così diseguale.

L’1% più ricco del pianeta possiede più del 95% più povero dell’umanità. Di tutta la ricchezza creata dal 1990 a oggi, l’1% più ricco ne ha accaparrata il 38%, mentre al 50% più povero ne è andata solo il 2%.

Nel solo 2024 la ricchezza dei miliardari è cresciuta, in termini reali, di 2.000 miliardi di dollari, pari a circa 5,7 miliardi di dollari al giorno, a un ritmo tre volte superiore rispetto all’anno precedente”, prosegue l’ultimo rapporto sulle disuguaglianze pubblicato da Oxfam. Sempre l’anno scorso, la ricchezza dei 71 miliardari italiani è aumentata di 61,1 miliardi di euro – al ritmo di 166 milioni di euro al giorno, mentre dal 2021 i salari reali sono crollati dell’8,8% (fonte Eurostat).

I rapporti annuali di Oxfam rilevano, anno dopo anno, una società sempre più ingiusta. Nel 2024 prevedevano che avremmo avuto il primo trilionario entro il 2035. Oggi ne prevedono cinque entro quell’anno!

Ereditieri, parassiti e speculatori

Una delle narrazioni più classiche della classe dominante è che le fortune di imprenditori e banchieri siano frutto del “duro lavoro”: sarebbero uomini che si sono fatti da soli. Niente di più lontano dalla realtà! Oltre il 36% dei patrimoni dei miliardari deriva da eredità e, sotto i 30 anni di età, tutti i paperoni del mondo, nessuno escluso, hanno semplicemente ereditato la propria ricchezza. In Italia, i lasciti ereditari sono raddoppiati tra gli anni ’90 e il 2021, quando hanno raggiunto il valore di 250 miliardi di euro, circa il 15% del reddito nazionale. Nel Belpaese quasi i due terzi della ricchezza sono frutto di eredità.

In realtà le “fortune” della borghesia sono il prodotto del lavoro non retribuito alla classe lavoratrice, sottratto ad essa in forma di profitto.

L’accumulazione di ricchezza, inoltre, trova sempre meno riscontri nella produzione reale di merci e di beni. Secondo la banca d’affari JPMorgan, “Guardando ai dati dal 2000, gli utili per azione dell’S&P 500 (le 500 aziende più importanti quotate a Wall Street) sono aumentati di circa il 356% e il rendimento totale è cresciuto di circa il 632%. In confronto, il PIL nominale è cresciuto di circa il 200% e la ‘azienda media’ (misurata dall’indice geometrico Value Line) è cresciuta solo del 47%.

Tutto ciò in un’economia dominata dai monopoli, come previsto a suo tempo da Karl Marx. Ad esempio, negli Stati Uniti l’1% delle società rappresenta l’81% delle vendite e il 97% del patrimonio aziendale, mentre lo 0,1% più ricco rappresenta il 66% delle vendite e l’88% del patrimonio. I primi tre azionisti a livello mondiale, tutte grandi banche, detengono una quota di controllo nella metà delle più grandi aziende del pianeta (fonte globaljustice.org.uk).

Inquinatori e guerrafondai

I capitalisti non solo producono sempre meno ricchezza reale, ma con le loro attività distruggono il pianeta. Una persona appartenente allo 0,1% più ricco in un solo giorno è responsabile dell’emissione di più CO2 di quanto il 50% più povero della popolazione mondiale ne produca in un anno. Dal 1990, la quota di emissioni dei super-ricchi è cresciuta del 32%, mentre quella della metà più povera si è ridotta del 3%. I capitalisti sono i responsabili della crisi climatica e ne traggono pure enormi profitti: tra il 2022 e il 2023, le cinque maggiori aziende petrolifere hanno distribuito dividendi per oltre 180 miliardi di dollari!

I pericoli per l’umanità non vengono solo dalla distruzione dell’ambiente, ma anche dal militarismo e dalla corsa al riarmo. Oggi ci sono 56 conflitti in corso nel mondo (un numero mai così alto dalla fine della Seconda guerra mondiale). Nel 2024 la spesa militare globale ha raggiunto la cifra di 2.718 miliardi di dollari. È più che raddoppiata negli ultimi 25 anni e continuerà a crescere visto che i paesi NATO si pongono l’obiettivo di raggiungere il 5% del PIL per le spese militari. Ma la corsa al riarmo non è una prerogativa solo occidentale. La Cina ha aumentato la spesa per la difesa del 7% nel solo 2025.

Questa è la realtà del “mondo multipolare” del quale alcuni a sinistra sono fautori. La lotta per la spartizione del mondo fra alcune grandi potenze imperialiste produce centinaia di migliaia di morti come in Ucraina o la barbarie a cui stiamo assistendo in Palestina, che Russia e Cina sostanzialmente hanno assecondato (vedi il via libera alle Nazioni Unite dato al Piano Trump per Gaza).

Guerre, miseria, austerità permanente, impoverimento generalizzato dei lavoratori e delle loro famiglie. Questo è l’unico futuro che il capitalismo ci può riservare. Questa è una società governata e gestita dai ricchi, a spese della povera gente: è la conclusione che milioni di giovani e lavoratori stanno traendo in tutto il mondo.

Davanti a questa ostentazione di oscena ricchezza e al divario abissale tra le condizioni di vita, si leva ogni tanto qualche flebile voce, che chiede di tassare i “superprofitti”. Subito viene zittita, come nel caso delle banche italiane che, pur avendo realizzato 46,6 miliardi di profitti nel solo 2024, non vogliono rinunciare nemmeno a un centesimo.

Questa è l’avidità e l’ingordigia della finanza e della borghesia, a cui si può opporre un’unica soluzione: l’esproprio delle ricchezze dei miliardari, delle banche e degli istituti finanziari e il loro utilizzo per la pianificazione dell’economia sotto il controllo dei lavoratori e secondo i bisogni della società.

Per salvarsi, il pianeta ha bisogno di rovesciare il capitalismo. Per garantire un futuro alle nuove generazioni, non c’è mai stato bisogno come oggi di comunismo.

La lotta per una società comunista a livello internazionale è il compito per il quale è nata l’Internazionale Comunista Rivoluzionaria, di cui Il PCR è la sezione italiana.

 

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