
La prima assemblea del PCR a Castellammare!
24 Febbraio 2026
Referendum costituzionale le ragioni del nostro NO
27 Febbraio 2026di Grazia Bellamente
Il 22 gennaio, la presidente della Commissione Giustizia del Senato, Giulia Bongiorno (Lega), ha presentato un emendamento relativo al disegno di legge in discussione sulla violenza sessuale. Questo emendamento modifica l’articolo 609-bis del Codice penale, quello sul reato di violenza sessuale, sostituendo l’espressione “senza il consenso libero e attuale” con “contro la volontà della persona”. In questo modo uno stupro viene definito in base al dissenso.
Il 27 gennaio l’emendamento è stato approvato con 12 voti favorevoli e 10 contrari. Questa modifica è più che rilevante e mette sul piatto vari temi. Parlare di dissenso significa far ricadere sulle vittime l’onere di dimostrare la propria contrarietà al rapporto sessuale, per esempio lottando e gridando. Sappiamo che la maggioranza delle vittime subisce senza reagire perché spesso si conosce l’aggressore e la vittima è paralizzata dal terrore.
Come si può pensare che questo cambiamento sia a favore delle donne vittime di violenza? Nel nostro paese 8 violenze su 10 non vengono denunciate, 6 milioni e 400mila donne hanno subito almeno una violenza fisica o sessuale a partire dai 16 anni di età, all’interno della coppia oltre 300mila donne vivono situazioni legate ai maltrattamenti fisici del partner e quasi 2 milioni hanno subito violenza dagli ex partner.
A fronte di ciò è evidente che l’inasprimento delle pene non disincentiva gli uomini dal commettere violenze e abusi.
Per l’ennesima volta siamo di fronte a un attacco duro e crudo nei confronti di chi subisce violenza. La Meloni e la stessa Bongiorno si ergono a paladine della giustizia e della difesa delle donne in ogni occasione, ma ogni occasione è buona per smentire tutto questo. Dal 2022, anno di insediamento del governo Meloni, ad oggi sono state tagliate oltre il 70% delle risorse per combattere la violenza sulle donne, vari decreti sono stati emessi dal governo per svuotare e snaturare la funzione dei consultori e non da ultimo il diritto di aborto viene continuamente minato dalla promozione delle associazioni cosiddette “pro-vita”.
Questo decreto fatto da una donna è l’ennesima dimostrazione che non c’è nulla di progressivo nell’avere donne al governo come invece continuano a sostenere le femministe liberali. Così come si dimostra che non c’è nulla di positivo neanche nell’avere donne alla guida dell’opposizione, con Elly Schlein che si straccia le vesti indignata e si sente tradita dal governo a cui aveva dato fiducia per azioni condivise contro la violenza sulle donne. Non sappiamo (o forse sì) se prevalga l’ingenuità o l’ipocrisia.
Questa vicenda dimostra una volta di più che la via legale è insufficiente, anche perché gli imputati più illustri possono sempre permettersi gli avvocati migliori e girare i procedimenti giudiziari a proprio favore.
Oggi più che mai è necessario organizzarsi e combattere contro queste ipocrisie, contro questo governo per far sì che ogni donna non si senta più prigioniera né vittima di questo sistema.
