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Corrispondenze sulle nostre attività nelle scuole

MILANO – Occupazione al Liceo Virgilio

di Zeno Lucini

Dal 27 al 29 gennaio gli studenti del liceo Virgilio hanno occupato la loro scuola contro il riarmo, il governo Meloni, il genocidio a Gaza e la repressione. Un’occupazione partecipata come non se ne erano viste negli ultimi anni, votata in un’assemblea plenaria da più di 1.500 studenti.

Di fronte alle pressioni della presidenza gli studenti non si sono fatti intimidire, ma non si può dire lo stesso per i capetti del collettivo. Questi, senza essere stati eletti da nessuno, sono andati a contrattare con la preside, cedendo immediatamente su tutta la linea: hanno permesso a preside e vicepreside di entrare nella scuola occupata e hanno convocato una seconda assemblea plenaria per riportare le minacce della presidenza, dalle denunce fino alla sospensione di tutte le gite.


Nonostante i capetti del collettivo abbiano provato a non far intervenire noi del PCR, abbiamo comunque preso la parola ponendo la questione politica fondamentale in quel momento: difendere l’occupazione! Il nostro intervento ha trovato una risposta esemplare da parte degli studenti, che sono rimasti compatti a favore dell’occupazione nonostante le minacce e l’hanno portata avanti per tre giorni.

Nell’occupazione, i nostri compagni hanno svolto un ruolo soprattutto politico. Mentre le altre strutture si contendevano la direzione del servizio d’ordine, noi ci siamo concentrati sugli spazi in cui parlare di politica affrontando i temi più sentiti dagli studenti: dalla repressione del movimento palestinese fino ai fatti di Minneapolis. Se siamo riusciti a farlo, è grazie ai quattro anni di lavoro politico precedente, un lavoro fatto di diffusioni regolari di Rivoluzione e di interventi nelle cogestioni degli anni scorsi, nelle quali abbiamo lottato per ogni spazio possibile in cui discutere di politica. Grazie a tutto questo abbiamo costruito un gruppo di simpatizzanti all’interno del Virgilio.

L’occupazione è stata un punto di svolta, ci ha insegnato che la repressione può essere respinta solo con la lotta degli studenti.

 

MODENA – Riprendiamoci le assemblee d’istituto!

di Laura Esposito

A Modena il 28 gennaio, al liceo Sigonio, s’è tenuta un’assemblea d’istituto sulla Palestina conquistata attraverso una campagna di raccolta firme tra gli studenti, portando due relatori scelti da chi ha promosso la campagna.

Questa opportunità deriva da una grande conquista degli studenti, ovvero i Decreti Delegati conquistati con le lotte del ’68: infatti, l’art. 44 prevede che “con richiesta del 10% degli studenti” si possa organizzare un’assemblea, senza che nessun preside possa contestarla. Mi sono quindi organizzata con alcuni simpatizzanti e, armati di moduli, abbiamo fatto il giro delle classi raccogliendo le cento firme necessarie. L’assemblea aveva lo scopo di tastare il terreno, creare una discussione ampia e rilanciare un’azione collettiva.

Ciò ha portato a uno scontro con la vicepreside, che ha provato a contestarci e a spaventarci. Non mi sono rassegnata e abbiamo ottenuto anche la collaborazione di alcuni rappresentanti degli studenti e di un delegato sindacale CGIL. Abbiamo poi convocato una riunione aperta agli studenti per organizzare l’assemblea, a cui hanno partecipato diversi membri di un collettivo scolastico nascente.

L’assemblea è stata molto partecipata, con interventi sul ruolo criminale del sionismo e dell’imperialismo USA o sull’impotenza dell’ONU. Fondamentale è stato l’appoggio del PCR, che mi ha aiutato a comprendere le vie e i mezzi da usare, mostrandomi la necessità di un’organizzazione rivoluzionaria. Riconquistiamo i nostri diritti! Organizza assieme a noi una assemblea nella tua scuola!

 

CARPI -NO alle intimidazioni poliziesche!

di PCR Modena

Sono quasi le 8 di mattina. Quattro nostri compagni stanno diffondendo Rivoluzione davanti ai cancelli del liceo Fanti di Carpi (MO). Già una dozzina di studenti hanno acquistato il nostro mensile.

A quel punto, interviene una pattuglia della polizia municipale per controllare i documenti dei nostri compagni – loro stessi affermano che è stata la preside del Fanti a chiamarli. Alla prima pattuglia s’aggiunge una volante della polizia di stato e infine un agente in borghese: non manca più nessuno e in totale 10 agenti sono mobilitati e circondano fisicamente i compagni per un controllo che dura 50 minuti. L’azione è obiettivamente intimidatoria e gli agenti provano a sostenere due tesi del tutto infondate: non potremmo chiedere “obbligatoriamente” denaro per il giornale e dovremmo chiedere l’autorizzazione per la diffusione, come fosse un corteo!

I compagni hanno risposto punto per punto e il controllo s’è chiuso con un nulla di fatto. Difenderemo i nostri diritti democratici e torneremo al Fanti di Carpi: non ci fermeranno né una preside che vuole imporre ai “suoi” studenti cosa leggere e cosa no e neanche qualche zelante “tutore dell’ordine” al suo servizio.

 

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