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17 Febbraio 2026
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Dall’Origine della famiglia alla lotta per la liberazione

di Serena Capodicasa

In occasione delle ricorrenze che costringono i media e i politici a puntare i riflettori sulla condizione di oppressione in cui vivono le donne – l’8 marzo, il 25 novembre – ormai sappiamo che dovremo rispondere a una nuova provocazione della destra (quest’anno una legge a protezione degli stupratori, come spieghiamo a pag. 15) e alla solita ipocrisia della sinistra che, tanto per dirne una, per difendere uno stato sociale martoriato che pesa soprattutto sulle donne, chiede di aumentare un po’ meno (!) la spesa militare. Ogni anno sappiamo bene o male cosa aspettarci, ma non per questo ci siamo abituate, non per questo proviamo meno rabbia, anzi!

Sempre più sentiamo la necessità di trasformare la lotta per ricacciare indietro decenni di attacchi ai diritti e allo stato sociale in un’offensiva contro ogni forma di disparità e disuguaglianza sul lavoro, per socializzare il lavoro domestico che raddoppia il fardello delle donne lavoratrici, per eliminare le condizioni materiali che rappresentano il brodo di cultura di pregiudizi sessisti, molestie e violenza.

E sempre più stringente è la necessità di inserire questo programma in una prospettiva rivoluzionaria, indirizzandolo contro il sistema dal quale l’oppressione femminile può solo essere alimentata, il capitalismo. Sia chiaro: non diciamo questo per affibbiare un’etichetta comunista alla questione femminile, ma perché ciò è la ricaduta diretta dell’analisi della sua origine.

E allora per questo 8 marzo abbiamo voluto fare le cose in grande, ripubblicando L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato di Friedrich Engels, un capolavoro che demolisce i tre pilastri fondamentali della società borghese e ha ispirato i più grandi rivoluzionari delle generazioni successive. Lo facciamo con enorme orgoglio perché a oltre 140 anni dalla sua prima edizione, la sua analisi dell’origine dell’oppressione femminile rimane incontrastata e anzi, è stata avvalorata dalle evidenze scientifiche raccolte successivamente.

Gli studi più seri di archeologia, etnologia, biologia molecolare supportano in primo luogo il fatto che l’oppressione femminile non è sempre esistita, e non si trova scritta nel DNA (come pure qualche ministro ancora crede, a proposito di provocazioni…). Ma soprattutto convergono con l’analisi materialista di Engels che ricostruisce gli effetti dello sviluppo delle forze produttive, e della conseguente nascita della proprietà privata, sul cambiamento delle strutture familiari verso le forme in cui la donna venne reclusa tra le mura domestiche.

Chiunque, soprattutto nell’ambito del movimento femminista, abbia provato a proporre teorie alternative, è inevitabilmente caduto in una visione idealista, in cui il dominio sarebbe per forza di cose una prerogativa maschile e l’inclusività sarebbe femminile. Una visione che ci riporta dritti al punto da cui parte anche chi giustifica l’oppressione in quanto la considera geneticamente determinata. Quest’idea non solo è antiscientifica ma anche controproducente rispetto alla necessità di unire donne e uomini della classe lavoratrice contro donne e uomini della classe dominante.

Tra l’altro questa stessa visione ha influenzato la qualità delle precedenti edizioni italiane, con un abuso dei termini patriarcato e matriarcato (in cui è contenuta la radice greca che indica “dominio”), laddove Engels usava le espressioni diritto patrilineare e diritto matrilineare. L’aggettivo patriarcale ricorre infatti per riferirsi alla famiglia e alla comunità domestica caratterizzate dal dominio maschile; ma i termini matriarcale/matriarcato non compaiono mai, proprio perché le strutture familiari a discendenza matrilineare erano caratterizzate dall’assenza di oppressione, non dal dominio femminile. La nostra edizione restituisce dunque al testo il rigore materialista che lo contraddistingue nella sua versione originale.

Il viaggio che Engels ci propone è rigoroso, sì, ma affascinante allo stesso tempo. Ne L’origine della famiglia la visione materialista della storia si combina infatti con il metodo dialettico, che permette di vedere tutte le contraddizioni interne a questi processi. Engels ci fa sentire la lotta viva in cui le vecchie forme familiari che non corrispondevano più alla nuova base economica vennero soppiantate dalle nuove. Ed è proprio sulla base di questo studio storico che preannuncia che, così come ha avuto un inizio, l’oppressione femminile può essere eliminata dalla storia una volta che il capitalismo verrà rovesciato e con esso la divisione in classi della società.

Come ogni classico del marxismo, non si tratta di un libro un po’ datato che dice cose interessanti, ma uno strumento irrinunciabile nella nostra lotta quotidiana contro l’oppressione femminile e contro il sistema capitalista e come tale vi invitiamo per questo 8 marzo a leggerlo e discuterlo con noi.

Per acquistare la tua copia clicca qui

 

Di seguito le iniziative di presentazione (elenco e dettagli in aggiornamento)

Milano, 4 marzo, 18:30, CAM Falcone e Borsellino, corso Garibaldi 27

Bologna, 5 marzo, UNIBO, distretto Navile (Edificio Ue1, Aula 1E), via della Beverara 123/1

Roma, 6 marzo

Padova, 6 marzo

Firenze, 7 marzo

Caserta, 7 marzo

Torino, 7 marzo

Pavia, 10 marzo

Parma, 12 marzo

Modena, 14 marzo

Varese, 14 marzo

Napoli, 21 marzo

Per info scrivi a redazione@rivoluzione.red o contatta i nostri militanti nella tua città

 

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