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19 Agosto 2025
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Elezioni in Bolivia – Spostamenti di natura tettonica nello scenario politico

di Rafael Zabalaga – Núcleo Comunista Revolucionario

Per la prima volta in 20 anni, il Movimento per il Socialismo (MAS) in Bolivia ha perso le elezioni presidenziali – e non è stata una sconfitta qualsiasi. Dopo aver ottenuto quasi il 55% dei voti nel 2020, il MAS ha raggiunto a malapena il 3%.

Al secondo posto, con il 26,7% dei voti validi, c’è Tuto Quiroga, un candidato dell’establishment di destra legato all’ex dittatore Hugo Banzer. La vittoria – con oltre il 30% dei voti – è andata al candidato cristiano-democratico Rodrigo Paz e al suo vicepresidente, l’ex poliziotto Edman Lara, che si è fatto notare su TikTok come “Capitan Lara”. Poiché né Quiroga né Paz hanno ottenuto la maggioranza assoluta, si andrà al secondo turno in ottobre.

Questo risultato ha costituito una sorpresa, poiché gli ultimi sondaggi prima delle elezioni davano Paz a meno del 9% dei voti. Inoltre, va notato un altro risultato inusuale: le schede bianche e quelle nulle sono state pari a più del 20% di tutte le schede. Da un totale di 233mila schede nulle nel 2020, la cifra è balzata a 1,3 milioni quest’anno. Come si spiega questo colossale cambiamento nel panorama politico boliviano?
A fare da sfondo a queste elezioni è stata la crisi economica che ha devastato il Paese per due anni, nonché il conflitto interno al MAS intorno alla figura di Evo Morales. Un’analisi approfondita di questi fenomeni si trova in altri articoli che abbiamo pubblicato in precedenza. È la combinazione di queste crisi che ha portato al crollo del voto del MAS.

Evo, dopo essere stato dichiarato non eleggibile, invece di dare il suo appoggio a un altro candidato di sinistra – come il suo ex discepolo Andrónico Rodríguez – ha chiesto di annullare la scheda elettorale. Molte delle schede nulle in queste elezioni sono quindi dovute al sostegno di cui gode ancora l’ex presidente, soprattutto nelle zone rurali. Una parte minore di esse può essere attribuita a un settore della popolazione, in particolare ai giovani, che non ha fiducia nei programmi dei partiti politici che si sono presentati.

L’appoggio espresso a Evo attraverso le schede elettorali nulle non deve sorprendere. Per un settore considerevole della popolazione, l’ex presidente è ancora sinonimo di un periodo di prosperità e di miglioramento delle condizioni di vita. Su questa base, se nel prossimo periodo non emergeranno alternative a sinistra, Evo potrebbe tornare a essere un punto di riferimento per un settore significativo della società.

Se si sommano i voti ottenuti dai partiti di sinistra e le schede nulle, si arriva a più di 2 milioni, pari al 31,4% di tutti i voti. È chiaro che la sinistra esiste ancora, ma non è più rappresentata sul fronte elettorale. Ciò significa che le lotte future dovranno necessariamente essere combattute esclusivamente nelle piazze.

Alla vigilia delle elezioni, lo scenario che sembrava delinearsi era quello di un ritorno al potere dei soliti volti della destra. L’arci-reazionario e servitore fedele dell’imperialismo statunitense, Tuto Quiroga, da un lato, e l’imprenditore “centrista” Samuel Doria Medina dall’altro.

Il risultato sorprendente ottenuto da Paz e Lara si spiega proprio con il rifiuto di tali personalità dell’establishment. La gente si è stancata del MAS – almeno di quello degli ultimi anni – ma ricorda e rifiuta anche la vecchia destra, responsabile di tanti abusi e massacri contro la popolazione povera e lavoratrice. Paz si è anche posizionato come una figura più “popolare” e pragmatica, cosa che lo ha aiutato a distinguersi e a conquistare il sostegno di strati più ampi. In particolare, il suo rifiuto dell’ipotesi di rivolgersi al FMI per ottenere aiuti economici gli ha fatto guadagnare consensi, dal momento che il FMI è un’istituzione profondamente odiata nel paese ed è giustamente riconosciuto come uno strumento dell’imperialismo statunitense.

È essenziale, tuttavia, comprendere che, sebbene i due candidati che arrivano al secondo turno appaiano molto diversi – sia nelle loro proposte che nel modo in cui conducono le campagne elettorali – una volta al potere, le loro politiche saranno essenzialmente le stesse. Questo è il risultato inevitabile della logica del capitalismo in crisi.

Tuto promette la “rivoluzione liberale più profonda nelle relazioni di proprietà” nella storia della Bolivia. Questo slogan può solo significare una brutale austerità e l’impoverimento della grande maggioranza della popolazione. Il primo punto del suo programma, da cui dipende tutto il resto, è un prestito del FMI per iniettare dollari nell’economia. Questo significherebbe legare ancora una volta il paese all’imperialismo statunitense. Per quanto si cerchi di indorare la pillola, ogni prestito del FMI è subordinato a condizioni che, nell’attuale situazione economica, si possono riassumere in una sola parola: austerità. La sua promessa di trasformare la Bolivia in un “Paese di proprietari” è pura demagogia.

D’altra parte, Rodrigo Paz parla di creare un “capitalismo per tutti”, uno slogan demagogicamente molto simile al “Paese di proprietari” di Tuto, poiché a una frase così vuota si può dare qualsiasi contenuto si voglia. La Bolivia ha sperimentato il “capitalismo per tutti” negli ultimi 150 anni!

“Capitalismo per tutti” significa estrema ricchezza per una piccola minoranza, e povertà e miseria per la grande maggioranza. In ogni caso, il contenuto che Paz dà al suo slogan è più pragmatico di quello di Tuto. A differenza di quest’ultimo, che è un classico borghese che si prostra davanti agli Stati Uniti, Paz riconosce che sono emerse altre opportunità.

Il declino relativo degli Stati Uniti e l’ascesa di Cina e Russia fanno sì che la Bolivia possa mantenere il suo orientamento verso questi ultimi, ottenendo eventualmente condizioni migliori grazie all’aiuto per uscire dalla crisi. Ma Paz non solo rifiuta la possibilità di ottenere un prestito dal FMI, ma si oppone anche all’eventualità di ottenere qualsiasi prestito estero, affermando che la ricchezza per risolvere la crisi si trova all’interno del paese. Ha ragione, ma finché rimarrà il capitalismo, desiderio espresso chiaramente da entrambi i candidati, non ci sarà alcuna speranza di sottrarre questa ricchezza alle mani dei privati, che non hanno alcun interesse nello sviluppo del paese.

Accettare il capitalismo significa rispettare le sue regole e l’austerità è una necessità oggettiva per il capitale nell’era di crisi organica in cui ci troviamo. A prescindere dalla forma che assumerà, o dai blocchi imperialisti verso cui il paese si orienterà, la Bolivia continuerà ad essere fondamentalmente un esportatore di materie prime sul mercato mondiale. Continueremo a convivere con la grottesca situazione di una popolazione impoverita in un paese ricco di risorse.

Vale la pena di citare anche un altro elemento del fascino esercitato da Paz: il suo candidato vicepresidente. L’immagine di Edman Lara ruota attorno alla sua opposizione alla corruzione, in particolare all’interno delle forze di polizia, da cui è stato espulso proprio per aver cercato di denunciare la corruzione di questa istituzione.

Fa sicuramente più bella figura del compagno di corsa di Tuto, figlio di un borghese che ha saccheggiato i fondi pensione durante il crollo del Banco Fassil. Tuttavia, dobbiamo essere chiari: capitalismo e corruzione sono gemelli; non si può avere l’uno senza l’altra. Qualsiasi tentativo del “capitano” di eliminare la corruzione sarà inevitabilmente vanificato, per quanto sincere possano essere le sue intenzioni. I precedenti tentativi di Lara di combattere la corruzione nella polizia sono culminati nel suo licenziamento dall’esercito. Un esito simile lo attende se diventerà un ostacolo troppo grande all’interno dello Stato.

L’unico modo per eliminare la corruzione è rovesciare il capitalismo e instaurare la dittatura del proletariato, sulla base delle condizioni chiaramente formulate da Lenin in “Stato e rivoluzione”:

• Elezione di tutti i funzionari, con revoca immediata se non adempiono alla loro funzione

• Nessun funzionario deve ricevere uno stipendio superiore a quello di un operaio qualificato

• Nessun esercito permanente, ma il popolo armato (ecco la soluzione alla corruzione della polizia)

• Rotazione dei compiti dell’amministrazione statale (“Che ogni cuoca possa essere primo ministro e ogni primo ministro possa essere cuoco”).

Questo è, fondamentalmente, il programma della rivoluzione socialista ed è l’unica strada percorribile per le masse della Bolivia. Il MAS è arrivato al potere dopo diversi anni di enormi lotte rivoluzionarie nel paese, che in più di un’occasione avrebbero potuto rovesciare il capitalismo e aprire la strada alla rivoluzione proletaria. Tuttavia, in assenza di una direzione rivoluzionaria con un programma chiaro, il MAS è emerso come l’unico strumento per risolvere i problemi urgenti delle masse.

L’epoca del riformismo iniziata nel 2006 sta per finire. È essenziale imparare le lezioni degli ultimi 25 anni, prepararsi per le lotte future e non ripetere gli stessi errori. Chiunque si imporrà nel secondo turno, le condizioni di vita e i diritti conquistati nel periodo passato dovranno essere difesi con la lotta.

Gli interessi dei capitalisti sono completamente opposti a quelli della classe operaia: se uno vince, l’altro deve perdere. Queste elezioni sono una vittoria per il capitale, che si assicura una solida rappresentanza nello Stato, ma è una vittoria di Pirro: in realtà, i candidati che passano al secondo turno hanno una base di sostegno relativamente debole.

Paz ha ottenuto 1,7 milioni di voti e Tuto 1,4 milioni, su un totale di 6,9 milioni. La guerra di classe continua e non finirà finché i lavoratori non avranno preso il potere. La storia non passa invano e il proletariato boliviano imparerà lezioni preziose nel prossimo periodo. È dovere di tutti i comunisti accompagnare i lavoratori ad ogni passo e lottare fianco a fianco, preparando le forze per la vittoria finale.

 

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