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Abolire l’alternanza scuola-lavoro con la lotta!

Giuliano de Seta, diciottenne, ha perso la vita ieri durante l’alternanza scuola lavoro.

Stava lavorando per conto della sua scuola presso una ditta specializzata nella lavorazione del metallo a Noventa di Piave quando una pesante lastra di metallo lo ha travolto, rendendo inutili i soccorsi.

È la terza morte in alternanza scuola lavoro e decine sono i giovani feriti gravemente.

Basta, non ne possiamo più.

Siamo arrabbiati e tristi per la notizia, ma purtroppo non ci stupisce: in Italia ci sono state 600 vittime sul lavoro solo nei primi 6 mesi del 2022. Mandare gli studenti a lavorare in quegli stessi posti di lavoro, in quelle stesse condizioni, può solo avere l’effetto di aggiungere all’elenco dei morti anche loro.

I lavoratori si devono unire agli studenti, dobbiamo lottare insieme, contro questa barbarie.

Questo sistema non ha nessun rispetto per la vita umana, non si fanno  distinzioni di età, e oggi si raggiunge il massimo dello sfruttamento con il lavoro gratuito degli studenti, che in un mondo civile dovrebbero studiare e divertirsi, non morire in fabbrica.

Così come non dovrebbe morire in fabbrica chi ci va a lavorare per un salario sempre più magro.

La morte di Giuliano è l’ennesima dimostrazione che parlare di regolamentazione di queste pratiche, nel sistema capitalista, è o una pia illusione, o direttamente una presa in giro. Questi incidenti non avvengono per caso, ma perché chi controlla le aziende non vuole perdere soldi garantendo sicurezza, formazione, o ritmi più umani.

Non possiamo affidarci a governi che hanno sempre dimostrato, anche durante la pandemia, la totale subalternità agli interessi del capitale.

Non si può pensare semplicemente di chiedere “tavoli di trattativa”, come fanno alcune organizzazioni studentesche. Con chi? Con gli stessi che hanno fatto queste leggi e hanno già promesso che le cose sarebbero cambiate dopo le prime morti?

Servono delle rivendicazioni chiare da imporre con la lotta.

Tutti dobbiamo mobilitarci sulla parola d’ordine dell’abolizione del Pcto.

Le aziende in cui si verificano incidenti gravi e mortali perché non si rispettano le norme di sicurezza devono essere espropriate, tolte dalle mani dei loro padroni, e fatte lavorare per l’interesse pubblico in condizioni accettabili, sotto il diretto controllo dei lavoratori.

Mobilitiamoci e organizziamoci, diamo il via ad un movimento studentesco di lotta che fermi questo sistema disumano e spietato.

Studenti e lavoratori, non abbiamo nulla da perdere, e abbiamo tutto da guadagnare!