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Il rilascio degli Epstein Files da parte del Dipartimento di giustizia americano ha scatenato un terremoto politico a livello internazionale. Negli Stati Uniti, le nuove rivelazioni che si avvicendano di giorno in giorno sulla stampa stanno seminando rabbia e sfiducia nella stessa base elettorale di Donald Trump. Nel Regno Unito, lo scandalo che vede al centro Peter Mandelson, ex ambasciatore inglese negli Stati Uniti, mette a rischio la tenuta del governo Starmer. Più in generale, gli Epstein Files svelano di fronte a un mondo inorridito il volto più marcio della classe dominante e, nello specifico, dei suoi strati più influenti e privilegiati.
Il caso Epstein
Sono passati più di vent’anni da quando, nel 2005, il finanziere Jeffrey Epstein è stato indagato per la prima volta per violenze sessuali. La denuncia dei genitori di una ragazza di quattordici anni aveva rivelato un vero e proprio traffico sessuale di minorenni in Florida. Le vittime venivano selezionate appositamente dai quartieri più poveri di Palm Beach e attirate nella lussuosa villa di Epstein con la promessa di duecento dollari in cambio di un massaggio. Una cifra insignificante per Epstein, ma esorbitante per una giovane proveniente dalla classe lavoratrice. Da subito le ragazze, poco più che bambine, venivano risucchiate in un vortice di violenza e abusi, all’interno di un mostruoso schema piramidale in cui loro stesse venivano incaricate di individuare e avvicinare nuove prede tra le coetanee. Il meccanismo era diretto dalla complice e partner di Epstein, Ghislaine Maxwell, figlia di un magnate dell’editoria inglese, Robert Maxwell, che dopo la morte sarebbe stato accusato di aver rubato centinaia di milioni di sterline dal fondo pensione dei suoi dipendenti. Come gli avvenimenti successivi hanno ampiamente dimostrato, la mela non era caduta lontano dall’albero.
Nel 2006 il processo a Epstein portò a una patetica condanna di diciotto mesi. In realtà, dodici mesi dopo era di nuovo in libertà. In seguito si sarebbe scoperto che già nel 1996 la pittrice Maria Farmer l’aveva denunciato all’FBI, senza che alcuna indagine venisse aperta. Epstein era semplicemente troppo ricco e potente per pagare per le sue azioni. Insieme a Maxwell, era al centro di un giro di conoscenze e amicizie con gli uomini e le donne più influenti del pianeta: politici, membri di famiglie reali, multimiliardari e star del mondo dello spettacolo che continuarono a frequentarlo assiduamente nonostante la condanna del 2006 e nonostante Epstein si mostrasse senza alcuna ritrosia insieme alle minorenni di cui abusava. Probabilmente, proprio la possibilità di intrattenersi con ragazze procurate da Epstein rappresentava una delle maggiori attrattive per molti dei visitatori delle sue isole private nelle Virgin Islands.
Nel 2018 Epstein venne di nuovo arrestato, con l’accusa di traffico di esseri umani a scopo sessuale. Un mese dopo, venne trovato impiccato nella sua cella e dichiarato suicida, per quanto le circostanze della sua morte non siano mai state veramente chiarite. Comunque siano andate le cose, è difficile immaginare che i suoi affezionati amici abbiano versato lacrime per questo brusco epilogo. Morto Epstein, avranno pensato, i suoi segreti lo seguiranno nella tomba. Non è andata così.
Epstein e Trump
L’incarcerazione e poi la morte sospetta di Epstein provocarono un uragano nell’opinione pubblica statunitense. La sua vicenda rappresentava un esempio perfetto di come la giusta quantità di denaro e conoscenze bastassero a comprare l’impunità, anche a fronte dei crimini più rivoltanti. Inoltre, com’era possibile che solo Epstein e Maxwell risultassero colpevoli? Davvero nessuno degli illustri contatti di Epstein era coinvolto in alcun modo nei suoi crimini? Tra le sue frequentazioni più assidue figuravano potenti politici statunitensi, sia nel campo democratico che in quello repubblicano. Tra questi anche un presidente democratico, Bill Clinton, e un futuro presidente repubblicano, Donald Trump. Trump era stato uno degli amici più stretti di Epstein. “È molto divertente stare con lui. Pare che gli piacciano le belle donne tanto quanto a me, e molte di loro sono più giovani”, aveva dichiarato in tempi non sospetti. Eppure, quando lo scandalo è scoppiato, Trump ne aveva fatto un cavallo di battaglia del movimento MAGA, promettendo che da presidente avrebbe pubblicato tutti i documenti relativi a Epstein in possesso del Dipartimento di giustizia. A un certo punto la Procuratrice generale scelta da Trump, Pamela Bondi, ha dichiarato di avere sulla sua scrivania la lista dei clienti del traffico sessuale messo in piedi da Epstein. Ma, una volta rieletto, Trump ha scandalosamente cercato di insabbiare tutto, rifiutandosi di pubblicare gli Epstein Files e dichiarando che la faccenda era solo una truffa ordita dal Partito democratico, uno scandalo irrilevante di cui non importava più a nessuno. Alla fine ha dovuto cedere alla pressione proveniente dalla sua base e dal Congresso, rilasciando una parte dei famigerati “Espstein Files”.
Gli effetti degli Epstein Files
Nel materiale pubblicato a novembre (3 milioni di pagine di documenti, 180.000 immagini e 2000 video) figurano, come da copione, alcuni delle personalità più potenti del globo. La lista è sterminata e comprende tra gli altri, oltre a Trump e Clinton, Bill Gates, Peter Thiel, la principessa norvegese Mette-Marit, il Segretario al Tesoro di Clinton Larry Summers, l’ideologo trumpiano Steve Bannon, il principe saudita Moḥammad bin Salmān, l’ex Primo ministro israeliano Ehud Barak. Anche il linguista e filosofo anarchico Noam Chomsky ha passato molto tempo con Epstein, chiedendogli consigli finanziari e intrattenendosi con lui in dotte discussioni. Chomsky ha dichiarato che non conosceva i trascorsi da stupratore di Epstein, anche se da un maestro del “pensiero critico” ci si poteva aspettare un po’ di attenzione in più!
Diversi messaggi mostrano come Epstein fosse impegnato a procurare ragazze per i suoi contatti. In un’inquietante mail del 2013 scrive al proprietario dei New York Giants Steve Tisch: “Appena ricevuto notizie, hai fatto un ottimo lavoro, lei vuole andare a teatro, è un po’ spaventata dalla differenza di età ma procedi con calma… cercherò di convincerla a non tornare in Ucraina. Farla piangere ha funzionato.” Il miliardario Richard Bronson, fondatore del Virgin Group, gli scrive: “Se sei in zona, mi farebbe molto piacere vederti. A patto che porti con te il tuo harem!” Tra i documenti figura anche una mail di Elon Musk, che aveva dichiarato di non aver mai avuto rapporti con Epstein, in cui chiede: “In quale giorno/serata ci sarà la festa più scatenata (the wildest party) sulla tua isola?”
Gli Epstein Files hanno avuto un impatto particolarmente distruttivo nel Regno Unito. Uno dei documenti più disturbanti pubblicati è una foto che mostra l’ex principe inglese Andrea Mountbatten-Windsor a carponi su una donna sdraiata sul pavimento. Andrea, fratello dell’attuale re Carlo III, aveva perso il titolo nobiliare in seguito a una causa intentata da Virginia Giuffre, che ha dichiarato di essere stata costretta da Epstein ad avere rapporti sessuali con il principe. Giuffre si è tolta la vita nell’aprile 2025.
I file hanno rivelato anche che Peter Mandelson ha ricevuto pagamenti di migliaia di dollari da Epstein tra il 2008 e il 2010, mentre ricopriva l’incarico di ministro del Commercio. Lo scandalo minaccia di travolgere il Primo ministro Keir Starmer, che aveva nominato Mandelson ambasciatore negli Stati Uniti pur sapendo dei suoi rapporti con Epstein.
Il significato degli Epstein Files
Gli Epstein Files hanno provocato un terremoto politico globale. Il loro effetto va al di là delle ricadute immediate, che pure sono considerevoli. Negli Stati Uniti, il caso Epstein ha generato le crepe più dolorose all’interno della bizzarra coalizione interclassista di multimiliardari, piccola borghesia in rovina e pezzi di classe operaia impoverita che costituisce il variopinto mondo MAGA. Il fatto che la vicenda abbia avuto questo impatto su Trump, un uomo già condannato per abusi sessuali e celebre per il suo linguaggio violentemente sessista, potrebbe a prima vista sembrare controintuitivo. Ma una parte importante del consenso elettorale raccolto da Trump si basava sulla sua immagine di nemico delle élite. I repubblicani sono stati abili nello sfruttare in modo strumentale la pervasiva indignazione contro l’impunità e la corruzione della classe dominante e dei suoi portavoce a Washington, alimentando teorie del complotto (“Pizzagate”, “QAnon”) che descrivevano traffici di prostituzione minorile gestiti direttamente dagli uomini più potenti e ricchi del paese. Quando Trump si è rifiutato di pubblicare gli Epstein Files, una parte importante dei suoi sostenitori ha cominciato a domandarsi se non fosse anche lui parte dell’élite che aveva promesso di combattere. Un recente sondaggio della CNN ha mostrato come solo il 6% dei cittadini statunitensi (e il 12% dei repubblicani) sia soddisfatto del modo in cui il governo ha gestito la questione Epstein. Ancora moltissimi documenti rimangono inaccessibili per motivi non chiariti e si rafforza l’idea che il tutto si riduca a un tentativo di depistaggio che fa capo proprio allo stesso Trump.
Gli Epstein Files hanno tracciato di fronte a tutto il mondo un ritratto impietoso dell’élite che governa il pianeta. Hanno accelerato e rafforzato un processo di radicalizzazione politica che ha radici profonde e che si basa sulla completa sfiducia delle masse in tutto il sistema politico. Proprio questo fenomeno è al cuore della polarizzazione a destra e a sinistra a cui assistiamo ormai da oltre un decennio e in questo senso l’editorialista del Financial Times che ha scritto che “un Vladimir Lenin o un Benito Mussolini in erba potrebbero vedere questi documenti come legna da ardere in attesa di una scintilla rivoluzionaria”, nonostante la formulazione rozza, ha colto un punto interessante.
Molto del materiale rilasciato deve ancora essere esaminato a fondo e quello non pubblicato potrebbe aggiungere in futuro ulteriori elementi. Ma già ora gli Epstein Files hanno impartito alcuni lezioni importanti. Questi documenti rappresentano una condanna senza appello della classe dominante e dei suoi rappresentanti politici e culturali. In un certo senso hanno mostrato che le stravaganti teorie del complotto che si sono diffuse negli Stati Uniti negli ultimi anni avevano una base di verità: nel capitalismo il potere è veramente in mano a una corrotta, ipocrita e degenerata cricca globale, pronta a coprire violenze impronunciabili per preservare i suoi privilegi nell’arrogante convinzione di essere intoccabile. Ma gli Epstein Files mostrano anche qualcosa che nessuna teoria del complotto può contemplare, cioè che questo gruppo di padroni, presidenti e principi non costituisce una loggia disciplinata che dirige gli affari del pianeta come un esperto burattinaio ma una grottesca banda di parassiti, abbastanza imbecilli e brutali da vantarsi delle proprie scorribande sessuali via mail, abbastanza miserabili da legare il proprio destino a una figura come Jeffrey Epstein.
